La religiosità dei liparesi, Timasiteo e la nave dei romani, Il culto di Demetra

Particolare viva era la religiosità dei liparesi di cui ci provengono numerose testimonianze. Oltre alla devozione per Efesto e Eolo ai quali avevano eretto templi sull'Acropoli, Pausania riferisce che la stessa lotta contro i pirati etruschi era stata comandata i dalla Sacerdotessa di Delfi che officiava dinnanzi all'Oracolo ed essi obbedirono perchè erano molto devoti ad Apollo. Abbiamo anche visto come il primo pensiero, dopo il successo contro i Tirreni e la cattura di venti navi, fosse stato quello di inviare all'Oracolo di Delfi tante statue quante erano le navi catturate e ricchi doni votivi. Significativo per comprendere la religiosità dei liparesi è questo episodio[1] accaduto nel 396 a.C. e riguardante i rapporti con la piccola repubblica di Roma che come sappiamo era stata fondata il 21 aprile del 753 a.C.

Il trionfo di Furio Camillo

Il console Furio Camillo dopo lunghe lotte e un lunghissimo assedio, aveva avuto ragione della potente città di Veio. Tale era stata la durezza della prova ed il conseguente sollievo dei romani, che essi decisero di sciogliere un voto fatto ad Apollo, inviando tre ambasciatori con una nave a Delfi per offrire un prezioso cratere d'oro e altri doni al Dio. Giunta in prossimità dello stretto di Messina,  la nave romana fu avvistata dalla flotta eoliana, che non cessava mai di perlustrare il mare e,da questa, catturata giacchè se i liparesi combattevano i pirati non trascuravano qualche volta di fare a loro concorrenza...

Scortata nel porto di Lipari, fu informato della cattura lo stratega in carica, Timasiteo. Costui, interrogati gli ambasciatori romani e udito che il carico d'oro e di preziosi era diretto a Delfi, come dono al Dio Apollo, convocò il popolo e così press'a poco parlò:

“ Liparesi, mio popolo, non è lecito a nessuno appropriarsi dei doni che qualunque città del mondo offre agli dei. Chiunque operi tale sacrilegio è maledetto per sempre. Oltre a ciò questi romani recano doni al grande Apollo per averli illuminati e condotti a vincere i loro nemici, come fece con noi per i nostri. E come noi, vinti i tirreni, recammo doni all'Oracolo di Delfi, così costoro, meno prosperi di noi, pure recano al dio il segno della loro gratitudine. Pertanto io vi dico che non soltanto Lipari non potrà mai macchiarsi di simile delitto, ma vi propongo che, in nome della nostra tradizionale ospitalità e del nostro rispetto per il divino Apollo, la nave romana sia scortata e difesa dalle nostre fino a Delfi e da Delfi a Roma per il ritorno”.

Dette queste cose, i liparesi applaudirono al saggio discorso di Timasiteo e lo approvarono. La nave romana partì scortata da navi eoliane per il lungo viaggio fino a Delfi e poi a Roma. Qui giunti il Senato romano, informato dell'accaduto, decise di conferire a Tisimateo l'ospitium publicum, una sorta di cittadinanza onoraria, ma molto più concreta ed operante che ai nostri giorni. Inoltre inviarono con le stesse navi eoliane ricchi doni ai liparesi[2].

  

In alto il tempio di Apollo a Delfi.  Sopra, il tempio dei liparesi con le venti statue dedicate ad Apollo dopo la vittoria sugli Etruschi.

Oltre che per Efesto ed Eolo ed altri culti verso divinità rappresentate sull'Acropoli, a Lipari e nelle Eolie, si sviluppò – come abbiamo visto - anche il culto per Dionisio (conosciuto anche come Bacco), Demetra e Kore ( conosciute anche come Cerere e Proserpina), facenti parte delle cosiddette “religioni della salvezza”. Questo culto veniva praticato nel santuario detto di Demetra, di cui abbiamo già detto, che sorgeva in una zona extraurbana poco discosta dalle odierne scuole elementari.

Dionisio era il dio della vite, del vino, del teatro, della gioia di vivere ma anche il nume benefico che alimentava le speranze delle beatitudini nell'oltretomba; Demetra invece era la Grande Madre benigna dispensatrice di ogni fecondità; Kore, la figlia di Demetra, era divenuta la regina dell'Ade, ed era garante della sopravvivenza dell'anima e della salvezza eterna. I riti annuali dedicati a questa triade davano luogo ad una festa grande con preghiere, canti, danze, cortei, cerimonie di purificazione,  estasi mistiche, offerte, pasti sacri ed anche rappresentazioni teatrali.[3] A Lipari nell'area del Santuario di Demetra sono state ritrovate circa ottomila pezzi in una grande varietà di soggetti che, oltre quelli teatrali, comprende i quadretti votivi (pinakes), le statuette con fiaccola e porcellino, i busti, statuette di donne e di sileni, bambini in fasce , ed altre terracotte votive di soggetto vario. Tutti materiali che si possono riferire ad un periodo che va dalla seconda metà del IV alla prima metà del III secolo a.C. cioè fino alla distruzione di Lipari.[4]

Questo culto e queste celebrazioni alla sacra Triade non avvenivano solo a Lipari ma anche a Salina. Solo che mentre a Lipari questa religione coinvolgeva un po'  tutti gli strati sociali a Salina 

erano gli strati sociali più deboli, lì particolarmente presenti, che a Valdichiesa  - come dimostra il ritrovamento di terracotte - davano vita ad una festa rurale e popolare che rappresentava una vacanza dal duro lavoro ed una aspirazione ad una esistenza più umana. Questi culti e questi riti si protrassero  nelle Eolie anche lungo l'età romana e molto al di là dell'avvento del Cristianesimo[5]. E  potrebbe essere non causale, osservano gli archeologi, la vicinanza di questi ritrovamenti col santuario dedicato alla Madonna del Terzito, il cui impianto originario risalirebbe all'epoca bizantina.

 

Demetra e Kore


[1]              L.Zagami, Lipari ed i suoi cinque millenni di storia,  op.cit., pag, 68 e ss. .Livio,V, 28, 2-3.

[2]              L. Zagami, op.cit., pag. 69; De Sanctis, Storia dei Romani, Torino , 1907, vol. II, pag. 147.

[3]              G. Iacolino, Raccontare Salina, op.cit., pag. 69 e ss.

[4]              A. Sardella e Ma.G. Vanaria, Le terracotte figurate di soggetto sacrale del santuario dell'ex proprietà maggiore di Lipari, in Meligunis Lipara, vol.X, Roma 2000, pag.87.

[5]              G. Iacolino, op.cit. Pagg. 68 e ss.

 

Theme by Danetsoft and Danang Probo Sayekti inspired by Maksimer