Il contributo di Fabio Famularo alla storia delle Eolie della prima metà del 900

1. Due considerazioni preliminari: la storiografia eoliana del 900 ed i materiali di riferimento

 

Prima di entrare nel merito del libro di Fabio Famularo permettetemi alcune considerazioni preliminari per chi affronta la storia delle Eolie del 900.

Prima considerazione. Una storiografia delle Eolie del 900 si può dire che non esista. E’ il problema che mi sono trovato di fronte quando ho scritto “Navigando nella storia delle Eolie” rischiando di andare oltre le colonne d’ercole del 700 che erano quelle alle quali, di fatto, si era fermato Leopoldo Zagami. Così ho dovuto improvvisare cercando di mettere a fuoco i temi nodali ricorrendo ad una documentazione parziale e carente. I temi, visti a volo d’uccello, sono quelli della crisi dell’agricoltura, delle vicende della pomice e della ricerca di un nuovo modello di sviluppo fondato sul turismo; lo scontro sulla proprietà dei terreni pomici feri; il travaglio di Salina e la sua autonomia amministrativa; le opere pubbliche della modernità ( centrale elettrica, rotabili, collegamenti marittimi); le due guerre mondiali; il fascismo e il confino ma soprattutto, trasversale a questi temi, quello della vita quotidiana della gente di Lipari e delle isole minori. Sul novecento il libro “Navigando” non rappresenta un punto di arrivo storiografico ma soltanto un punto di partenza. Fa il punto sulla documentazione esistente e si augura che sproni  giovani e meno giovani a raccogliere e pubblicare documenti e memorie. Fabio Famularo dà un contributo importante, per certi versi fin’ora unico, alla conoscenza della vita quotidiana soprattutto a Stromboli ed alla seconda guerra mondiale nel nostro arcipelago e questo sia col libretto di cui parliamo oggi “I giorni dwella guerra. Quando i tedeschi sbarcarono a Stromboli” e il primo” …e poi Stromboli”. Invece “Il richiamo silenzioso del vulcano” anche se qui è lì ci sono sprazzi di vita locale, appartiene più al genere romanzo (la storia di Giuliano) e “Raccontami di Stromboli” raccoglie una serie di racconti anche se l’ambientazione è sempre  a Stromboli nella prima metà del secolo scorso.

Seconda considerazione. Sul novecento eoliano i materiali di riferimento sono scarsi e sicuramente insufficienti. E questo proprio a cominciare dalle memorie che offrono uno spaccato immediato della vita quotidiana. Oggi possiamo dire paradossalmente che grazie a Marilena Maffei si sa più dell’immaginario degli eoliani della prima metà del 900 che della loro vita reale. Su questo piano oltre a Fabio Famularo mi sembra di potere segnalare solo Renato De Pasquale e le pagine del Notiziario delle Isole Eolie di Salvatore Saltalamacchia prima e Augusto Merlino poi, Arcipelago di Bartolino Famularo, e gli allegati con cui Pino Paino ha arricchito gli otto volumi sulle Eolie dell’arciduca Luigi Salvatore d’Austria.

Ma con Pino Paino forse siamo più in là dell’ambito delle memorie ed entriamo nella casistica della ricerca/documentazione soprattutto con il libro la “Vera storia di Lipari”. In questo settore oltre ai saggi di Iacolino raccolti in “Gente delle Eolie” e il libro “Strade che vai, memorie che trovi” troviamo “Confinati politici e relegati comuni a Lipari” di Leopoldo Zagami, i volumi ed i saggi di Carmelo Cavallaro, il libro “Mercanti di mare” di Saija e Cervellera su Salina e il saggio di Marcello Saija su “La seconda controversia liparitana” nel secondo quaderno del Museo Archeologico, un saggio di Angelo Raffa su Quaderni di Italia Nostra sulla speculazione nelle Eolie nel secondo dopoguerra, i libri di p. Alfredo Adornato, il saggio di p.Agostino da Giardini su Mons. Re ed infine la preziosa produzione di Pino la Greca di questi anni sulle terme di S. Calogero, l’industria della pomice, il confino e infine le giornate di Filicudi.

Un materiale, in genere, di valore e spessore diverso, non sempre passato ad un severo vaglio critico e carente di un lavoro di inquadramento generale che sappia ricondursi ad una lettura della nostra storia.

 

2.Fabio Famularo e la vita quotidiana di Stromboli della prima metà del 900

 

Dopo queste due considerazioni di ordine generale vorrei farne altre due a partire dai libri di Fabio Famularo. Il primo relativo alla vita quotidiana di Stromboli nella prima metà del 900. Il secondo riguardante la seconda guerra mondiale a Stromboli e nelle Eolie.

Il libro di Fabio che contiene il maggior numero di notizie sulla Stromboli della prima metà del 900, è “… e poi Stromboli” pubblicato nel 2008 e che parla della vita avventurosa del nonno dell’autore. Diciamo “grosso modo”che il periodo esaminato prende il via dagli anni 25 quando Gaetano fugge da Lipari e dalla sua famiglia ancora ragazzino e si va a stabilire in quest’isola, fino alla seconda metà degli anni 50 quando, come la maggior parte degli Stromboliani, decide di emigrare a New York e di abbandonare Iddu  che si è rivelato inaffidabile. Ma al contrario di tanti suoi compaesani Gaetano a New York rimane poco, solo due anni, poi, con la moglie Maria decide di fare ritorno al suo vulcano giusto per fare i conti con una realtà profondamente cambiata e con le prime avvisaglie del turismo.  Quella che emerge in queste pagine è’ la Stromboli dove la gente lavora duramente la terra sfruttandone ogni più piccolo fazzoletto, ma anche la Stromboli dei pescatori : persone coraggiose che si avventurano in mare cercando di interpretare l’andamento del tempo, la Stromboli delle feste serali nelle case spesso in competizione fra loro.. E’ la Stromboli della realizzazione di alcune importanti opere come il nuovo cimitero ai lavori del quale partecipa Gaetano, la costruzione della chiesa di San Bartolomeo, ma anche dell’eruzione dell’11 settembre 1930 una delle più drammatiche che rompe il rapporto di fiducia fra il vulcano ed gli abitanti. Tutti gli anni 30 sono anni di forte instabilità del vulcano per cui inizia un lungo periodo di emigrazione che svuota l’isola per la gran parte. Infine la guerra. La seconda guerra mondiale che fa di Stromboli l’isola delle Eolie più militarizzata con militari italiani e tedeschi. Anzi i tedeschi fanno dell’isola un punto strategico per gli avvistamenti in mare.

 

3. I giorni della guerra a Stromboli

Della Stromboli in guerra Fabio ne parla in una decine di pagine del suo primo libro e poi riprende il tema sviluppandolo nel volumetto “I giorni della guerra. Quando i tedeschi sbarcarono a Stromboli”.

Dico subito che si tratta di un prezioso contributo. Prima di questi due libri ed in particolare dell’ultimo sembrava che la le Eolie avessero guardato la guerra da lontano se non fosse strato per l’affondamento del piroscafo Santamarina il 9 maggio del 1943 nel quale perirono 61 persone e non ci fu famiglia che non fosse toccata dalla tragedia ed il siluramento nel 1942 dell’incrociatore Bolzano della Marina nelle acque di Panarea. Anzi la guerra a Lipari e alle Eolie è stata soprattutto l’affondamento del Santamarina le cui ragioni e motivazioni sono ancora avvolte nel mistero. Nel maggio del 2002 Antonio Brundu , sul periodico “Stretto indispensabile”, ha sostenuto che l’affondamento potesse essere connesso con l’ammaraggio di fortuna di un idrovolante da guerra tedesco, proveniente dall’Africa, colpito da aerei alleati nel laghetto di Lingua (Salina) avvenuto proprio qualche giorno prima. I tedeschi che pare fossero in possesso di importanti documenti dovevano imbarcarsi sul Santamarina proprio il 9 maggio ma all’ultimo minuto ci fu un cambio di programma. Questa novità non venne colta dal controspionaggio inglese e così il sommergibile Unrivalled silurano ugualmente l’innocente piroscafo eoliano carico di inermi passeggeri.

Fabio Famularo ci fa vedere invece che a Stromboli – proprio per la particolare collocazione strategica dell’isola - la guerra fu palpabile e consistette nella presenza di numerosi militari italiani ma soprattutto una guarnigione di soldati tedeschi che si comportarono, non come alleati, ma come un vero e proprio esercito di occupazione.

“Essi giunsero, scrive Fabio, improvvisamente in una mattina di calma piatta, provenienti dalla Calabria a bordo di un grande zatterone nero a due scafi, simile ad un moderno catamarano… Il loro zatterone era attrezzato come un vero e proprio mezzo da sbarco e arrivò direttamente sulla spiaggia senza gettare le ancore. Sembrò un abbordaggio come quello dei racconti dei pirati… I tedeschi si annunciarono con una lunga raffica di mitra che c’impedì di scappare. Un giovane ufficiale ci richiamò sotto bordo e con modi prepotenti ci ordinò di aiutarli a sbarcare le loro cose…”.

Prepotenza  ed arroganza sono il loro modo di presentarsi che vengono in qualche modo contrastati dal coraggio di un maresciallo dei carabinieri sopraggiunto di corsa richiamato dalle raffiche di mitra.

Ma al di là di questa presentazione i tedeschi fanno una vita piuttosto ritirata, chiusi praticamente tutto il giorno nelle loro postazioni e nei loro rifugi dove, a sera bevevano fino ad ubriacarsi. I rapporti con i locali erano scarsi e si limitavano alla ricerca di viveri e soprattutto di vino proponendo degli scambi. Scambi e relazioni che erano fortemente proibiti dal loro comando.                                               

Ma oltre alla presenza dei militari la militarizzazione dell’isola riduce la libertà e le possibilità di lavoro degli abitanti. Obbligo dell’oscuramento, obbligo di rientrare in casa la sera perché vi era il coprifuoco, obbligo di non andare a pescare, mancanza di collegamenti con Lipari e la Sicilia, prima forte riduzione dei rifornimenti e poi la fame quella vera. Poi gli scontri navali nell’area di mare al largo dell’isola, le incursioni  aeree sul mare, il mare pieno di  rottami e di centinaia di cadaveri di soldati italiani, tedeschi, americani, inglesi, bianchi e di colore.

Ed inoltre le azioni di coraggio per procurarsi il cibo per sopravvivere, l’elusione dei controlli per andare a pescare malgrado i divieti, l’escursione a Palermo per raccogliere vettovaglie e quindi la grande solidarietà fra la gente che , pur nella miseria, si aiutava e sosteneva a vicenda, le partenze per la guerra e la gioia dei rientri a casa, la tracotanza dei fascisti che per gli isolani erano il vero nemico più dei tedeschi..

Infine la fuga dei tedeschi e l’arrivo degli americani.       

“ Il primo segno che qualcosa stesse veramente cambiando – scrive Fabio ( pag. 80) -si ebbe un mattino, quando alle prime luci dell’alba fummo svegliati da un forte odore acre di bruciato proveniente da diversi punti dell’isola e vedemmo i tedeschi riunirsi velocemente sulla spiaggia di Ficogrande. In tutta fretta misero in mare i grossi zatteroni con cui erano arrivati e dopo essersi imbarcati, sparirono all’orizzonte verso la Calabria, abbandonando l’isola dopo mesi e mesi di occupazione. Prima della partenza si erano premurati di mettere a ferro e fuoco ciò che avevano realizzato in tutto quel tempo e delle loro strutture non era rimasto più nulla”.

Giudizio sull’occupazione tedesca: pag. 81.: “In tutti quei mesi avevamo imparto a conoscere i soldati tedeschi…”.

L’arrivo degli americani : “…Un mattino sulla linea dell’orizzonte si affacciarono due navi che piano piano facevano rotta verso di noi, fino a quando gettarono l’ancora davanti alla spiaggia di Ficogrande. Tutti gli abitanti, compreso me, non sapendo chi fossero scapparono velocemente su per la montagna cercando di sfuggire ai nuovi invasori. Le due navi battenti bandiera americana, si fermarono ad osservare i nostri movimenti da lontano senza accennare a un imminente sbarco. Questo ci tranquillizzò un po’ ma ben presto capimmo che qualunque fossero state le loro intenzioni, non gli saremmo mai potuti sfuggire: l’isola era troppo piccola e ci avrebbero comunque trovato. Cos’ mi feci coraggio e con due miei amici decidemmo di andargli incontro. Ci recammo sulla spiaggia del prete, dove prendemmo in prestito un gozzo… Una volta arrivati sottobordo, tutti i soldati si affacciarono dalle mura di dritta puntandoci addosso i fucili e subito una voce c’invitò ad avvicinarci lentamente, quindi ci lanciarono una cima senza però farci salire a bordo. Uno dei militari, che parlava con un forte accento palermitano, dall’alto cominciò ad interrogarmi. Mi disse di stare tranquillo, che loro erano soldati americani venuti in pace e che stavano perlustrando tutte le isole  in cerca di soldati tedeschi e di fascisti. Rimasi sorpreso del fatto che l’ufficiale della nave parlasse in siciliano e lui, vedendomi perplesso, mi disse, che era figlio di emigranti di Palermo e che da sempre parlava il nostro dialetto”.

La guerra e i patimenti della guerra erano veramente finiti. Cominciano quelli del dopoguerra  e riprende la strada dell’emigrazione. Ma questo è un altro racconto.

 Un’ultima considerazione. Fabio è uno scrittore nato. Ha lo stile fluido di chi racconta la vita di tutti i giorni non aliena dall’uso di immagini colorite ed anche poetiche. Si capisce subito che la sua vocazione è il romanzo o il racconto con un’attenzione ai dialoghi che ravvivano e sveltiscono il testo. Queste sue doti li manifesta soprattutto ne “Il richiamo silenzioso del vulcano” che, come abbiamo detto, è un vero e proprio romanzo e in “Raccontami Stromboli” che è una raccolta di racconti che hanno come ambiente la sua isola.                                     

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