I privilegi di Lipari

Fra Angioini e Aragonesi

Il porto di Napoli nel XIV secolo

La battaglia di Lipari sancisce un nuovo passaggio delle Eolie in questo andirivieni fra Palermo e Napoli che andò avanti praticamente per due secoli. Se,infatti,  a conclusione dei Vespri siciliani del 31 marzo 1282 i liparesi – che pur in qualche modo li avevano promossi con la protesta dinnanzi al re del loro vescovo Bartolomeo  -  rimasero alla dipendenza di Napoli e degli Angioini perché si sentivano troppo esposti alle rappresaglie, già nel 1302 vengono riannessi alla Sicilia. Tornano nelle mani degli Angioini nel 1339 con un accordo di pace che è tutt'altro che un documento di resa e che in qualche modo inaugura quella che verrà chiamata “l'era dei privilegi”[1]. Cioè in tutti i passaggi fra Regno di Napoli e regno di Sicilia -  nel 1347 tornano ai Siciliani, nel 1357 di nuovo a Napoli,  nel 1372 , col trattato di Avignone, rimangono assegnate a Napoli fino al 1423 quando re Alfonso le dichiara aggregate alla Sicilia per riaggregarle al regno di Napoli nel 1450;. infine nel 1458, secondo le disposizioni testamentarie di Alfonso il Magnanimo in favore del figlio Ferdinando, risponderanno per circa un secolo e mezzo al viceré di Napoli - i Liparesi riusciranno spesso ad avvantaggiarsi con sgravi fiscali, franchigie, riparazioni di edifici, autorizzazioni a portare le armi, ecc.

Alfonso il magnanimo

 

L'era dei privilegi

 

Questi privilegi erano “il frutto della grande abilità del ceto dirigente liparese, pronto a sfruttare a proprio vantaggio ogni opportunità, ogni varco che si apriva nel complicato svolgersi degli avvenimenti”[2]. Alla fase iniziale della concessione dei privilegi – che si configurano al tempo di Federico imperatore , come elargizione dall’alto – fa seguito in età successiva una pratica pattizia tra governanti e potere centrale  che è prova del dilatarsi e rafforzarsi delle autonomie periferiche[3] ma anche, nel caso delle Eolie, nell’importanza strategica che le Eolie avevano assunto nello scacchiere del basso Tirreno. Non a caso il maggiore “bottino” di privilegi i liparesi lo faranno, come vedremo, il 15 maggio 1502 quando lo scontro fra Napoli e Sicilia è più acceso, malgrado essi trattino una resa.

Comunque, al di là di queste notizie generali ¸ le informazioni su questi anni,  sul conto delle Eolie sono scarse o addirittura assenti. Rimangono da registrare la successione dei vescovi che però presentano alcuni vuoti e alcuni dubbi e, a volte, hanno poco a che vedere con la diocesi giacchè la loro nomina assume, per lo più, il carattere di un riconoscimento onorifico piuttosto che un incarico pastorale e politico.

Papa Clemente VI

Così il 27 novembre 1342 il papa Clemente VI nomina vescovo , dopo almeno sette anni di sede vacante, Vincenzo dell’Ordine dei Minori che probabilmente riuscì a raggiungere Lipari ma non Patti visto che le due sedi erano politicamente  nuovamente separate fra Napoli e Sicilia. Vincenzo, pur in questo possesso precario della diocesi si rese conto che molti beni erano stati occupati e distolti e per questo si rivolse al papa che il primo ottobre del 1346 lancia la scomunica contro i detentori in malafede dei beni della diocesi.

Vincenzo, però, era morto nei primi del 1346 e papa Clemente aveva nominato con bolla del 15 febbraio un altro frate minore, Pietro de Pernis, di origine tedesca come rivela l’appellativo di Theotonicus, che era stato cappellano maggiore della corte di Palermo e fedelissimo alla corte siciliana.

Intanto nell’estate del 1347 otto galere aragonesi attaccavano Lipari e fra la fine d’agosto ed i primi di settembre i siciliani ne riacquistano il pieno controllo.

 

La pratica della pirateria

 

Pietro de Petris muore il 21 gennaio del 1354 e si apre di fatto un’altra vacanza anche se il 15 novembre 1354 viene nominato vescovo di Lipari e Patti fra Pietro Tomasio[4]. Ma si tratterà di una nomina del tutto onorifica, e così il 15 novembre del 1354 verrà nominato vicario e procuratore per le cose spirituali e temporali, un certo Francesco di Catania cappellano regio. Fra le poche notizie che riguardano le Eolie spiccano due serie di documenti che si riferiscono al periodo 1355-1357 , fino a quando cioè le Eolie non tornano sotto il governo angioino. La prima serie riguarda lo svilupparsi nell’arcipelago di una pirateria locale probabilmente come reazione alla situazione di incertezza e di precarietà che si era abbattuta sulle isole. Una pirateria che non distingue fra amici e nemici e che porta il re Federico IV detto il Semplice, salito al trono appena tredicenne, come successore del fratello Ludovico, a fare presente “ a tutti gli uomini della città di Lipari suoi fedeli”, che non è possibile armare galee, barche e vascelli di qualsivoglia tipo, atti a praticare la pirateria, senza la licenza dell’ammiraglio del Regno o del vice ammiraglio[5].

Corsari e pirati

La seconda serie[6] riguarda invece le richieste di somme e contributi che la curia del re ordina alla diocesi di Patti e Lipari e specificamente al procuratore e vicario del vescovo, Francesco di Catania. Sono somme richieste per realizzare fortificazioni nelle Eolie e nella piana di Milazzo, pagare armigeri del castello di Tindari e il capo della guarnigione di Lipari. Proprio il castellano e capo della guarnigione di Lipari, Berteraymo Formica, sul finire del 1356, fiutando il pericolo di un cambiamento di regno, rassegna le dimissioni e fugge, così il re è costretto a nominare capitano e castellano Vinciguerra figlio di Artale d’Aragona, Maestro giustiziere del regno[7]. Infatti alla fine del mese di dicembre del 1356 gli angioini, con poche galere, senza colpo ferire, occupano Lipari dopo che qualche giorno prima avevano occupato Messina.

La perdita delle Eolie arrovella il re siciliano che studia come rientrarne in possesso promettendole a chi si fosse adoperato per il loro recupero. Contemporaneamente il papa Innocenzo VI che era schierato con gli angioini pensò di consolidare il loro controllo nominando vescovo Giovanni Graffeo visto  che Pietro Tomasio era oberato da impegni che lo legavano alla Sede Apostolica[8] e il procuratore vicario Francesco di Catania  era accusato di scorretta amministrazione.

Palazzo dei normanni o Palazzo reale del Regno di Sicilia a Palermo


[1] C.M.Rugolo distingue fra capitoli e privilegi. I capitoli sarebbero le richieste inoltrate dai sudditi al potere centrale e alle quali l’approvazione regia conferisce valore normativo, i privilegi, seguono lo stesso iter ma avevano una più specifica valenza economica. “Il recupero della memoria. I codici dei Capitoli e Privilegi di Lipari” in “Bullettino dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, 105, 2003,  pag. 387.

[2] Idem, pag. 400. E’ stato fatto osservare che “probabilmente già in età sveva, in ambiente meridionale si distinguevano privilegia, cioè norme di ius singulare specificatamente connesse alle singole città con provvedimenti del sovrano in forza della sua piena maestà, spesso attinenti a rapporti di diritto pubblico; consuetudines aprobatae, cioè norme cittadine regolanti i rapporti di diritto privato, forse non ancora definite in forma scritta, seppure di corrente applicazione, delle quali era riconosciuto e accertato l’uso, e forse anche statuta, cioè provvedimenti deliberati dalle assemblee cittadine  e trascritti in libri privilegiorum custoditi dalla città”, A. Romano, Vito la Mantia e le fonti della legislazione cittadina siciliana meridionale, prefazione a La Mantia, Antiche consuetudini delle città di Sicilia, Messina 1993, pp LVI-LX, nota 119, in C. M. Rugolo, op.cit., pag.423.

[3] C.M. Rugolo, op. cit., pag. 423-424.

[4] Fra Pietro Tomasio sarà canonizzato santo e verrà proclamato coprotettore della diocesi  con giornata commemorativa fissata al  19 gennaio.

[5] G. Cosentino, Codice diplomatico di Federico III d’Aragona e IV re di Sicilia (1355-1377), in “Documenti per servire la Storia della Sicilia”, I serie, vol. IX, Palermo, 1855, pag. 34; 14 e 287. G. Iacolino, Le isole Eolie…, vol. III, op. cit. pagg. 84-87.

[6] G. Cosentino, idem, pp 25, 56, 57, 250, 251, 280. G. Iacolino, op.cit., pag. 88-89.

[7] L. Zagami, Lipari e i suoi cinque millenni di storia, op.cit., pag. 199, nota 18.

[8] A. Sidoti, I documenti dell’Arca Magna del Capitolo Cattedrale di Patti, in “Timeo”, periodico annuale della Soc. Pattese di Storia Patria, n.1, marzo 1987; G. Iacolino, op.cit., pag. 95.

 

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