L'abate Ambrogio e i normanni

L'abate Ambrogio

Ruggero e Roberto il Guiscardo

L’apertura di questo monastero si deve collocare necessariamente nel biennio1082-83 perché la decisione fu presa di comune accordo col fratello Roberto il Guiscardo che morì nel 1085 ed aveva tenuto il dominio delle Eolie fino proprio al 1082-83. Manca l’atto ufficiale di fondazione ma siamo in possesso di un diploma rilasciato da Ruggero II, figlio del Conte Ruggero, il 28 aprile del 1134, col quale si confermano le donazioni fatte al Monastero di Lipari ed espressamente si accosta Roberto il Guiscardo al Conte Ruggero come autore delle donazioni. Questo diploma è importante perché, prima dei beni assegnati al monastero, parla dell’assegnazione delle sette isole  - nominandole una per una – con le loro pertinenze.

Un altro documento importante in cui  questa volta il Conte Ruggero direttamente cita il Monastero di Lipari e l’Abate Ambrogio è del 26 luglio del 1084 in cui sono elencate terre donate al Monastero vicine e davanti al Castello di Mileto con indicati i confini.  In questo documento prima di passare all’elencazione di queste terre il Conte dice “dopo che con i miei figli ( forse intendeva fratelli) venni dalla Francia a Mileto, io diedi all’Abate Ambrogio, a favore del Monastero San Bartolomeo di Lipari, le terre qui sotto indicate”.

Ora l’arrivo dalla Francia risale a prima del 1061 per cui ci si è chiesti se questo voglia dire che il Monastero esisteva più di vent’anni prima di quanto si riteneva. Tesi questa che curiosamente la si ritrova sostenuta da Mons. Tedeschi che fu vescovo di Lipari fra il 1710-1722 e che nel 1713 scriveva che  “l’isola di Lipari era abitata dai Monaci moltissimi anni prima che egli [ Ruggero] liberasse la Sicilia dal giogo de’ Saraceni”[1]. In questo caso ammesso che Ambrogio avesse trent’anni nel 1061 quando divenne abate e ammesso, come diremo, che sia morto intorno al 1122, se ne concluderebbe che sia vissuto novantadue anni. Certo possibilissimo. Il problema è che a sostegno di questa tesi, salvo queste righe del diploma, non esiste nessuna prova storica. Inoltre, secondo Iacolino[2], di queste righe potrebbe darsi un’altra interpretazione: nel 1061 Ruggero giunto a Mileto si rese persuaso dell’importanza strategica delle Eolie e  parlò ai Benedettini del proposito di ricostruirvi il monastero e di affidarlo a loro. Forse ne parlò addirittura con Ambrogio che allora doveva essere un giovane monaco. Ma questo proposito si sarebbe  realizzato almeno vent’anni dopo.

 

Ambrogio a Mileto

 

Che ci faceva Ambrogio a Mileto? Da dove proveniva? Chi era veramente questo frate? Lo statunitense Lynn Townsend White ir[3],  ha scritto che “il monachesimo nord-europeo esercitò una notevole influenza su quello del regno normanno. Comunque, in questa influenza sulla Sicilia interveniva la Calabria che la diluiva nel passaggio(...) La caratteristica più enigmatica della migrazione dei monaci del nord verso i domini normanni è la loro concentrazione in Calabria, da dove si diffusero sia in Puglia che in Sicilia”[4].  Qui si raccolsero Benedettini, Cistercensi, Agostiniani, Ospedalieri e fra tutti questi sicuramente furono scelti i Benedettini proprio perché i più adeguati a condurre una colonizzazione visto che il loro fondatore aveva loro assegnato, col motto “ora et labora”, il compito di coltivare la terra e visto che avevano avuto importanti ed interessanti esperienze, in questa direzione, in Francia ed in Italia.

Che Ambrogio fosse benedettino ce lo conferma lo storico Garufi [5]aggiungendo che apparteneva  alla congregazione cluniacense ed in Calabria aveva fatto capo o al monastero di Sant’Eufemia fondato nel 1061 o a quello di Mileto fondato nel 1081. Aggiunge che si ignora se fosse di origine francese o italiana. Per la verità, stando al nome verrebbe di pensare piuttosto ad una origine lombarda ed a Pavia esisteva una comunità fondata direttamente dall’abate di Cluny, Odilone,  fino dal 967[6]. Essere abate era una dignità importante, pari quasi a quella di vescovo, per cui doveva ricevere la consacrazione o da un vescovo  metropolitano o da un delegato del papa o dal papa in persona. Il White sostiene che Ambrogio come il suo successore Giovanni ricevettero a Roma la consacrazione

In alto: antica stampa di Mileto. Sopra: le Eolie viste dalla costa calabra.

 

Era un avventuriero?

 

Pino Paino[7]  afferma prima che Ambrogio era “con molta probabilità un vero capitano di ventura lombardo”[8], poi, più avanti “un crociato anti litteram[9]”. Da dove abbia potuto ricavare questo giudizio è difficile capirlo giacchè le fonti non sono moltissime ed, oltre quelle citate, vi sono soprattutto i tre “constitutum “che Ambrogio emise – come vedremo – in riferimento a Lipari, a Patti e a Librizzi. Ed a proposito di questi giustamente Iacolino osserva che se riconsideriamo in un’ottica complessiva i tre documenti, chiaramente “risaltano le qualità dell’uomo: grande capacità organizzativa e di governo e una forte carica di sensibilità alle esigenze della gente, una sensibilità non improntata certo a spirito 'democratico', quale oggi si suole intendere, bensì originata da spontanei moti di “pietà, compassione e commiserazione”, sentimenti che andavano al di là si quanto si potesse pretendere da un 'signore' dell’XI-XII secolo in una Sicilia che era in gran parte un agglomerato feudale.

Un uomo Ambrogio, che pur stando al vertice del comando, sapeva ascoltare la voce della base, e che alla sua stessa autorità imponeva dei limiti facendo ricorso, prima di ogni grave decisione, al consiglio e al parere dei membri della famiglia monastica”[10].

Ancora il Paino afferma perentoriamente che “nessun documento riporta di conferimenti di beni ricadenti nel territorio delle isole Eolie o Lipari o comunque fatti al Monastero o ad Ambrogio”[11], né il diploma del Conte Ruggero del 26 luglio 1088, né le bolle di Urbano II del 3 giugno 1091, né il documento del 1094. Ora indubbiamente si può discutere  se il possesso delle Eolie che, sia il Conte Ruggero sia Papa Urbano II, avevano conferito espressamente ad Ambrogio ed al suo monastero fosse di natura feudale o allodiale, se cioè il beneficio era di tipo politico ed escludeva la proprietà , come sostennero gli amministratori di Lipari all’inizio del 900 in varie cause conclusesi nel gennaio del 1921 con sentenza favorevole al Comune, o se invece il territorio trasferito diventava proprietà piena del beneficiario come sosteneva il Vescovato che si riteneva erede dei titoli dell’Abate Ambrogio. Ci sembra impossibile negare che sia il Papa che il Gran Conte abbiano voluto conferire la potestas feudale sulle isole ad Ambrogio ed al suo Monastero per cui l'Abate di San Bartolomeo oltre all'autorità spirituale ecclesiastica, esercitò ampi poteri civili: quello giudiziario e quello amministrativo.

Papa Urbano II benedice l'esercito normanno.

 

I documenti della potestà di Ambrogio

Vediamoli infatti questi documenti. E’ vero che il documento del 1088[12] non cita le Eolie ma solo alcuni terreni di Mileto ma intanto il discorso – come abbiamo visto – sembra riferirsi ad un tempo precedente , forse al 1061, quando ancora le Eolie non erano state conquistate e comunque già allora Ruggero pensa di dare da subito per il futuro una dote ad Ambrogio; in secondo luogo il discorso è lì circoscritto a Mileto, non si parla nemmeno delle altre donazioni distribuite un po’ per tutta la Sicilia. Questo elenco invece lo fa Ruggero II, figlio di Ruggero. Nel diploma rilasciato il 28 aprile del 1134 conferma le donazioni cominciando proprio dalle “isole di Lipari, Vulcano, Salina, Panaria, Stromboli, Arcudi, Filicudi con tutte le loro pertinenze”.[13] Inoltre proprio nella bolla che Urbano II inviò ad Ambrogio il 3 giugno 1091 si legge[14]:

“Ora Noi – su cui per divino volere ed in forza dell'autorità della Sede Apostolica, incombe la cura di tutte le Chiese, benché siamo a conoscenza , tramite gli scritti di San Gregorio, che nella medesima isola ci fu un tempo la sede vescovile, poiché la ristrettezza del territorio e la scarsezza degli abitanti non meritano la presenza di una tale dignità, tuttavia, con l'autorità del presente documento, confermiamo che detta isola abbia un Monastero e che questo possegga il comprensorio di tutta l'isola  (“totius insulae ambitum”). … Pertanto, col presente privilegio e in forza dell'autorità apostolica. Noi abbiamo stabilito che tutte quelle cose che al momento il detto Cenobio legittimamente possiede o che in seguito – per elargizione dei Pontefici e per liberalità di Principi o per donazione di fedeli – esso potrà legittimamente e canonicamente acquisire, rimangano ferme e integre per te ed i tuoi successori “.

Si può osservare che questa bolla non solo non riconosce ai Normanni la liberazione delle isole dai saraceni ma bensì “alla potenza della Divina Misericordia” ma non tiene affatto conto dei decreti di Ruggero, nè accenna alle donazioni da questo fatte, ma tutte le conferma senza nominarle. Ora, per quanto riguarda il possesso delle isole, questo modo di procedere è comprensibile giacchè la bolla inizia proprio ricordando il diritto della Chiesa di Roma sulle isole risalente all'imperatore Costantino : “Tutte le isole, secondo le regali istituzioni, sono di diritto pubblico: si sa con certezza che , in forza del privilegio del pio Imperatore Costantino, tutte le isole occidentali furono donate in proprietà a San Pietro e ai suoi successori; e, in particolare, le isole adiacenti all'Italia, molte delle quali, a causa dei peccati degli abitatori, furono occupate dai Saraceni e perdettero l'onore del nome cristiano. Tra queste isole, Lipari, un tempo famosa per il corpo dell'Apostolo San Bartolomeo, ben sappiamo che è stata ridotta quasi a deserto; trascorsi poi molti anni ed avendo la potenza della Divina Misericordia vinto le forze dei Saraceni, monaci dediti al servizio divino, venuti in quest'isola, fecero edificare il Monastero e, con la loro operosità, nella medesima isola fecero affluire moltissimi coloni”.

 

L'abate fra Ruggero e il Papa

 

La cittadina di Patti con sullo sfondo le Eolie

 

Ma il resto? Perchè nessun riferimento ai Normanni ed a Ruggero. Si può pensare che anche questa bolla rientri nella guerra fredda – pur all'interno di una salda alleanza - fra Ruggero ed il Papa. Il Gran Conte ignora il Papa quando si tratta di aprire Diocesi e Monasteri e nominare Vescovi ed Abati e il Papa si prende qui una  rivincita. Afferma cioè il suo pieno potere su questo arcipelago, così importante nella strategia di Ruggero, nega la possibilità che possa tornare ad essere Diocesi e sottolinea il suo diritto di nominare gli abati: “Questo monastero, cui la fraternità tua, per volere del Signore, presiede, e che è intitolato a San Bartolomeo. Noi lo prendiamo nel grembo della Sede Apostolica e intendiamo favorirlo con speciale protezione”.

Ruggero certamente venne a conoscenza di questa bolla ma apparentemente non reagì al fatto che il Papa stabiliva un rapporto diretto col Monastero che lo tagliava fuori, come non reagì alla bocciatura della sua idea di fare delle isole una Diocesi, preparò però una strategia per cercare di ovviare alla negazione della Diocesi che era un punto che gli stava particolarmente a cuore. Così creò a Patti un monastero e lo mise alle dipendenze di Ambrogio. A questo punto il problema della Diocesi avrebbe riguardato il territorio di Patti e delle Eolie aggirando sia la questione della “ristrettezza del territorio” sia quella della “limitatezza degli abitanti”.



[1]              N.N. , Difesa della verità a favore di Monsignor Nicolò Tedeschi Vescovo di Lipari, ecc.,pag. 45. Il libretto è senza data e luogo di stampa ma Iacolino, nel libro citato, afferma che potrebbe essere stato stampato a Roma e che autore ne fosse lo stesso vescovo.

[2]              G.Iacolino, op.cit,. pag.27.

[3]              L. Townsend White jr, Il Monachesimo latino nella Sicilia normanna, Catania, 1984,

[4]              Idem, pag. 84.

[5]              C.A. Gafuri, Memoratoria,  Chartae et Instrumenta divisa, in Sicilia nei secoli XI-XV, in “Bollettino dell'Istituto Storico Italiano”, n. 32 Roma 1912, pag. 79.

[6] M. Acherio, Istituzioni mediovali, Bologna 1994, pag.189.

[7]              “P.Paino, La vera storia di Lipari, op.cit.

[8]              Idem, pag.97.

[9]              Idem, pag. 102.

[10]             G.Iacolino, op.cit., pag. 60.

[11]             P.Paino, op.cit., pag. 104.

[12]             G. Iacolino, op.cit. Pag.25.Il Testo in latino in L. Catalioto, Il Vescovato di Lipari-Patti, op.cit., pag. 173.

[13]             G. Iacolino, op.cit., pag. 28-29.Il testo latino integrale in L. Catalioto, Il Vescovato di Lipari, op.cit. Pag. 206-208.

[14]             G.Iacolino, op.cit.oag. 38-40. Il testo in lingua latina si può leggere in L. Catalioto, Il Vescovato di Lipari-Patti, op.cit. Pag. 174-175.

 

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