I sindaci diventano podestà

Una sanatoria per l'occupazione dei terreni alla Recche Rosse

Nel Consiglio dell’11 ottobre 1925 viene portato dal consigliere Giuseppe Ziino il problema dell’occupazione dei terreni alla Rocche Rosse. Si parte dalla denuncia che è in atto una occupazione abusiva a spese del demanio comunale, ma si arriva ad una proposta concreta. Siccome si tratta di un terreno arido ma di possibile edificazione egli propone che la si divida in lotti e la si assegni agli “indigeni che dimostrino di essere tali”, ai mutilati, orfani, vedove e decorati di guerra solo a fini edificatori, evitando che di essi si faccia speculazione. Ed il Consiglio delibera di dare mandato all’ing.Turchio di preparare una planimetria della contrada, di predisporre i lotti e di mettere come vincolo che le costruzioni devono essere realizzate entro due anni dall’assegnazione. Si stabilisce anche un canone enfiteutico annuo di lire 15 per lotto. Saranno escluse dalla concessione le aree di possibile scavo per presenza di pomice di valore commerciale e quelle in prossimità del mare che rimarranno per l’uso civico.

In riferimento a questa iniziativa, nel 1951 l’avv. Giovanni Raffaele[1] scriverà, che l’istituto d'ufficio dal Commissario Regionale per la liquidazione degli usi civici della Sicilia verificò dal 1925 al 1929, “le occupazioni arbitrarie compiute da privati in danno del demanio comunale pomicifero di Lipari nelle contrade S. Gaetano e Grotta delle Mosche facenti parte della località Acquacalda, e nelle località Rocche Castagna, Porticello, Campobianco, Spiaggia Arena, Pietraliscia, Croce, Montepilato, Agliozzo, Rocche Rosse, Due Corna, Cavallo Arena, Serro Chiesuola, Valloni Acquacalda, Chiesa Vecchia di Acquacalda”. Ci furono diverse opposizioni  contro gli atti della verifica da parte di chi era stato incluso “negli elenchi delle occupazioni non legittimabili del demanio comunale pomicifero di Lipari”. Con sentenza del commissario degli usi civici del 21 maggio 1932[2] si ordinava la reintegra “delle zone di demanio arbitrariamente occupate dai privati, facultando il Comune ad immettersene in possesso intra trenta giorni dalla notifica dei provvedimenti, condannando inoltre gli occupatori al pagamento dei frutti indebitamente percepiti e delle spese di giustizia e di verifica, rimandando a separata sede la liquidazione di tali spese e frutti”[3].

Grazie a questa iniziativa, saranno parecchi, i gruppi familiari che  realizzeranno una abitazione e, sul finire del secolo l’amministrazione comunale opererà perché ai possessori di alloggi su terreni gravati da enfiteusi sia data la possibilità di divenire proprietari a pieno titolo. Ma la sentenza del commissario non riguardava solo i modesti “usurpatori” che avevano occupato un pezzo di terreno per farsi la propria abitazione familiare, ma anche grossi proprietari di terreni pomiciferi che avevano usurpato oppure avevano sconfinato, cioè non erano rimasti nei limiti della loro concessione originaria. E sarà proprio questo problema del reintegro dei terreni usurpati dai grossi proprietari, una delle ragioni alla base della riproposta autonomia di Canneto sul finire degli anni 40.

Per la reintegra dei terreni pomiciferi il commissario per gli usi civici inviava a Lipari per gli accertamenti l’ing. Lemmo che sarà autore di una mappa dei terreni pomiciferi, conosciuta come “mappa Lemmo”, che a lungo è stata utilizzata dagli uffici comunali come strumento di individuazione delle varie taglie. 

Fra i proprietari veri che però avevano sconfinato c’era Gaetano Saltalamacchia  di Acquacalda padre del Sindaco Salvatore Saltalamacchia. Per questa ragione il Sindaco dovette dimettersi e, malgrado una commissione di Lipari avesse fatto presente  al prefetto Guerresi che sarebbe stato utile, anche al fine di una composizione della vertenza, nominare commissario prefettizio lo stesso Saltalamacchia, il prefetto non accettò la proposta. Invece sciolse il Consiglio giacché i suoi membri erano, chi più chi meno, imparentati con gli aventi causa, e nominò commissario l’avv. Gaetano Manganaro. Questi compare negli atti del Comune di Lipari a partire dal 24 marzo 1926.

 

Si propone una rotabile che faccia il giro dell'isola

Salvatore Saltalamacchia tornerà alla guida del Comune il 10 aprile 1927 quando viene nominato Podestà in virtù della legge 4 febbraio 1926 n. 227.

Con la legge del 4 febbraio 1926 n. 237, che fa parte delle cosiddette” leggi fascistissime”, venne istituito il podestà. Dal 21 aprile 1927 al 1945 gli organi democratici dei comuni furono soppressi e tutte le funzioni in precedenza svolte dal sindaco, dalla giunta e dal consiglio comunale furono trasferite ad un podestà, nominato con Regio decreto per cinque anni e in ogni momento revocabile.[4]

Sempre nella seduta dell’11 ottobre e per iniziativa del consigliere Ziino si approva un ordine del giorno che è una perorazione al governo fascista perché si doti l’isola di una rotabile che permetta la “circolazione intera dell’isola” collegando fra loro Lipari, Canneto, Acquacalda, Quattropani, Pianoconte e di nuovo Lipari ed in particolare il suo porto rifugio. E questo sia per esigenze legate allo sviluppo sociale e civile sia per lo sviluppo economico e commerciale.  Questa richiesta diventa tanto più pressante osserva il Consiglio in quanto “il miglioramento encomiabile che sta avverarsi nei servizi marittimi dell’Arcipelago Eolio, apportato dal Governo, non sarebbe in sostanziale armonia con la deficienza di strade che non migliorano ma peggiorano le condizioni interne della principale fra le sette isole liparesi”.

Un sogno questo di una rotabile che percorra tutto il perimetro dell’isola che verrà concretizzata solo negli anni 70. Invece un altro sogno che finalmente viene a compimento è quello di avere la strada centrale di Lipari degna di un vero e proprio corso.

Il 13 aprile del 1925 il Consiglio deliberò l’allineamento fra la casa di Michele Antonucci con quella del dott. Gaetano Fenech eliminando così tutte le porzioni di fabbricato e di terreni eccedenti questa linea. Spariva così ‘u Strittu a Sena che da qualche tempo aveva assunto il nome di via Eolia ma tutti continuavano ad indicarlo col vecchio nome. Passarono sedici mesi dalla delibera ed ora Lipari aveva corso Vittorio Emanuele che da San Pietro correva diritto fino sopra il piano. Un corso con la sua brava pavimentazione a basole ed i marciapiedi con mattoni di cemento[5].



[1] Avv. G. Raffaele, Per l’integrità territoriale del Comune di Lipari. Memoria storico-giuridica, Lipari 1951.

[2] Pubblicata a stampa sul Bollettino degli Usi Civili, anno II, fascicolo V, maggio 1932 pagine 1889 a 1959)

[3] Avv. G. Raffaele, op. cit.

[4] Nei comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti il podestà poteva essere affiancato da uno o due vice-podestà (secondo che la popolazione fosse inferiore o superiore a 100.000 abitanti), nominati dal Ministero dell'Interno. Il podestà era inoltre assistito da una consulta municipale, con funzioni consultive, composta da almeno 6 consultori, nominati dal prefetto.

[5] G. Iacololino, Strade che vai, memorie che trovi, op. cit. , pag. 162-163.

 

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