La tholos micenea

Sulla via dello stagno

Mappa dell'ecumene basata su Strasbone che indica le mitiche Cassiteridi a nord della Spagna su cui sarebbero esistiti giacimenti di stagno e quindi una delle mete della "via dello stagno".

 

 

 

Conclusa la fase del commercio dell'ossidiana le Eolie riacquistano interesse grazie soprattutto alla loro posizione strategica. Era iniziata infatti l'”età del bronzo”  e l'arcipelago era divenuto punto di passaggio, rifornimento e commercio per i navigatori – e fra questi in particolare gli Eoli e comunque navigatori provenienti dall'Egeo - che percorrendo la U“via dello stagno”U traversavano il Mediterraneo dalle coste del vicino Oriente e dal mondo miceneo ad Occidente passando attraverso lo stretto di Messina. Attraverso questo percorso  giungevano fino alle isole britanniche- dove esistevano giacimenti di questo minerale che aveva acquisito un ruolo fondamentale nella vita quotidiana -, attraverso il ponte terrestre dalle foci della Garonna alle foci del Rodano . Ma lo stagno era solo una delle mercanzie che alimentavano i traffici lungo questo percorso. Vi erano le ceramiche , tessuti, pellame, vino, olio, frutta secca e gli schiavi che dovevano rappresentare la mercanzia più richiesta. Quanto alle Eolie, persa l'ossidiana, grandissima parte del loro interesse commerciale, ebbe il punto di forza soprattutto nella posizione strategica.  Nondimeno avevano anche loro prodotti da esportare come il vasellame ma soprattutto l'allume e lo zolfo e più tardi il caolino e la pomice. L'allume in particolare lo si adoperava in tintoria, per la concia delle pelli e come astringente in medicina. Non dobbiamo dimenticare inoltre i prodotti della terra come il l'olio ed il vino. 

 

La tholos di San Calogero

Non dovette essere nemmeno secondario l'interesse per i soffioni, i fanghi e le acque curative di cui queste isole erano famose fin dall'antichità come dimostra la stufa a forma di thòlos di San Calogero che richiama, in scala, l'architettura di tombe micenee e la cui costruzione può farsi risalire a prima del 1430 a.C.

 

 

 

 

 

 

 

 

La scoperta del significato che questo manufatto acquista per la nostra storia, matura di fatto negli anni 80 nel corso dei lavori di ristrutturazione di tutto il complesso termale di San Calogero. In quell'occasione, per l'opera di

Interno della tholos

                           

 

 

demolizione di alcune sovrastrutture  murarie, l'antica stufa può essere osservata e studiata da Bernabò Brea e dalla Cavalier. Lasciamo a loro la parola:

 “Fin dal momento in cui, penetrando nella cupola termale di San Calogero, ormai aereata ed illuminata, potemmo portare su di essa la nostra attenzione, rimanemmo colpiti dalla appariscente somiglianza, sia del tipo architettonico sia della struttura, con le tholoi micenee e la nostra impressione fu condivisa dai colleghi che subito dopo di noi, venendo a Lipari, poterono visitarla. Si trattava di una impressione, a cui peraltro davano fondamento i confronti che cercammo di istituire con altri monumenti a falsa cupola del Mediterraneo. La falsa cupola, la volta costituita cioè da filari sovrapposti di blocchi litici aggettanti gli uni sugli altri in cerchi via via sempre più ristretti, ha antichissime origini e lunghissime tradizioni nel Mediterraneo. E' certamente molto più antica dell'età micenea, se ne ritroviamo già i lontani precedenti nelle capanne di Kirokitia a Cipro. I Micenei l'hanno portata alla più elevata espressione architettonica ed artistica, ma potremmo ricordare le innumerevoli sopravvivenze nell'edilizia rustica fino ai nostri giorni, di cui i trulli di Alberobello sono uno dei più noti esempi.(  ..) Si potrebbe quindi dire che la falsa cupola fa parte del comune patrimonio tecnologico delle genti abitanti sulle sponde del Mediterraneo fin dall'età neolitica. La tecnica con cui la nostra tholos è costruita non sarebbe dunque di per sé stessa una prova definitiva dell'antichità attribuibile ad essa. Tuttavia le analogie tipologiche e strutturali che essa presenta con le tholoi di età micenea sembrano più strette che con qualsiasi altra classe di monumenti, tecnicamente analoghi, delle nostre regioni con cui la potremmo confrontare (…) Questa serie di confronti sembra in realtà confortare l'ipotesi di una attribuzione della nostra tholos all'età del bronzo. Senza dubbio, di tutti i monumenti costruiti con questa tecnica architettonica, quella a cui essa è più vicina sono le tholoi funerarie della Grecia micenea.  Essa sembra veramente riprodurre il prototipo da esse costruito, in una scala ridotta, che è in rapporto con la sua funzione di stufa termale. La distruzione della sommità della cupola e degli stipiti della porta rendono impossibili confronti riguardanti questi dettagli e d'altronde senza dubbio le piccole dimensioni e la scarsa ampiezza delle due aperture rendevano superflui dei triangoli di scarico al di sopra degli architravi che quasi costantemente ricorrono nelle tholoi micenee(…)Se la tholos di San Calogero è un monumento dell'architettura micenea essa riproduce esattamente, in dimensioni molto ridotte, la forma e le strutture della stessa Micene.

 In modo particolare si avvicina alla più raffinata, alla più elegante fra esse: il tesoro di Atreo. Ha di questo la stessa struttura, interamente in blocchi quadrati, mentre la maggioranza delle altre tholoi la presentano solo in parte. Ma la tholos del mondo miceneo ha, per quanto conosciamo, solo una funzione sepolcrale. E' la grandiosissima tomba di un principe o di una famiglia principesca. La nostra ha una funzione del tutto diversa. E' stata creata come una stufa termale, ed è l'unico caso finora noto di un simile adattamento del tipo. Senza dubbio in stretto rapporto con questa diversa particolarissima funzione sono le sue piccole dimensioni”.

Altra immagine del Tesoro o Tomba di Atreo

La tholos del Tesoro di Atreo a Micene                                                                                                                                                                   

 

 

 

 

Un importante emporio miceneo

Dal  punto di vista  storico e culturale una simile ipotesi , continuano i nostri archeologi, è in linea con le altre ricerche fato sul campo ed il rinvenimento di centinaia di frammenti di ceramiche di quell’epoca a Capo Graziano, sul Castello di Lipari, sulla Montagnola di Filicudi, a Serro dei Cianfi di Salina, e di ceramiche di stile miceneo nelle stesse località, sul promontorio del Milazzese nell'isola di Panarea e in quello della Portella di Salina. Tutti questi rinvenimenti ci mostrano che le isole Eolie erano in quell'età fra i principali empori del commercio miceneo del Mediterraneo occidentale. Empori che dovevano essere visitati regolarmente, ogni buona stagione, dalle navi micenee che ad essi facevano capo..

 

“Essa ci apparirebbe nella sua struttura - dicono ancora Bernabò Breaa e la Cavalier -come un tipico monumento dell'architettura micenea, vorremmo dire come una delle più perfette realizzazioni di questa cultura, soprattutto se noi la consideriamo per quello che doveva essere al momento della sua costruzione ed ha continuato ad essere per più di un millennio e mezzo, prima del dissesto che ne ha alterato le forme e distrutto l'armonia delle linee, nella tarda età imperiale romana. Se noi la confrontiamo con quanto conosciamo dell'architettura indigena delle Isole Eolie dell'età a cui è attribuibile, ci rendiamo conto che essa nono potrebbe essere in alcun modo uno spontaneo germoglio sbocciato in essa ( sia pure ad imitazione dei modelli stranieri) e neppure l'opera di architetti e maestranze locali. Essa ci apparirebbe invece come  un evidente apporto del mondo miceneo, non diversamente dalle ceramiche che si rinvengono in gran numero nei livelli di questa età degli insediamenti eoliani. Apporto questa volta consistente non nell'invio di prodotti manifatturati ma nella fornitura di tecnologie, nell'invio sul posto di dirigenti e di maestranze specializzate per realizzarle“. 

 

Una sorta di consolato greco?

Considerata sotto questo aspetto la tholos farebbe dunque parte di quel complesso di scambi commerciali che in questa età abbiamo visto esistere fra le isole Eolie e il mondo miceneo e proprio la sua esistenza permette di qualificare e valorizzare, più di quanto si ritenesse fino a qualche decennio fa, queste relazioni. Se chi presiedeva ai grandi commerci dovette ritenere utile e necessario trasferire alle Eolie tecniche e competenze fino allora sperimentate in Grecia  per realizzare  un'opera di così straordinaria grandiosità per quel tempo, era perché  doveva pendere a loro favore  una bilancia dei pagamenti di  notevole rilevanza .. “Il fatto stesso - sottolineano Bernabò Brea e la Cavalier - che sia stato possibile ideare, programmare e realizzare un'opera di questo genere implica che fra le isole Eolie e i principati micenei dovevano esistere rapporti stretti, costanti e duraturi, implica cioè un approfondita conoscenza reciproca. E' ovvio d'altronde che se le navi micenee venivano regolarmente nelle isole Eolie ad offrire prodotti non lo facevano a titolo di dono generoso, ma le usavano come merci di scambio contro altri prodotti. E d è ovvio altresì che questo commercio doveva essere in qualche modo organizzato. Era necessario cioè che agenti commerciali micenei risiedessero stabilmente per periodi più o meno lunghi nelle isole Eolie per preparare la raccolta di quelle merci che le navi dei loro paesi sarebbero venute a caricare alla stagione dovuta“.

Rappresentanti che dovevano avere anche una funzione più ampiamente politica e diplomatica, veri e propri consoli ed ambasciatori, il cui compito era quello di assicurare quelle buone relazioni fra i loro principi ed i principi locali e di condurre delle trattative per cui le merci che ad essi interessavano fossero incanalate verso i loro paesi e non verso stati concorrenti. E ciò soprattutto trattandosi di prodotti di fondamentale importanza strategica quali lo stagno e gli schiavi. Ma non vi erano solo costoro. Oltre a questi doveva essere frequente che raggiungessero le nostre isole anche membri delle più eminenti famiglie locali per visitarle. E’ dunque su questo sfondo di rapporti politici, economici e culturali, che va vista la costruzione della tholos micenea di Lipari: solo così  - osservano Bernabò Brea e la Cavalier - si potrebbe spiegarne l'esistenza.

“La tholos di San Calogero sarebbe dunque sorprendente - concludono i nostri archeologi - non solo come testimonianza di uno straordinario spirito di ideazione e di iniziativa nel campo delle relazioni politiche ed economiche, ma anche come la dimostrazione di una eccezionale capacità di adattamento tecnico da parte degli architetti che l'hanno progettata, sarebbe nel suo genere quale stufa termale, un monumento unico, senza confronti, nel campo dell'architettura micenea. E' probabile comunque che essa sia il più antico edificio termale fino ad oggi conosciuto nel mondo mediterraneo, anche se l'utilizzazione a scopo curativo delle risorse termali è forse vecchia come la stessa umanità.”TP[1]PT

Oltre alla tolos di San Calogero ed ai reperti archeologici del Castello e di Capo Graziano, a testimoniare la grande vitalità di questa fase della nostra storia – in cui gli Eoli di Occidente sembrano acquisire quasi il monopolio del commercio del mondo miceneo tra il XVIII e il XVI secolo a. C. -, rimane anche un affresco trovato negli scavi di Akrotiri, antico centro dell'isola di Santorini, ed oggi conservato nel Museo Archeologico di Atene.



TP[1]PT          L. Bernabò-Brea,M. Cavalier, Le terme di San Calogero, in Arcipelago , VII, 1983, n.3, p.5..

 

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