I “fraticelli spirituali”

I monaci eremiti e i toponimi delle Eolie

S. Madoro sulla strada per Pianoconte. Queste piccole chiesette oggi abbandonate avevano visto un tempo la presenza e l'attività di monaci ed eremiti.

Probabilmente la nomina di Giovanni Graffeo che apparteneva all’ordine dei francescani conventuali e che dovette avvenire il 17 luglio del 1360 aveva una ragione specifica. Il vuoto di potere che si era creato nelle isole e nella diocesi aveva favorito la penetrazione di diversi monaci, chiamati “fraticelli spirituali” che, insoddisfatti di come era applicata la regola francescana, avevano abbandonato i conventi, si erano distaccati dall’ordine e riuniti in piccoli gruppi si ritiravano in luoghi solitari vivendo una povertà integrale. Vestivano una semplice tunica stretta ai fianchi da una cordicella e portavano i capelli tagliati corti con la sommità del capo interamente rasa che chiamavano “chierica”.I fraticelli accusavano la Chiesa ed in particolare le gerarchia, di avere tradito la legge evangelica  e la Chiesa, li ricambiava,  considerandoli ribelli ed eretici e venivano perseguitati dalla Inquisizione. Molti di questi frati si erano stabiliti in Calabria prima e poi in Sicilia guadagnandosi, in qualche modo, la protezione degli angioini e degli aragonesi e alimentando forti preoccupazioni nei vescovi e nei pontefici per via della loro capacità di proselitismo.

Che questi fraticelli spirituali si fossero insediati alle Eolie non abbiamo nessun documento se non il riscontro – come nota Giuseppe Iacolino – di molti toponimi che ad essi si riferiscono o sembrano riferirsi. Toponimi legati al nome “monaco”, “monaco santo”, ”monachello”, “chirica”, “chirica rasa”, ma anche “mosche[1]” si trovano a Lipari tra Acquacalda, Punta Castagna e Lami; nell’isola di Salina a Leni, Pollara e presso Lingua, a Filicudi presso Punta Brigantini, a Basiluzzo, a Stromboli fra Punta Lena e lo Sciarato e sono, osserva sempre Iacolino, almeno ventuno[2].

L'isolotto di Basiluzzo

Il monachesimo ufficiale

Gli anni che vanno dal 300 al 400 sono anni di crescita per la popolazione delle Eolie. Le statistiche[3] ci dicono che si passa dai 3000 abitanti del 1330 ai sei mila del 1450 segno che l’economia prosperava e che si andava affermando una ricca borghesia terriera ed una intraprendente classe mercantile. Ma la popolazione cresceva soprattutto nell’isola principale e prevalentemente nel Castello mentre diminuiva nelle altre isole per via della pirateria turca . E così di fatto si veniva a creare una divisione dei compiti fra la Chiesa ufficiale ed i fraticelli spirituali. La prima si occupava di Lipari e delle contrade più popolose ed accessibili dell’isola, i fraticelli delle altre isole e delle contrade più difficili dell’isola principale, cioè di quelle situate oltre Canneto. Per questo abbiamo un maggior numero di toponimi che si riferiscono ai monaci sia nella parte settentrionale dell’isola sia a Salina, Stromboli, Filicudi. Qui i fraticelli probabilmente vivevano appartati ed in solitudine dando consigli ed insegnamenti a chi veniva a fare loro visita. Non dovette esserci mai conflitto aperto da noi fra le “due Chiese” e questo spiega forse perché i Vescovi che furono mandati alle Eolie lungo il trecento ed il quattrocento fossero tutti monaci. La strategia usata dalla Chiesa per arginare il proselitismo dei fraticelli sarebbe stata quella di contrapporre loro un monachesimo ufficiale che si curasse anche di riformare il clero locale e mantenesse con loro ed i fedeli che li seguivano, un rapporto cordiale che li inducesse alla riconciliazione.

 

La rabbia di Artale

Artale, maestro giustiziere del regno, sul finire di marzo del 1361 crede che sia venuto il momento di riportare Messina e Lipari sotto il governo della Sicilia. Approfittando del fatto che si trovavano a Catania sei galere che avevano scortato la principessa Costanza che andava sposa al re Federico IV, le rifornì di uomini e mezzi e partì alla volta di Messina, ma qui trovò resistenza per cui puntò decisamente su Lipari. Sbarcò e tentò di prendere il Castello ma fu respinto. Allora preso di rabbia pensò di rivalersi mettendo a ferro e fuoco tutte le terre e le poche abitazioni che si trovavano nella città bassa, tutto intorno alla Marina di San Giovanni ( la Marina corta di oggi). “Vigne, ulivi,cotone, coltivazioni, animali, barche che erano in porto, tutto bruciarono[4],” né volle – aggiunge il Campis – che perdonasse anco a’ fiori, svellendo tutte le garofani e le viole” di cui il paese abbondava. Infine “se ne partì carico di ricca preda[5].

Nel 1364 muore il vescovo Gaffeo e al suo posto pare che venga designato un frate domenicano di nome Francesco di cui non si conosce né patria né casato. Non si sa con precisione nemmeno il periodo del suo ministero anzi mentre alcuni lo collocano fra il 1364 e il 1371 e altri lo vogliono vescovo per un solo anno, il 1369, altri ancora[6]  lo collocano fra il 1386 e il 1388[7]. Con ogni probabilità egli viene eletto vescovo ma non consacrato fin dal 1364 e rimane lontano da Lipari e da Patti in attesa proprio dell’avallo del papa e della consacrazione. Ma  papa Urbano V, in quel periodo, è preso da tutt’altri problemi impegnato com’era a trasferirsi da Avignone a Roma per poi tornarsene nuovamente ad Avignone e lì morire. Nel frattempo Francesco, d’accordo col vescovo metropolita di Messina, Dionisio de Murcia, inviò a Lipari un canonico della reale casa di Palermo, Simone Maniscalco, a prendere possesso della diocesi e quindi la responsabilità della gestione della Mensa[8].Nel 1371 avrebbe dato le dimissioni o sarebbe stato destituito da una qualche autorità, per tornare ad essere vescovo di Lipari, questa volta a tutti gli effetti, dal 30 maggio 1386 al 18 marzo 1388 quando verrà trasferito alla sede di Mazara del Vallo[9].

Papa Urbano V dinnanzi ad Avignone



[1] Secondo Iacolino anche i toponimi che contengono il nome “mosche” potrebbero riferirsi ai fraticelli. Infatti gli spagnoli chiamavano i monaci  “monjes” che si pronuncia “monkes”, da cui potrebbe derivare il nostro “mosche” di “Grotta delle mosche” ad Acquacalda. G. Iacolino, op.cit. pag. 109, nota n. 2.

[2] G. Iacolino, Le isole Eolie…, vol. III, op.cit.. Sui fraticelli spirituali si veda il capitolo pp.97-109; per i toponimi nelle Eolie in particolare pag. 102.

[3] G.M. Arena, Note sull’economia delle Isole Eolie dal Neolitico alla prima metà del XVI secolo d.C, in “Annali dell’Istituto Tecnico A.M. Jaci di Messina, II serie, a II 1991, pag. 141.

[4] M.da Piazza, Cronaca, Palermo, 1980,II,69.

[5] P. Campis, op.cit., pag. 248.

[6] C. Eubel, Hierarchia Catholica, Padova, 1968.

[7] G. Iacolino, op. cit., pag. 116.

[8] R.Pirri, Sicilia Sacra. Ecclesia Messanensis, N.Giardina, Patti e la cronaca del suo Vescovato, Siena, 1888,pag.85 in  G..Iacolino, op.cit., pag.116-118.

[9] G.Iacolino, idem, pag. 118.

 

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