Il terremoto di Messina e il rilancio delle Terme

Il terremoto di Messina

  

Il 28 dicembre del 1908 nasce con l’evento drammatico del terremoto di Messina che alla commozione per la città distrutta con i suoi 80 mila morti sui 150 mila che allora la popolavano, si accompagnò l’apprensione per la sorte  di tanti eoliani che lì dimoravano o vi si erano recati occasionalmente per affari. Almeno una ventina dovettero essere i liparesi periti nel disastro e fra questi diversi studenti che erano a Messina per studiare, professionisti ed operai. Vi erano anche un assessore, Bartolomeo La Cava, ed un avvocato, Giuseppe Ferlazzo, del Comune di Lipari  che erano a Messina in missione per chiarimenti sul regolamento di esecuzione della legge n. 10. Altri furono dati per dispersi mentre invece erano stati trasferiti a Palermo da dove poi ricompariranno sani e salvi.

Sin dalla tarda serata di quello stesso 28 dicembre – e per molti giorni appresso – il banditore del Comune, preceduto dal rullo del tamburo, invitò i giovani e gli uomini validi che lo volessero, ad imbarcarsi sui battelli che facevano la spola con Messina per portare cooperazione e aiuto nelle operazioni di scavo. Non mancarono però anche azioni di sciacallaggio di cui si macchiò qualche eoliano come quel proprietario di una motobarca che, in quei giorni, faceva viaggi fra le isole e Messina per portare sui luoghi del disastro persone alla ricerca dei propri familiari scomparsi e riportare isolani scampati al terremoto che tornavano a casa spesso con sul corpo i segni della catastrofe. Il “padron” della barca attirò su di sé l’attenzione e quindi le denuncie per il comportamento insensibile ed egoista che dimostrava nei confronti dei trasportati, rifiutando, nei loro confronti, il minimo segno di solidarietà umana. I sospetti si dimostrano veritieri quando   nella sua casa alla Serra i carabinieri ritrovarono diversa refurtiva sottratta a negozi ed abitazioni devastati dal terremoto[1].

Non causò seri danni nelle Eolie questo terremoto se non alcune crepe e lesioni ai fabbricati ma le provvidenze varate dal Governo invogliarono parecchi proprietari a portare migliorie ai loro stabili. Qualcuno ingaggiò anche artisti per decorare pareti e soffitte.

Lipari Marina corta. L'arrivo di due eoliani morti nel terremoto di Messina

In quel tempo si riparlò anche dello sviluppo delle Terme di San Calogero. Abbiamo detto che nel 1905, il Comune aveva ricevuto una nuova proposta di gestione, quella dei farmacisti Luigi Mancuso e Nunzio Esposito. Il contratto fu firmato il 12 luglio del 1906 e la durata della locazione era prevista per trent’anni con possibilità di recesso ogni cinque anni con disdetta un anno prima della fine del quinquennio. Per i primi dieci anni non vi era canone di affitto ed in seguito il canone era crescente dalle trecento lire dell’undicesimo anno alle millecento lire l’anno del sesto quinquennio. Inoltre  i concessionari si impegnavano a investire nello stabilimento in restauri, migliorie compreso la strada che porta a mare lire novemila e cinquecento. Vi erano tariffe agevolate per gli utenti liparesi e per i poveri.

Il rilancio delle Terme

 

Noi ci proponevamo – scriverà Luigi Mancuso – un programma molto esteso: migliorare, trasformare, perfezionare, ingrandire tutto lo Stabilimento, provvedendo fin dal primo anno a tutte quelle opere indispensabili che la scienza Balnoterapeutica moderna imponeva ed esigeva; un po’ di eleganza e comodità in tutte le sale; comodità e completa aereazione nei camerini da bagno, nella sala per le docce e per la stufa; trasformazione delle vasche poiché quelle esistenti erano veramente un’ironia…Ci proponevamo di impiantare una sala elettroterapica, applicata alla idroterapia…, aggiungendovi la kinesiterapia, con l’obiettivo di impiantarvi qualche altro ramo di terapia fisica, e tutto ciò oltre le modifiche, secondo le esigenze dell’igiene moderna, che si rendono necessarie ed indispensabili ad ogni stabilimento termale[2].

L’obiettivo era di far diventare Lipari “una stazione climatica di prim’ordine” capace di attrarre forestieri e stranieri. Ed, infatti, dopo due anni lo stabilimento, per la bontà delle sue acque verniva ritenuto fra i migliori d’Italia, poi però giunsero le difficoltà. Prima il terremoto di Messina che blocca il flusso di utenti da quella città, poi la guerra, poi la crisi…

Dopo ben venticinque anni di lavoro, di sacrifici, di stasi prodotte dal terremoto, dalla guerra, dalla crisi economica, di angherie subite da parte di varie amministrazioni, una fra le quali, veramente assillante, per l’andamento dello Stabilimento, siamo stati costretti a rinunciare alla concessione, notificando l’atto di rinuncia e domandare il risarcimento di quello che si era speso in più a beneficio dello Stabilimento, collaudando i lavori eseguiti di cui lo stesso ha usufruito e continua ad usufruire”.

Già una volta nel 1921 c’era stato un contrasto fra concessionari delle terme e amministrazione comunale. Dovendo realizzare dei lavori si chiede la riduzione del canone e la regolarizzazione degli arretrati attraverso la compensazione fra canoni dovuti e lavori fatti. Ma il Comune non volle sentire ragioni e quindi si chiese la rescissione del contratto con disdetta anticipata. Ma poi nel 1923 grazie alla mediazione del commissario prefettizio si venne ad una amichevole composizione. Ma dieci anni dopo la rottura diviene insanabile. Nel 1934  il Comune torna alla gestione diretta.

Nel contratto del 1906 si era parlato anche di una rotabile da Pianoconte a San Calogero.Ma la rotabile non si fece [3].

Per altri quarant’anni lo stabilimento continuò ad operare ed ospitò numerosi pazienti di Lipari ma anche forestieri. Vi accudivano, per conto del Comune, Angelo Favaloro ed il figlio Bartolo che facevano da infermieri e da custodi.



[1] G. Iacolino, inedito cit. Quaderno XI, pag. 541.

[2] L. Mancuso, Terme di San Calogero – illusioni e delusioni”, Lipari 12 gennaio 1931. Stralci in G.La Greca, Le terme di San Calogero, op. cit., pp. 70-74.

[3] Si farà solo ai primi degli anni 60.

 

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