GIUSEPPE IACOLINO, LA CHIESA DI SANTA CROCE NELLA BORGATA DI PIANOCONTE IN LIPARI

Quando Mons. Martino D’Acugna, un vescovo dotto e mistico, decise, sul finire del XVI secolo, di promuovere, continuando l’opera dei suoi predecessori in ottemperanza alle norme sancite dal Consilio di Trento, anche a Pianoconte una cappella per le funzioni religiose che aiutasse anche la catechizzazione degli abitanti, il sito non era ancora strutturato come un villaggio. Dopo la ”ruina” del Barbarossa, avvenuta appena cinquant’anni prima, nell’area avevano ripreso a fiorire casali in cui i proprietari trascorrevano i mesi estivi continuando una tradizione che doveva risalire almeno al tempo dell’abate Ambrogio quando il luogo viene collegato, fin nel toponimo, alla presenza del visconte cioè del vice-conte, la figura più importante allora, dopo l’abate. Casali circondati da ampi terreni coltivati affidati ad un colono e ad alcuni contadini e braccianti agricoli che rappresentavano la popolazione stanziale. Poche decine di famiglie. Circa 150 persone in tutto, suggerisce Iacolino, sparpagliate per la piana e lungo i costoni che caratterizzano il sito e di cui i “riveli” del 1610 ci rimandano i nomi: Limosina, Muratori, Puzzillo, Santa Cruci, Terreno del Fiore
                                                                                

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