La nascita del Cristianesimo nelle Eolie

Quando arrivò il cristianesimo alle Eolie? La leggenda di S.Paolo

 

S. Agatone accoglie le spoglie di S, Bartolomeo a Portinenti. Quadro nella Cattedrale di Lipari

Stando alle  pie tradizioni che abbiamo citate e comunque alla leggenda dell’arrivo di San Bartolomeo a Lipari che si sarebbe sedimentata nel corso dei secoli, il 13 febbraio del 264 d.C.  la Chiesa di Lipari era già costituita almeno da qualche tempo ed aveva un suo Vescovo Santo Agatone che la tradizione vuole fosse il primo vescovo di Lipari.

E’ credenza – scrive il Can. Carlo Rodriquez nel 1841 nel suo saggio “Breve cenno storico sulla Chiesa Liparese[1]che la fede cristiana si fosse stabilita in Lipari sin dal tempo degli Apostoli; e Paolo (l’Apostolo) venuto in Reggio, si reputa per mera tradizione passato da Messina , e per la vicinanza di quella provincia a quest’isola qui esservi condotto, predicare il Vangelo ed innalzare alla cima del sacerdozio per la prima volta Liparese Chiesastico. Ma niun documento esiste per rafforzare opinione siffatta; per il che à uopo di altri tempi più a noi vicini intertenerci, poiché le Siciliane Storie non furono a noi tramandate, anzi distrutte nella saracenica invasione… Pure dà greci manoscritti conservati nel Monastero di Grotta Ferrata, ed in latino idioma tradotti per le istanze del Can. Agatino di Castiglione tenuti nella Chiesa di Lentini, si rileva che nell’anno 264 era la Chiesa di Lipari governata da santo Vescovo per nome Agatone. Si dice, che in quell’epoca fosse approdato ai nostri lidi il corpo di  S. Bartolomeo Apostolo a 13 febbraio com’è contestato dall’Ugelli, da S. Teodoro Studita, da S. Gregorio vescovo di Tours e dal Pirri ricordato…Nulla di reale si conosce dello primo Vescovo di questa Chiesa, si bene della sua morte successa l’anno 313 secondo il Maurolico nella sua Storia della Sicilia, essendo egli in età di 90 anni a dir di Pietro Campi. Non abbiamo altre notizie  di Vescovi che questa diocesi governarono dopo S. Agatone, né dalla Storia di Sicilia Sacra si rileva cosa alcuna, che anzi essa ci mostra il vuoto di anni 217 fino a che venne a reggerla Augusto nel 501.”.

Osserva Iacolino che il fatto che nell’autunno del 60 “ S.Paolo – il quale trovandosi in stato di detenzione – aveva compiuto quel celebre quanto avventuroso viaggio da Cesarea sino a Roma toccando Malta, Siracusa e Reggio Calabria diede motivo, in età rinascimentale, ai cittadini di Siracusa, di Reggio, di Messina e di Lipari di ritenere che i loro padri antichi avessero dall’Apostolo attinto i primi rudimenti della fede e che lui stesso nei loro rispettivi paesi avesse costituito le prime accolte di neofiti e insediato i primi vescovi. Si voleva inoltre far credere che Siracusa, Catania e Taormina , avanti che vi passasse San Paolo, avessero avuto vescovi personalmente inviativi da S. Pietro dalla sua residenza di Antiochia di Siria. Oggi c’è un gran mutamento della prospettiva critica al riguardo: oggi ci rendiamo conto di quanto lenta contrastata e faticosa sia stata la penetrazione del Vangelo nelle città mediterranee.”[2]. E questo anche se Lipari era di certo un punto abituale di transito o di sosta nell’intreccio dei traffici.

 

I culti misterici di Demetra e Dionisio

 

Ancora Iacolino osserva che ad agevolare – ma allo stesso tempo a contrastare – la penetrazione della nuova fede c’era, assai diffusa fra la gente di cultura ellenista, una sorta di religione sincretica che assommava i culti di Iside, di Demetra, di Serapide e – in particolare a Lipari – di Dionisio; culti misterici che ben rispondevano ai bisogni spirituali del popolo minuto e dei ceti aristocratici, ed erano per molti aspetti assai vicino alle credenze cristiane. Nel loro insieme si potevano definire “religioni della salvezza” giacché davano conforto alle angustie quotidiane e, attraverso la debita iniziazione e le pratiche devote e l’osservanza di determinate prescrizioni etiche e rituali, assicuravano l’eterna beatitudine dell’oltretomba.

Quindi si può pensare che anche a Lipari già fin dei primi decenni della nuova era si sentiva parlare della nuova religione magari in modo confuso e mischiato con elementi di queste “religioni della salvezza”.

 

Quella di Agatone solo una leggenda?

 

Ma la storia è fatta di documenti certi e Bernabò Brea[3] sulla base dei documenti può scrivere che  “Lipari è stata assai per tempo sede vescovile. E’ del tutto inconsistente, dal punto di vista storico, un primo vescovo, Sant’Agatone, che risalirebbe al III secolo, al tempo cioè della persecuzione di Valeriano. La sua figura è probabilmente immaginaria. Il nome sarebbe stato preso da quello del vescovo, assai più tardo, ricordato da San Gregorio Magno, l’unico dei     primi vescovi di Lipari il cui nome fosse ricordato da fonti letterarie. Sant’Agatone compare infatti solo in fonti tarde e criticamente inattendibili e cioè nel complesso di leggende composte fra il VII ed il IX secolo, che fiorirono intorno ai santi martiri di Lentini Alfio, Cirino e Filadelfio. Il primo vescovo di cui si abbia notizia certa è Augusto che partecipa a due concili tenuti a Roma al tempo del Papa Simmaco: il primo nell’ottobre  501, per giudicare la contesa fra Papa Simmaco e l’antipapa Lorenzo; il secondo, del Novembre 502, convocato da Simmaco a proposito di una legge di Odoacre, che si era arrogato diritti sull’elezione del Papa e sull’amministrazione di beni ecclesiastici. Il  Duchesne[4]  osserva peraltro che il vescovado di Lipari deve essere assai più antico di questa prima data in cui è documentato. Ritiene infatti poco verosimile che nei tempi tristi e torbidi del V secolo si siano fondati vescovati in queste regioni d’Italia e ritiene, come quasi dimostrato, che ogni vescovato constatato prima della guerra gotica, vuol dire prima del 525, deve risalire almeno al IV secolo più o meno inoltrato”.

Ma allora a quando risale l’avvento del Cristianesimo a Lipari e la costituzione di una Chiesa Liparense? Ed proprio vero che il S. Agatone dato come primo vescovo di Lipari sia una figura leggendaria confusa con l’Agatone di cui parla S. Gregorio Magno alla fine del VI secolo?

 

Una Chiesa viva e ben strutturata già nella seconda metà del V secolo

Per sapere che la Chiesa esiste a Lipari ben prima del 501 abbiamo testimonianze epigrafiche cristiane in lingua greca. E’ della seconda metà del V secolo una scritta marmorea epigrafe per la morte di una giovane ventenne chiamata Proba  dove si parla dell’esistenza della “Santa e Cattolica Chiesa dei Liparéi”. Un’altra epigrafe riguarda un fedele morto nel 470. La lapide è oggi al Museo di Lipari  e proviene dall’area di Sopra la Terra o Maddalena. Una terza epigrafe è quella di Asella che risale al 394 che rivela moduli culturali e di costume così squisitamente cristiani.,come il riferimento alla Trinità, da far pensare che quando essa fu scritta il cristianesimo fosse presente a Lipari da almeno un secolo. Questo vale anche per l'epigrafe di Proba. Se fosse vero - come ipotizziamo nel Documento allegato, che essa fosse stata una diaconessa allora ci stroveremmo di fronte ad una chiesa strutturata che non può essersi improvvisata in qualche decennio. Anzi proprio il riferimento in questo documento alla "Santa e Cattolica Chiesa dei Liparéi" così inusuale nelle epigrafe siciliane, starebbe a testimoniare, come argomentiamo nel Documento citato, che la Chiesa di Lipari si definiva Cattolica nel senso che questo termine aveva assunto dopo l'Editto di Teodosio del 380 e cioè non eretica ma ortodossa. E questo starebbe a dimostrare che quella di Lipari oltre che strutturata era una Chiesa viva che combatteva l'eresia di Ario e che anche le giovani donne, Proba e Asella ad esempio, fossero esse diaconesse, semplii portiere della Chiesa Madre o semplici battezzate erano impegnate attivamente sul fronte della testimonianza.

Ed a questo punto che ci chiediamo se sia del tutto inconsistente la figura di Agatone I. Proprio il Duchense,nel passo citato da Bernabò Brea, continua : “Potremmo giungere sino alla metà del sec. III se fosse prudente fidarsi della leggenda bizantina di Leontini”[5]. E proprio su questa leggenda dobbiamo puntare la nostra attenzione.



[1] Can. Carlo Rodriquez, Breve cenno storico sulla Chiesa Liparese, Palermo, estratto dal Giornale letterario, n. 225 e 226, 1841, pag. 5 e 6.

[2] G.Iacolino, Le isole Eolie…,op.cit. pag. 49.

[3] L. Bernabò Brea, Le Isole Eolie dal tardo antico ai Normanni, Ravenna, 1988, pag. 14-15.

[4] Mons. L. Duchesne( 1843- 1922  archeologo e storico della Chiesa.

[5] G. Iacolino, Le isole Eolie…, op.cit. pag. 72. Questa importante dichiarazione del Duchesne è contenuta in una lettera scritta nel 1912 al prof. Carlo Alberto Garufi che ne parla nel suo saggio “Le Isole Eolie a proposito del ‘Constitutum’ dell’Abate Ambrogio”, in “Archivio storico per la Sicilia orientale”, anno IX – 1912, pag. 159.

 

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