Il dopoguerra inizia nel segno della cultura

Le Eolie, una importante stazione archeologica

Il professor Luigi Bernabò Brea

Nel 1946 metterà piede nelle Eolie per la prima volta un personaggio di grande levatura scientifica e culturale che porterà le Eolie alla ribalta del mondo con il loro immenso tesoro archeologico. Ma prima di Luigi Bernabò Brea a Lipari vi erano stati anche altri archeologi e di reperti archeologici avevano parlato numerosi viaggiatori.

Nel 1928 infatti era venuto a compiere una campagna di scavi il prof. Paolo Orsi, direttore del Museo di Siracusa.

Da molti anni  - ci racconta lui stesso – io ero assillato dalle Autorità e dagli intellettuali, che non mancano a Lipari, perché facessi qualche cosa; e tutti erano soprattutto infatuati della terra esistente nel giardino vescovile, che per me, a dir vero, passava in seconda linea. Io pensavo alla possibilità di trovare la necropoli greca, ed in particola quella arcaica. E così decisi una campagna, che durò tutto il  giugno 1928 (…).  Tutta la buona cittadinanza di Lipari mi fu larga di accoglienze, di suggerimenti, e tutte le porte di chi deteneva qualche cosa mi  vennero aperte con la massima cordialità; e ricordo con vero riconoscente affetto i pochi giorni passati nell’Isola.  Voglio in particolare sia fatto il nome di  S.E. Mons. Bernardino Salvatore Re, che mi diede il primo consenso allo scavo del vigneto vescovile, e quello del dott. Giuseppe Favaloro, R. Ispettore onorario degli scavi e monumenti dell’Isola, che mi accordò ospitalità nella sua casa e colla sua lunga esperienza mi fu largo di indicazioni e consigli[1].

Questa campagna si svolse in contrada Diana, “nel vasto orto e vigneto a SO degli edifici vescovili, a pochi passi dalla città antica, rispondente alla moderna, adagiata al piede dell’Acropoli sotto dell’alto colle del castello, racchiudente anche la Cattedrale. In questo terreno pianeggiante si cela una necropoli ellenistica-tarda e romana alla profondità di mt 2,50 circa in un suolo che è un vero lenzuolo funebre, perché formato di una sottile cenere di eruzione, nera, soffice, quasi impalpabile. Quivi e nelle terre contigue mai si erano eseguiti metodici scavi, ma parecchi tumultuari e saltuari, dal barone Madralisca verso il 1864, da Giuseppe Scolarici verso il 1879, il cui prodotto dicesi venduto a Glasgow”[2].

Luigi Bernabò Brea e Maddlene Cavalier

Luigi Bernabò Brea[3] mette piede, abbiamo detto, per la prima volta nelle Isole Eolie nel 1946 che, dagli anni immediatamente successivi, divengono il centro dei suoi interessi scientifici; vi inizia con la collaborazione preziosissima di Madelene  Cavalier, uno straordinario lavoro di scavi sistematici; ricostruisce la storia dell'antropizzazione dell'arcipelago dal neolitico fino all'età romana con una chiarezza, una puntualità che portano immediatamente i risultati delle sue scoperte ad essere paradigma imprescindibile per la conoscenza e lo studio delle civiltà preistoriche e protostoriche di tutto il Mediterraneo centrale.

Le ricerche condotte con le tecniche stratigrafiche e il bagaglio di conoscenze di cui Bernabò Brea aveva fatto tesoro, vengono seguite da pubblicazioni: i materiali vengono subito ordinati e classificati, si inizia un gigantesco lavoro di trasformazione del Castello di Lipari che, circondato dalle monumentali opere di fortificazione cinquecentesche, ospitava la Cattedrale, l'antico palazzo del Vescovi, altre chiese e gli edifici che, fra i due conflitti mondiali, costituiscono la sede della colonia di confino politico.

Bernabò Brea a questo proposito si trovò, in qualche modo la strada aperta, perché nel 1947 era stato creato, proprio al Castello, nel vecchio palazzo dei vescovi, un Antiquarium. Promotrice ne era stata  Isabella Conti. La professoressa aveva  frugato fra le case della città e della campagna in cerca di ogni tipo di reperti che si conservassero in privato e si era  accordata con mons. Bernardino Re, anch'egli un collezionista di pezzi recuperati nei terreni della Mensa, e si era ingegnata a catalogare e inventariare ogni oggetto. Occorreva una sede per fare una sorta di mostra permanente di questi reperti. Bussò a tante porte: Prefettura, Ministero degli Interni, Ministero dell'Istruzione. Ma nessuno le dava risposte. Così un bel giorno decise di salire al castello di forzare una porta del plesso che era stato destinato al confino e lì organizzò la sua mostra.

 

Si mettono le basi del Museo archeologico

Il Castello, col palazzo vescovile che Bernabò Brea riesce a restaurare, diventa il nucleo principale di quella che sarà la più importante realizzazione museale siciliana in campo preistorico, ma soprattutto esempio impareggiabile di organizzazione espositiva, di perfetta tenuta dei depositi e dei laboratori. Questo Museo dal 1960 è in continuo processo di ampliamento e miglioramento. Infatti se si pensa alle opere realizzate per l'importantissimo padiglione dedicato alla vulcanologia, a quelle riguardanti il padiglione ristrutturato delle isole minori, e infine ai lavori per il completo rifacimento del padiglione n. 2, si ha l'idea di ciò che oggi rappresenta per l'archeologia non soltanto siciliana, questa istituzione museale, ma soprattutto dell'enorme insegnamento che è per tutti coloro che creano e gestiscono musei.

Come attraverso le Eolie, si venne a stabilire il suo definitivo e indissolubile legame con l'archeologia della Sicilia, lo ha spiegato lo stesso professore : “Avevo affidato gli scavi di Tindari all'Istituto internazionale di Studi Liguri …. Particolarmente fortunati gli scavi condotti a Milazzo e nelle isole Eolie nelle quali avevo potuto eseguire qualche primo saggio esplorativo, soprattutto a Panarea fin dal 1947 e 1948....Affidai la direzione di queste ricerche a Madeleine Cavalier, già segretaria della Section Languedocienne dell'Istituto di Studi Liguri, venuta in Sicilia per gli scavi di Tindari, e che da allora è rimasta a Lipari, ed ha diretto il Museo Archeologico Eoliano che insieme abbiamo creato. Attraverso gli scavi degli Eolie e di Milazzo si veniva rivelando tutto un mondo nuovo fino ad allora ignoto e insospettato. Si raccoglievano le testimonianze di intensi e prolungati rapporti col mondo egeo. Lipari in particolare ci offriva una serie stratigrafica imponente, estesa attraverso parecchi millenni dagli inizi del neolitico medio alla fine dell'età del bronzo, che veniva a costituire un paradigma per definire su basi certe la fino allora incerta successione delle facies culturali preistoriche della regione tirrenica.

Le nostre scoperete ebbero subito larga risonanza europea. I risultati degli scavi di Lipari e Milazzo venivano ad arricchire largamente il panorama tradizionale della preistoria siciliana fondato sulla lunga ed intensa attività dell'Orsi, integrato d'altronde per quanto riguarda la Sicilia occidentale dai fondamentali contributi portati da Iole Marconi Bovio. Sommando le esperienze siracusane con quelle eoliane ero quindi ora in grado di tracciare un quadro più ampio della preistoria siciliana, più aggiornato, più complesso... Gli scavi delle Isole Eolie e la creazione del Museo eoliano vennero a stabilire il mio definitivo e indissolubile legame con l'archeologia della Sicilia, facendomi escludere la possibilità di qualsiasi altra scelta[4]”.

  

Il parco esterno del Museo dove sono state raccolte molte tombe preistoriche e, a destra, una stanza interna.

 

Hunziker, lo svizzero che amava le Eolie

 

A Lipari nel 1947 faceva ritorno dopo un’assenza di sette anni un altro eoliano di adozione che alle Eolie aveva dedicato la sua arte di pittore : Edwin Hunziker detto “lo svizzero”.

 “Svizzero lo era Hunziker – ha scritto Iacolino – ma solo a metà. Lo era perchè nato nel Cantone di Zurigo, ad Affoltern sull'Albis, nella bella fattoria di papà Rodolfo, il 3 aprile del 1901. Lo era per quel temperamento di puritana e quasi teutonica coerenza con certi suoi principi di etica e di arte. Per il resto, la sua psicologia e gran parte delle sue scelte e dei suoi comportamenti furono italici: anzi siculi e schiettamente isolani. E fu questa la ragione di fondo per cui Hunziker si protese e si aprì al sole mediterraneo sino a rimanere stregato. Esattamente come era capitato ad altri spiriti nordici: a Goethe, per esempio, e a Byron”[5].

Edwin Hunziker

.A Lipari giunge occasionalmente nel 1922. Tornò altre volte e nel 1924 volle mettervi radici invitando altri giovani colleghi a venire a scoprire questi luoghi d'incanto. Una colonia di tre quattro giovani che avevano a modello Henri Matisse e fra i quali primeggiava Max Gubler che eseguì la grande tela intitolata “Processione a Lipari”. Edwin dipinge Marina corta, le case di Lipari, la moglie e il figlioletto, Portinente,  Mendolita ma anche le contrade lontane, partendosi di mattina con il cavalletto ed il seggiolino e raggiungendo Pianoconte, Capistello...

A quel tempo Lipari era una cittadina tranquilla ma questi giovani andarono ad abitare fuori dal paese a Diana.”Idillio quasi paradisiaco dei pittori nell'isola” ebbe a commentare Hunziker stesso. In un'isola non ancora devastata da un turismo troppo commercializzato arriva però il confino politico voluto dal regime fascista e i forestieri dovevano andare via. Così gli amici, a cominciare da Max Gubler, ebbero il foglio di via mentre Hunziker si salvò perchè il 21 novembre del 1925 aveva sposato una ragazza liparese, Clelia Gemmola Una compagna coraggiosa che avrà un ruolo importantissimo nella vita di Edwin sostenendo sempre la sua voglia d'arte e sollevandolo dai piccoli fastidi della quotidianeità.

Il confino procurò a Edwin prima occasioni di incontri con Ambrosini, Malaparte e Gualino e poi non pochi fastidi: sorveglianza attorno alla sua abitazione, mille difficoltà quando doveva viaggiare. Intanto , nel 1926, era nato il suo primogenito Sandro e nel 1931 andranno in Svizzera per organizzare una mostra alla galleria d'arte di Berna e poi l'anno dopo a Parigi, dove soggiornano alcuni mesi. Nel 1932 torna a Lipari ma non sopporta il clima poliziesco che vi si respira :”Ho spesso considerato la mia situazione un'amara ironia del destino. Non ero emigrato per imparare il timore, ma per conquistare una libertà più grande di quella che ci poteva essere nella mia patria”. Inoltre nell'agosto del 1936 era nato il suo secondogenito, Donato, purtroppo colpito da un handicap fin dalla nascita.

Così nel giugno del 1940, ai primi venti di guerra, decide di tornare con la famiglia in Svizzera e vi rimane fino al 1947. A Lipari aveva lasciato e ritrovato grazie all'attenzione di alcuni amici fidati, una casa di campagna a Diana; comprata poco tempo prima dell'inizio della guerra. La casa fu, nell'immediato dopo guerra, ampliata e attrezzata con finalità di farne una pensione, l'attuale albergo “Villa Diana”  gestito dalla famiglia.

E. Hunziker, Il Castello

A Lipari Hunziker prese a frequentare Bernabò Brea, Mons. Re, Isabella Conti.. Per i contadini locali divenne una figura familiare da incontrare sotto gli ulivi di San Calogero o tra i fichi d'India del Salvatore. Ma la modernità che vedeva venire avanti non gli piaceva Non gli piaceva quel turismo.”La cittadina di Lipari è un unico grosso parcheggio. Edifici antichi e bellissimi devono fare spazio al traffico: l'edilizia soprattutto, è alimentata dall'incremento del turismo; ma anche molti italiani del continente si vogliono fare un'abitazione sicura nell'isola; e, in un certo senso, questi fatti si possono assomigliare ad eventi dei secoli passati quando all'interno dell'isola si cercava scampo dai pirati”.

C'è una ragione che spiega perchè, a cominciare dagli ultimi anni Cinquanta, abbandoni le colorazioni tenui e si dia a comporre con pennellate più decise, più cariche e più vigorose, e perchè al paesaggio diafano o al nudo impersonale preferisca i soggetti banali ma innocenti del suo pollaio. E' proprio perchè reagisce al degrado che avanza e ripiega sulla sua realtà domestica, sulla esperienza del suo cortile.



[1] In “Atti della Reale Accademica dei Lincei” Anno CCCXVI, 1929 (VII), serie sesta. Notizie degli scavi di antichità pubblicate d’accordo col R.Istituto di Archeologia e Storia dell’arte, Vol.V. Roma 1929, pag. 62.

[2] Idem.

[3] Per questo paragrafo ho fatto riferimento  a G. Iacolino, Il premio “Selinon 1984” al Prof. Luigi Bernabò Brea, in Gente delle Eolie, op. cit. pp. 138- 143; M.Cavalier, Note Biografiche in www.luigibernabobrea.it

Si vedano gli articoli pubblicati dall'Accademia Selinuntina di Scienze, Lettere, Arti di Mazara del Vallo (Trapani, 1985) in occasione del conferimento del premio "Selinon", nel 1984: L. Bernabò Brea, La Sicilia nella mia vita, pp. 33-45; S.L. Agnello, LuigiBernabò Brea: abbozzo per un ritratto, pp. 47-57; G. Voza, Luigi Bernabò Brea: Soprintendente alle Antichità della Sicilia Orientale, pp. 59-70.

[4] G. Iacolino, Il premio ecc., op. cit., pag. 140 e ss.

[5] G. Iacolino,  Gente delle Eolie, op. cit., pag. 149. Per questo capitolo oltre a questo libro di Iacolino ho tratto informazioni da G. Lo Cascio, La “liparitudine” di Hunzicher, in “Questeolie, anno I n.9; Edwion Hunziker ( 1901-1986). Colore, Luce, Spazio, Museo Archeologico Regionale Eoliano “Luigi Bernabò Brea”, 2004.

Edwin Hunziker frequentò la scuola elementare e secondaria nel suo paese natale e fin da piccolo dava una mano nella fattoria del padre perchè le condizioni di vita erano per la famiglia molto misere e difficoltose. Fin da allora il piccolo Edwin sognava di evadere da quell'ambiente ristretto e conoscere il mondo. Cominciò a fare notare il suo talento nel disegno e  a parlare di  fare il “pittore”. La Scuola Commerciale Cantonale di Zurigo non era per lui, la frequentava malvolentieri ma ubbidiente ai genitori prese il diploma (1920). Di intraprendere la carriera commerciale non vuole sentirne nemmeno parlare e così si iscrive all'università. Ma anche questa non va incontro alle sue esigenze e quindi convince il padre a fargli continuare i suoi studi a Roma. Qui partecipa alla scuola di pittura di Carlo Alberto Petrucci. Ma la sua famiglia non vede di buon occhio questo suo voler fare il “pittore” - “ un morto di fame non è gradito in famiglia”, gli dice il padre - e pretende almeno che si scriva ad una Accademia per diventare insegnante di disegno. Dopo Roma andrà a Monaco, poi a Firenze e quindi a Parigi. Conosce artisti, pittori, stringe amicizie. Nel 1975 Hunziker viene colpito da un ictus che per molti mesi lo costringe a cure sia in Lipari che in Svizzera. Si riprenderà molto bene, anche se da allora camminerà con l'aiuto di un bastone. Riprende a dipingere recandosi nei luoghi amati e lontani dell'isola non più a piedi ma con la macchina ed accompagnato dalla moglie. Dopo la malattia riscopre la vita e così i colori diventano più intensi e sembra mettere sulle tele un entusiasmo ancora maggiore, “Mi sembrava di riscoprire la natura dopo una lunga e involontaria assenza. Le cose più semplici ripresero una nuova parvenza”.

Nel dicembre del 1985 muore il figlio Sandro. Da questo dolore Edwin , già ottantaquattrenne non si riprenderà più. Morirà il 13 marzo del 1986, ad appena tre mesi dalla morte del figlio.

 

 

 

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