Gli Ausoni di Liparo e Eolo

I Siculi a Panarea

 

Passa qualche secolo e sul finire del XV assistiamo ad una novità nelle forme dell'artigianato, puntualmente registrato dalle ceramiche che prendono a somigliare a quelle di culture che si ritrovano in Sicilia dando vita ad una fase che da noi prende il nome di “cultura del Milazzese” perchè l'insediamento più tipico è quello del promontorio del Milazzese nell'isola di Panarea. Della stessa era è quello della Portella nell'isola di Salina. La gente che ha vissuto nelle Eolie fino ad ora appartiene  ad una etnia composita formata da gente locale a cui si sono mischiati, integrandosi, dei greci e probabilmente anche gente venuta dalla Sicilia nei secoli e nei decenni precedenti. Ora invece fanno la loro comparsa i Siculi, che già si erano fatti sentire con sporadiche offensive e che, insieme ad altri aggressori - richiamati dalla floridezza economica dell’arcipelago -avevano determinato l’arroccamento degli insediamenti eoliani su posizioni più protette e difendibili. Ora cercano un insediamento stabile e - visto che Lipari, Salina e Filicudi sono già occupate ed efficacemente presidiate - lo trovano a Panarea proprio sul promontorio del milazzese, una fortezza naturale, dove costruiscono un villaggio che  dovette raggiungere le 40 capanne - di cui ne sono arrivate a noi solo 24 - abitate da circa 150 individui che, nel periodo di maggior sviluppo, dovettero arrivare forse anche a 250. Una volta insediatisi i Siculi andarono via via abbandonando lo spirito aggressivo e svilupparono rapporti pacifici con gli altri abitanti dell’arcipelago finendo col realizzare con essi una cultura omogenea appunto quella detta del “milazzese”.

 

L'arrivo di Liparo figlio di Ausonio

 

Questo periodo dura meno di due secoli (1430-1270 a.C.) ed è soppiantato da un altro profondo mutamento, questa volta  provocato da gente che proveniente direttamente dalla penisola italica e probabilmente dalle coste della Campania. Sono gli Ausoni – di cui parla raccogliendo antiche leggende lo storico Diodoro Siculo -  e che la tradizione vuole che fossero guidati dal principe Liparo, figlio di Ausonio, che sarebbe giunto a Lipari cinquant'anni prima di Eolo e quindi verso il 1240 a.C. Liparo avrebbe dato il suo nome all'isola più grande che in precedenza si chiamava Meligunis che vuol dire “generata nel miele”TP[1]PT.

Proprio a proposito di Liparo Pino Paino, nell'opera citata, solleva una suggestiva ipotesi. “La tradizione vuole che egli sia giunto alle Eolie a seguito di una contesa coi fratelli o altri potenti locali, ma non si può escludere che egli sia stato destinato qui a viva forza per soddisfare l'esigenza inderogabile che gli Ausoni avevano di snidare e annientare le bande mercenarie che si erano insediate nelle isole e che terrorizzavano le vicine coste dell'Italia meridionale praticando la tratta degli schiavi per conto delle principali potenze orientali, sia fenice che asio-africane. Se questa tesi – continua Paino – fin qui mai emersa, dovesse apparire plausibile, si spiegherebbe meglio la necessità per gli Ausoni di mettere a sacco e fuoco tutto il territorio insulare fino alla distruzione totale dei villaggi, quando vi arrivarono. Essi, a parer nostro, dovettero trovarsi di fronte ad una strenua resistenza di mercenari e schiavi che qui vivevano stipati e che furono costretti a combattere fino alla morte, pur con diverso animo, ma senza diversa speranza. Non si capisce altrimenti perchè gli Eoli Ippoti o Cavalieri, discendenti dagli Eoli prima maniera e che è ragionato pensare si fossero fusi con gli Ausoni, dovessero infierire su queste terre a loro care. Né è pensabile che causa di tanto eccidio possano essere stati i Micenei. Sia agli uni che agli altri, semmai, premeva solo sottrarle agli invasori assoldati sempre dagli stessi potenti che li tenevano già in scacco e sotto grave minaccia, in Asia Minore e nell'Egeo”.

 

Eolo,il re dei venti

                                                      

 

Comunque quando giunse Eolo a Lipari trovò una situazione non conflittuale. L'Eolo delle Eolie non è l'Eolo Eponimo che abbiamo visto ma un suo nipote o discendente. Un personaggio della mitologia greca, indicato come il re dei venti. L'Eolo della tradizione eoliana - secondo Diodoro Siculo -  arriverebbe a Lipari con delle navi provenienti da Metaponto al tempo della guerra troiana e quindi fra il 1193 ed il 1184 a.C. .  Nel corso delle vicende della sua vita - racconta una delle versioni mitologiche -   Eolo  scappò a occidente, dove raggiunse delle isole che chiamò Eolie, e divenne famoso come consigliere degli dei e domatore di venti. Viveva a Lipari, un'isola galleggiante, insieme ai suoi dodici figli, sei maschi e sei femmine, che si erano sposati fra di loro. Quando Zeus decise di rinchiudere i venti in delle anfore ( o degli otri), perché li riteneva pericolosi se lasciati in libertà, sua moglie Era suggerì di nasconderli in una grotta del mar Tirreno e di affidarne la custodia ad Eolo. Eolo viene anche citato nell’Odissea (libro XTP[2]PT) come il re dei venti che dona ad Ulisse un otre in cuoio che contiene il vento che lo avrebbe riportato nella sua isola natale, Itaca.

Eolo compare anche nell’Eneide di Virgilio (libro ITP[3]PT). Nell'ora della sua morte Eolo, ritenuto troppo prezioso da Zeus, questi lo lascia rendendolo immortale a guardia dei venti in una grotta delle isole Eolie.

Eolo – secondo Diodoro Siculo - sarebbe stato accolto da Liparo come uno della sua gente, che gli avrebbe dato in moglie una propria figlia e quindi il suo regno. Quando Liparo fu avanti negli anni manifestò l'intenzione di tornare in Campania e Eolo gli procurò un vasto territorio vicino a Sorrento, dove si ritirò, regnando fino alla morte nel pieno rispetto delle genti locali.

 

Una nuova grave crisi

 

Che gli Ausoni come gli Eoli , come lo saranno i Cnidi che giungeranno alle Eolie  in seguito, siano gente di origine greca, non vi è alcuna certezza. Si sa che venivano dalla Campania e che raggiunsero le Eolie in forze perchè riuscirono a smantellare tutti i presidi preesistenti, lasciando tracce evidenti di incendi nelle rovine. Con loro arrivo le isole minori caddero nell’abbandono ed in generale la vita nell’arcipelago subì un imbarbarimento che durò per parecchi decenni, tutta la fase detta dell’Ausonio I. Solo con l’Ausonio II - e cioè con una successiva invasioni di altri popoli della stessa origine ma culturalmente più evoluti - emergono segni di una civiltà più progredita dì “ una popolazione numerosa doveva addensarsi nella ristretta superficie della ben munita acropoli“TP[4]PT.. Comunque sia, il dominio degli Ausoni si prolunga – fra distruzioni violentissime degli insediamenti e ricostruzioni – fino a quella decisiva collocata fra la fine del X e gli inizi del IX secolo a. C..Dopo  l'acropoli di Lipari rimarrà per secoli deserta e l‘arcipelago senza storia.

Quali sono le ragioni di queste distruzioni? E' assai probabile – osserva Bernabò Brea – che la violenta distruzione che ha segnato la fine dell'insediamento ausonio, e dopo la quale la città non era stata più ricostruita, sia da attribuire ad una coalizione delle genti abitanti sulla costa tirrenica della penisola, per i quali la pirateria liparese poteva essere estremamente molesta TP[5]PT. Se questa ipotesi risponde a realtà vorrebbe dire che la pacificazione garantita da Liparo prima ed Eolo poi, non funzionava più.

Quando arriveranno i Cnidi nel VI secolo a. C. troveranno nell'isola – sempre secondo Diodoro Siculo - solo cinquecento abitanti dei 1600 che ve n‘erano nel l‘850 a.C.. Abitanti che si dicevano discendenti da Eolo. Con i Cnidi usciamo dalla archeologia ed entriamo nella storia delle Eolie.



TP[1]PT             L.Bernabò Brea, M.Cavalier, Meligunis Lipara, vol VIII, parte II, Alessandro Pagliara ,”Fonti per la storia dell'arcipelago eoliano in età greca”, Palermo, 1995. Il nome Meligunis risalirebbe  a Callimaco. Complessa la traduzione che secondo alcuni potrebbe significare “protettrici di messi” e secondo altri “generata nel miele”. Secondo l'autore  anche il più recente toponimo Lipara, potrebbe non riferirsi a Liparo ma potrebbe essere tradotto con “pingue”, ubertoso”, “luminoso”,  mostrando così una qualche correlazione semantica col toponimo più antico. Ma c'è anche chi mette in guardia affermando che il toponimo Meligunis potrebbe essere un'invenzione ellenistica ( A. Pagliara, Meligunis-Lipara. Nota di toponomastica eoliana, “Kokalos”, 38, 1992, pagg. £03-318.

TP[2]PT             “Giungemmo nell’Eolia, ove il diletto

                Agli immortali dei d’Ippota figlio,

                Eolo, abitava in isola natante,

                Cui tutta un muro d’infrangibil rame

                E una liscia circonda eccelsa rupe.

                Dodici, sei d’un sesso e sei dell’altro,

                Gli nacquero figli in casa; ed ei congiunse

                Per nodo maritale suore e fratelli

                Che avean degli anni il più bel fior sul volto…

 

                … Ma come, giunta del partir mio l’ora,

                Parole io mossi ad impetrar licenza,

                Ei, non che dissentir, del mio viaggio

                Pensier si tolse e cura, e della pelle

                Di bue novenne appresentommi un otre,

                Che imprigionava i tempestosi venti:

                Poiché de’ venti dispensier supremo

                Fu da Giove nomato; ed a sua voglia

                Stringer lor puote, o rallentare il freno”. (Libro X 1-9. 25-33)

TP[3]PT             “Ciò fra suo cor la dea fremendo ancora,
giunse in Eòlia, di procelle e d'àustri
e de le furie lor patria feconda.
Eolo è suo re, ch'ivi in un antro immenso
le sonore tempeste e i tempestosi
vènti, sí com'è d'uopo, affrena e regge.
Eglino impetuosi e ribellanti
tal fra lor fanno e per quei chiostri un fremito,
che ne trema la terra e n'urla il monte.
Ed ei lor sopra, realmente adorno
di corona e di scettro, in alto assiso,
l'ira e gl'impeti lor mitiga e molce.”
(Libro I, 88-99)

TP[4]PT             L. Bernabò Brea e M. Cavalier, Le Isole Eolie- Vulcanologia Archeologia, Ragusi Editore 1992

TP[5]PT          Meligunis Lipara, vol. IX, Parte I l'Acropoli, pag.27

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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