L'arciduca che amava le Eolie

Luigi Salvatore d'Austria si innamora delle Eolie[1]

Luigi Salvatore in età avanzata

Tra il 1893 ed il 1896 venivano pubblicati a Praga otto grossi volumi sulle isole Eolie – uno per isola ed uno generale – ad opera dell’arciduca Luigi Salvatore d’Austria. L’arciduca d’Austria era nato in Italia e precisamente a Firenze il 4 agosto 1847. Il padre era Leopoldo II  di Asburgo-Lorena e granduca di Toscana dal  1824 al 1859, la madre Maria Antonia figlia di Francesco I dei Borboni di Napoli. Nel 1859 alla vigilia dell’unificazione d’Italia, perduto il granducato di Toscana, per la famiglia cominciò il pellegrinaggio dell’esilio da Roma, in varie sedi dell’impero austro-ungarico fino a Vienna e quindi a Praga. Ma Luigi Salvatore non amava le corti imperiali ma fantasticava di viaggiare in mare aperto alla scoperta di posti sempre nuovi. E così quando, nel 1867 visse il dramma della fidanzata bruciata fra le fiamme di un incendio senza che lui riuscisse a salvarla, l’unico sollievo lo trovò nel viaggiare da un posto all’altro del Mediterraneo, sempre immerso nel silenzio e nel raccoglimento.

E fu durante uno di questi viaggi nel 1868 che scoprì prima le Eolie e quindi Maiorca due realtà che rimasero nel suo cuore. A Maiorca stabilì la sua sede, alle Eolie fece più volte ritorno nel corso degli anni 70. Quando veniva alle Eolie era avido di informazioni e di notizie sulle isole e fu in uno di questi contatti che nel 1875 conobbe l’avv. Antonino Natoli La Rosa che gli diede un “Prospetto descrittivo delle Isole Eolie” con dedica. Da quell’anno le sue visite ed i soggiorni alle Eolie si fecero sempre più frequenti e prolungati.

Prese in affitto la casa posta su un piccolo promontorio sul mare a Capistello Sottano che si affaccia sulla spiaggia detta di donna Ina. E di donna Ina era detta anche la casa perché era appartenuta a donna Caterina Paino. Alla casa era annessa una cappellina seicentesca con il suo campaniletto e la croce in muratura dedicata alla Vergine Maria, che l’arciduca fece restaurare. Luigi Salvatore scelse questa casa come dimora perché “ da questo posto si offre un meraviglioso panorama e una deliziosa veduta su Lipari e lo scorcio di Stromboli. Ristoratrice è anche l’aria che qui spira[2]”.

  

A sinistra, la prima edizione in tedesco stampata a Paraga. A destra l'edizione italiana curata da Pino Paino. Il sesto volume su Alicudi

Da questa casa scendeva alla spiaggia per salire sul suo yacht la Nixe[3], con la sua corte di disegnatori e naturalisti, da cui non si separava mai e che lo accompagnavano nelle sue peregrinazioni. E sempre da questa casa, a piedi, raggiungeva Lipari col “ suo vestire più che dimesso, [che] lo faceva spesso scambiare per un manovale, cosa di cui egli si compiaceva”[4] per chiacchierare con gli isolani, personaggio di rilievo e gente del popolo. Ed era allora che la sua austerità ed il suo silenzio melanconico si stemperavano nella conversazione che sapeva essere spiritosa ed originale. Strinse amicizia con diversi liparesi ma, come ebbe a scrivere lui stesso  in un messaggio del ‘aprile 1893, “a due persone sono io obbligato da particolare riconoscenza, all’agente consolare austroungarico don Angelo Pajno e al dott. don Giovanni Rodriquez, i quali sono stati sempre disponibili a darmi tutte le informazioni desiderate”.

Il suo yacht con cui girava il Mediterraneo

 

Una documentazione imponente sull'800 eoliano

 

Ed anche grazie a queste informazioni potè descrivere il nostro arcipelago con attenzione e competenza lasciando  una documentazione imponente di immagini e di informazioni sulle Eolie della seconda metà dell’800. ”Dalle generalità geografiche, dalle linee fondamentali della sua morfologia – ebbe a commentare il geografo Giovanni Marinelli, fondatore e presidente della Società di studi geografici e coloniali di Firenze -, si passa gradatamente all’esame delle sue particolarità geofisiche e a quelle della geografia biologica ed antropogeografia. Specialmente le genti vi sono studiate con una cura ed una diligente disamina dei caratteri speciali ed accidentali veramente rare. Non soltanto se ne espongono  i tratti somatici ed antropologici, ma gli usi, i costumi, i portamenti e sto per dire i pensamenti: se ne descrivono le dimore, le occupazioni, le vesti, gli utensili e i cibi: se ne danno raccolti i proverbi, le canzoni i giuochi: se ne studia la vita complessiva al lume della statistica tanto sotto il rispetto demografico, quanto sotto quello del movimento economico, agricolo, industriale e commerciale… L’opera così com’è, costituisce una delle più insigni pubblicazione geografiche dei nostri tempi ed uno dei più larghi contributi alla conoscenza di un lembo interessante del suolo italiano”[5].

Alle Eolie dopo il 1891non fu più visto ma le isole e i liparesi gli rimasero sempre nel cuore . Queste isole dove “il forestiero può aggirarsi in piena sicurezza fra questo popolo cortese, gaio, sereno, che fa presto a conquistarti il cuore[6]

La famiglia dei duchidi Lorena quando andarono in esilio dalla Toscana

 

Un bel ritratto della personalità dell’arciduca ce l’ha lasciata un altro contemporaneo. “Né la vita militare, né la corte – scrisse Angelo De Gubernatis - avevano alcuna attrattiva su questo principe pacifico e filosofico, e si piegò nella solitudine e nella meditazione; e il mare dove egli si porta di costa in costa, da isola a isola, sul suo Yacht, ha in modo meraviglioso contribuito a mantenerlo in questo spirito d’indipendenza e di astrazione religiosa e filosofica. Si può dire che, come Ulisse, egli è esperto degli uomini e delle cose, e le bufere del mare gli paiono meno spaventose delle bufere  della vita. L’uomo gli ispira spesso pietà, ed egli si sforza, ove può, con la sua amabilità e con la sua generosità, d’addolcire e di alleviare le grandi miserie dell’umana esistenza.[7]  .

Morì nel suo castello di Brandeis sull’Elba, a nord di Praga,  il 12 ottobre 1915 lasciando numerose opere, soprattutto relative ad isole del Mediterraneo[8], oltre a quelle sulle Eolie e sulle Baleari – a Maiorca, sempre in cima ai suoi pensieri è dedicata l’ultimo lavoro “Torri di avvistamento e di guardia a Maiorca” - ma anche sulle puntate che fece negli oceani “Los Angeles, un fiore nel paese dell’oro”  (1878) e “Intorno al mondo senza volerlo” (1881) in cui parlò del suo viaggio a Melbourne.

 

La calunnia di essere una spia

 

Dopo la sua morte fecero la loro comparsa anche sospetti e critiche. Perché tutti quei viaggi nel Mediterraneo e quelle descrizioni così minuziose delle coste? E perché questa rete di relazioni numerosissime e “non tutte confessabili”?.

“Sebbene malato e lontano – afferma il giornalista francese Ernest Gaubert il 5 dicembre del 1917 - , Luigi Salvatore poteva ancora dirigere con i suoi consigli la campagna sottomarina. Egli solo conosceva bene le Baleari, e in quelle acque furono segnalati i primi sommergibili. Nell’opinione dei marinai e degli Alleati, i Tedeschi si sono giovati largamente dell’informazioni dell’Arciduca. Forse questi cominciò l’opera sua per inclinazione e senza secondo fine; poi, accorgendosi della sua utilità militare, la proseguì con vedute dinastiche e per farsi perdonare dall’imperatore d’Austria quelle che Vienna chiamava ‘le sue manie’[9] ” .

Nel 1920 è un italiano Etrurio Gamberini a rilanciare e avvalorare i sospetti. “Certo che le isole Eolie … potevano sembrare…, ad un metodico organizzatore, un piede a terra magnifico per le battaglie navali mai combattute. L’opera dell’arciduca tedesco sulle isole Eolie… è minuziosa, pesante, e rivela una mancanza di studio ideale e psichico; forse nasconde altri fini politici e militari che fortunatamente  sono mancati nelle loro linee generali. Possiamo ben dirlo: nella campagna feroce dei sottomarini gli scogli delle Eolie non hanno servito da base al nemico mercé l’opera costante e oculata della nostra Marina.[10]”.

E dal sospetto, alla polemica ideologica, alla calunnia il passo è breve.  Eccone un incredibile saggio: “Maestro e informatore degli ufficiali della marina germanica poté essere dunque questo Arciduca che, come dice la leggenda, degenerato, perseguitato da un vizio odioso e da sciagure, si era formato però – nel mondo degli ingegneri e degli idrografi che lo accompagnavano da per tutto – anche la sicura conoscenza degli uomini più corrotti dei bassi fondi delle sue possessioni e delle isole. Si attribuiva questa sua predilezione ad una mania di vecchio sognatore che, con la sua andatura monastica, rozzo di modi, sporco negli abiti come un pezzente, ma pieno di cultura, veniva reputato l’uomo più innocente del mondo.[11]”.

Comunque nelle Eolie non si è mai prestato ascolto a queste insinuazioni e la memoria dell’Arciduca ha continuato ad essere conservata e coltivata nel tempo[12].

 

A casa di Donna Ina - dove abitava Luigi Salvatore quando veniva a Lipari - sopra la spiaggetta omonima



[1]              Tutto questo paragrafo fa riferimento a G.Iacolino, Archietettura e territorio nelle Eolie,  in Gente delle Eolie, Lipari 1994, pp. 179-192.

[2]              L. S. d’Austria, Le isole Lipari, Lipari, vol.III,p.124.

[3]              Nixe  starebbe per “ondina” o ninfa delle acque”. La prima Nixe si infranse nel 1880 sugli scogli di capo Caxine in prossimità di Algeri e immediatamente Luigi Salvatore si fece costruire una nuova imbarcazione che chiamò Nixe II.

[4]              E. Gaubert, “L’Arciduca misterioso”,  in “Revue de Paris”, del 15 dicembre 1917, anche in “Minwerva”, a. XXVIII, 1 febb. 1818, n.3 p.91.

[5]              “ Rivista geografica italiana”, Firenze, anno III, 1986, vol III p. 148.

[6]              L.S. d’Austria, Le isole Lipari, Parte generale, VIII volume.

[7]              A. De Gubernatis, Dictionaire International des scrivane du monde latin, Roma, Firenze, 1905., alla voce “Ludwing Salvator”.

[8]              Ricordiamo: Leuconia, la capitale di Cipro (1873), Le Caimeni (1874), Il Golgo di Corinto (1876),  Biserta (1897), Oaxos e Antipaxos (1897),Ustica ( 1898), Alboran ( 1898), Bugia, la perla dell’Africa Settentrionale (1899).

[9]              Op. cit., pp 90 e ss.

[10]             E. Gamberini, Monografia marittima della Sicilia Nordorientale, Messina 1920,pp.190-191.

[11]             Idem.

[12]             Pino Paino ha pubblicato e curato dal 1977 al 1986 gli otto volumi; il Comune di Lipari nel 1997 vi ha dedicato una edizione di “Festadimaggio” con l’intestazione di una piazza nel centro della città e l’avvio di un gemellaggio con Maiorca nel nome dell’arciduca che si è perfezionata nel tempo.

 

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