Due contributi di Caterina Conti su sua madre

 

La professoressa Isabella Vainicher Conti a Milazzo: una esperienza... umana

La preside Conti , che aveva insegnato a Barcellona alla fine di quell’anno scolastico riuscì a trasferirsi a Milazzo, con i figli Caterina e Giovanni, con le masserizie a piedi su un carretto.

Arrivò a Milazzo, la vigilia della requisizione della nave che faceva servizio Milazzo- Lipari. La nave avrebbe potuto raggiungere Lipari, ma fu dato ordine diverso al comandante, che fu costretto a lasciare il porto di Milazzo e a spostarsi in altra zona dove la nave fu poi affondata.

La Sig.ra Isabella trovò ospitalità nella casa del nostromo Bartolo Casamento, la cui famiglia l’aveva abbondata perché la zona era ritenuta troppo pericolosa, perché si pensava che la battaglia sarebbe potuta avvenire nella Piana di Milazzo.

Isabella rimase in una Milazzo deserta per un mese con Caterina e Giovanni, mangiando pomodori con il sale e spighe di granturco abbrustolite.

A Milazzo, dove tutti erano fuggiti, vi erano soltanto la famiglia Conti, il carcere e i carabinieri, che uno o due volte la settimana andavano a controllare se la famiglia Conti era ancora viva.

 

Si deve pensare che Milazzo era sottoposta ad una serie di bombardamenti ininterrotti , compresa poi una battaglia navale, perché oltre tutto nel porto vi era ancorata una magnifica nave tedesca.

Durante tutto il periodo precedente all’arrivo degli americani, la famiglia Conti finì con il raccogliere attorno a sé una parte dei 50 reduci che salirono sul motoveliero Rolando per rientrare a Lipari con il vescovo S.E. . Reduci, che via via arrivavano alla spicciolata con le loro sofferenze e le loro tragedie.

Va detto però a questo punto che il primo dei reduci che era arrivato a casa Conti , fu un certo signore di Lipari, al quale Isabella dette subito ospitalità, facendo cedere a Caterina il suo letto.

Il giorno dopo l’arrivo di questo liparoto, eravamo ancora all’inizio del mese, arrivò la notizia che un motoveliero sarebbe venuto da Lipari a prendere i fuggiaschi. Isabella con Caterina e Giovanni e il liparoto, andarono sul porto ad attendere il motoveliero.

Dopo un po’,’ mentre che aspettavano sotto il sole, era estate e l’asfalto bruciava, si sentirono ad un certo punto in lontananza  dei bombardieri in arrivo.

Allora esisteva sul porto un albergo, “La stella d’Italia””, anch’esso abbandonato. Isabella con i bambini e l’amico si rifugiarono nell’ingresso la cui porta spalancata era proprio sulla banchina. Arrivarono i bombardieri e le bombe cadevano fischiando, fitte, dappertutto. Ad un tratto l’amico disse:” “Aspettate un momento che adesso ritorno”,” lasciando lì soli Isabella, Caterina e Giovanni. Dopo avere atteso un po’,’ vedendo che l’amico non ritornava e che le bombe continuavano a cadere, uscimmo da quel rifugio e facendo la piccola stradina, arrivammo sulla strada e cominciammo a correre verso la stazione, tentando di andare verso un posto più sicuro.

Va tenuto presente che faceva un caldo terribile, mamma che era claudicante e zoppicava, e Giovanni che aveva sempre le scarpe rotte, camminando sull’asfalto che bruciava, piangeva. A questo punto mentre correvamo arrivò un giovanissimo marinaio tedesco, che ghermisce Giovanni sotto le ascelle e comincia a correre lungo la strada verso la ferrovia.

Ogni tanto si girava per essere certo che riuscivamo a seguirlo. Quando ritenne, di averci portato abbastanza in salvo, poggiò Giovanni a terra e da lontano ci salutò. Tornammo a casa e vi rimanemmo per circa un mese. Il nostro amico lo ritrovammo sulla banchina di Lipari, quando finalmente ritornammo sulla nostra isola. Mamma che si era inginocchiata per baciare terra, incontrò il signore della storia che, essendo rientrato con il motoveliero un mese prima, aveva avuto pure il coraggio di stendere la mano a mia madre.

Tutto quanto raccontato per voi ragazzi è per dire che il bene - il male, il coraggio- la vigliaccheria , sono indipendenti dal colore della pelle, della razza, della nazionalità.

 

La Preside Conti e il Museo archeologico

Mia madre, Isabella Conti Eller Vainicher, subito dopo la guerra, ha sentito la necessità di impegnarsi nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio archeologico eoliano custodito sia nella Cura Vescovile, sia presso privati, per scongiurarne la sua dispersione E questo coinvolgendo sia la Soprintendenza alle Antichità di Siracusa, allora diretta dal prof. Bernabò Brea, sia il Vescovo del tempo,  mons. Bernardino Re, ed altre personalità Liparesi.  Fondò, quindi, con la collezione vescovile e quelle di alcuni privati, presso i locali dell’Istituto Tecnico di Lipari un antiquarium, che successivamente rappresentò il primo nucleo espositivi del Museo Archeologico Eoliano presso la sua attuale sede nel Castello di Lipari.

Come documentato dalla copiosa corrispondenza intercorsa - oltre 100 lettere attualmente custodite presso l’archivio di famiglia -  tra i il prof. Bernabò Brea e mia madre, è stata proprio lei ad occuparsi della ricerca di una sede per la realizzazione del Museo Eoliano, del quale fu poi Conservatrice Onoraria, ponendo la sua attenzione nei locali del complesso del Castello di Lipari, affinché questo luogo, per lungo tempo usato come campo di detenzione e di confino, diventasse un luogo di cultura e di riscatto sociale e culturale degli Eoliani.

Tale era la fiducia del prof. BernabòBrea nei confronti di mia madre, che lo stesso, nonostante mia madre non fosse un’archeologa, la incaricò di sorvegliare gli scavi eseguiti da Bottari, dipendente delle Soprintendenza di Siracusa, nella località Portinenti di Lipari.

Dopo anni di oblio sul ruolo avuto da mia madre nella fondazione del Museo di Lipari, soltanto nel 2006, in occasione del centenari della sua nascita, il Museo, allora diretto dal dott. Riccardo Gullo, organizzò una mostra, che è stata inaugurata il 25 marzo presso i locali dell’ex chiesa di S. Caterina e successivamente spostata presso i locali dell’ex Ostello – anch’esso fondato da mia madre -, sulla sua vita e le sue opere.  Ma ebbe vita breve, poiché, dopo tre anni, a seguito del pensionamento del dott. Gullo, la nuova dirigenza del Museo ritenne di doverla smantellare, mettendo da parte la documentazione, riprodotta in copia secondo un criterio espositivo allora molto apprezzato dai fruitori della mostra, che testimoniava l’impegno ed il ruolo avuto da mia madre nella fondazione del Museo di Lipari.

 

La mostra, per ciò che concerne l’attività svolta per la creazione del Museo. conteneva la corrispondenza del 1947, relativa all’antiquarium e la documentazione sull’istituzione di un apposito comitato locale, la corrispondenza del 1948, sulla attività archeologica e l’antiquarium, la nomina a Conservatrice onoraria e la corrispondenza del 1950 sull’antiquarium, la corrispondenza del mese di ottobre 1950 e dell’anno 1951, riguardante ancora l’antiquarium, una “nota archeologica” per la pubblicazione in un opuscolo sulle “Isole Eolie”  e notizie del 1954, quando dall’antiquarium nasce il Museo Archeologico Eoliano, con il quale continua la collaborazione di mia madre. Spero che questa parte di storia del Museo non passi definitivamente nell’oblio perché sarebbe una testimonianza di verità che non toglie meriti a nessuno!

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