Il fascismo combattente fra propaganda e sfilate

Le polemiche sulla fuga

Il 24 marzo del 1929 il fascismo volle la prova di forza delle “elezioni plebiscitarie” cioè quelle che dovevano essere un plebiscito per il regime. Anche a Lipari, come nel resto d’Italia esse furono celebrate in maniera , annota Lussu, “silenziose, ma solenni”.

“Al comizio del ‘gerarca’ venuto appositamente da Messina, prese parte poca gente, ma alle elezioni intervennero tutti. Lipari ha molti abitanti emigrati nell’Australia e nel Canadà: votarono anche quelli. Purtroppo negli ultimi anni, parecchi elettori erano morti. Anch’essi votarono. Immaginiamoci i viventi! Inquadrati da militi e da agenti, in varie colonne raggiunsero le urne. Allo scrutinio dei voti, si trovò che il numero degli elettori iscritto alle liste era stato superato di tre. La vitalità del Regime è innegabile[1].

Il sarcasmo di Lussu scolpisce duramente la tracotanza di un regime tutto teso ad apparire al di là della realtà. Ci furono più votanti degli aventi diritto e …”per una settimana non si parlò d’altro”.  Certamente fra i confinati ma forse anche fra molti isolani che, al di là dell’unità e della compattezza formale, covavano molti risentimenti e rancori.

Questo evento diede la stura a tutta una serie di denunce anonime ed alcune anche con tanto di firma come quelle a nome di Giovanni Caputo e di Giovanni Natoli dirette a contestare il comportamento delle “autorità” locali  prima e durante la fuga.

Un gruppo di confinati in un momento di svago.

“Nessun servizio di sorveglianza è stato mai fatto per mare, - scrive Giovanni Caputo direttamente a Mussolini il 30 luglio - i mezzi a disposizioni dell’Autorità ad altro non sono serviti che a fare delle più o meno lunghe gite per le isole, a cui prendevano parte talvolta anche dei privati dove non mancava l’elemento femminile, ed a fare da spoletta tra Lipari e Canneto per accompagnare e poi rilevare il Ragioniere Salvatore Saltalamacchia, mentre il personale di marina addetto ai motoscafi passava il tempo a fare baldoria negli alloggiamenti appositamente costruiti a porto Pignataro con donne più o meno equivoche. Qualora si dovessero interrogare i testi, si tenga presente che questi possono essere facilmente distolti per opera del signor Fiorentino Antonino uno dei facenti parte della comitiva delle gite di piacere[2]

Sempre di gite di piacere  parla in una lettera al prefetto di Messina del 29 luglio Giovanni Natoli, ma allarga il numero dei festaioli citando il Commissario di P.S., il Podestà, il Procuratore delle Imposte e del Registro, il Pretore, gli Ufficiali della Milizia, i Marescialli della P.S. e  dei carabinieri, il medico della colonia, il prete di S. Pietro, il direttore dell’Azienda elettrica sig. Zagami Bartolo, il capo dei sindacati sig. Fiorentino Antonino e spesso i vari membri delle relative famiglie, donne e uomini grandi e piccoli. Uno sperpero di benzina per gite a Salina, Vulcano e altrove[3]. E sono diversi a riferire il fatto che quel 27 sera mentre i confinati fuggivano le autorità si intrattenevano in baldoria fra i liquori e i rinfreschi ai tavoli del caffè di Marina corta.

Una lettera anonima del 31 luglio indirizzata direttamente a Mussolini va oltre la critica di  leggerezza e avventatezza e vuole vederci un atto proditorio: “Lussu, Nitti e il Prof. Rosselli seppero approfittare della odiosità contro V.E. del Saltalamacchia e del Fiorentino perché l’E.V. li ha revocati accorgendosi che han rubato in nome del Fascismo, e della loro posizione economica scossa e li hanno corrotti con denaro. E i tre funzionari pare siano stati complici necessarii perché troppo legati a Saltalamacchia e Fiorentino da complicità precedenti… Ecco il Fascismo di Saltalamacchia e Fiorentino, di Lipari e dei Funzionari. Chi scrive teme ancora il comm. Cannata e non può firmare![4].

Ci fu corruzione e connivenza nelle autorità locali? Carlo Rosselli lo esclude e probabilmente è vero.  Ma due cose giocarono a favore dei fuggitivi: l’eccessiva sicurezza nelle misure adottate e la rilassatezza che c’era in molti verso un compito di vigilanza che riservava più frustrazioni che ricompense. Quanto alla gente di Lipari il caso di Edoardo Bongiorno era più unico che raro mentre la grande parte della popolazione viveva il fascismo in maniera conformistica senza eccessivi trasporti anzi diffidando da quegli esagitati in camicia nera che si lasciavano andare a esternazioni chiassose ed anche ad atti di violenza nei confronti di gente inerme.  Vi era poi la classe dirigente formata da professionisti e gente in vista, apparentemente tutta votata al regime ma traversata da mille sospetti e grandi antipatie che li rendeva pronti – come abbiamo visto –a farsi le scarpe reciprocamente.

 

Fra propaganda e sfilate

Comunque gli anni trenta sono per Lipari quelli del consenso generale cadenzato prima dalle grandi opere come la bonifica delle paludi pontine e dalle grandi imprese di trasvolo dell’Atlantico e poi dalle imprese belliche che fecero scivolare via via l’Italia verso il disastro della seconda guerra mondiale mentre si sfilava per le strade in occasione delle ricorrenze patriottiche: i militi in camicia nera, i bambini vestiti da “balilla” e le “piccole italiane” con la camiciola bianca, accompagnati dai maestri. Militi, balilla, piccole italiane ed anche i personaggi più in vista del partito ogni sabato pomeriggio erano impegnati al campo sportivo nei saggi ginnici al suono delle musiche di regime e con cori dedicati alla Patria e al “Duce”. Il giovedì suonava in piazza la banda della milizia e la domenica quella cittadina.

Che sapeva Lipari del fascismo? Quello che dicevano i Giornali Luce che erano veri e propri documentari di propaganda fascista ed fornivano le uniche immagini che giungevano dall’Italia e dal mondo e venivano proiettati al cinema  Eolo, che si era aperto nel 1932, prima delle pellicole. In quegli anni arrivò anche  la radio ed il suo uso di massa.

L’ascolto collettivo nelle scuole elementari iniziò il 19 Aprile 1933. “L’ ERR costituito dal governo fascista – diceva il discorso inaugurale - si propone di far giungere a tutte le scuole l’eco degli avvenimenti più notevoli e delle creazioni più geniali della vita nazionale. … Voi, fanciulli d’Italia… sentirete la soddisfazione di servire l’Italia, di obbedire all’alto e sublime comando del Re e del Duce “.

Sui muri delle case di Lipari e di Canneto cominciarono a comparire scritte riprese dai discorsi di Mussolini sempre più di carattere guerresco, come :” Libro e moschetto, fascista perfetto”, “Noi sogniamo l’Italia romana”, “Molti nemici molto onore”,”E’ l’aratro che traccia il solco e la spada che lo difende”, “Credere, obbedire, combattere”,”Se avanzo seguitemi, se indietreggio uccidetemi, se muoio vendicatemi”.

Allora la strada elegante di Lipari era ancora via Garibaldi dove c’erano il bar Eolo, l’edicola del vecchio Belletti, il negozio Bosco di stoffe e indumenti, il negozio Tonelli, il piccolo bazar Biancheri, la gioielleria Cappa, la calzoleria Perdichizzi, la cartoleria Andrioli, il ristorante Paino[5].

Agli inizi degli anni trenta, alcuni imprenditori genovesi, i Tissoni per esempio, impiantarono a Lipari una industria di conservazione ed esportazione di pesce a cominciare dalle “ciciredda” ma con la guerra l’esperienza finì. Quanto alle scuole oltre alle elementari vi erano i tre anni della complementare. La maggior parte dei ragazzi andavano a bottega o facevano gli apprendisti dal barbiere, dal calzolaio, dai falegname, dal fabbro. Per le strade ogni tanto si vedeva girare, annunciandosi a voce alta, l’arrotino, l’ombrellaio il riparatore di giarre e bauna di terracotta.

Questo singolare personaggio  con il cilindro ed un grosso crocefisso appeso al collo, fotografato sulla spiaggia di Marina Lunga, a Lipari, visse nella Lipari dei primi decenni del 900, si chiamava  Angelo Ziino ed era nato a Lipari il 29 luglio del 1876 e morto nel 1940 figlio del falegname Giuseppe e di Tosa Pollarese. Ai suoi contemporanei liparesi era meglio noto come “U pacciu i catarredda” forse per uno strumento che nella foto appare ai suoi piedi e che si trascinava dietro e spesso suonava. Angelo Ziino, girovagava quasi tutto il giorno, declamando poesie da lui stesso composte molte delle quali volevano essere una sorta di vaticinio sui tempi futuri, predicando l’amore e la fratellanza tra gli uomini e vivendo in una povertà dignitosa, sostenuto dalla carità della gente. Insomma, quasi un “hippy” ante litteram.Sono rimaste famose e i vecchi solevano ricordarle alcune sue profezie come :"Ci sarà un tempo in cui i fimmini vistiranno come i masculi ed i masculi come i fimmini. Ci sarà un tempu in cui i carretti vuliranno pu celu e Supra a Civita appinnerannu agli arberi i potenti du paisi". La sua "riscoperta" si deve alla sensibilità appassionata di Salvatore Iacono per la storia locale che unisce alla sua professione di scienziato nuclerare e spaziale. E' sua la foto e le notizie raccolte mentre a Massimo Favaloro si deve il certificato di nascita e quindi i dati anagrafici. 

 

Chiesa patriottica e clima dell'impero

 

Della guerra in Etiopia che fu un grande disastro e dove gli italiani si macchiarono di crimini vergognosi a Lipari non si sapeva niente, se non che si combatteva per fare più grande la Patria e ricostruire l’Impero. Così tutti canticchiavano le canzonette “Faccetta nera, bella abissina/ aspetta e spera che già l’ora si avvicina” , oppure “Io ti saluto: vado in Abissinia/ cara Virginia, ma ritornerò”. E poi ascoltarono alla radio l’annuncio il 9 maggio 1936 della fondazione dell’impero. Intanto qualche mese prima anche a Lipari come in tutta Italia fu raccolto l’oro della Patria. Per rispondere alle “inique sanzioni” che erano state applicate al nostro paese per l’invasione dell’Etiopia, il regime pensò di coinvolgere la gente minuta chiedendo di cedere i pochi ori che avevano a cominciare dalla “fede nunziale”. E di questa raccolta si fece attivo promotore il Vescovo presso parroci e fedeli. Ed è ancora il Vescovo nelle Eolie a farsi promotore verso la gente per “la battaglia del grano” anzi mons. Re era il 9 gennaio 1938 fra i cento vescovi e 2400 parroci che a Roma recarono corone alla tomba del Milite Ignoto e poi nella Sala regia di Palazzo Venezia dedicarono a Mussolini una lunga ovazione. Tornato a Lipari volle dare lui stesso l’esempio incrementando la produzione nel terreno vescovile che si chiama la Chiusa ed è sopra Pianoconte. Per queste iniziative “patriottiche “ il vescovo si trovava a fianco il canonico Giovanni Barresi.

Mons. Re ad una manifestazione

E dopo l’Etiopia dove gli italiani andavano a portare la “civiltà”, arrivava la Spagna dove si andava a combattere contro “i comunisti” e per conquistare il governo per Francisco Franco e il franchismo. Ancora il 21 ottobre del 1936 si apprende dalla radio che l’Italia si è alleata con la Germania e questa alleanza si chiama “Asse Roma –Berlino”. Nell’aprile del 1939 l’Italia occupa l’Albania e la gente apprende che Vittorio Emanuele III ora si chiama re d’Italia e di Albania ed imperatore di Abissinia. Ma erano eventi lontani che la gente seguiva con relativo distacco anche se i più avvertiti comprendevano che ci si stava avviando a marce forzate verso un’altra guerra mondiale. Nel popolo invece più attenzione richiamavano le prime macchine che sbarcarono a Lipari e cominciarono a girare per le strade: una Alfa Romeo, una Topolino, una motocicletta e un autobus per un servizio di trasporto pubblico che durò poco tempo.

Quando nel giugno del 1929 viene revocato il podestà Salvatore Saltalamacchia al Comune si susseguono una decina di Commissari [6]che non durano mai più di un anno salvo il dott. Giacomo Furia che amministrerà dal 16 settembre 1930 al 12 dicembre 1935  e si devono al suo impegno una serie di opere pubbliche come il basolato di via Umberto, la mattonatura di Piazza Ugo di Sant’Onofrio, la ristrutturazione del muro del cimitero di Lipari con la realizzazione di una sontuoso cancello di ingresso; l’ampliamento di via S. Lucia e di via Diana.

Ma più dei commissari, regi o prefettizi che fossero, che andavano e venivano, un ruolo importante lo svolgevano a Lipari i segretari del partito che giravano per le strade sfoggiando la loro camicia nera, il fez e gli stivaloni di cuoio. Dopo Antonio Parasiliti che era di Tortorici e fu segretario per un anno nel 1926, toccò a Salvatore Saltalamacchia dal 1927 al 1928, poi a Pietro Morsillo dal 1928 al 1929, quindi a Francesco Vitale detto Checchino dal 1929 al 1933, a Bartolo Zagami il proprietario della SEL dal 1933 al 1936, ancora a Bartolo Zagami dal 1936 al 1942 e di nuovo a Vitale nel 1943 l’anno in cui a Lipari arrivarono gli inglesi.[7]



[1] L. Di Vito e M. Gialdroni, op. cit., pag. 236.

[2] Idem, pag. 269.

[3] Idem. Pag. 239.

[4] Idem, pag. 302.

[5] R. De Pasquale, Il mio tempo, Lipari 1990, pag. 24.

[6] Dal 6 luglio 1929 al 5 settembre 1930 ci sarà il cav. Antonio Brunelli, commissario prefettizio; dal 6 settembre 1930 al  16 dicembre 1933 il dott. Giacomo Furia prima come commissario prefettizio e poi come regio podestà;  dal 28 dicembre 1933 al 21 gennaio 1934  Antonio David come commissario prefettizio;  dal 29 gennaio 1934 al 18 dicembre 1935 di nuovo il dott. Furia  come regio podestà;  dal 29 dicembre  1935 all’11 febbraio 1940 il dott. Riccardo Rickards prima come  commissario prefettizio e poi come regio podestà;  da febbraio a luglio del 1940 il rag. Nazareno Saya come commissario prefettizio; dal 15 luglio 1940 al 20 giugno 1941 Bartolo Carnevale prima come vice commissario prefettizio e poi come commissario prefettizio; dal 9 al 28 settembre 1941 il dott. Roberto Siragusa come commissario prefettizio, dal 29 settembre 1941 al 30 gennaio 1942 il notar Giovanni Paino, come vice commissario prefettizio; dal 31 gennaio al 28 ottobre 1942 l’avv. Giuseppe Barreca come commissario prefettizio, dal 29 ottobre 1942 al settembre 1943 il dott. Francesco Napolino come commissario prefettizio.

[7] Alla redazione di questo paragrafo oltre a G.Iacolino, Strade che vai ecc., op. cit., hanno concorso R. De Pasquale,  Il mio tempo, op. cit..; R. De Pasquale, Momenti. Riflessioni e ricordi, Lipari 1993; A. Adornato, Due millenni di storia eoliana, op. cit.

 

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