La città dei cnidi, l'acropoli, la città bassa

L'Acropoli

 

Se quando i Cnidi giungono alle Eolie – almeno al tempo della prima spedizione (nel 627 a.C) – la rocca è ancora disabitata, cinquant'anni dopo, nel 580 quando giunge la seconda spedizione, certamente essa tornò ad essere popolata. Ma ci volle del tempo perchè  si organizzasse come una vera Acropoli, ovvero come la sede degli edifici più importanti :il pritaneo cioè il cuore della città dove veniva conservato il fuoco sacro, gli ex voto,...; la zecca quando anche Lipari cominciò a coniare monete; ed i santuari delle principali divinità: Eolo ed Efesto.

  

In alto, la baia di Lipari prema degli insediamenti sulla rocca.  Qui sopra, il Castello di Lipari al tempo dei cniti.

Ci vollero però altri anni perchè l'abitato occupasse le pendici della rocca e si  andasse estendendo nell'area pianeggiante dove sono il centro storico attuale e la contrada Diana. La città venne protetta con alte mura di fortificazioni, oltre le quali, secondo il costume greco, si estendeva la necropoli.

Soffermiamoci un momento a considerare i monumenti ed i reperti di questa città. Abbiamo detto che sull'Acropoli dovevano esserci almeno i templi degli dei principali.

Efesto è il dio che presiede – osservano L. Bernabò Brea , M. Cavalier e F. Villard[1] – a quelle forze endogene della natura che nelle isole Eolie si manifestano con particolare appariscenza e a cui era sacra la vicina isola di Hierà, l'attuale Vulcano, dominata dal cratere, allora in piena attività,  che la rendeva inabitabile. E' evidente che una divinità dei vulcani, assimilabile ad Efesto, sia sempre stata venerata nelle isole Eolie, fin da quando gli uomini vi si sono per la prima volta stanziati. E’ probabile anzi che sia stata la principale divinità delle Eolie. Nelle isole essa poteva rivelarsi in tutta la sua forza distruttrice durante i parossismi dei due vulcani attivi, ma si presentava anche come una divinità salutare a causa delle virtù terapeutiche di quelle sorgenti termali e di quelle zone calde fumaroliche che con queste forze endogene sono strettamente connesse( San Calogero a Lipari, il termalismo nella stessa Lipari bassa, i pozzetti della Calcara di Panarea). Il santuario di Efesto probabilmente si trovava nel luogo centrale dell'Acropoli dove oggi sorge la Cattedrale.

Il culto di Eolo dovette essere “ un punto di incontro – sostiene ancora Bernabò Brea – fra gli indigeni che si dicevano da lui discendenti e i colonizzatori cnidi, i cui capi, Pentatlo e i suoi congiunti che gli succedettero a comando della spedizione, non a caso vantavano di discendere da Ippote padre dell'Eolo omerico. Ed era forse la prima volta nel mondo greco che Eolo era considerato una divinità e riceveva un culto. Infatti nelle leggende degli Eolidi, ed in particole in quelle tramandateci da Omero (Odissea ,X, 1-16), Eolo non era una divinità, ma un personaggio storico leggendario. E' il genarca eponimo delle genti di stirpe eolica, anche se, per la sua probità, era favorito dagli dei, che gli avevano concesso di dominare i venti “.

  

A sinistra il coperchio del botrhos di Eolo trovato al castello. A destra la sezione del btrhos dove si raccoglievano le offerte votive.

Del santuario di Eolo ne fa testimonianza il grandioso bothros per le offerte votive, costruito a guisa di cisterna, il cui riempimento iniziò fin dalla prima metà del VI secolo a.C. poco dopo la fondazione cnida e si protrasse fino almeno  al terzo quarto del V secolo. Il tempio doveva essere nelle sue immediate vicinanze e cioè nell'area dietro la chiesa dell'Addolorata ed a fianco all'ex chiesa di Santa Caterina, anche se di esso non sono state rinvenute tracce, come d'altronde – sulla rocca – oltre al bothros e la torre di ingresso, non  sono rimaste tracce della città cnita segno che i romani – la cui dominazione inizia nel 251 a.C – costruirono la loro Acropoli dopo avere rasa al suolo quella greca.

Oltre al tempio di Efeso e di Eolo, probabilmente sull'acropoli vi erano altri templi o edicole dedicate ad Apollo e  Afrodite e forse dei sacelli dedicati a divinità egize (Ammon Rha) se  - come è stato tramandato - fra i membri della seconda spedizione che raggiunsero Lipari nel 580 vi erano anche degli egizi o greci del Delta del Nilo.[2].

 

La città bassa dei Cniti

 

Ben presto l'area dell'acropoli dovette rivelarsi insufficiente e la città si estese sulla Civita e sulle pendici dell'acropoli verso la piana e verso Marina Corta. Intorno al 500 a.C., la città bassa fu circondata da un solido muro di fortificazione in opera poligonale. E' assai probabile che esso si appoggiasse verso nord alle balze rocciose che limitano  il dosso della Civita verso il porto di Marina Lunga e che costituivano una linea di fortificazione naturale. Circa un secolo dopo, fra la fine del V e la prima metà del IV a.C. la città, cresciuta notevolmente la popolazione, si estese sull'inizio della piana oltrepassando verso ovest il limite del centro urbano della Lipari attuale. Fu costruita allora una nuova grandiosa cinta di mura che sbarrava la piana con una cortina rettilinea dal torrente Ponte a sud al torrente di S.Lucia a nord, e doveva seguire poi il corso di questi torrenti fino al mare e cioè rispettivamente  fino alle spiagge di Marina corta e di Marina lunga. E' da tenere presente che il corso del torrente di S.Lucia era, nell'antichità, molto più a sud di quello attuale e veniva a lambire l'attuale palazzo vescovile. Di queste mura fu messo in luce un tratto di una cinquantina di metri negli scavi eseguiti nei terreni della mensa vescovile, che oggi costituiscono il parco archeologico della contrada Diana. La struttura di queste mura è particolarmente grandiosa. Esse sono costruite interamente in elevazione con uno spessore di circa m.3,75 e prospetti sia interni che esterni in blocchi squadrati di pietra del Monte Rosa sovrapposti in filari. Una torre quadrata doveva proteggere la porta principale. Forse risale a questo periodo la costruzione della torre greca posta all'entrata dell'acropoli[3] che rappresenta l'unico pezzo – parzialmente visibile perchè inglobata nelle fortificazioni normanne o sveve ed infine in quelle spagnole -  della grande cinta muraria del castello arrivato fino a noi, risalente a questo periodo.

  

In alto la pianta della città greca. Qui sopra, ruderi delle mura della città bassa a Diana.

Quando la città si estese nella piana dovette essere trasportato qui il pritaneo dal quale nel 306 a. C. il tiranno di Siracusa Agatocle, con una proditoria[4] aggressione contro Lipari – dimentico dell'antica amicizia e dei patti di alleanza e dopo aver imposto ai liparesi il pagamento di cinquanta talenti d'argento[5] - , asportò i sacri ex voto offerti a Eolo e ad Efesto, riempiendo ben 11 navi con gli ori sottratti. Ma mal gliene colse. Non era ancora arrivato a Siracusa che Eolo gli scaraventò contro una terribile tempesta che affondò tutte le 11 navi. Si salvò solo la dodicesima, la nave di Agatocle che riuscì a raggiungere Siracusa. Qui però trovò liti e fortissimi rancori familiari che nel giro di pochi anni sgretolarono il suo regno.

Altri monumenti della Lipara greca non si conoscono salvo due santuari esterni alla cinta delle mura: uno dedicato a Demetra nei pressi della scuola elementare,di fronte a dove oggi è il supermercato Eolo, l'altro nel parco archeologico del terreno vescovile. La necropoli si estendeva invece largamente al di fuori delle mura, nella contrada di Diana, fino al piede delle colline, ma gruppi distanziati di tombe erano a Sant'Anna e a Portinenti.

La necropoli della Lipara Cnita – osserva Bernabò Brea[6] - deve aver cominciato a svilupparsi, a partire dal momento stesso della fondazione della città, sui margini della strada che portava verso gli altopiani dell'isola e che deve essere stata in tutti i tempi una delle strade di maggior traffico irradianti dalla città. Sempre nel VI secolo a.C. un secondo nucleo di necropoli si sviluppò nei pressi del torrente di S. Lucia all'opposto estremo settentrionale della contrada di Diana.  Partendo da questi due nuclei iniziali, la necropoli greca è venuta successivamente estendendosi sull'intera contrada Diana.



[1]              L.Bernabò Brea, M. Cavalier, F. Villard, Meligunis Lipara, Vol.IX, Topografia di Lipari in età greca e Romana, ParteI, l'Acropoli, pg. 28 e ss.

[2]              L. Bernabò Brea, Apporti egizi alla fondazione della Lipara cnida e sviluppo delle sue necropoli, in “Dieci anni al museo eoliano ( 1987-1996), Quaderni del Museo archeologico regionale eoliano, n.1, 1996.

[3]              L. Bernabò Brea, M. Cavalier, F. Villard, Meligunis Lipara, vol. IX, op. cit. pag.31.

[4]              Di fronte alla tesi che l'attacco di Agatocle a Lipari non avesse nessun'altra ragione se non la sete di ricchezze e di denari ,G. Tropea, Il settentrione greco della Sicilia dal 337 al 241,  “Rivista di storia antica”, 4, 1901 sulla base di considerazioni di eminente carattere numismatico, avanza l'ipotesi che il gesto del generale siracusano fosse stato dettato soprattutto da un fatto politico. Dopo l'avvento di Agatocle, le Eolie, probabilmente ,avendo riacquistato durante l'età timoleontea, una più ampia autonomia da Siracusa, siano entrate a far parte, a fianco di Tindari e di Agatirno, di una lega di città greche della costa settentrionale della Sicilia realizzatasi allo scopo di fronteggiare l'aggressiva politica agatoclea di quegli anni. E sarebbe stata questo orientamento autonomistico che avrebbe attirato le ire  del generale siracusano. Di una confederazione Lipara- Tyndaris parla anche L. Zagami in “Le monete di Lipara”, Messina, 1959 pagg. 30 e ss.

[5]              Diodoro Siculo  XX 101,1-3 anche in A. Pagliara, Fonti per la storia, op.cit. Pag. 90.

[6]              L. Bernabò Brea, Apporti egizi, ecc. ,op.cit.

 

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