Fra costi della dipendenza e ripresa

Premessa
 
L’occupazione di Lipari del 251 a.C. , abbiamo detto, copre le Eolie , per secoli con un grande velo di silenzio. Le notizie che si hanno non riguardano il protagonismo degli abitanti di queste isole ma il coinvolgimento nelle vicende di Roma come la guerra civile fra Ottaviano e Sesto Pompeo che videro le Eolie teatri di scontri, o personaggi mandati al confine o ancora  il prodursi di fenomeni naturali come manifestazioni vulcaniche.
Questa assenza di protagonismo dovrebbe durare fino al VII ed VIII secolo quando a Lipari la popolazione si ridusse notevolmente prima per l’improvviso risveglio dei vulcani dell’estremità nord-orientale dell’isola che portò alla formazione del Monte Pelato ed della colata della Forgia Vecchia[1], poi per le continue scorrerie delle flotte saracene fino all’assalto rovinoso dell’838.
 
Il costo della dipendenza da Roma
 
A sottolineare questa immagine di decadenza e di silenzio vi sarebbe anche la requisitoria di Cicerone contro Verre, pretore in Sicilia, riguardante agli anni 73-71. Verre – afferma Cicerone- saccheggiava i territori a lui affidati o direttamente o servendosi di uomini malvagi e scellerati  come era Aulo Valenzio che ricopriva il ruolo di interprete ma che Verre non utilizzava per farsi capire da abitanti che parlavano il greco ma per i suoi furti e le sue infamie.
Tutto a un tratto questo interprete – afferma Cicerone[2] - , un individuo privo di credito e di mezzi, diventa esattore delle decime, si aggiudica le decime del territorio di Lipari, un terreno povero e sterile, per 600 medimni di grano. Vengono convocati gli abitanti di Lipari, sono costretti ad assumere in proprio l’esazione delle decime e a versare a Valenzio come compenso extra 30 mila sesterzi. Per gli dei immortali! Che cosa sceglierai di addurre a tua difesa? Che hai aggiudicato le decime a una cifra così bassa che subito e spontaneamente la città ai 600 medimni volle aggiungere un compenso extra di 30 mila sesterzi, l’equivalente cioè di 2.000 medimni di grano? O al contrario che , dopo aver aggiudicato le decime a una cifra alta sei riuscito a fare sborsare loro malgrado agli abitanti di Lipari anche questa somma di denaro?”.
Cicerone a questo punto della sua arringa produce una deposizione ufficiale degli abitanti dell’isola e conclude rivolgendosi a Verre: “Anche questa città tanto piccola, situata in un luogo tanto appartato e lontano dalle tue mani e dai tuoi occhi, separata dalla Sicilia, posta su un’isola povera e improduttiva, pur sopraffatta da altri tuoi più gravi soprusi, ti fornì bottino e guadagno anche per quanto riguarda il settore del frumento! Anche da quest’isola, che tu avevi elargito tutta intera come piccolo dono a uno dei tuoi accoliti, si pretendevano questi compensi extra connessi alla decima del frumento, proprio come dai territori interni della Sicilia! Pertanto coloro che da tanti anni ormai erano avvezzi a riscattare dai pirati i loro campielli, sotto il tuo governo le loro persone stesse dovettero riscattare da te, al prezzo imposto da te”.
Il pretore durava in carica un anno ma poteva essere riconfermato. Aveva potere illimitato sulle persone e sugli averi e spesso comandava anche la milizia e l’armata. Nello svolgimento del suo ufficio si costituiva una speciale corte. Lipari, nella classificazione delle città doveva essere nell’elenco delle “decumane” e quindi doveva pagare ogni anno a Roma la decima parte di tutti i proventi agricoli. La riscossione delle decime e delle altre imposte era data in appalto dal pretore a “pubblicani” ed appunto Aulo Valenzio doveva essere il pubblicano a cui Verre aveva dato in appalto la riscossione dei tributi di Lipari.
Il pagamento delle decime per Lipari doveva apparire un balzello molto esoso sia perché non doveva essere limitato al frumento ma anche sui raccolti dei frutteti, uliveti e vigneti; sia perché Lipari era tenuta anche al pagamento del portorium, uno speciale tributo che gravava per il 5 per cento sulle merci esportate ( l’allume in particolar modo) e della scriptura imposta sul bestiame;  sia, infine, perché l’arcipelago proveniva da una situazione di autonomia e indipendenza e quindi non aveva mai sperimentato il pagamento di imposte regolari, anche se la presenza di navi greche, siracusane o cartaginesi nel suo porto sicuramente finivano col pesare sulle finanze dei liparesi.[3]
Non risulta che oltre  alle richieste economiche, Roma imponesse particolari sistemi di governo per cui Lipari, nel corso della dominazione romana continuò ad essere governata dai suoi cittadini secondo le consuetudini e continuò anche a battere  moneta propria. Comunque, che la comunità fosse entrata in un grave periodo di decadenza lo dimostra  anche la diminuzione della popolazione. Se questa infatti nel IV secolo a.C. doveva ammontare a circa 3000 abitanti con ogni probabilità, al tempo del pretore Verre, questi non dovevano superare i 1200 calcolandoli  sulla base della decima dovuta.
Bisogna ricordare che nello scontro fra Ottaviano e Sesto Pompeo le Eolie riacquistarono un grande significato strategico. Prima furono utilizzate da Pompeo come base di appoggio per le sue navi che contava fra gli isolani molti devoti e proprio per questo Ottaviano nel 38 a.C. ordinò la loro deportazione in Campania. Può darsi che le terre di questi deportti, confiscate, siano state poi assegnate, nell'isola di Salina ( dove furono rintracciati degli stipiti in lingua latina) e forse anche in quella di Lipari, a veterani e legionari dell'esercito vincitore congedati.[4]  Poi, proprio negli ultimi anni dello scontro – fra il 37 e il 36 a.C. – Lipari divenne la sede militare di Marco Vipsanio Agrippa , amico di Ottaviano, che occupò prima Stromboli, poi Lipari e Vulcano, eliminando i presidi pompeiani, e quindi attaccò, dalle Eolie, Tindari e Mile( Milazzo).
E nel 36 a.C. in due scontri navali decisivi – il primo dei quali proprio nelle acque fra Lipari e Milazzo – Agrippa, che aveva il  comando della flotta, sconfisse definitivamente Pompeo che abbandonò la lotta e fuggì verso oriente alla ricerca di Antonio, sperando nel suo sostegno, mentre i suoi soldati, sbandati, si arrendevano al vincitore[5].
 
Una ripresa nel periodo dell'alto impero
 
La situazione dovette migliorare negli anni seguenti se Diodoro Siculo  riferendosi  ai tempi di Augusto (31 -14 a.C.) poté affermare che a quell’epoca la città dei Liparéi “raggiunse uno stadio non solo di benessere ma di rinomanza”: “Essa è infatti fornita dalla natura di buoni porti e di famosissime acque termali. I bagni che lì si trovano, non soltanto giovano alla salute ed agli infermi, ma la proprietà delle acque termali sono tali da offrire piacere e distensione a coloro che se ne servono. E perciò molti arrivano dalla Sicilia nell’isola sofferenti di talune malattie e, seguendo queste cure termali, trovano una insperata guarigione. Questa isola ha pure famose miniere di allume, dalle quali i Liparéi ed i Romani traggono larghi proventi. Non essendovi allume in nessun’altra regione ed essendovene grande richiesta, detengono un vero monopolio e, elevando i prezzi, ne ritraggono redditi incredibili… L’isola dei Liparèi è di scarsa estensione, ma abbastanza fertile, e produce a sufficienza per i bisogni degli abitanti, al piacere dei quali offre una grande abbondanza di pesci di ogni varietà e di alberi da frutto.”.
Certo fra Cicerone e Diodoro Siculo ci possono essere anche diversità di accenti. Quella di Cicerone è una arringa in cui tende a sottolineare gli aspetti negativi nei confronti del suo accusato,  Diodoro mette in risalto quattro elementi positivi che dopo un secolo, un secolo e mezzo dalla brutale conquista, dovettero aiutare la ripresa: la portualità, le terme, l'allume, l'agricoltura.
Ed infatti il riscontro che ci viene dall’archeologia[6] sembra confermare questa ripresa. Infatti l’acropoli greca che era stata interamente rasa al suolo per farne una fortezza torna lentamente ad essere abitata ed è possibile riscontrare un impianto urbano fatto di isolati (insulae) separati da alcune (forse tre) strade larghe (decumani) che traversavano la rocca da nord a Sud e strade ad esse perpendicolari ( cardines) nel numero di sette. Tutto intorno alla rocca probabilmente correva una circonvallazione. Oltre che nell’acropoli, lentamente Lipari prese ad espandersi anche sulla Civita e nella parte bassa. Intanto nella guerra fra Ottaviano e Sesto Pompeo (42 -36 a.C), tornate ad essere le Eolie un luogo strategico fra i due contendenti, furono rinforzate le antiche mura greche che erano state distrutte e seppellite. Quindi, nel perimetro delle antiche mura ripresero a costruirsi abitazioni separate da strade parallele ( cardines) e la città bassa raggiunse la sua massima   estensione  alla fine del II secolo d.C. Inoltre ad indicare la ripresa del tenore di vita vi sono una serie di costruzione di pubblico interesse come, sulla Civita, un grandioso edificio che doveva rappresentare un tempio circondato da un porticato , un poco a sud est dell’attuale Municipio del II-III secolo d.C. ed una cisterna a destra della attuale chiesa di Sant’Antonio del II secolo; di fronte al palazzo vescovile fra via Bernardino Re e l’hotel Filadelfia un edificio con sale termali e pavimenti a mosaico risalente all’età imperiale romana (I-II secolo d.C.);  una arena rustica, una specie di anfiteatro di provincia nel quale avrebbero potuto aver luogo manifestazioni cittadine e spettacoli, collocato dove qualche secolo prima sorgeva il tempio a Demetra (nei pressi dell’attuale scuola elementare); quindi la necropoli romana nella contrada di Diana nella stessa area della necropoli greca, con recinti funerari e tombe a camera ipogea con volte a botte ed altri monumenti funerari  databili a partire dal II secolo d.C. fino al IV –V secolo d.C; l’insediamento di Pignataro di Fuori risalente all’età imperiale avanzata che Bernabò Brea pensa destinato ad attività commerciali con carico e scarico di merci da navigli[7];  infine le vestigia di un porto romano di una certa importanza che  stanno venendo alla luce .in questi anni,  nello specchio d’acqua di Sottomonastero – Marina lunga nel corso dei lavori per la messa in sicurezza delle strutture attuali e che sembrano risalire al I-II secolo d.C. 
Un altro edificio termale, una piscina per l’esattezza, è stato rinvenuto sul finire degli anni 80 del secolo scorso, a San Calogero dietro il tholos miceneo probabilmente anch’esso databile fra la fine del I secolo d.C. o nel corso del secondo cioè in età romana proto-imperiale. Bernabò Brea e la Cavalier ce la descrivono come “una piscina fatta per bagni termali caldissimi, abbastanza ampia perchè  in essa  si potesse non solo immergersi ma anche nuotare”. Una piscina di circa 9,30 per 4,20 con un livello dell’acqua di circa m. 1,20. L’acqua doveva scendere a cascata nella vasca da uno stretto cunicolo. Questo manufatto rimase in funzione fino alla seconda metà del IV secolo quando un violento terremoto dissestò gravemente la piscina in modo tale che fu giudicato praticamente impossibile il recupero senza mettere in pericolo la vicina tholos. Così si decise di seppellire la piscina sotto un grande terrapieno di riporto. Questo terremoto, oltre a colpire la piscina, aveva gravemente danneggiato e sconnesso anche la tholos, causando probabilmente il crollo della sua sommità ed uno scivolamento verso valle che si era cercato di bloccare con un grossolano sperone di muratura ad essa addossato[8].
Oltre alla piscina di San Calogero un altro piccolo edificio termale di un certo interesse, risalente alla tarda età romana, è il cosiddetto “organo di Eolo” che l’Houel disegnò a Piano Greca e del quale sono state recuperate alcune vestigia. Come vale la pena segnalare il serbatoio di Val di Muria risalente al I secolo d.C.[9] che doveva servire per le esigenze di un insediamento romano ad esso limitrofo del quale, per l’erosione marina, sarebbero rimaste poche tracce a parte  una fornace[10].
Nelle isole, oltre a tracce di abitazioni risalenti a questo periodo vanno segnalati lo sviluppo, sopratutto nell'età imperiale, dell'abitato di Didyme, l'attuale Santa Marina Salina con la presenza di diverse ville con peristilio interno ed esterno, pavimenti musivi e pareti stuccate e colorate( di cui  una particolarmente grandiosa e monumentale scambiata per un tempio in un disegno inglese)[11]; un impianto di salina a Lingua con annesso edificio industriale; una grande cisterna a Filicudi del I – II secolo d.C; un abitato di età imperiale romana a Stromboli intorno alla chiesa di San Vincenzo; i cospicui resti a Basiluzzo di una villa romana con pavimenti a mosaico ed una piccola darsena il cui molo in calcestruzzo  è ora interamente sommerso a più di un metro di profondità dalla superficie del mare.[12]  Forse si trattava di un rifugio per piccole barche locali, dal momento che non esiste un sicuro luogo naturale di attracco intorno all'isola.

[1]                L.Bernabò Brea e M. Cavalier, Il Castello di Lipari, op.cit., pag,96.

[2]                Ciceronis Actio in C. Verrem secundo III ( de frumento) 84-85 in A. Pagliata, Fonti per la storia dell’arcipelago oliano in età greca, op.cit., pag.111.

[3]                L. Zagami, Lipari ed i suoi cinque millenni di storia, op.cit. pagg. 87 e ss.

[4]              Dione Cassio, Storia di Roma, XLVIII,48,6, II vol, in “Meligunis Lipara”, vol.VIII, parte II, A.Pagliara, Fonti per la storia dell’Arcipelago Eoliano in età greca, con appendice sull’epoca romana, Palermo,1995, G. Iacolino, Raccontare Salina, op.cit. pagg. 103-112 e 117 e ss.

[5]              L. Zagami, op.cit., pag. 95-99.

[6]                L.Bernabò Brea, M.Cavalier, Il Castello di Lipari ,op.cit. pag.94 e ss.; L.Bernabò Brea e M.Cavalier, Meligunis Lipara vol. IX  - Topografia di Lipari di età greca e romana, vol. I, l’Acropoli, vol.II, La città bassa, Palermo 1998; v. anche L. Bernabò Brea , Le isole Eolie dal tardo antico ai Normanni. Ravenna, 1988,

[7]              L. Bernabò Brea, Le isole Eolie dal tardo…, op.cit., pag. 116-117.

[8]                L. Bernabò Brea e M. Cavalier, in “Nuovo notiziario delle Isole Eolie”, dicembre 1992, ora in G. La Greca, Le terme di San Calogero, Milazzo, 2004, pagg. 168-171.

[9]              L.Bernabò Brea,  Le isole Eolie dal tardo antico ai Normnni, op.cit. pag. 108-115.

[10]             V. Giustolisi, Lipari  bizantina, op.cit. pag. 83.

[11]             G.Iacolino, Raccontare Salina, op.cit. pagg. 100-102 e 115 e ss.

[12]             L.Bernabò Brea , M. Cavalier, Il Castello di Lipari, op.cit. Pag.105.

 

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