Ai tempi dell'impero romano

Lipari municipium
 
Ai tempi dell’impero Lipari dovette essere considerata municipium[1] e cioè città che conservava le sue leggi locali ed agli abitanti veniva conferita la cittadinanza romana. Divenuta municipio il tributo fisso che aveva sostituito nella riforma la decima in natura e a cui erano tenute le città classificate – secondo la distinzione esistente al tempo di Cicerone – come “decumane” ed ora come  “stipendiarie”, non dovette essere più pagato. Le città erano rette da un senato composto da 10 a 100 uomini eletti a vita che nominavano i magistrati. Le principali autorità cittadine erano: i duumviri, che avevano  funzioni giudiziarie, amministrative, civili e militari; due edili che avevano cura dei servizi pubblici (polizia urbana,controllo delle costruzioni, problemi di sicurezza, problemi annonari, organizzazione giochi pubblici), il questore addetto alla riscossione dei tributi e ai censimenti, e , più tardi, il curatore delle finanze.
Il fatto che a Lipari, superati gli anni della conquista, ci fossero  edifici termali, un bel porto, edifici pubblici di un certo rilievo e prestigio e in alcune isole  ancora edifici pubblici e delle ville private eleganti e monumentali ci dice che fin quando probabilmente, anche nelle Eolie, cominciarono le incursioni dei barbari e sommovimenti tellurici ed eruzioni vulcaniche, vi doveva essere un certo benessere diffuso ed il fatto che fossero luogo di confino per alcuni personaggi di rilievo in disgrazia, non voleva assolutamente dire che fossero luoghi inospitali. “.Si ha  l’impressione – commenta Bernabò Brea[2] - che, sia pure in un complesso di vita modesto e provinciale, le condizioni economiche non solo dell’isola principale, ma anche delle isole minori, siano state abbastanza floride fino all’età tardo imperiale. Infatti la documentazione è ampia per tutto il IV e buona parte del V secolo. Anche se le isole hanno certamente risentito gli effetti delle gravi crisi che travagliano il mondo romano, la situazione non deve aver subito radicali mutamenti fino all’età giustinianea”.
 
I reduci dello sconfitto Pompeo
 
Probabilmente a Salina e forse anche a Lipari arrivò qualche manipolo di quei 20 mila soldati “irrequieti e pericolosi” che Ottaviano ebbe a licenziare quando,sconfitto Pompeo ed aggregatisi ai propri gli uomini di questi, si trovò con un esercito di “gente stanca, avida e violenta”. A questi veterani licenziati furono distribuiti sesterzi e terre in Campania, in Calabria e forse anche nelle Eolie magari le terre di chi, qualche anno prima – nel 38 - era stato espulso e inviato in Campania. E si deve probabilmente a qualcuno di questi reduci la costruzione di ville “grandi e monumentali”[3] che dimostrano come il soggiorno in queste isole fosse ritenuto ospitale ed ambito.
Anzi, sotto questo aspetto, viene frequentemente citata[4] un’iscrizione sepolcrale in lingua greca, trovata a Lipari e conservata al Museo di Palermo. Essa riguarda un certo Glafiro di Cappadocia, un esule che si era stabilito a Lipari e che adattò per la sua tomba un epigramma di Antipatro: “Del popolo dei Cappadoci voi conoscete le terre dei molti fiori; di là io discendeva da nobili genitori; dacché li lasciai, andai nell’Occidente e nell’Oriente. Mio nome era Glafiro [5]ed era simile all’anima. Per 60 anni liberissimo vissi e conobbi il favore della fortuna e le amarezze della vita”.
 
Il risveglio dell'attività vulcanica
 
Gli anni che vanno dal VI-VII secolo fino all’arrivo dei Normanni , calcolabile intorno al 1083, sono anni in cui si parla poco delle Eolie e per lo più per una recrudescenza dei fenomeni vulcanici, per  le scorrerie dei saraceni, e per le leggende che le riguardano, come vedremo. “Per i secoli dal VII all’XI,infatti, - scrive Bernabò Brea[6]- la documentazione archeologica potremmo dire che è inesistente”.Il risveglio dell’attività vulcanica nell’isola è dimostrata dal fatto che sulle rovine delle case di età giustinianea durante gli scavi è stato trovato uno strato uniforme di polvere finissima, bianca – tecnicamente chiamata tefra – con uno spessore variabile dai cinque ai venti centimetri. Sono le polveri pomicifere eruttate dal Monte Pelato- Il Monte Pelato era emerso in età preistorica grazie ad un’eruzione di polveri bianchissime culminata con l’emissione di una grande colata di ossidiana di Lami-Pomiciazzo. Poi il vulcano si era spento e nell’isola erano rimasti solo fenomeni di vulcanesimo secondario ( acque calde e fumarole) mentre aveva continuato a rimanere attivissimo il vulcano dell’isola di Vulcano.

[1]                L. Zagami, op.cit., pagg 100-101; v.anche Umberto Laffi, Colonie e Municipi nello Stato Romano, Roma 2007.

[2]              L. Bernabò Brea, Le isole Eolie dal tardo antico ai Normanni, op.cit., pag. 124.

[3]              P.Orsi, Lipari – Esplorazioni Archeologiche, in “Atti della Real Accademia Nazionale dei Lincei, Anno CCCXXVI,1929, Serie sesta, Vol. V, Roma 1929, p.100, in G. Iacolino,  Raccontare Salina, op.cit. pag. 118.

[4]              L. Zagami, op.cit., pag. 104.

[5]              Che significa :fine, delicato.

[6]              L.Bernabò Brea, Le isole Eolie dal tardo antico…, op.cit. , pag. 125.

 

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