3500 aC - 630 aC Tra preistoria e storia

-  L’arrivo degli Eoli e la rotta dello stagno

    a. La tazza di Filicudi

    b. La Tholos di San Calogero

    c. L’affresco di Santorini

-  Gli Ausoni

Bibliografia

Documenti

Personaggi

  •  Liparo
  •  Eolo

La mitologia greca e le Eolie

di Massimo Giacomantonio

Ricostruire tutte le vicende che la mitologia greca attribuisce ai personaggi legati a Lipari non è per nulla semplice, soprattutto riguardo al personaggio di Eolo, infatti su di lui si pongono due problemi:

1)      Il mito si presenta in più versioni diverse, spesso incompatibili e non integrabili tra loro, a seconda dell’autore che le racconta;

2)      Gli “Eolo” della mitologia greca sono in effetti due, nonno e nipote, e c’è una gran confusione su quale dei due fosse il re dei venti di cui parla l’Odissea.

Alla fine ho pensato di attenermi alla versione che racconta i maggiori particolari su Lipari, quella di Diodoro Siculo, con qualche aggiunta e correzione qua e là proveniente da Igino e altri, dovuta al fatto che lo stesso Diodoro non è sempre perfettamente coerente.

La mitologia sulle Isole Eolie

Liparo

Liparo era figlio di Ausone, a sua volta figlio di Ulisse. I liparesi possono quindi vantare un antenato mitologico di tutto rispetto. Secondo l'Odissea, prima di tornare nella sua Itaca, Ulisse rimase ben sette anni sull'isola di Ogigia, presso la ninfa Calipso, e benché il poema omerico non faccia cenno ad eventuali figli, altri miti narrano che egli ne ebbe dalla ninfa un discreto numero.[1] Uno di questi fu Ausone,[2] colui dal quale l'Italia prese il suo antico nome di Ausonia. Ausone infatti divenne re di un popolo, gli ausoni, che si stabilì in Italia. Lì il re ebbe alcuni figli, tra cui Liparo.

Quando Liparo divenne adulto, venne costretto ad andare in esilio dai suoi fratelli (il motivo non è specificato, ma è facile immaginare che si trattasse di una disputa per il trono). Così, alla testa di un manipolo di guerrieri, Liparo si mise in mare e raggiunse un gruppo di isole disabitate. Sull’isola principale, che da lui prese il nome di Lipari, fondò una città e ne divenne il re, mentre le altre isole furono utilizzate per l’agricoltura. Liparo regnò felicemente per molti anni ed ebbe anche una figlia che chiamò Ciane (ossia "blu", come il mare). Anni dopo, quando Liparo era ormai anziano, approdò sull’isola un personaggio di nome Eolo. Chi era costui?

Eolo

Un giorno una donna mortale di nome Arne (o Melanippe) ebbe un rapporto con Poseidone, dio dei mari, e da lì nacquero due gemelli, di nome Eolo e Beoto. Tuttavia il padre della ragazza (chiamato anch’egli Eolo) non credette alla storia del rapporto col dio e, considerandola evidentemente soltanto una “svergognata”, la affidò ad uno straniero della città di Metaponto, perché la portasse via con sé. Costui aveva già una moglie, di nome Siri (o Autolita) ma decise comunque di adottare i due bambini, portando con sé anche la loro madre. Andarono quindi tutti a vivere a Metaponto.

Una volta diventato adulto, Eolo si distinse come personaggio particolarmente spregiudicato: ottenne infatti con la violenza il trono della città, insieme al fratello Beoto. Successivamente però si macchiò di un crimine assai efferato: uccise Siri, la moglie del suo padre adottivo, rea soltanto di aver avuto un diverbio con sua madre Arne. Per questo motivo dovette fuggire da Metaponto, insieme a un drappello di seguaci, ed imbarcatosi arrivò a Lipari.

Insomma, questo Eolo non era precisamente uno stinco di santo, eppure nonostante il suo passato quantomeno discutibile, si mostrò subito amichevole e collaborativo con i liparesi e spinse i suoi seguaci a fare altrettanto. Così Liparo ed Eolo fecero amicizia, tanto che alla fine i due si fecero uno scambio: Liparo lasciò ad Eolo il trono dell'isola, insieme alla mano della figlia Ciane, ed in cambio Eolo aiutò Liparo a tornare sul continente (di cui aveva nostalgia) impadronendosi di una zona nei pressi di Sorrento. Qui Liparo divenne re di una popolazione locale e alla sua morte venne celebrato come un eroe.

Eolo invece regnò su Lipari insieme a Ciane ed ebbe sei figli, il più famoso dei quali, Giocasto, fu l'eroe fondatore della città di Reggio Calabria.[3] Un altro figlio, Astioco, fu il successivo re di Lipari, mentre gli altri divennero sovrani di vari territori siciliani: Agatirno (ossia Capo d’Orlando), Lilibeo (Marsala), Lentini.

L'Odissea

Riferimenti alle Isole Eolie sono forse presenti anche nel grande poema omerico, ma sono assai più imprecisi e congetturali (come del resto la gran parte dei luoghi dell’Odissea).

Eolia

In un celebre episodio dell’Odissea (capitolo X), Ulisse approda sull’isola di Eolia, che è così descritta: “È un’isola galleggiante, alta e nuda è la costa e tutt’intorno si erge una muraglia di bronzo, indistruttibile”. Alcuni autori hanno notato che tale descrizione non si attaglia forse molto a Lipari, però ricorda Stromboli, con la sua forma triangolare e le sue rupi scure e ripide.

Qui Ulisse incontra Eolo, descritto come il padrone dei venti e padre di dodici figli (sei figli e sei figlie che ha fatto sposare tra loro). Eolo, saggio e ospitale, consegna ad Ulisse un otre contenente tutti i venti, tranne un dolce zefiro che lo condurrà a casa. Ulisse riparte e dopo nove giorni di navigazione, quando già sono in vista di Itaca, i compagni di Ulisse, approfittando di un suo sonno, aprono l’otre credendolo pieno di preziosi. In questo modo, tutti i venti lì contenuti si liberano, scatenando una grande tempesta. Ulisse e l’equipaggio vengono quindi sospinti nuovamente lontano da Itaca e si ritrovano ancora da Eolo, ma questa volta il padrone dei venti li caccia via, ritenendoli invisi agli dei.

Secondo Diodoro Siculo (che in questo modo dà un’interpretazione razionale al mito) questo Eolo era effettivamente l’Eolo che regnava a Lipari, ma non era realmente in grado di controllare i venti: fu una leggenda che nacque dalla sua abilità ad usare le vele e dal fatto che, osservando il fumo dei vulcani, Eolo sapesse prevedere i venti locali senza mai sbagliare.

Le Rupi Erranti

Nel capitolo XII dell’Odissea si fa anche riferimento alle Rupi Erranti, delle alte rupi semoventi, contro cui le navi vanno spesso a infrangersi:

Si ergono da una parte altissime rocce, sulle quali le onde del mare oscuro cozzano con fragore. Rupi Erranti le chiamano gli dei beati. Di là neppure gli uccelli passano, neppure le colombe trepide che portano ambrosia al padre Zeus: una ne afferra sempre la nuda roccia, e allora il padre un'altra ne invia per completare il numero. Di là nessuna nave riuscì a passare quando vi giunse, la furia del mare e del fuoco funesto trascina legni di navi e corpi di uomini. Una sola passò, delle navi che solcano il mare, Argo”.

Tali rupi, secondo alcuni, sarebbero identificabili coi Faraglioni. Esaminando il testo, in effetti ci sono alcune analogie: innanzitutto alte rupi a picco sul mare, contro cui le navi potevano ben andare a cozzare (non certo perché le rupi fossero semoventi, ma per le correnti e le ondate che in quel tratto di mare sono spesso assai forti).[4] Tuttavia l’indicazione più interessante è il “fuoco funesto”, che sembra fare riferimento ad attività vulcaniche: come è noto, il cratere di Vulcano è vicinissimo ai Faraglioni. Un’identificazione sicura però non è ovviamente possibile.

Interessante il riferimento ad Argo, la nave degli argonauti. Se le Rupi Erranti sono i Faraglioni, si dovrebbe allora concludere che anche gli eroi alla ricerca del Vello d’Oro siano passati nei pressi di Lipari. Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (che scrive però cinque o sei secoli dopo l’Odissea) le Rupi Erranti sono in tutt’altro luogo, il Bosforo. Tuttavia anche in questo poema viene forse fatto un riferimento alle Eolie, quando gli argonauti vedono delle “isole erranti” a poca distanza da Scilla e Cariddi.

Altri miti

·         Un giorno un re libico di nome Psillo ebbe il proprio raccolto distrutto dal vento del sud. Infuriato, decise di vendicarsi contro il re dei venti e si mise quindi in mare con una flotta per raggiungere le “isole d’Eolo”. Non fu fortunato: una tempesta lo fece naufragare e di lui rimase solo una tomba presso il golfo della Sirte.

·         Nella poesia alessandrina si diceva che a fabbricare le armi degli dei fossero i Ciclopi, che abitavano la Sicilia o le isole Eolie.

·         Nei Racconti meravigliosi, una raccolta di fatti, informazioni e dicerie su varie parti del mondo, di cui è incerto sia il periodo di composizione sia l’autore (un tempo era attribuita ad Aristotele), vengono riportate alcune notizie sul vulcanismo di Lipari, peraltro assai verosimili: “Dicono che nell’isola di Lipari ci sia un soffione in cui, se vi si mette una pentola con dentro una vivanda qualsiasi, si può cuocerla” e “Il fuoco di Lipari non è visibile e splendente di giorno, ma soltanto di notte”. Nell’opera sono poi riportate altre dicerie e leggende riguardanti i morti: “Narrano che in una delle sette isole dette di Eolo, che si chiama Lipari, ci sia una tomba, sulla quale circolano molte dicerie di ogni genere, anche fantasiose, ma tutti sono concordi nell’ammettere che non ci si può avvicinare in quel luogo di notte; infatti si sente in forma distinta un’eco di timpani e di cimbali e un riso accompagnato da strepiti e suoni di nacchere”. Il testo racconta poi una sotria su un uomo di Lipari che si fermò a dormire nei pressi di una spelonca. I suoi familiari lo cercarono per tre giorni e quando alla fine lo trovarono stava ancora dormendo. Credendolo morto, gli fecero il funerale, ma quando già stavano per metterlo nella tomba, l’uomo si svegliò e raccontò quello che gli era accaduto.



[1] A questo proposito lo studioso Pierre Grimal afferma che “la lista dei figli d'Ulisse è estremamente varia. Era modificata a capriccio dai genealogisti, per conferire titoli di nobiltà a tutte le città italiane, al tempo di Catone”.

[2] Altre versioni del mito dicono invece che la madre di Ausone non fu Calipso ma Circe.

[3] Secondo alcune versioni del mito Giocasto fondò Reggio Calabria, secondo altre invece furono un gruppo di calcidesi, emigrati dalla madrepatria, che scelsero di fondare la città in un luogo nei pressi della tomba di Giocasto.

[4] Il testo dà alle rocce l’aggettivo di “altissime”. L’aggettivo pare senz’altro applicabile a Pietra Lunga, ma forse un po’ meno a Pietra Menalda. Si è anche ipotizzato che la seconda rupe errante fosse in realtà la Canna di Filicudi, che la leggenda avrebbe “trasportato” accanto a Pietra Lunga.

 

Il mito di Atlantide

DOCUMENTO

Antlantide? E' nelle Eolie, di Sergio Sergi

Mappa immaginaria di Atlantide di Patroclus Kampanakis. Originariamente disegnata nel 1891.

 

Mappa immaginaria di Atlantide dal Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher, pubblicato ad Amsterdam nel 1665 (la mappa è orientata con il nord verso il basso)…

 

Da Wikipedia:

Secondo il racconto di Platone, Atlantide sarebbe stata Ichnos,con una potenza navale situata "oltre le Colonne d'Ercole", che avrebbe conquistato molte parti dell'Europa occidentale e dell'Africa novemila anni prima del tempo di Solone (approssimativamente nel 9600 a.C.). Dopo avere fallito l'invasione di Atene, Atlantide sarebbe sprofondata "in un singolo giorno e notte di disgrazia" per opera di Poseidone.

Il nome dell'isola deriva da quello di Atlante, leggendario governatore dell'Oceano Atlantico, figlio di Poseidone, che sarebbe stato anche, secondo Platone, il primo re dell'isola.

Essendo una storia funzionale ai dialoghi di Platone, Atlantide è generalmente vista come un mito concepito dal filosofo greco per illustrare le proprie idee politiche. Benché la funzione di Atlantide sembri chiara alla maggior parte degli studiosi, essi disputano su quanto e come il racconto di Platone possa essere ispirato da eventuali tradizioni più antiche. Alcuni argomentano che Platone si basò sulla memoria di eventi passati come l'eruzione vulcanica di Thera o la Guerra di Troia, mentre altri insistono che egli trasse ispirazione da eventi contemporanei come la distruzione di Elice nel 373 a.C. o la fallita invasione ateniese della Sicilia nel 415413 a.C.

La possibile esistenza di un'autentica Atlantide venne attivamente discussa durante l'antichità classica, ma fu generalmente rigettata e occasionalmente parodiata da autori posteriori. Quasi ignorata nel Medioevo, la storia di Atlantide fu riscoperta dagli umanisti nell'era moderna. La descrizione di Platone ha ispirato le opere utopiche di numerosi scrittori rinascimentali, come La nuova Atlantide di Bacone. Al tema sono state dedicate alcune migliaia di libri e saggi. Atlantide ispira la letteratura contemporanea, soprattutto quella fantasy, ma anche la fantascienza, i fumetti, i film, i videogiochi, essendo divenuta sinonimo di ogni e qualsiasi ipotetica civiltà perduta nel remoto passato.

Theme by Danetsoft and Danang Probo Sayekti inspired by Maksimer