Finalmente l'illuminazione elettrica

La proposta di Giuseppe De Luca

Il primo stabilimento della Società Elettrica Liparese

Il 25 maggio del 1925 il Consiglio Comunale approva di prendere in esame il capitolato presentato da Giuseppe De Luca per la “concessione dell’impianto ed esercizio di una centrale termo elettrica per l’illuminazione pubblica e privata nella città di Lipari e frazione di Canneto”con 16 voti favorevoli, quattro contrari ed un astenuto. L’anno precedente il commissario Cesare Ferri sulla base di un progetto di impianto redatto per conto del Comune dall’ingegnere “motricista” Rumore, aveva pubblicato un bando di concorso. Erano giunte al comune tre proposte: del sig. Scanu, del sig. Perrone e del sig. De Luca. Venuta meno la proposta Scanu erano rimaste in discussione le ultime due ed il Consiglio  dopo aver ampiamente discusso era giunto, a maggioranza, alla determinazione di prendere il esame il capitolato presentato da De Luca rigettando quello di Perrone. Inoltre aveva dato mandato all’Amministrazione di apportare, assistita da un tecnico, le modifiche ritenute convenienti agli interessi del Comune dei privati e di concludere le trattative con la ditta De Luca mantenendo invariata la misura del canone che era stata indicata in lire 70 mila annue.

Nella sua richiesta il De Luca aveva sottolineato che questa cifra poteva sembrare esagerata ad una prima considerazione, ma “non è altro che una ristretta risultanza di precisi calcoli, e ciò a causa del rilevante capitale occorrente per l’impianto e del non meno oneroso esercizio. Essa è quindi irriducibile se l’Amministrazione vuol disporre di un impianto elettrico che ne assicuri, in tutti i tempi, un ottimo funzionamento[1]

Il De Luca non chiede al Comune alcuna partecipazione alle spese per la rete di distribuzione pubblica, opere murarie ecc. e garantisce che tutte le spese di esercizio compreso il ricambio delle lampade restano sempre a suo carico.

La concessione, in esclusiva, della durata di trent’anni “a cominciare dal giorno di inizio dell’esercizio” riguarda – dice l’art. 1 - “una centrale termo elettrica con tutte le linee e reti di distribuzione dell’energia elettrica ad alta e bassa tensione, per l’illuminazione pubblica e privata, e per la distribuzione di forza motrice”.

All’art. 4 si prevede che il Comune, senza indennizzo alcuno, concederà “il diritto di occupare gratuitamente il suolo, soprasuolo e sottosuolo comunale delle vie, piazze ed aree comunali in genere, per la distribuzione dell’energia elettrica, a condizione che dopo eseguiti i lavori non resti impedito, né ostacolato il transito ed uso delle suddette aree”.

L’impianto pubblico di illuminazione, è detto all’art. 5, consterà di 282 lampade ad incandescenza a Lipari e di 64 a Canneto. “Complessivamente n. 346 lampade, la ubicazione delle quali  dovrà limitarsi entro il perimetro della città e verrà fissato dalla Amministrazione comunale. Dopo la prima collocazione ogni altro spostamento voluto dal Comune, sarà a carico e spesa dell’Amministrazione e da eseguire sempre dalla società concessionaria. La società usufruirà gratuitamente, per tutta la durata della concessione, di tutto il materiale di illuminazione a petrolio, come bracci, candelabri, ecc; s’intende che tale materiale resterà di proprietà del Comune ed è obbligo della Società di riconsegnarlo allo scadere della concessione. L’orario di accensione e spegnimento delle lampade sarà regolata da apposita tabella che sarà controfirmata dalle parti”.

Per ogni ulteriore lampada installata e per aumento di intensità di quelle esistenti, il canone sarà aumentato di lire 1,50 per kwh.

Il Comune – si dice all’art. 8 – entro i limiti della disponibilità locale di energia elettrica “ha il diritto di chiedere in linea temporanea, in occasioni di feste, fiere ed altre pubbliche riunioni, la illuminazione di quella parte di suolo entro il perimetro della città, che riterrà opportuno previo pagamento, a presentazione di fattura, delle spese d’impianto mentre l’energia sarà pagata” al prezzo di lire 1,50 per kwh.

Un apposito articolo, il 13°. Regolamenta il prezzo dell’energia ai privati. “Il Comune lascia libera la società concessionaria di praticare per la fornitura di energia elettrica e di fora motrice ai privati quei prezzi che più convenienti si renderanno opportuni col variare dei tempi, delle condizioni commerciali del paese e del valore effettivo della lira carta, e ciò per permettere in ogni tempo un adatto andamento che possa assicurare alla società concessionaria un buon funzionamento. Le spese per l’impianto interno resteranno sempre a carico dell’utente, e poiché è interesse comune sia dell’utente, come della società concessionaria, che tutti gli impianti, sia di illuminazione che di distribuzione di fora motrice rispondano a quei requisiti che la tecnica moderna richiede, quest’ultima si riserva il diritto di concedere l’energia solamente a quegli utenti il cui impianto interno è stato è stato eseguito da un elettricista autorizzato dalla società stessa.

Un articolo parla della vigilanza e del controllo da parte delle Guardie municipali sul rispetto delle lampade, dei circuiti e degli apparecchi di proprietà della società “come se fossero di proprietà pubblica”avvertendo tempestivamente la società di ogni inconveniente e guasto.

 

Nasce la S.E.L.

Bartolo Zagami

 

Dopo poche settimane viene firmato il contratto con la Società Elettrica Liparese. Soci fondatori erano Gaetano Giuffré, Giuseppe De Luca e Bartolo Zagami.

Col tempo la SEL si sarebbe identificata con il comm. Bartolo Zagami[2].  La decisione di impegnarsi in questa impresa la racconta lui stesso[3] con un simpatico aneddoto. Una casuale gita lo fece tornare a Lipari l’8 Settembre 1922, segnando definitivamente quello che sarebbe stato il suo futuro; infatti, alla sera, durante una partita di carte giocata alla fioca luce di una candela in casa della futura moglie Iolanda Saltalamacchia, che lo aveva colpito per la sua giovane bellezza, scommise che avrebbe portato la luce elettrica in quell’isola così bella ma anche così buia. Naturalmente quelle parole dette così all’improvviso da un giovane sollevarono la ilarità dei presenti; ma la promessa, nata quasi per gioco, si concretizzò nel giro di qualche anno per la grande audacia e la grande volontà del giovane Bartolo. Si trattava di un progetto arduo, anzi pauroso, principalmente per la mancanza di disponibilità economica e il rifiuto categorico del padre che non ebbe fiducia nell’operato del figlio. Ma una sua zia, sorella della madre, accettò spontaneamente di aiutare il giovane nipote che aveva cresciuto e ammirato per le sue doti. Cominciarono per lui anni di duro lavoro, di dubbi, di preoccupazioni, di notti insonni, ma il 26 Settembre 1926, la Società Elettrica Liparese, creata e voluta dal giovane Bartolo, venne inaugurata. Madrina la signorina Iolanda Saltalamacchia, ormai sua fidanzata. Tale complesso, iniziato con un solo motore - oggi immortalato in uno spiazzo di fronte alla nuova centrale elettrica-  venne poi aggiornato e modernizzato negli anni al passo con i tempi. Nel 1963 una nuova Centrale più grande, più moderna fu costruita e oggi ben 13 motori lavorano per fornire la costante richiesta di luce elettrica.

La centrale divenne quindi operativa il 25 settembre 1926 e l’evento ha un riscontro in Consiglio comunale dove il consigliere Giuseppe Ziino nel complimentarsi col Sindaco coglie la coincidenza che la luce elettrica tanto attesa arrivi a Lipari quando “compiesi un anno da che l’Amministrazione Fascista assunse il potere”.



[1] Dal verbale del consiglio comunale del 25 maggio 1925.

[2] Bartolo Zagami nacque ad Alicudi il 12 Gennaio 1900, secondo di cinque figli che ebbero naturalmente destini diversi ma raggiunsero tutti notevoli affermazioni sia nel campo lavorativo che in quello scientifico e politico. Salvatore, primogenito; ingegnere navale, navigò sempre nelle maggiori navi che toccavano i porti dell’Estremo Oriente e dell’America e, proprio quì, durante la guerra del 1940, restò prigioniero di guerra; ma quei lunghi anni gli servirono per incontrare spesso la sorella Carmela che sposatasi molto giovane, viveva a New York con la sua numerosa famiglia.Vittorio, grande studioso, laureatosi in Medicina, divenne docente universitario giovanissimo. Insegnò per oltre 30 anni all’Università di Palermo che, dopo la sua morte, gli dedicò l’Aula Magna; fu autore di oltre 400 pubblicazioni, componente del C.N.R., Presidente della Società Italiana di Biologia Sperimentale, medaglia d’oro del Ministero della P.I., dottore in Farmacia honoris causa. Leopoldo, dirigente dell’Inail, si dedicò alla politica e fu eletto senatore in diverse legislature. Amò intensamente le “sue isole” e, dopo interminabili studi e affannose ricerche storiche, scrisse 4 libri per farne conoscere la loro lunga e importante storia.

L’intera famiglia Zagami si trasferì a Messina nell’Ottobre del 1909, dove tutti i fratelli studiarono sotto la guida dei genitori, in particolare della madre, donna modesta ma dotata di vivissima intelligenza che li spronò sempre a studiare per crearsi un avvenire decoroso. Il passaggio dalla piccola, aspra e silenziosa isola di Alicudi alla città di Messina, benché distrutta dal terremoto del 1908, aprì a tutti i fratelli nuovi orizzonti e una nuova visione della vita: nuovi abitudini, nuove conoscenze, studi più seri e nuovo modo di vivere e socializzare.

Ultimati gli studi Bartolo frequentò l’Accademia navale di Livorno che lo mise a stretto contatto con un ambiente diverso; ambiente severo che perfezionò la sua formazione e gli aprì nuovi orizzonti. Le crociere con l’Amerigo Vespucci che resteranno sempre vive nei suoi ricordi e nei suoi racconti preferiti, spronarono giornalmente la sua irrequieta fantasia sempre alla ricerca affannosa di crearsi un suo lavoro libero ed individuale e le cui responsabilità di successo o insuccesso sarebbero dipese solo dalle sue capacità e dalle sue future decisioni. Egli sognava di creare qualcosa di suo perciò, quando ultimata l’Accademia, per accontentare il padre aveva vinto un concorso alla dogana, rifiutò decisamente il posto. Questo qualcosa di suo fu appunto la SEL.
La sua grande dedizione al lavoro gli fu pubblicamente riconosciuta nel 1967 dalla CCIAA mediante la consegna del diploma di “ Premiazione per la fedeltà al lavoro e per il progresso economico ed il conferimento del titolo di Commendatore del Lavoro” il 27 Dicembre 1965. Morì a Lipari ormai novantenne.

 

[3] Dalla nota preparata dalla famiglia in base ai ricordi in occasione della richiesta del Rotary Club di Lipari di dedicare al comm. Bartolo Zagami una strada di Lipari.

 

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