Al tempo dei Barbari e dei Bizantini

I Vandali a Pignataro di fuori?
 
Se si accetta questa tesi – che gli abitanti di Lipari si ridussero di numero ma non scomparvero o fossero ridotti ad un numero esiguo come fino a pochi anni fa era stato il pensiero prevalente -  è difficile sostenere che i vescovi di Lipari di cui si ha notizie  fossero vescovi solo nominali di una comunità ormai inesistente o come si dice, “in partibus infedelium[1]. Acquisterebbero invece significato sia il Vescovo Leone fra la fine dell’VIII e gli inizi del IX secolo, comunque  prima dell’815 , e quindi collocato dopo Basilio e prima di quel  Samuele che intervenne al sinodo  tenuto a Costantinopoli da Fozio. E così acquista anche senso il chiederci come le Eolie vissero al tempo delle incursioni dei barbari e  della conquista bizantina.
I Vandali furono responsabili del sacco di Roma nel 455. A Lipari dovettero giungere qualche decennio più tardi. Giustolisi ipotizza Pignataro di Fuori – che allora doveva avere una spiaggia più consistente – abitato dopo il 476  da un manipolo di Vandali i quali avevano scelto quel luogo come il più adatto per il controllo del porto di Lipari.
 
La flotta dei Goti
 
Più certe le notizie che riguardano i Goti. Procopio di Cesarea dice che nella primavera del 543, dopo che il loro re Totila, aveva conquistato Napoli “ i Goti avevano stanziato in quel porto una potente flotta di navi, e così pure nelle isole chiamate Eolie e in tutte le altre che giacciono in quel mare e facevano una stretta vigilanza alle vie di comunicazione. Di conseguenza tutte le navi romane che partendo dalla Sicilia, tentavano di raggiungere il porto di Roma cadevano con il loro equipaggio nelle mani dei nemici” (Procopio di Cesare, Got III, 13)[2] .
I bizantini che con Belisario, generale di Giustiniano, al principio della guerra goto-bizantina, nel 53. avevano annesso la Sicilia all'impero romano d'Oriente, dopo neppure un decennio sono sulla difensiva , tanto che i Goti rioccupano addirittura la Sicilia  dal 549 al 552. Bernabò Brea pensa quindi che si possa ipotizzare che le Eolie siano state utilizzate come base navale per una decina di anni ma, secondo Kislinger,  la presenza della flotta gotica nelle acque delle Eolie va  considerata come un episodio, che Procopio menziona appunto perché eccezionale.
 
Poche vestigia dei Bizantini
 
Le truppe bizantine al comando al comando di Belisario si impadroniscono della Sicilia ostrogota e fra il 525 e il 553 fu un continuo andirivieni nell’isola di goti e bizantini. Proprio il fatto che si ritenevano le isole praticamente spopolate[3] si è prestata poco attenzione alle vestigia bizantine. Eppure Giustolisi ritiene che si possano riscontrare al Castello e in diverse località dell’isola di Lipari. Al Castello, sempre secondo questo autore, le chiese che sono di molti secoli posteriori richiamerebbero in qualche modo costruzioni precedenti risalenti a quel periodo. In particolare a fianco alla Cattedrale nell’area del chiostro normanno, sono stati rinvenuti spezzoni di pavimento a mosaico risalenti al periodo bizantino e Elisabetta Molteni[4]afferma – pur con molta prudenza - che diversi capitelli del chiostro, potrebbero essere bizantini. Quanto ai siti nelle contrade e nelle compagne diversi sono questi che già nel nome  richiamano quelle tradizioni e quella cultura e la stessa chiesetta di S. Domenico a Piano Greca che è di età imperiale avrebbe proseguito ad operare anche nei secoli successivi[5].
Ma a questo proposito c’è da sottolineare che più che frutto della dominazione bizantina, la diffusione di toponimi greci e riferimenti di devozioni orientali potrebbero essere dovuti alla trasmigrazione di monaci  che giungono alle Eolie, come in altre località dell’Italia meridionale e della Sicilia,  in quattro ondate successive, a cominciare dalla prima metà del VI secolo e per finire all’VIII secolo quando viene decretata dall’imperatore Leone III l’Isaurico, l’icanoclastia[6] contro l’uso ed il culto delle immagini sacre. Ed il fatto che intorno ad una chiesetta o ad un oratorio siano cresciuti degli insediamenti o masserizie si deve al fatto che questi monaci non vivevano isolati ma cercavano di fare comunità con i residenti che spesso erano ancora legati a culti pagani e quindi si dedicavano ad una loro evangelizzazione arrivando lì dove il clero locale non riusciva ad arrivare[7].
 
I monaci basiliani
 
Questi monaci[8] si insediarono a Quattropani ( e s. Basilio si chiama quella vasta piana che porta alla Chiesa vecchia; da quelle parti vi era anche una chiesa dedicata a S. Basilio ancora esistente nel XVI secolo), lungo le pendici che da Quattropani vanno ad Acquacalda ( dove c’è una località che porta il nome di Santi Quaranta in onore di martiri di Armenia finiti sotto una persecuzione del IV secolo), fra Quattropani e Pianoconte ( ruderi di una chiesetta dedicata a S. Raffaele Arcangelo), a Monte Sant’Angelo così denominato da monaci che dedicarono una chiesetta a S. Michele Arcangelo, i cui ruderi erano ancora visibili un secolo fa e una statua lignea del Santo fu poi trasferita nella chiesa dell’Annunziata.
Proprio all’Annunziata (che dominava su Piano Greca che allora si chiamava Vulcanello per via di numerose fumarole), sui ruderi di un tempio pagano fu edificata una chiesa cristiana dedicata al Mistero dell’Incarnazione del Verbo con annesso un cenobio detto di Sant’Andrea. Infine un altro insediamento di monaci greci potrebbero essersi costituito vicino alla chiesetta di San Bartolomeo extra moenia. E ‘ pensabile che siano stati essi ad alimentare il culto del Protettore ed a custodirne le spoglie, come vedremo, in occasione del sacco dell’838.
 
Confino di ecclesiastici oppositori del Patriarca?
 
Ed è sempre  Leone III che stacca il Meridione e la Sicilia dalla giurisdizione della Santa Sede passandole sotto il controllo del Patriarcato di Costantinopoli. Quindi dopo il 732 anche la Diocesi di Lipari seguirebbe questa sorte e nell’809, per ordine dell’imperatore Niceforo, furono qui relegati e incarcerati – come racconta san Teodoro Studita - ecclesiastici che si erano opposti alle decisioni del Patriarca.
Fino a quando Lipari rimase sotto il controllo dei bizantini? “Con il progressivo declino del potere bizantino nell’Italia settentrionale e centrale (conclamato nel 751 dalla perdita di Ravenna) la Sicilia era finita per diventare l’unico territorio superstite in occidente, lontano da Costantinopoli, un avamposto in cui Lipari si trovava a sua volta al margine “[9]. Un sigillo di un Costantino stratego di Sicilia, che rimase in carica fino al 812-813,  è stato rinvenuto sull’acropoli di Lipari. Questo, sempre secondo Kislinger, potrebbe essere messo in relazione con le operazioni della flotta bizantina a salvaguardia delle basi operative in Sicilia.

[1] D’altronde lo stesso Iacolino, almeno fino al 729, non afferma, come abbiamo visto, che non esistesse più il vescovo di Lipari ma che questo si fosse trasferito nell’isola di Salina.

[2] L. Bernabò Brea,op.cit., pag. 13.

[3] G. Iacolino ricordando che la Penisola italica nel VI secolo contava solo 6 milioni di abitanti che sarebbero diminuiti a 4 il secolo successivo, afferma che anche le Eolie ( in pratica Lipari e Salina) accusarono un calo pauroso: appena 400 abitanti. Di questi egli suppone appena 200 presenti nella città di Lipari e cento nelle campagne, altri cento potevano essere quelli residenti a Salina. In,  Raccontare Salina, op.cit. pag. 144-5. Sempre secondo Iacolino nel VII secolo gli abitanti delle Eolie non dovevano essere più di 360, e la popolazione continuava a diminuire di 20 unità ogni secolo. Idem, pag. 163. Iacolino fa riferimento a  A.M. Arena, Note sull’economia delle Isole Eolie dal Neolitico alla prima metà del XVI secolo d.C., estratto da “Annali dell’Istituto Tecnico Commerciale A.M. Jaci di Messina”, II serie, anno II, 1991, Messina, pag. 141.

[4] E. Molteni, I capitelli del Chiostro di Lipari. Scultura normanna e di reimpiego nel complesso della Cattedrale,  in Giustolisi, Lipari Bizantina, pag. 37 e ss.

[5] Giustolisi, p.80

[6] G. Iacolino, op.cit., pag. 161 e ss.

[7] G.Iacolino, op.cit., pag.167 e ss.

[8] G.Iacolino, Le isole Eolie…, op.cit. pagg 161-167. Nel 2012 G.Iacolino ha sostenuto in un piccolo saggio ancora inedito una tesi diversa.  La chiesa dell’Annunziata  viene fondata a metà del XV secolo e nasce come sinagoga ebraica.  Una colonia ebraica si sarebbe insediata a Lipari in quegli anni come pure da altre parti della Sicilia e siccome la loro presenza non era ben vista dagli indigeni e dalla chiesa locale avevano costituito il loro tempio per il culto in una zona isolata a metà strada fra Lipari e Quattropani. Quando poi, sul finire del secolo si scatenò una persecuzione antiebraica, la piccola colonia fu costretta ad abbandonare le Eolie e quindi anche il tempio che divenne una sorta di magazzino di derrate alimentari utilizzato dai contadini della zona. E sicuramente quando arrivarono gli arabi del Barbarossa fu oggetto di saccheggio visto che questi battevano sistematicamente le campagne in cerca di vettovaglie. Dopo la ruina e dopo il Concilio di Trento che aveva deliberato che si creassero chiese nelle aree rurali che la gente potesse frequentare senza essere costretta a recarsi in città in cattedrale, il vecchio tempio venne restaurato, venne cancellato quanto potesse ricordare la primitiva destinazione e trasformata in Chiesa venne dedicata all’Annunziazione di Maria.  Fu mons. Cavalieri (1571-1580) che fa restaurare la sinagoga facendone la chiesetta dell’Annunziata. Ed insieme all’Annunziata costruisce la chiesetta della Maddalena e della Serra.   Una scarna notizia sulla primitiva destinazione e quella successiva il prof. Iacolino l’ha trovato in un manoscritto dell’800 opera di un anonimo e di proprietà della famiglia Mancuso al quale si fa riferimento anche nel libro “Navigando nella storia delle Eolie” e di cui avremo modo di parlare in seguito
 

[9]  E.Kislinger, op.cit., pag.15

 

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