Il vescovato di Lipari-Patti dopo Giovanni

La crisi del regno normanno

Morto Giovanni la Chiesa di Lipari-Patti cadde in un clima di provvisorietà e di incertezza. D'altronde il regno normanno entrò in quegli anni in una lunga fase di crisi che lo portò alla sua dissoluzione. Ancora vivente  Ruggero II il regno fu caratterizzato da un “cupo clima che ne oscurò le ultime fasi”[1] sia a causa dei gravi insuccessi sul piano internazionale sia per la crescita di protagonismo dei signori feudali che fino ad allora il re aveva autorevolmente controllato. Ma fu soprattutto alla sua morte -  e l’avvento al trono del figlio Guglielmo I -  che le cose precipitarono e si aprirono momenti di grave tensione e persino di scontro aperto con il papato che si protrassero  per oltre dieci anni e si sanarono solo nel 1166 alla vigilia della morte del re. A Guglielmo I subentrò il figlioletto tredicenne Guglielmo II sotto la reggenza della madre Margherita di Navarra, che dovette fronteggiare da una parte l’insofferenza crescente del baronato e dall’altra le difficoltà finanziarie dello Stato.[2] Divenuto re nel 1172 Guglielmo II riuscì a garantire un periodo di relativa stabilità e tranquillità. Alla sua morte ripresero le tensioni e gli scontri. Non avendo discendenti gli successe – creando problemi e andando contro alle aspettative della zia Costanza, figlia di Ruggero II, moglie di Enrico VI figlio dell’imperatore Federico Barbarossa - il
  

A destra, Guglielo II che si fa ritrarre come Ruggero II incoronato da Cristo.

cugino Tancredi che governò meno di cinque anni. Alla sua morte venne nominato re il figlio Guglielmo III di soli 9 anni sotto la reggenza della madre Sibilla ma dopo pochi mesi, nel dicembre del  1198,  l’imperatore Enrico VI occupava Palermo, si incoronava anche re di Sicilia e metteva fine alla dinastia dei normanni.

  

A sinistra, Margherita di Navarra. A destra, la morte di Guglielmo II

Non meraviglia quindi, dopo il governo di Giovanni, che i rapporti tra la monarchia e il vescovato sembrino – osserva Catalioto - quasi congelati[3] e tutta la vita dell’abazia è come caduta in un immobilismo amministrativo riflesso sicuramente delle tensioni fra il re ed il papato.  Essa rimase senza abate per quattro anni, fino a quando nel 1952 venne scelto il diacono Alessandro, sopravvissuto pochi mesi alla nomina. Dopo di lui venne nominato il monaco Osberno che rimase in carica dal 1153 al 1155 quindi fu la volta di Gilberto[4]  nominato nel 1156 . E’ solo con la nomina di Gilberto che il vescovato ed i rapporti con gli Altavilla sembrano ritrovare un equilibrio. E se nelle carte capitolari Giovanni da Pergana, Alessandro , Osberno e lo stesso Gilberto fino al 1164 non furono mai menzionati come episcopi, ma sempre col precario titolo di electi, proprio nel 1164[5]Alessandro III dispone la definitiva legittima elevazione vescovile dei monasteri di Lipari e Patti[6].

 

La nomina di Gilberto

 

Ma l’equilibrio ritrovato con Gilberto non significa sviluppo e trascurabili furono gli interventi che incisero sul patrimonio e le prerogative episcopali. Il presule seguì l’impegno di Giovanni nel recupero dei beni del vescovato e nella salvaguardia dei propri diritti in un quadro di staticità economica e di gestione tendenzialmente conservatrice dovuta anche al fatto che era finita l’epoca delle importanti donazioni dei signori alla Chiesa.[7] . Il vescovato appare come chiuso in se stesso, tenendosi lontano dalle vicende politiche e soprattutto dallo scontro che si andava acuendo in seno al baronato. Comunque nelle rivolte che maturano nella nobiltà contro la curia reale, in particolare quelle fra il 1159 ed il 1161, i presuli siciliani si mossero sempre a tutela di Guglielmo contro il suo rovesciamento[8]. E questa fu la linea anche del Vescovato di Lipari-Patti - che sempre più andava emergendo come vescovato di Patti tout court – che anzi manifestava, nelle poche carte rimaste, una condizione di ossequiosa sudditanza del vescovo Gilberto nei confronti del sovrano[9]. E se il re  asseconda i sentimenti antimussulmani che emersero nella rivolta così Gilberto, nell’ottobre del 1164[10], motiva la vendita di una casa di Palermo perché ubicata in un quartiere “indecente ed immorale”. “Nel quartiere della porta di Sant’Agata, evidentemente, vi era – osserva Catalioto – una significativa presenza di musulmani, come tende a confermare l’identificazione, a parte orientis, di una contigua domus saracene, e questo avrà fornito a Gilberto l’occasione per dichiarare il luogo indecoroso e disonesto, sull’onda peraltro del diffuso orientamento antimusulmano che in quegli anni continuava a crescere in tutta l’isola”[11]. Lo scontro etnico serve anche a distogliere le tensioni da altri obiettivi come il conflitto nobiltà- regno o aristocrazia terriera-signorie ecclesiastiche.

Dopo Gilberto fu la volta del vescovo Pietro (1171-1174)[12] sotto il cui priorato avvengono alcune donazioni  a favore della Chiesa di Lipari-Patti, quindi fra il 1176 e il 1177 abbiamo il vescovato di Dalferio[13]. E’ del vescovato di Dalferio conosciamo due episodi. Nell’agosto del 1176, un certo Bartolomeo, prete, proveniente da Genova, decide di dare i suoi beni ed offrire i suoi servigi alla Chiesa di Lipari-Patti giacchè “io voglio per sempre e in tutto restar fedele, subordinato e obbediente  a voi e alla vostra Chiesa, come a voi mi sono donato interamente, per così dire, e da vivo e da morto, così le cose che ho sopra nominato [una vigna e due buoi]  siano di vostra proprietà e della vostra stessa chiesa in perpetuo: E se il Signore in avvenire mi farà guadagnare altro, tutto sarà vostro, come di sopra ho affermato”[14]. Nel novembre del 1177 Dalferio riuscì ad ottenere per il monastero un privilegio di esenzione, in perpetuum et omni tempore, dell’obbligo di fornire annualmente venti operai ed il legname necessario al mantenimento della flotta regia.[15]

Di Dalferio non si sa più niente dopo il 17 dicembre del 1177 che dovrebbe essere la data della sua morte[16]. Dopo di lui ci fu un amministratore temporaneo  con la qualifica di priore di nome Bono[17] quindi nel dicembre del 1179 assumeva la direzione del vescovato il benedettino Stefano II[18].



[1] E, Catalioto, op.cit. , pag. 107.

[2] G.Iacolino, op.cit., pag. 158-160.

[3] E.Catalioto, op.cit., pag. 113-4.

[4] Mentre Iacolino indica la data del 1154 o 1155 (op.cit., pag 161)  per questa nomina , secondo Catalioto il monaco Gilbertus è alla guida della sede con il titolo di venerabilis electus Pactensis monasterii nel settembre 1156 sebbene Adriano IV non ne avesse regolarizzato la nomina nel dicembre 1157, né la consacrazione sarebbe giunta ancora nell'ottobre 1164 “ quando Gillibertus, Dei gratia humilis Lipparensis et Pactensis Ecclesie electus, vendeva una casa posseduta dal monastero a Palermo e sul soglio pontificio sedeva da cinque anni Alessandro III.

[5] E.Catalioto, op.cit., pag.110. La successione degli abati è fornita da E.Catalioto in op.cit. pagg, 111-112 ed è tratta  dal Libro Maestro dell’Archivio Capitolare di Patti, fogli 1-4. “Il termine electus – chiarisce White -  indica che Lipari-Patti fu ancora considerata come vescovato” cioè – spiega Iacolino – il vescovo veniva eletto dal capitolo congiunto dei due monasteri, ma Roma non ratificava né autorizzava l’ordinazione o consacrazione dell’eletto.(op. cit. pag. 161). G.Iacolino, op.cit., pag.163-4. Di Gilberto si perdono le tracce, osserva Iacolino, dopo l’ottobre del 1164 mentre di Pietro abbiamo la prima notizia solo nel 1171.

[6] Dal momento che (…) nel 1166 era prossima l'ordinazione da parte dell'arcivescovo messinese di unum Episcopum in Caphaluth, aliam vero in Lippari et Pactem ed il primo rettore della Chiesa pattese ad essere nuovamente indicato come venerabilis episcopus sarebbe stato il monaco Pietro, in una donazione vergata a Patti nel 1171”.(op.cit., pagg. 89-90).

[7] E. Catalioto, op.cit. , pag.114.

[8] E. Catalioto, op.cit., pag.117;

[9] idem, pag.116.

[10] G.Iacolino, op.cit., pag.162-3; E. Catalioto , op.cit., pagg. 118-9.

[11] E.Catalioto, op.cit., pag. 119.

[12] E.Catalioto, op.cit. pag. 119. Nella nota n.18 si dice: “Nell’elenco manoscritto del 1664, conservato presso l’Archivio capitolare, Petrus ex Monacho Episcopus è indicato alla guida del vescovato tra il 1171 ed il 1174.” (ACP, Libro Maestro, f.1). G. Iacolino, op.cit. , pagg. 164-165.

[13] E. Catalioto, op.cit., pag. 124. Nell’elenco manoscritto del Libro Maestro Dauferius, seu Dalferius, ex Monacho Episcopus è indicato come settimo rettore di San Bartolomeo.

[14] G.Iacolino, op.cit., pag. 166.

[15] G.Iacolino, op.cit.,pagg. 166-7; E. Catalioto, op.cit., pag. 124.

[16] E.Catalioto cita il Kamp che sposta la data al 15 Novembre 1178.

[17] E. Catalioto, op.cit., pag. 125 “ dominus Bonus humilis Pacti” così viene definito il priore in un documento dl settembre 1179; G.Iacolino, op.cit., pag. 189.

[18] G.Iacolino, op.cit, pag. 189 e ss.; E.Catalioto, op.cit.,pag, 125 e ss.

 

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