Il travaglio di Salina

L'iniziativa e l'alacrità di Salina

Sul finire del secolo scorso Luigi Salvatore d’Austria considerando globalmente il rapporto degli eoliani col lavoro scriveva: “L’iniziativa e l’alacrità non sono in genere molto spiccate nelle Eolie, tranne che a Salina  e a Stromboli, dove la gente si dimostra veramente instancabile nel lavoro”.[1]

Ed è  proprio grazie all’alacrità ed all’iniziativa se Salina, come abbiamo visto, qualifica il suo sviluppo nell’800 superando nella seconda metà del secolo la stessa Lipari in alcuni settori dell’economia. E la nascita del nuovo Comune nel 1867 dà maggiore impulso alla crescita. Ma sul finire del secolo si viene scoprendo una insospettabile fragilità nel modello di sviluppo dell’isola. Il punto di forza della marineria a vela viene insidiato dalle imbarcazioni a vapore, il grande successo del vino, della malvasia e della passolina sono legate alla vite che dovunque in quegli anni in Europa ed in Italia è colpita dalla fillossera. E siccome il male della vite nelle isole giunge in ritardo rispetto alle altre località, finchè resiste la vite resiste anche la marineria ma il dilagare della fillossera colpisce al cuore l’economia salinara. Così, come per il resto dell’arcipelago, anzi più che nelle altre isole, a Salina comincia l’esodo dell’emigrazione e all’inizio del nuovo secolo, nel 1901, degli 8.904 abitanti - che erano stati iscritti nei registri anagrafici nel 1891 - ne mancano ben 3.900[2].

Come abbiamo visto nella nuova amministrazione salinara, fin dagli inizi si manifesta una tensione fra Santa Marina da una parte e Malfa e Leni dall’altra giacchè queste ritengono che la frazione sanmarinese sia avvantaggiata dall’essere sede del capoluogo e cercano così di spostarlo a Malfa. Proprio questa tensione probabilmente avrà contribuito ad l’indebolire il tentativo dell’avv. Tripi di creare la società “La navigazione Eolica” fra  gli armatori dell’isola - che avevano visto le proprie attività entrare in crisi per l’introduzione dei navigli a vapore e dalla malattia dell’uva - con l’obiettivo di puntare a partecipare alla gara per ottenere i collegamenti dell’arcipelago con la costa tirrenica.

Ma tutti i tentativi di spostare a Malfa la sede del municipio – malgrado siano approvati dal Consiglio comunale dove la maggioranza è dei consiglieri di Malfa e Leni – venivano puntualmente bocciati  dalla Giunta provinciale amministrativa con la motivazione che il porto di Santa Marina  era il terminale dei traffici mercantili e di linea. Oggetto delle recriminazioni di Leni e Malfa era in particolare il notaio Domenico Giuffrè che era stato il primo Sindaco di Salina dal 7 febbraio 1867 al 25 luglio 1870 ed era tornato ad esserlo dal 25 febbraio 1876 al 21 ottobre 1877 per poi occupare il ruolo di segretario comunale. A lui si attribuiva una costante prevaricazione degli interessi delle due frazioni a tutto vantaggio di Santa Marina anche se  obiettivamente il notaio aveva sempre operato a favore del decentramento dei servizi comunali. Così aveva promosso l’istituzione di distinti uffici di stato civile e di scuole separate, aveva curato di correlare le spese a favore delle diverse borgate alle entrate di Bilancio, aveva promosso  una polizia urbana strutturata in tre nuclei di frazione, aveva diviso la condotta medica ed aveva fatto costruire quattro cimiteri, aveva cercato di portare a Salina la sede di un ufficio pretorile. Rimaneva il fatto che fosse fermamente determinato a conservare a Santa Marina la sede municipale e in questa direzione spendeva tutta la sua influenza. E siccome questo era risaputo, per quanto facesse per allentare la tensione, le avversità nei suoi confronti andavano aumentando anche perché col progredire della crisi economica la possibilità di triplicare i servizi diventa più difficile mentre crescevano i sospetti . Così all’inizio del 1902 Giuffré viene accusato di illeciti contabili e l’1 febbraio viene arrestato e sospeso dalla carica mentre  l’amministrazione viene sciolta e nominato un commissario col compito di svolgere una indagine amministrativa parallela a quella giudiziaria. Le due inchieste hanno esito favorevole per Giuffré ma la situazione rimane di grande tensione. Dopo le elezioni dell’11 maggio 1902 vengono ricostituiti gli organi ma il municipio è ingovernabile perché è un continuo scontro fra gli otto consiglieri di minoranza di Santa Marina e i dodici di maggioranza di Leni e Malfa.

Fra il 1902 ed il 1906 il consiglio funziona malissimo e nei due anni successivi praticamente non funziona affatto. Nel 1906 si riunisce solo una volta e deve arrivare a Salina un commissario prefettizio, accompagnato da trentacinque carabinieri e da un delegato di pubblica sicurezza.

Alla fine anche il notaio Giuffré si convince che non c’è alternativa alla divisione malgrado rimanga convinto che  “è un delitto che grida davanti a Dio[3]” . Così nel gennaio del  1907 il Consiglio comunale approva all’unanimità la proposta di scissione e, con il parere favorevole del Consiglio provinciale e della Giunta provinciale amministrativa, la invia al governo perché la trasformi in disegno di legge.

 

Il Comune si divide in tre

 

Ma il disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati viene respinto al Senato. La situazione è nuovamente nel caos mentre il Consiglio comunale riesce a riunirsi soltanto il 20 agosto 1908 per deliberare, una volta ancora, lo spostamento della sede municipale a Malfa. Il 27 dicembre il Consiglio è sciolto e viene nominato un commissario governativo che, constatata l’impossibilità di ogni pacificazione, fa lui stesso la proposta di tripartizione  che il 26 dicembre 2009 diventa legge dello Stato col n. 807.

Ma le diatribe non sono finite. Si riaprono proprio sulla ripartizione del territorio. Malfa e Santa Marina si contendono la piccola frazione del Capo mentre tutte e tre le frazioni litigano sulla ripartizione di Monte delle Felci. Ma il vice prefetto Antonio Savagnone che ha il compito della divisione amministrativa del territorio, va avanti per la sua strada e  consegna la proposta alla fine dell’estate del 1910. Nel 1911 ci sono le elezioni per i tre consigli comunali e quindi per gli organi di governo. Primo Sindaco di Santa Marina sarà patron Salvatore Re, patron Giuseppe Bongiorno sarà il primo Sindaco di Malfa e il sacerdote Bartolo Picone sarà il primo Sindaco di Leni[4].

  

Salvatore Re primo Sindaco di S. Marina . A destra il primo Sindaco di Malfa, Giuseppe Bongiorno. Sotto, il primo Sindaco di Leni, il sacerdote Bartolo Picone

Nonostante le tensioni fra le frazioni comunque intorno al 1910 si hanno cenni di ripresa economica grazie anche ai servizi regolari e giornalieri di collegamento marittimo con la costa siciliana. Così qualcuno comincia a pensare di reimpiantare i vigneti con i portainnesti americani sperimentati in Sicilia ma ciò di cui si sente la necessità, per dare una nuova spinta al commercio dei prodotti della vite, è un collegamento con il continente. Sul finire dell’800 la Società Siciliana aveva proposto un servizio di collegamento con Porto Santa Venere in Calabria ma non se n’era fatto niente. E’ solo a seguito del terremoto di Messina del 1908 che il Ministero della Marina Mercantile autorizza  un collegamento settimanale con Napoli. Ed è proprio questa nuova linea che stimola  molti proprietari di Malfa e Leni a reimpiantare i vigneti e si parla addirittura di avviare un commercio della malvasia con le Americhe.

Anche a Salina come a Lipari e nelle altre isole, giungono le rimesse degli immigrati ad alimentare l’economia. Secondo stime nel 1905 presso la Cassa postale di S. Marina Salina sono depositati risparmi per 392 mila lire, 200 mila presso quella di Malfa e 54.960 in quella di Leni. Un flusso che andrà via via aumentando fino a raggiungere, nel primo dopoguerra,  una media annuale di 3 milioni di lire per l’intera isola. Sono diversi inoltre i salinari che , fatta fortuna negli Stati Uniti, tornano nelle Eolie per investire i loro risparmi.  Valga per tutti l’esperienza di Carmelo Biscotto di S. Marina che vende il suo negozio di generi alimentari di New York ed apre a Lipari, sulla banchina di Sottomonastero, una fabbrica di ghiaccio e, più tardi, in società con Bartolo Zagami e Giuseppe de Luca fonderà la Società Elettrica Liparese.

Lipari. Sottomonastero. La fabbrica del ghiaccio

Ma, malgrado questi segnali, la strada per uscire dalla condizione di marginalità cui da una parte l’isolamento insulare e dall’altra la lunga stagione del confino - che riprenderà sotto il fascismo pur con altra qualità di confinati - avevano relegato le Eolie sarà ancora lunga.

Inoltre a bloccare, praticamente sul nascere, sogni e speranze arriva la grande guerra. La linea con Napoli viene sospesa e le navi della Società Siciliana vengono requisite. I collegamenti fra l’arcipelago e la Sicilia, con cadenza bisettimanale, sono affidati ai vecchi ferry boats che facevano il servizio sullo stretto di Messina, mentre il collegamento fra le isole è abbandonato a piccoli motovelieri che svolgono un servizio approssimativo e saltuario. I cenni di ripresa economica sono così congelati e bisognerà aspettare il 1919 per riparlare di ripresa.

 



[1] L.S. d’Austria, op. cit., vol VIII, pag. 25.

[2] M. Saija e A. Cervellera, Mercanti di mare, op. cit., pag. 159; A. Savignone, Relazione amministrativa per la divisione territoriale e patrimoniale del Comune di Salina nei tre Comuni autonomi di Santa Marina,, Malfa e Leni giusta la legge 26 dicembre 1909, n. 807, letta dal Commissario relatore l’1 agosto 1910, Stabilimento tipografico G. Fiore e figli, Palermo 1911.

[3] D. Giuffré, Pro Santa Marina, Messina 1907.

[4] M.Saija e A. Cervellera, Mercanti di mare, op. cit, 171-193. Tutto questo paragrafo si basa sul terzo capitolo di questo libro.

 

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