Il "grande progetto delle Eolie"

Il grande progetto delle Eolie poteva essere circoscritto con una frase: valorizzare in termini anche economici le risorse naturalistiche e culturali del territorio salvaguardando, anzi, esaltando l’identità locale.
In un’epoca in cui la cosiddetta letteratura grigia delle relazioni e dei documenti della vita politica ed amministrativa ha invaso librerie, tavoli, computer, internet, queste parole rischiano di scivolare come acqua su una superficie riarsa senza lasciare traccia alcuna. Eppure per me e per molti che hanno creduto nel “grande progetto” hanno un senso preciso che strada facendo si è venuto approfondendo, affinando, chiarendo.
Ricordo una sera di maggio del 1999  a Teneriffe in margine al convegno “Island Solar Summit” promosso da Insula Unesco. A cena in una coopertativa di pescatori, appena fuori del porto con “Dick” D’Ayala di Insula, Angelini esperto per i problemi ambientali del Presidente della Regione siciliana e Franco Cavallaro allora mio consulente per i problemi dello sviluppo. La conversazione si focalizza proprio sul tema della valorizzazione e si fa subito incandescente. Cavallaro ed io sosteniamo con convinzione che fra la tutela tutta difensiva degli ecologisti e le esperienze omologanti delle Baleari, Creta, Cipro ecc. sia possibile costruire una terza via della crescita oculata e sapiente, che crea ricchezza ma nel rispetto dell’ambiente e della tradizione. Angelini e D’Ayala negano che sia possibile.
“Una volta che metti in moto il meccanismo della crescita economica non lo fermi più”, osservano i nostri interlocutori. “Nuovi porti turistici, nuovi centri di interesse, nuovi alberghi, crescita delle presenze, entrata nel circuito dei tour operator diventa una spirale che prende a ruotare vertiginosamente con l’offerta cattiva che mirando esclusivamente al profitto finisce con lo scacciare l’offerta buona rispettosa dei valori”.
“E’ un rischio che bisogna correre – ribattiamo noi – munendoci di strumenti di controllo e di governo adeguati. Arrendersi di fronte al rischio non è saggio. La gente delle isole hanno sofferto a lungo la fame e le privazioni ed ora che hanno finalmente la possibilità di godere dei flussi del turismo internazionale e delle occasioni che essi offrono è praticamente impossibile imporre loro di rinunciarvi. Una politica di limitazione e compressione delle potenzialità rischia di essere velleitaria. Gli investimenti che scacci dalla porta rientrano dalla finestra sotto forma dell’abuso e dell’illecito imbarbarendo l’ambiente sia sotto l’aspetto fisico sia sotto quello morale. Vedi che cosa è accaduto finora con la politica dei divieti e dei limiti delle riserve terrestri e marine, dei piani paesistici, della perimetrazione delle aree archeologiche, ecc. ecc. Tutti vincoli che arrivano dall’esterno, che cadono dall’alto e che vengono vissuti come vessatori.  Puoi invece cercare di coinvolgere gli operatori in una crescita virtuosa, facendo comprendere che la natura e la cultura sono la gallina dalle uova d’oro che va tutelata senza tirargli il collo, ma non puoi chiedere loro di fare i custodi di un museo. Certo, nessuno può nascondersi che ci troviamo di fronte a territori limitati e fragili, per cui se invece di dividerci fra fautori della tutela integrale e sostenitori della possibilità di intervento, approfondissimo insieme alcuni temi cruciali come ad esempio quello del carico di turismo che le isole possono sopportare e degli strumenti per limitare e scoraggiare gli afflussi, forse daremmo alle isole un contributo più concreto”.
Quest’idea di una valorizzazione rispettosa dell’identità locale, come vedremo, non fu una improvvisazione alla vigilia della campagna elettorale. Vi era una trama di progetto – alla quale si lavorava almeno fin dal 1989  -  ora definita con una certa puntualità, ora solo delineata e la cui definizione e completamento venivano offerti all’elaborazione corale dei militanti e degli elettori, o rinviate a  occasioni future. A fondamento vi erano indubbiamente gli articoli e le ricerche di Questeolie – la rivista da me fondata nel luglio del 1991 di cui parleremo in seguito - ma vi contribuivano anche alcune sintesi precedenti a cominciare dall’opuscolo “Vivere le isole da protagonisti” che avevo redatto a nome delle ACLI di Lipari nel marzo 1991 a seguito di un convegno voluto dall’ENAIP per promuovere i suoi corsi di formazione professionale su Lipari.
Dopo avere sostenuto che il modello di sviluppo che aveva dominato la scena degli ultimi trent’anni, si era esaurito perché la sua natura fortemente individualistica e privatistica non riusciva ad aver ragione delle nuove connessioni sociali e della complessità del sistema, si puntava su un nuovo progetto di società che doveva correggere i limiti e le carenza del vecchio in tre direzioni: una concezione più ampia di benessere promuovendo una migliore convivenza sociale (creazione di luoghi di incontro, di dibattito e di associazione, momenti culturali e formativi soprattutto indirizzati alle famiglie ed agli insegnati); il privilegio della dimensione sociale del benessere su quella individuale e privata (strutture ed iniziative per riequilibrare il sistema formativo, per aiutare i giovani ad inserirsi nel sistema produttivo, per soccorrere e combattere l’emarginazione sociale); riaffermare la sovranità del cittadino creando strutture ed occasioni di partecipazione, dando trasparenza ai procedimenti amministrativi, riaffermando la logica dei diritti e dei doveri su quella dei favori. Sul piano programmatico si indicavano come linee di azione: difendere il patrimonio ambientale e riqualificare il turismo; rilanciare industria, agricoltura, artigianato e pesca; creare un cento per l’avviamento e la promozione di lavoro; promuovere centri e cooperative contro l’emarginazione, dare vita ad una rete di agenti educativi.
Come si vede l’impostazione educativa e sociale dell’esperienza aclista aveva qui la prevalenza e l’attenzione alle politiche sociali per la famiglia, per l’infanzia, per i giovani, per gli anziani, per i portatori di handicap, avrà un suo capitolo nel programma del Sindaco.  
Indubbiamente il documento presentato come programma del Sindaco era molto diverso da quello che sarà il documento le “Eolie del 2000” che alla vigilia della partenza di Agenda 2000 verrà approvato dal Consiglio Comunale il 23 aprile 1999..
In realtà per le elezioni del 26 giugno 1994 del programma vi erano due versioni. Entrambe si aprivano col il tema delle Eolie crocevia del Mediterranaeo.
“Innanzitutto dobbiamo pensare una coraggiosa prospettiva per le Eolie. Dobbiamo disegnare un ruolo per la nostra comunità in un mondo traversato da gravi tensioni ma ricco anche di attese e di forti suggestioni. Le Eolie possono tornare ad essere un crocevia della grande ed irrequieta piazza del Mediterraneo: momento di incontro, di conoscenza, di confronto, di dialogo, di pace. Questa può essere una alta e legittima ispirazione, una sfida oltre le angustie del quotidiano senza però rimuoverle e dimenticarle. Un crocevia per il turismo, un crocevia per la cultura, un crocevia per la conoscenza e l’amicizia dei popoli nell’incomparabile scenario naturale che ci è stato affidato e nell’ospitalità cordiale di cui è capace la nostra gente per antiche e solide tradizioni. Questo vuol dire costruire nel mondo una nuova immagine delle nostre isole, ma vuol dire anche nuovo sviluppo, nuove potenzialità di lavoro, possibilità di realizzare la qualità sociale per tutti”.
Questa meta forte – si diceva nella versione ufficiale, di sintesi - va sostenuta con l’iniziativa della gente, la solidarietà verso gli strati più deboli – che segnala in grado di civiltà di una comunità - con la realizzazione dei servizi sociali, la lotta “al degrado ed alla illegalità che hanno logorato e logorano la nostra comunità”. Nel concreto si propongono tre linee d’azione:
• impulso all’economia locale salvaguardano e valorizzando il patrimonio ambientale facendo leva sul turismo prolungandone la stagione e ampliandone il target di riferimento (termalismo, turismo studentesco e degli anziani, turismo culturale e naturalistico) senza dimenticare l’industria estrattiva (se compatibile con la difesa dell’ambiente),la pesca e l’industria del pescato, l’agricoltura, l’allevamento, l’artigianato;
• governo del territorio tramite il completamento dell’iter del Piano regolatore e la creazione delle indispensabili infrastrutture (smaltimento dei rifiuti, rete fognarie e impianti di depurazione, servizio idrico, porti, approdi e collegamenti marittimi, eliporti, parcheggi, viabilità, strutture scolastiche e culturali, strutture sportive e del tempo libero…):
• una struttura amministrativa agile, efficace e trasparente attraverso un reale decentramento nei quartieri, una valorizzazione delle professionalità e dell’impegno di dipendenti, un rapporto più cordiale e coinvolgente con i cittadini, la messa in funzione della figura del “difensore civico”.
La versione per i militanti  - dal titolo “E’ ora di cambiare “ - si dilungava lungo una ventina di fogli dattiloscritti che si aprivano con la citazione di Kennedy “..non chiedetemi cosa l’America deve fare per gli americani, chiedetevi piuttosto cosa gli americani possono fare per l’America”. Citazione indovinatissima in un arcipelago dove tutti reclamano ma nessuno vuole dare il proprio contributo né economicamente, né in termini di assunzione di responsabilità.
Alcuni paragrafi erano appena accennati come, ad esempio, l’agricoltura, ad altri era dedicato un certo approfondimento come per la “valorizzazione e fruizione del patrimonio storico e naturalistico”.  Ad una lettura attenta di questo documento ci sono almeno due cose che mi colpiscono oggi, pur volendo rimanere nell’ambito delle opere senza affrontare l’insieme del disegno. Non si parla assolutamente dell’informatica e della telematica (salvo un rapido cenno in ordine all’Assistenza e le strutture sanitarie), sono modeste le proposte in relazione al rifornimento idrico rispetto al progetto di depurazione e riutilizzo delle acque per l’agricoltura, viene esclusa la realizzazione di un aereoporto indicando una soluzione nel comprensorio di Milazzo, tre temi invece che diventeranno in seguito forti cavalli di battaglia della Amministrazione . Mentre invece sono già da allora ben chiari alcuni nodi qualificanti a cui l’Amministrazione si dedicherà con particolare impegno (anche se non sempre con conseguente successo):dai presidi municipali nelle isole per dare sostegno e sostanza al decentramento amministrativo, all’esigenza di individuare una nuova collocazione per la centrale elettrica di Lipari; dalle aree attrezzate artigianali (si indicano Canneto dentro e Pianoconte) ad un programma per la pesca superando la frammentazione delle cooperative, verificando le possibilità della maricultura, e garantendo un futuro al comparto  con una moratoria delle normative CEE e valutando modalità alternative di pesca  alla definizione di un Piano commerciale; dal recupero della Chiesa dell’Immacolata per destinarla a finalità culturali ad un piano per riattivare e rilanciare le Terme di San Calogero;  da una prima articolazione strategica per affrontare i problemi dei rifiuti prevedendo aree di stoccaggio e pretrattamento nelle isole ad una chiara visione strategica delle esigenze portuali delle isole; dal problema dei parcheggi e dei nodi stradali da risolvere (copertura di Torrente Valle e Torrente Ponte, strada a monte di Canneto, by-pass di Pianoconte), al decreto per ridurre le possibilità di accesso degli autoveicoli al seguito dei turisti; dal progetto di creare piattaforme eliportuali in tutte le isole ( a Lipari si è per una collocazione non distante dall’Ospedale) al potenziamento della linea marittima Napoli-Lipari-Milazzo ed alla possibilità che gli aliscafi per Reggio Calabria e Palermo possano accedere direttamente ai rispettivi aeroporti delle due città;  dalla realizzazione del Palazzetto dello Sport, al parco giochi attrezzato, all’area verde attrezzata di Castellaro, alle politiche sociali per gli strati più deboli.
Bastavano questo insieme di iniziative e di opere a fare delle Eolie “il crocevia del Mediterraneo”? Probabilmente no, ma alla vigilia delle amministrative del 1994 a me ed al gruppo che aveva scelto di condividere con me questa esperienza, non poteva chiedersi di più. Anzi di fronte all’abbandono degli anni passati già quello che proponevamo appariva  abbondante ed azzardato. E probabilmente se non ci fossero stati i finanziamenti del passato andati in perenzione e che mi misi a recuperare uno per uno a cominciare dai 32 miliardi di lire della legge regionale n.18 del 1987 riguardante opere pubbliche, eccessive ed azzardate le nostre proposte lo sarebbero state veramente anche perché la mia amministrazione partiva senza interlocutori sia a livello provinciale, sia a livello regionale, sia a livello nazionale. Dovunque vi erano governi di centro destra che mi elargivano sorrisi ma si guardavano bene dal darmi una mano. Inoltre ero diventato Sindaco con un Consiglio Comunale all’opposizione e quindi anche in casa remavo in salita.
Le idee nuove, che maturano nel primo biennio, come quelle di promuovere un Patto Territoriale e di creare una società mista devono aspettare, per essere varate, il dopo referendum del 1996 quando il Consiglio Comunale viene sciolto e prima i Commissari regionali e poi finalmente un Consiglio omogeneo (il più omogeneo e disponibile di tutti i sette anni di sindacatura… peccato che sia durato solo un anno e mezzo) appoggiano e sostengono le mie iniziative.
Finalmente dopo le elezioni del 1998, ritenevo fosse giunto il momento di pensare alla grande e far si che la metafora elettorale sulle Eolie fosse supportata da un disegno coraggioso e di ampie prospettive che veramente potesse incarnarla.
L’immagine ambiziosa delle Eolie crocevia del Mediterraneo acquista una nuova concretezza nel documento “Le Eolie del 2000” che è pensato in relazione ai finanziamenti europei 2000-2006 ma anche alla possibilità che, con un opportuno marketing, si possano non solo stimolare finanziamenti locali, giacché in questi anni sono maturate aziende private con buone capacità di investimento, ma anche e soprattutto richiamare investimenti ed imprese esterne attratte non solo dal nome e dal fascino delle Eolie ma anche dal ruolo che ad esse l’Amministrazione voleva fare giocare.
“Le Eolie sono – si legge in “Eolie 2000” – una grande potenzialità per tutta la Sicilia, come uno dei nodi, forse più interessante della promozione di una industria culturale che potrebbe rappresentare uno degli elementi propulsivi del Mezzogiorno d’Italia”. Perché questo sia possibile, è necessario pensare ad un progetto di sviluppo che abbia una visione complessiva dell’arcipelago, operando in termini di sistema locale che vuol dire sviluppo delle Eolie guardando anche alla costa tirrenica prospiciente ed al suo entroterra. Proprio per questo negli ultimi anni i Comuni eoliani hanno avviato insieme tutta una serie di iniziative e di strumenti di crescita: dalla promozione dell’iscrizione dell’arcipelago dell’Heritage List dell’Unesco, a un grande evento culturale nella prima stagione chiamato “Festadimaggio”, al Leader Eolie, ai Patti territoriali generalista e verde, al Consorzio “Ecosviluppo Eolie”, al Centro Servizi Turismo.”
E’ una strategia che prevedeva tre stadi fra loro profondamente interconnessi dei quali si può dare una sequenza logica ma non necessariamente cronologica. Il primo è quello di fare conoscere ed apprezzare le Eolie a livello mondiale operando anche all’interno di un rilancio generalizzato delle isole minori italiane ripensate come sede di un turismo e di uno sviluppo che offre tutte le opportunità e gli agi del turismo moderno ma conservando ed esaltando la loro identità. Quindi la creazione di un volano di finanzieri ed imprenditori disposti a giocare questa scommessa di ecosostenibilità non solo protettiva ma valorizzativa. Infine la definizione di un progetto di sviluppo – individuando opere ed iniziative necessarie per la valorizzazione - corredato da uno studio di fattibilità che garantisca a chi investe la potenzialità ed i tempi di un ritorno economico.
Quando il “grande progetto delle Eolie” compie – nella mia mente e nella mia determinazione prima ancora che in quelle del gruppo che mi sostiene – questo salto di qualità e da programma di opere ed iniziative per il territorio, tutto sommato nella tradizione dei programmi comunali, si delinea come strategia più ambiziosa, un vero e proprio marketing territoriale, insieme all’eccitazione per l’ambizione del progetto, avverto uno senso di vertigine accompagnato da un profondo scoramento. Sarei stato all’altezza di una tale impresa, indubbiamente la più ardua e rischiosa che mi fossi trovato di fronte nella mia vita? A chi avrei potuto appoggiarmi per avere sostegno e consiglio? Avrebbero capito i miei amici del gruppo che mi rimproveravano spesso di volare troppo alto?
L’esito del progetto, almeno in questa fase, porterebbe a dare a questi interrogativi risposte tutte negative. Si deve quindi parlare di una sconfitta. Ma è proprio così? Una risposta più articolata può venire solo dalla rilettura della vicenda nella sua interezza e complessità.
Ma come raccontare questa storia? E’ dal luglio del 2001 che tento di affrontarla con esiti che non mi hanno mai soddisfatto. Certo era bene innanzitutto che passasse del tempo per evitare di scrivere sotto l’onda dell’emozione e del risentimento. Ma se questo era necessario non era però sufficiente. Vi era il rischio che sovrapponessi alle vicende reali una ricostruzione personale fortemente idealizzata. Così alla fine è prevalsa la scelta di raccontare l’esperienza attraverso le relazioni semestrali  da me puntualmente redatte ogni sei mesi riflettendo sulle vicende, sui problemi e sulle difficoltà e con le quali non adempivo solo ad un dettato della legge ma informavo il Consiglio Comunale ed i cittadini sul lievitare del grande progetto e sugli sforzi per tradurlo in pratica. Le relazioni semestrali così come sono state pubblicate con qualche annotazione essenziale per una lettura a posteriori.
 
[2]             Di  relazioni semsetrali relative alla Amministrazione Giacomantonio, ne sono state pubblicate 13 in mille esemplari distribuiti ai cittadini oltre che ai Consiglieri comunali. Una quattordicesima redatta a nome del Vice Sindaco e presentata al Commissario straordinario dopo la decadenza del Sindaco e lo scioglimento del Consiglio, è rimasta inedita. Le relazioni si compogono di una parte introduttiva scritta dal Sindaco e da due appendici. La prima appendice comprende le relazioni degli assessorati e degli uffici fra cui per la puntualità e la regolarità spicca quella dell’Assessorato all’ecologia ed alla protezione civile, l’elenco delle missioni del Sindaco fuori sede con le spese sostenute, le relazioni degli esperti e delle società e centri collegati. La seconda appendice comprende la pubblicazione dei documenti più significativi del semestre. Qui, delle relazioni semestrali, vengono pubblicate solo le parti introduttive scritte dal Sindaco.
 

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