L'avvento del fascismo e il commissariamento del Comune

Max Gubler, Processione a Lipari . Le confraternite

 

A Roma un "uomo d'ordine" S.E.Mussolino

 

Il 21 dicembre 1922 il Sindaco informa il Consiglio che trovandosi a Roma per pratiche del Comune fu sorpreso “dagli avvenimenti rivoluzionari dello scorso ottobre che per la fortuna d’Italia si compirono pacificamente e portarono al governo un uomo della fibra imponente e dalla mente lucida e di larghe vedute qual è S. E. Mussolino. Egli ha fede nel puro e immenso patriottismo di Lui e che mercé la sua opera sagace ed illuminata la nostra Italia possa essere ricondotta alle sue antiche grandiose tradizioni. E’ sicuro di interpretare l’animo del paese ed i sentimenti del Consiglio proponendo al Consiglio per acclamazione un voto di fede e di devozione verso un  Uomo che incarna tutte le speranze della Patria nostra[1]. Naturalmente il Consiglio per acclamazione accoglie la proposta del Sindaco.

E’ un uomo moderato Felice Famularo e rifugge dagli eccessi. Mussolini gli piace perché gli appare come un uomo d’ordine ma fu contento quando vide che la “marcia su Roma” aveva avuto uno sbocco pacifico. La figura di Mussolini  viene ad inserirsi nella sua visione a fianco a quella della Patria e della Monarchia.

  

“La popolazione liparese è stata – dirà nel Consiglio del 14 aprile 1923 -  per natura della migliore indole sociale e morale, tenacemente attaccata alla Patria ed alla Monarchia, che ne presiede sapientemente le sorti, ma i malsani contatti, durante la guerra, determinarono anche qui, una certa impulsività ed intolleranza che, pur restando sempre nell’orbita delle leggi, della Patria e della Monarchia, taluni elementi determinavano delle agitazioni, che si è dovuto durare fatica per contenere ed evitare spiacevoli conseguenze. Fu sollevata la quistione operaia, in confronto della lavorazione del “lapillo pomicifero”, che dette luogo a tumultuose manifestazioni, ed il Governo mandò, in un primo tempo, l’ingegnere capo delle miniere di Caltanissetta e poi un Ispettore Generale del Ministero”.

In apertura della seduta del 14 aprile , prima di addentrarsi nelle controdeduzioni alle Risultanze dell’inchiesta Bua, annunzia che ha telegrafato al Ministro della Real Casa perché comunichi a S. Maestà i sentimenti di devozione delle popolazioni eoliane con gli auguri più ferventi per le nozze della Principessa Iolanda e giacchè c’è – inaugurando le sedute ordinarie di primavera – sente anche il bisogno di proporre al Consiglio di inviare “un saluto di affetto e di solidarietà a S.E. il Presidente dei Ministri On. Mussolini, il quale si rende sempre più benemerito per la Nazione per il Suo coraggioso ed immane lavoro di ricostruttore”. Ed anche qui unanimemente il Consiglio approva.

Il Consiglio del 14 aprile è l’ultimo presieduto dal Sindaco Ferlazzo. Nei verbali non abbiamo trovato traccia del perché la sua amministrazione sia stata rimossa. Giuseppe Iacolino, nel suo lavoro sulle strade di Lipari[2], lascia intendere che malgrado il commissariamento e la rimozione, la collaborazione del cav. Ferlazzo al Comune sia continuata operando di concerto con il regio commissario Ferri. Ma di questa tesi non abbiamo trovato riscontro alcuno. A stare ai verbali sembrerebbe che la lunga relazione  del 14 aprile in risposta alle “Risultanze dell’inchiesta” stese dal cav. Bua, non abbia avuto esito positivo.

 

Gli addebbiti comunicati dal Commissario prefettizio

 

Il Commissario prefettizio con nota del 3 aprile 1923 aveva comunicato all’Amministrazione dodici addebiti. Alcuni si riferivano a carenze formali: mancata tenuta da parte della segreteria di alcuni registri; irregolare tenuta dei registri delle deliberazioni, mancanza dell’inventario dei beni mobili e immobili del Comune; irregolare tenuta degli archivi e della raccolta delle leggi e dei decreti. Altre sempre di carattere formale apparivano però più consistenti come il ritardato impianto del servizio anagrafico. Ve ne erano però altre ancora di un certo peso e di sostanza come l’accusa di indebita ingerenza all’ingegnere agronomo e consigliere comunale Pietro Amendola in lavori comunali; abuso da parte della Giunta della facoltà di deliberare con i poteri del Consiglio; iscrizione nella parte attiva del bilancio di somme delle quali non si è curata la riscossione falsando così i risultati del bilancio; debiti verso la cassa provinciale scolastica ed i medici condotti; mancata riscossione di diritti di segreteria ed omissioni nell’applicazione della tassa di licenza sulle cave e mancata riscossione della sovrimposta comunale sui terreni e fabbricati; usurpazione del demanio comunale pomici fero ed usurpazione sugli altri demani; irregolare funzionamento dei servizi di igiene, di polizia urbana, di nettezza pubblica e di tutti gli altri servizi municipali; disorganizzazione ed inattività del corpo dei polizia municipale; completo abbandono del cimitero e dell’ospedale.

Da qui la rimozione ed il commissariamento anche se, per dire la verità, il Sindaco rispose puntualmente – in coda alla relazione sull’attività della sua amministrazione - addebito per addebito e spesso con efficacia. Inoltre gran parte degli addebiti ci parevano imputabili  soprattutto alle  precedenti amministrazione prima che a  quella Ferlazzo. Comunque a metà agosto arriva a Lipari il regio commissario Cesare Ferri che vi rimarrà fino al settembre del 1924 quando Lipari tornerà ad avere un Sindaco a seguito delle elezioni  del 22 giugno 1924, il rag. Salvatore Saltalamacchia. Il cav. Ferlazzo sembra essersi ritirato dalla vita amministrativa.

Toccherà al commissario, un giorno di maggio del 1924[3], deliberare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini, “Duce Supremo del Fascismo” , “interpretando i sentimenti purissimi di ammirazione e di fedeltà di questa popolazione verso lo statista che regge oggi con tanta sicurezza le sorti d’Italia”.

Il 14 settembre, quando sarà ripristinato il Consiglio comunale , questo sarà chiamato a testimoniare la sua “fedeltà fascista”. Il Sindaco Saltalamacchia “prima di iniziare i lavori della sessione pervaso da profonda commozione partecipa al Consiglio l’efferato delitto compiuto a Roma da mano assassina in persona dell’on. Armando Casalini[4], del quale ne tesse gli elogi di fascista fervente d’intemerato cittadino, di strenue difensore dei diritti della Classe operaia della quale era apostolo convinto. Formula l’augurio che cessi finalmente nella nostra amata patria la follia dei delitti politici, e nel mentre manda alla cara memoria dell’illustre estinto un deferente saluto avendo avuto occasione di ammirare le peculiari virtù, e la bontà infinita dell’animo suo; propone acché il Consiglio esprima oggi tutto il suo profondo rammarico inviando le proprie condoglianze alla Vedova ed agli orfani derelitti”.

In segno di lutto il Consiglio sospende i lavori per un quarto d’ora. Alla ripresa l’avv. Casaceli, del Partito Popolare, a nome della minoranza, si associa al cordoglio “ e nel mentre depreca tale grave delitto come quello dell’on. Matteotti[5], manda alla memoria degli illustri estinti un deferente saluto con l’augurio che cessi la mania delle basse lotte politiche e la vile persecuzione degli uomini di fede a qualunque partito appartengano per benessere dell’Italia nostra abbisognevole di concordia e di pace”. Anche questa volta il Consiglio, unanimemente si dice nel verbale, si associa.

Come in Italia così anche a Lipari dovevano moltiplicarsi le manifestazioni fasciste, le sfilate concluse al grido di  “Eia Eia Alalà”, l’esclamazione dannunziana assunta poi dal fascismo. E qualche riverbero si ha anche in Consiglio comunale. Così l’11 ottobre 1925 il consigliere Zagami, “per dare una vera sensazione dello spirito fascista liparese” propone di cambiare nome alla piazzetta del Pozzo che era stata intitolata a Giolitti e di dedicarla invece a Mussolini, “nostro grande ed amato duce”. Il consigliere Francesco Paternò propone invece di intitolargli “un’opera più bella e più grande”. Alla fine non si fa niente ma ci si consola concludendo il dibattito con un triplice “Alalà”

Qualche settimana dopo, il 22 novembre, il Consiglio è chiamato a riflettere sulla “turpe congiura di criminali e di folli – così esordisce il Sindaco Saltalamacchia –che cercava di colpire il nostro amato e glorioso Duce nel giorno in cui  tutto il popolo italiano con solenne rito celebrava l’anniversario della Vittoria. I nemici della Patria cercavano colpire a mezzo del vile sicario, non solo il grande genio ma l’Italia tutta per buttarla nel caos di una rivoluzione”.

Il  “vile sicario” era l’on.Tito Zaniboni, uomo mite e tranquillo, decorato per eroico comportamento nella guerra 1915-18, deputato socialista dal 1921 al 1924 e uno dei protagonisti del patto di pacificazione tra socialisti e fascisti nell’agosto del 1921.  Il 4 novembre aveva organizzato con il generale Luigi Capello un attentato contro Benito Mussolini nel quale avrebbe dovuto far fuoco con un fucile di precisione da una finestra dell'albergo Dragoni, di fronte al balcone di palazzo Chigi da cui si sarebbe affacciato il duce. L'attentato fallì in seguito al tradimento di un compagno e di una spia che lo affiancava ; Zaniboni fu arrestato tre ore prima dell'attentato[6].

22 agosto 1926 - Arrivo a Portinente della reliquia di un pezzo di pelle di San Bartolomeo donato a Mons. Paino dal Capitolo di Venezia.

Ma queste cose a Lipari, ma non solo a Lipari, non si sanno. Chi attenta a Mussolini non può essere che un mostro e così il Consiglio che ha seguito in piedi il discorso del Sindaco, “improvvisa – si legge nel verbale – una delirante manifestazione con vivissimi, prolungati e reiterati applausi e grida di “Viva Mussolini! Viva il Duce! Viva il Fascismo!”.

In questo clima viene deciso di aderire all’appello di Mussolini di aprire una sottoscrizione popolare del dollaro per l’estinzione dei debiti di guerra con l’America.  Si vota un contributo a nome del Comune e si costituisce una commissione per la raccolta del dollaro fra la popolazione.

Al voto di solidarietà ed alla sottoscrizione per il dollaro ha concorso anche la minoranza che, conferma il consigliere Bonica, deplora “il misfatto che si voleva compiere contro il Capo del Governo”.

 

Di rientro da Portinente con la reliquia del Patrono.

L’ordinaria amministrazione di un commissario

 

Nell’anno in cui Ferri rimase commissario, oltre che alla cittadinanza a Mussolini, provvide anche a prendere decisioni di un certo rilievo per lo sviluppo della comunità liparese come l’istituzione di una farmacia a Canneto che con le borgate viciniori ammontava ora a circa 5 mila abitanti, l’incarico ad una ditta di Palermo a praticare saggi nel terreno per rintracciare acqua potabile, l’erezione di un segnale luminoso sulla secca di Capo Graziano a Filicudi dopo “la sorte toccata alla R.Nave Città di Milano”; l’istituzione di una delegazione per lo stato civile a Ginostra; il riconoscimento di un posto di applicato di segreteria comunale ad un funzionario di stanza a Canneto addetto al controllo e la riscossione della tassa di esportazione della pomice per i piroscafi in partenza da quella frazione; lo sdoppiamento della classe della scuola di Pianoconte che conta 121 alunni con l’affitto di una sede per la seconda aula.

Il 27 febbraio 1924 il commissario conviene che ci sia la necessità assoluta ed urgente di provvedere ad un ospedale che per la sua ampiezza e la disponibilità della strumentazione necessaria sia in linea con le moderne cure sanitarie mentre l’attuale è sprovvisto dei vani necessari, delle apparecchiature indispensabili per operare, e di un sufficiente numero di letti. Sulla base di queste considerazioni il commissario, con i poteri del Consiglio comunale , delibera di contribuire alla spesa occorrente alla costruzione del’ospedale mandamentale in due modi: con il versamento di lire 55 mila che erano dovute dal Comune alla Congregazione di Carità fin dal 1888 quando quest’ultima vendette al Comune medesimo il fabbricato del vecchio ospedale e con la cessione, sempre al Comitato, del terreno acquistato dal Comune per la costruzione del nuovo ospedale. Anche a questo proposito infatti vi era un impegno del Comune con la Congregazione di Carità non mantenuto: quello di costruire nel sito dell’ex Convento dei Minori Osservanti – poi divenuta sede del nuovo municipio -  un nuovo ospedale che sarebbe stato consegnato, una volta ultimato, alla Congregazione.

Il 10 maggio sempre il commissario fa voti al Governo perché si realizzino due pontili, uno a Canneto ed uno ad Acquacalda, per lo sbarco e l’imbarco della posta, dei viaggiatori e delle merci. “Uno sbarco meno pericolo ed incerto di quello attualmente adottato, che è semplicemente primitivo”, cioè consistente nella barca che collega il piroscafo alla spiaggia attraverso una serie di viaggi che in inverno e con le condizioni marine avverse diventa spesso impossibile.

Il 14 marzo il commissario provvede finalmente a chiudere il contenzioso con la ditta Onofrio Russo, appaltatore del basolamento di via Emanuele Carnevale e via Maurolico , lavori ultimati, saldando quando stabilito nella transazione stabilita dalla Commissione arbitrale di Roma; e autorizza il pagamento delle pendenze relative al crollo del muro lungo la scalinata per la Cattedrale del 5 marzo 1915. Il 14 maggio autorizza la redazione del progetto per la rotabile Canneto- Acquacalda; per la strada di accesso al porto rifugio di Pignataro e per la strada Ginostra- San Vincenzo affidandoli  all’Istituto Nazionale opere pubbliche.

Il 2 giugno al Ferri tocca occuparsi del problema delle condotte nelle isole. Nel 1923, ancora Sindaco Ferlazzo era stato disposto che le sette condotte diventassero cinque cioè che ne venissero abolite due. A questa decisione l’Amministrazione si era opposta giudicando le sette condotte – due a Lipari con assistenza anche a Vulcano, una a Canneto ed una per ciascuna isola di Alicudi, Filicudi, Panarea e Stromboli – tutte indispensabili. Ora invece sembra che si sia pervenuto ad un compromesso: le condotte passino da sette a sei venendo abolita quella di Panarea – che comunque pare non avesse più titolare dal 1914 e fosse affidata al medico di Stromboli – e posta quell’isola nelle cure di una condotta di Lipari. In attesa che venga approvato il nuovo capitolato viene esonerato dell’assistenza a Panarea  il medico di Stromboli che per via delle linee marittime non avrebbe più ritorno su Stromboli prima di quattro giorni, e vien incaricato del servizio il dott. Cristoforo Merlino, libero esercente in Lipari, che si è offerto spontaneamente.

La bigata di Lipari (1907)

Anche della fornitura neve e del ghiaccio trasparente a Lipari e Canneto deve occuparsi un commissario. Così il 27 giugno deve provvedere con urgenza al rinnovo dei contratti che scadono il 2 agosto. Chi vince la gara d’appalto dovrà garantire la vendita di neve e ghiaccio trasparente in  magazzini collocati nel centro di Lipari e di Canneto dal 5 luglio al 30 settembre dalle sei del mattino alle 11 di sera e, in casi eccezionali stabiliti dall’autorità municipale, dovrà fare anche servizio notturno.



[1] Verbale del consiglio comunale del 21 dicembre 1922. il nome “Mussolino” compare così nel verbale. E’ difficile dire se si tratta di un errore di Famularo o del segretario comunale.

[2] Strade che vai memorie che trovi, Milazzo 2008, pag. 132

[3] Nel verbale il giorno è lasciato in bianco forse per dimenticanza.

[4] Armando Casalini (Forlì, 1883Roma, 12 settembre 1924) è stato un politico italiano, deputato fascista, esponente delle Corporazioni sindacali. Prima era stato repubblicano,  amico di Pietro Nenni e partecipò alle proteste politiche e sociali del giugno 1914 culminate nella Settimana rossa. Segretario del Partito Repubblicano dal luglio 1916 all’aprile del 1920, dopo la costituzione dei Fasci di combattimento si avvicinò alle posizioni di Mussolini: nel 1922 lasciò il partito fondando l’organizzazione filofascista Unione Mazziniana, e nel 1924, candidato nel cosiddetto listone fascista, fu eletto al Parlamento..Nominato vicesegretario generale delle Corporazioni, fu assassinato in un tram a Roma con tre colpi di rivoltella da un certo Giovanni Corvi, che dichiarò di aver voluto vendicare così la morte di Giacomo Matteotti.

 

[5] Giancarlo Matteotti, deputato socialista era stato assassinato da sicari fascisti il 10 giugno 1924.

[6] Zaniboni fu condannato per alto tradimento a trent'anni, poi commutati nel confino a Ponza.

 

 

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