Canneto vuole l'autonomia

I Cannetari sperano in una legge

Canneto nei primi decenni  del '900

 

A metà del 1922 scoppia per il povero Sindaco Ferlazzo un fulmine a ciel sereno. Canneto vuole l’autonomia. Da tempo questa notizia serpeggiava fra la gente ma a Lipari la si considerava con scetticismo. Era un’idea velleitaria e balzana, si diceva, portata avanti da persone avventurose e fondata su presupposti sbagliati. Ma a Canneto ci si credeva veramente. Erano in molti a non essere soddisfatti di come il Comune amministrava l’isola e poi… c’era chi soffiava sul fuoco.  Il piccolo borgo di cavatori dell’inizio dell’800 era diventata ormai una cittadina di duemila abitanti e si sentivano trascurati. Lipari si apprestava ad essere una cittadina con tre belle strade basolate, Canneto non ne aveva nemmeno una. Via era la via della marina e nient’altro. Dietro di questa le case si andavano assiepando disordinatamente. Si parlava di una via parallela che dovesse sorgere dietro la Chiesa di S. Cristoforo ma i discorsi rimanevano tali. La rotabile andava avanti a passo di lumaca e c’era chi accollava anche questo ai liparesi sostenendo che se ne disinteressavano.

Ai primi di luglio “l’idea balzana” approda al Parlamento. Una petizione con tante firme, non solo di Canneto ma anche di Lami, Acquacalda, Pirrera,, promossa, si dice da don Felice Sciarrone, uno dei leader del movimento dei lavoratori della pomice e attivista socialista,. era giunta sul tavolo di un deputato, l’on.Giuseppe Toscano, che l’aveva trasformata in disegno di legge per la costituzione a Comune autonomo della frazione di Canneto ed era riuscito a farla mettere in calendario per essere discussa alla Camera. Sciarrone era il promotore e quello che aveva rapporti con Roma ma con lui c’era tutta la classe dirigente di Canneto a cominciare dai sei consiglieri comunali della frazione : Vincenzo d’Ambra, Francesco Carbone, Antonino Portelli, Giovanni Ferlazzo Natoli, Giovanni Raffaele, Antonino Profilio.

Appena saputa la notizia il Sindaco convoca d’urgenza il Consiglio Comunale e l’11 luglio 1922 si tiene la seduta sul tema in prima convocazione.

Quando i consiglieri si ritrovano nella sede di Piazza Mazzini ci si accorge che mancano i consiglieri di Canneto. Una assenza deliberata? Se lo chiedono in molti quel giorno e la cosa sarà oggetto di polemica. I liparesi la prendono come un affronto, come la decisione di non volere nemmeno discutere della questione. I cannetari sosterranno di essere stati in qualche modo raggirati.  Siccome venire da Canneto non era agevole, siccome quasi mai i Consigli si svolgevano in prima convocazione perché quasi sempre mancava il numero legale, si erano informati – Ferlazzo Natoli aveva telefonato all’assessore Saltalamacchia – ed avendo avuto rassicurazioni in questo senso se ne erano restati a casa.

Invece il Consiglio si svolge regolarmente e nessuno giustifica i consiglieri di Canneto. Il Sindaco entra subito nel merito del tema  e  afferma la sua convinzione che la separazione della frazione di Canneto sarebbe  di gravità, sia per Lipari, quanto per lo stesso Canneto “ed ha sempre sperato che gli agitatori, nel momento di consapevolezza, comprendessero la gravità del danno. Il Comune mai nulla ha negato di ciò che è stato richiesto dalla rappresentanza della frazione la quale fino a pochi mesi fa ha collaborato nell’Amministrazione con la massima concordia. I servizi pubblici a Canneto sono identici a quelli di Lipari e procedono in eguale maniera. In ogni occasione, sia in Consiglio Comunale, sia in pubblici comizi, egli ha fatto caldissimo appello alla concordia”[1].

Calandra di Canneto

Intenso si sviluppa il dibattito. Scolarici dice che Canneto ha una  numerosa rappresentanza in Consiglio e un assessore nell’Amministrazione, come fa a sostener di essere emarginata? Propone quindi una Commissione con poteri illimitati che si rechi a Roma per sostenere l’integrità del Comune e vanga a questo scopo stanziata una somma in Bilancio.

Palamara sostiene che le conseguenze di una separazione sarebbero gravi per entrambi. Come si applicherebbe la legge sulla pomice qualora fossero due i comuni che dovrebbero applicarla? Il pericolo è che la legge può  divenire inapplicabile. De Mauro considera che  il demanio pomicifero da il diritto di scavazione della pomice a tutti i naturali dell’isola ed ogni lavoratore ha diritto di sfruttare il demanio in ogni sua località senza distinzione di luogo. E questo perché le diverse esigenze commerciali e industriali esigono un lavoro fluttuante per ogni località del demanio in ragione della produttività di esso. E se per tale motivo non è possibile la divisione del demanio pomicifero, d’altro canto è necessario che tutti i lavoratori delle cave lo sfruttino con la maggiore armonia fra di loro.

 

La posizione contraria del Consiglio Comunale

 

Alla fine i diversi pareri confluiscono in un ordine del giorno predisposto, dall’avv. Casaceli, che viene votato all’unanimità.

Il Consiglio, tenuta presente la presa in considerazione da parte della Camera dei deputati della proposta presentata dall’on. Giuseppe Toscano per la costituzione in Comune autonomo della borgata Canneto e annesse undici frazioni distaccandole dal Capoluogo di Lipari:

Ritenuto che è canone di diritto pubblico che deve essere di regola conservata l’unità dei Comuni. Che è regola la costituzione di grossi centri.

Che pertanto solo in via di eccezione è permessa l’erezione di borgata o frazione in Comune distinto quando si verifichi il caso di vera e assoluta necessità dimostrata.

Che è savio impedire  l’accrescimento di piccoli Comuni.

Ritenuto che per motivi illegittimi e particolaristici è stata agitata in Canneto l’idea di autonomia;

Ritenuto che di nulla Canneto può lamentarsi, poiché ha avuto riguardi particolari in confronto alle altre frazioni ed ha servizi pubblici non comuni;

Ritenuto che è vicinissimo al Capoluogo ed è a questo allacciato da una rotabile in costruzione, da una mulattiera breve in ottime condizioni e da diverse linee marittime giornaliere;

Considerato che per il terreno pomicifero, posto nella parte nord dell’Isola di Lipari e che rappresenta l’unico cespite di entrata per la finanza del Comune, non è assolutamente possibile una separazione;

Ritenuto che nell’ipotesi malaugurata che si venisse alla separazione della borgata Canneto dal Comune si stabilirebbe un continuo e sanguinoso conflitto tra cittadini e cittadini, che hanno il diritto di esercitare gli usi civici sul demanio comunale pomicifero.

Ritenuto che venendo meno per conseguenza, l’attuale sorveglianza, per il godimento del demanio Comunale pomici fero, sarebbe inapplicabile la legge 5 gennaio 1908 n.10 spingendovi così nella più squallida miseria tutto il gruppo delle isole Eolie;

Ritenuto che il territorio di Canneto  e delle pretese borgate, che ad essa figurano unite, si appartiene a grandissima parte a cittadini liparesi che vogliono l’integrità comunale.

Che a cittadini liparesi si appartiene pure ed in grandissima parte il territorio pomicifero privato; Ritenuto che le undici borgate non esistono come nuclei naturali di popolazione;

Che le medesime sono delle località di campagna  dove si  vegeta, ma non si vive, dove ci son piante e non uomini;

Ritenuto che la proposta costituzione di Canneto a Comune sarebbe di danno grave a Canneto e di danno non meno grave per Lipari e le altre frazioni dipendenti;

Ritenuto che un tale provvedimento sarebbe causa  dissidio profondo, continuo e inconciliabile fra Comune e Comune;

Ritenuto che l’accoglimento della inconsulta richiesta di Canneto sarebbe un delitto gravissimo per Lipari e le Eolie e farebbe perdere ogni fiducia nelle Istituzioni e nei pubblici poteri.

Ritenuto che l’ordine  pubblico è profondamente turbato e il turbamento si rende ancora più grave con effetti non prevedibili.

Per tali motivi ad unanimità di voti

Delibera

1)Opporsi alla separazione di cui nei considerando

2) Far voto al Governo del Re perché si degni provocare dalla Camera il rigetto della proposta di legge dell’on. Giuseppe Toscano;

3)  Nominare una Commissione che si rechi subito a Roma per patrocinare la giusta causa dell’integrità Comunale;

4) Stanziare per la bisogna una adeguata somma in bilancio

5) Comunicare il presente ordine del giorno integralmente agli Onorevoli Ministri competenti, agli onorevoli deputarti della Circoscrizione”.

Il Presidente mette ai voti per alzata e seduta l’ordine del giorno presentato dal Consigliere avv. Casaceli che viene approvato all’unanimità. La Commissione da nominare sarà di nove membri e la votazione viene demandata ad una prossima seduta da tenersi il 15 luglio..

Canneto , " a praia":

Ed il 15 luglio finalmente sono presenti anche i consiglieri di Canneto, ed è subito polemica. Vincenzo D’Ambra e Francesco Carbone chiedono che venga letto il verbale della seduta precedente, Il Sindaco risponde che il verbale è stato già letto ed approvato alla fine della seduta precedente e siccome c’è un ordine del giorno da svolgere non si può perdere tempo con richieste dilatorie. Se si voleva conoscere cosa si era detto in consiglio il giorno 12 bisogna essere presenti allora o passare dalla segreteria successivamente per prenderne visione.

“Non eravamo presenti – ribatte il consigliere Carbone – perché l’assessore Saltalamacchia telefonò a Cannetto informando che il Consiglio non ci sarebbe stato”.

“Non è vero! – interviene Saltalamacchia – Io ho ricevuto una telefonata del consigliere Ferlazzo Natoli che voleva sapere se il Consiglio si sarebbe tenuto sicuramente. Io mi sono limitato a mio parere ed ho detto che essendo in prima convocazione difficilmente ci sarebbe stato il numero legale”.

 

La Camera non accoglie la richiesta

 

Se fossimo stati presenti alla seduta scorsa – esordisce D’Ambra - avremmo aperto il nostro intervento al grido di viva Lipari e l’avremmo chiuso gridando viva Canneto. Se Canneto chiede oggi l’autonomia è perché si è vista trascurata”. Scorto poi in fondo all’aula il Tenente dei Reali Carabinieri, dice che non sa spiegarsene la presenza. Entrando quindi a discutere dell’ordine del giorno afferma che se si vuole mandare a Roma una Commissione che vada pure, ma non a spese del Comune ma a spese proprie.

Dopo D’Ambra parlano anche gli altri consiglieri di Canneto ed affermano che il dissidio sorto fra Lipari e Canneto è insanabile. Canneto manca dei pubblici servizi ed aspira ad un vivere più civile, a Lipari si sperpera il denaro del Comune. L’andata a Roma del Comitato pro integrità sia  a spese dello medesimo, non potendo il bilancio del Comune sopportare tale spesa.

Il Sindaco ribatte che Canneto ha avuto le migliori cure ed è stata la preferita fra tutte le frazioni del Comune. Proprio nel momento più grave della Nazione e del Comune, quando scoppiò la guerra, Lipari non esitò ad appaltare i lavori della rotabile Lipari-Canneto, “i quali per più di metà sono stati eseguiti”. Le mancanze che ora si lamentano non esistevano solo pochi mesi fa quando i consiglieri di Canneto collaboravano col’Amministrazione. Così è stato per l’assessore Portelli che mai ha sollevato lamentele né nella passata amministrazione, né in questa.

“Come si fa ad accusare questa Amministrazione di sperperi – incalza -  se è stata l’’Amministrazione della lesina? Chi volesse, prenda visione dei libri contabili. Dissidio insanabile? Non lo vedo proprio. Ho vissuto gran parte della mia vita a Canneto ed ancora ora vi passo un parte dell’anno. Credo di conoscere i sentimenti della gente di Canneto come conosco quelli di Lipari. Per questo posso dire che quando sarà sorpassato l’attuale eccitamento si tornerà a quella comunione di vita amministrativa che è nella generale aspirazione.

In questi giorni il Presidente  dei Ministri Facta ha sentito il bisogno di chiamare a sé i deputati presentatori di progetti di legge per l’autonomia di Comuni per fare loro intendere tutto il grave danno che ne deriva da nuovi spezzettamenti di Comuni, esortandoli a meditare tutta la gravità finanziaria cui si va incontro.

 Lipari che ha una storia millenaria e deve tutelare con tutte le sue forze l’integrità del Comune.”

“Tutte le volte – insorge Portelli - che in Giunta ho chiesto qualcosa a favore di Canneto mai è stata accolta”.

“E’ inesatto -  ribatte il Sindaco - Una sola volta, Portelli ha fatto una proposta e riguardava lo stanziamento di una somma per la festa di S. Cristoforo. Io osservai che la Regia Commissione di controllo l’avrebbe cassata perché si trattava di una spesa facoltativa. Comunque fu approvata ugualmente e puntualmente la Commissione la cassò”.

A questo punto Portelli chiede che si dia lettura del verbale della seduta precedente ma il Sindaco lo richiama all’ordine del giorno della seduta odierna mentre quel verbale può leggerselo in segreteria. La discussione si arena su questo tema e il Sindaco accusa i consiglieri di Canneto di essere venuti in consiglio per fare ostruzionismo e tagliando ogni ulteriore possibilità di intervento dichiara che si procede alla votazione della Commissione. Nella votazione si astengono i consiglieri di Canneto che riprendono a protestare chiedendo che la commissione si rechi a Roma a proprie spese.

Ma questo punto si passa ad un altro punto all’ordine del giorno.

Nella seduta del 21 dicembre, il Sindaco di ritorno da una missione a Roma dove ha avuto diversi incontri . informa  che “ha ragione di poter rassicurare il Consiglio che essa sarà trattata dal Governo con la massima benevolenza nei riguardi della integrità comunale” ed aggiunge che questo “è un argomento della più grande gravità che ha commosso e tenuto in sospeso gli animi di tutte le popolazioni del Comune.”.

Secondo l’avv. Giovanni Raffaele - che, su incarico del Comune, scriverà nel 1951 una memoria quando si riproporrà la vicenda sul finire degli anni 40 -  la vicenda del 1922 che portò alla proposta di legge Toscano fu provocata “da elementi interessati” che   avrebbero voluto “raddoppiare la tassa di escavazione sul lapillo, prevista dall'art. 1 della Legge 5 gennaio 1908 n. 10, e ciò al fine di impedire praticamente agli operai concessionari di cave l'escavazione del lapillo, mentre un'altra corrente, facente capo ai consiglieri comunali del capoluogo in contrapposto a parte dei consiglieri residenti ed aventi interessi in Canneto, era contraria a tale aumento”.

La vicenda non trovò accoglienza alla Camera e di essa non si parlò più, in quegli anni, in Consiglio comunale. Il tema verrà ripreso, sempre dagli stessi animatori, nel 1946 quando i cannetari verranno a Lipari per dimostrazioni a favore dell’autonomie e si faranno numerosi comizi sull’argomento. Ma anche questa volta, come vedremo, la mobilitazione non avrà successo.



[1] Dal verbale della seduta del Consiglio comunale dell’11 luglio 1922.

 

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