Le Eolie anticamera dell'inferno o...del purgatorio

Come è fatto l’inferno? Venite alle Eolie…
 
L’idea che le Eolie fossero l’anticamera dell’inferno continuò nei secoli come dimostrano due documenti[1]. Il primo – di cui abbiamo fatto cenno  - riguarda un viaggio avvenuto nell’estate del 729 – narrato dalla monaca Ugeburga che aveva raccolto i ricordi dello zio vescovo - ed ha per protagonista proprio questi quando era solo un giovane monaco, Willibald di Wessex, che  tocca Lipari di ritorno da un pellegrinaggio a Gerusalemme; il secondo  riguarda sempre un viaggio del monaco Gregorio nell’ottobre del 787 che passa per le Eolie  mentre ritornava dal Concilio Niceno II.
 L’imbarcazione di Willibald dopo Siracusa, Catania e Reggio Calabria tocca l’isola “Vulcana” dove c’è l’inferno di Teodorico. Abbiamo già visto che Willibald, più curioso degli altri sale sul cratere per vedere come è fatto l’inferno.
“Dopo avere osservato codesti vapori prodotti dall’ardore di questo orrendo e tremendo fuoco e codesti straordinari spettacoli di fumo igneo e nauseabondo, levate subito le ancore, navigarono verso la chiesa di San Bartolomeo che trovasi sulla costa del mare. E vennero a quei monti che si chiamano Didimi: e là, stando in preghiera, rimanevano per un’intera notte. E di là ripreso il viaggio, arrivarono alla città di chiama Napoli”.
C’è solo da osservare che la chiesa di San Bartolomeo è quella extra moenia, mentre del pernottamento a Salina abbiamo già detto..
L’altra testimonianza invece non è interessata a cogliere i fenomeni naturali ma a trarre da questi insegnamenti morali.
“Se qualcuno non vi presti fede – suggerisce il monaco in relazione al pentimento – consideri l’isola di Lipari che tanto va soggetta al fuoco, in guisa da far bollire il mare, e ad ingoiare le navi che ivi si trovano, mentre ne scorre liquefatta la picea lava, e si producono tremendi tuoni da quell’isoletta. E allora tutta Lipari è scossa e trema; l’arena del mare si alza tutta infuocata fin dal profondo e sollevasi ad infinite altezze, e viene trasportata da qualunque vento per sorte spiri, e va qua e là a cadere. Alcuni dicono ancor questo, che quando si ha notizia che qualche empio o iniquo trapassò di vita, allora que’ luoghi soffrono eruzioni di fuoco e tuoni, quasi che ivi sian condannate a punizione quelle anime….Tali cose fa vedere agli uomini Iddio per ridurli a cangiar mente, affinché abbandonino le vie dell’iniquità, e ponendosi sopra i sentieri della salute giungano al possesso del regno dei cieli, che da noi tutti, come speriamo, si giunga  possedere, e così sia”.
 
 
Come nasce la devozione del 2 novembre
 
Ancora qualche secolo e nel 998 l’abate di Cluny Sant’Odilone fissa il 2 novembre come giornata del suffragio da celebrarsi in tutti i monasteri della sua congregazione. In seguito l’usanza attecchì
In diverse diocesi d’Europa fino a che , a cominciare dal secolo XVI , la Chiesa ha stabilito la commemorazione di tutti i defunti come pratica universale. Ora questa pratica in qualche modo è legata all’isola di Vulcano come  narra San Pier Damiano (1007-1072), benedettino, abate, dottore e cardinale di Santa Romana Chiesa, nella sua “Vita Sancti Odilonis abbatis cluniacensis et confessoris, ordinis Sancti Benedicti”[2]:
“Un religioso oriundo della città di Rodez, ritornava da Gerusalemme. Nel mentre egli traversava quel mare che si estende dalla Sicilia sino a Tessalonica…veniva sospinto da orrendi e furiosi venti, approdarono ad un’isola, o scoglio, dove viveva tutto solo un santo servo di Dio” Conversando questo eremita chiese al religioso se sapeva di quel monastero che è detto Cluniacense e del suo abate Odilone e “quello assicurò che ne era perfettamente a conoscenza. Il religioso domandò al servo di Dio perché mai gli avesse fatta questa domanda . E l’altro rispose: Ci sono qua vicino dei luoghi dai quali fuoriescono enormi cumuli di fiamme vorticose, e in questi luoghi le anime dei malvagi sono sottoposte a diversi tormenti a seconda della qualità dei loro peccati. Ad accrescere le loro sofferenze ci sono deputati un gran numero di demonii i quali ogni giorno rinnovano le pene, e continuamente sottopongono le anime a reiterate torture. Questi diavoli io li ho spesse volte sentiti urlare con alti lamenti e piangere con voce dolente per la ragione che, con le orazioni e le elemosine di certuni che concordemente tramano contro di essi, di frequente dalle loro mani vengono strappate le anime dei condannati. Tra l’altro, questi demoni i fanno assai dure rimostranze nei confronti della comunità cluniacense e del suo abate, giacché a causa di questi vengono privati delle prede che di diritto gli appartengono. Pertanto, nel nome terribile di Dio io ti scongiuro di riferire fedelmente ai venerabili confratelli  le cose che ti ho detto, e di ricordargli anche da parte mia che  devono sempre più perseverare nelle elemosine e nelle orazioni, e principalmente con l’intenzione di liberare dalle mani dei demonii tutti coloro che da essi vengono tormentati, cosicché dalle quotidiane perdite ne venga pianto al nemico del genere umano e si moltiplichi l’esultanza del cielo.
Rientrato poco dopo nella sua patria, il religioso puntualmente narrò al venerabile abate e alla venerabile comunità tutto ciò che aveva udito dal racconto dell’uomo di Dio. Allora il venerabile padre Odilone emanò un generale decreto per tutti i monasteri: che come al primo di novembre, in virtù di una norma della Chiesa universale, si celebra la solennità di Tutti i Santi, così nel successivo giorno si facesse memoria di tutti coloro che dormono in Cristo con canti ed elemosine, e in primo luogo, con le Messe”.

[1] G. Iacolino, idem, pagg 191-201.

[2] G.Iacolino, Le isole Eolie…, op.cit.pag.236-242.

 

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