La devozione alla Madonna del Terzito

La madonna del Terzito

 

Nel periodo in cui Mons. Caccamo era vescovo di Lipari, il 23 luglio del 1622, a Salina, quell’Alfonso Mercorella che abbiamo già conosciuto, mentre era impegnato a disboscare il pianoro che collega Malfa a Leni per poter mettere i terreni a coltura, giunto ai piedi del Monte dei Porri sente un misterioso suono di campanella che si ripete tre volte e che lo porta a scoprire il rudere di un’antichissima chiesetta che risaliva al VII secolo, dedicata, come abbiamo già visto, alla Vergine Maria[1].

Col tempo la fantasia popolare amplificò questo fatto del ritrovamento dei ruderi e si disse che il Mercorella non avrebbe solo sentito il campanello ma anche visto “una bellissima Donna vestita di color azolo, con un velo bianco sul capo, e con un campanello nella mano destra, che fissamente lo mirava”, si parlò di una lampada che rimase accesa per ben tredici anni senza che le fosse somministrato olio, di un giovane cieco dalla nascita che facendo visita al santuario acquistò la vista[2]. Lo stesso Campis, parlando dell’episodio, fa propria un’altra voce nata dalla fantasia popolare, che il Marcorella insieme ai ruderi avrebbe trovato anche un vecchissimo quadro della Vergine che fu fatto a pezzi  dalla devozione popolare “trasportata da eccessivo affetto” per farne reliquie[3]e, rifacendosi al Campis, la versione del ritrovamento dell’immagine, è riportata nella lapide che nel 1901 fu posta nel vestibolo del Santuario. .

In realtà, come fa notare Giuseppe Iacolino, Rocco Pirri[4] che scrive prima del Campis, nel 1640 dice chiaramente che fu nel VII secolo che “per divina ispirazione, fu trovata la celebre immagine di Maria”, e ciò apparirebbe  da antichissimo documenti che si conservano presso alcuni cittadini di Lipari appassionati di antichità.

 

Più che ad un miracolo si pensa a valorizzare i terreni

 

E’ un fatto che nell’immediato non dovette fare molto scalpore questo episodio del Terzito riproposto dal Mercorella nel 1622 visto che mons. Caccamo non ne parla nei suoi scritti, né si soffermano su questo episodio altri storici della chiesa liparese[5]. Il Mercorella, che come abbiamo visto era impegnato a titolo proprio ed anche per conto del vescovo, nella valorizzazione di quei terreni fu il promotore della ricostruzione della chiesa[6] . Era quello il tempo, dopo il concilio tridentino, di un  forte rilancio e sviluppo della devozione per i santi ed in particolare la devozione mariana. In Sicilia culti legati ad apparizioni o eventi miracolosi si sviluppavano a Tindari, Caltagirone, Capo d’Orlando, Palermo. Nella stessa Lipari erano arrivati i culti della Madonna di Loreto a Quattropani, del Nome di Maria a Pirrera, dell’Assunta a Serra. E col tempo anche la madonna di Tindari si impose all’attenzione ed alla devozione degli eoliani.



[1] Quella del 1622 viene intesa come la terza ricostruzione del Santuario. La prima cappellina risale al V secolo quando un santo monaco eremita, anche per contrastare il culto di Demetra che continuava a sopravvivere fra i contadini che lavoravano a Salina  ed in particolare in quel fertilissimo pianoro, volle edificare questo punto di richiamo religioso e dipinse o disegnò anche una immagine della vergine. La cappellina andò in rovina e venne ricostruita nel VII secolo e fu allora che venne riscoperta l’immagine della madonna che il monaco aveva dipinta.

[2] Alcuni di questi episodi ed altri ancora  sono raccolti in fascicoletti devozionali circolati  nel secolo scorso come “Breve storia del Santuario della Madonna del Terzito che si venera a Val di Chiesa (Salina), a cura del Cappellano Curato Sac. D. Francesco Costa, Messina 1924.

[3] P.Campis, op.cit., pp 66-67.

[4] R.Pirri, Sicilia Sacra, Liparensis Ecclesiae Notitia VIII, p.951.

[5] Iacolino fa notare che all’episodio del 1622 non danno alcun risalto né il Pirri, né La Rosa, né Rodriquez. In “La Chiesa Cattredrale…, manoscritto cit. Quaderno IIB, pp.33-39.

[6] Su dove ricostruire la chiesa, se nel luogo indicato dal Mercorella o a quota più bassa, sul ciglio del sentiero che percorreva il fondovalle come voleva qualcun altro che affermava di avere trovato lì i veri ruderi della antica chiesetta, ci fu a suo tempo discussione ma prevalse la tesi del Mercorella, mentre il suo contestatore fece erigere una edicola nel luogo da lui indicato ( G.Iacolino, op,cit., pag. 34).

 

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