Lipari e il culto di Apollo. L'aition di Callimaco su Teodoto di Lipari

Callimaco, frammento 93 Pfeiffer, Teodoto di Lipari

 

Traduzione:

 

Del nettare (...) stirpe psitia (...)

dell'ambrosia.

Vi ha prodotto la terra e voi, più piacevoli di tutto

ciò che oltrepassa il dolce mosto, attraversate la lingua.

Sventurati, quello poco più in là della punta

del labbro (...) nonostante l'uomo

si rifiutasse (...) impose (...)

un isol- (...)

che aveva abitato Lipari (...)

Ti(rreno) (...)

giunse portando (...)

molte cose, ma quello (...)

disse infatti che avrebbe allontanato (...)

sacro se di Febo (...)

dal popolo (...)

questo (...)

(...)

(...)

Breve commento di Teresa Castagna per contestualizzare

Quella qui sopra riportata è la traduzione di ciò che rimane del quinto componimento del quarto libro degli Aitia di Callimaco di Cirene. Come tutte le altre presenti nell'opera si tratta di un'elegia, breve poesia lirica che per metrica e argomento si distacca nettamente dal genere epico greco e romano. Nonostante la forma evidentemente molto lacunosa del frammento possiamo dirci fortunati: grazie alle note, parafrasi e glosse di altri autori e anonimi commentatori antichi riusciamo almeno a ricostruire a grandi linee il filo conduttore della poesia.

Inizialmente Callimaco pare rivolgersi agli abitanti di Lipari apostrofandoli con l'appellativo di "stirpe psitia", desumendo l'aggettivo dal particolare tipo di vigna che si coltiva sull'isola. Poi il senso del discorso, per i gravi danni al testo, non è perfettamente chiaro. Ma forse si può intuire qualcosa: il comandante degli Etruschi ordina che sia immolato ad Apollo il più forte combattente dei Liparesi. Era stato infatti fatto dai nemici un voto all'oracolo di Febo Apollo a Delfi per cui, se avesse loro concesso la tanto agognata vittoria sugli Eoliani, essi avrebbero sacrificato al dio il migliore dei combattenti insulani: tale promessa si colloca all'interno della secolare e mai esausta rivalità tra Etruschi-Tirreni (e quindi barbari, secondo la mentalità greca) e Eoliani-Greci per il controllo delle isole, collocate in un punto strategico dei commerci del mar Mediterraneo.

E la vittoria nemica non tarda. Sembra di capire che nell'elegia Teodoto, il liparese più valoroso, abbia infine avuto un ultimo sussulto di umanità di fronte alla morte, cercando di sottrarvisi, e tale accenno rende con grande efficacia i risvolti psicologici dell'eroe. La sua sorte però ormai è decisa e non vi si può sottrarre. Gli Eoliani, in quell'occasione sconfitti, riottennero però ben presto la libertà perduta, celebrando la vittoria sugli Etruschi con un monumento proprio all'Apollo di Delfi che permise loro la vendetta.

Callimaco rende giustizia dunque a Teodoto di Lipari omaggiandolo, a due secoli di distanza, di quest'elegia di cui possiamo solo sperare di trovare nuovi frammenti che ne svelino pienamente il contenuto.

Il culto liparese ad Apollo: un mistero?

Uno dei tanti problemi o misteri che la storia antica ci ha consegnato è quello di spiegare come è possibile che tutti gli storici antichi parlano della devozione dei liparesi della Lipara greca per Apollo per cui più volte hanno inviato doni votivi a Delfi mentre a Lipari non solo non si sono trovati resti di un tempio a lui dedicato ma non ci sono nemmeno voci in proposito. Bernabò Brea in Meligunis Lipara vol.IX(  Topografia di Lipari in Età Greca e Romana. Part I - L'Acropoli) parlando dei culti della Lipara Cnidia pp27-30)  ci ricorda che Diodoro (XX,101, 1-3) parlando della proditoria agressione di Agatocle del 304 a.C. narra che furono saccheggiati i preziosi ex voto conservati nel Pritaneo, recanti iscrizioni dedicatorie ad Eolo ed Efesto. Da ciò il grande archeologo deduce che  sull'Acropoli si trovassero oltre al pritaneo,  i santuari delle due divinità principali della città, Eolo ed Efesto. Del santuario di Eolo è importantissima testimonianza il grandioso bothoros per le offerte votive il cui riempimento inizia fin dalla prima metà del VI secolo a.C. Quanto al santuario di Efesto, non è ipotesi inverosimile supporre che esso si trovasse proprio là, dove è l'attuale Cattedrale, nel punto centrale dell'Acropoli. E' probabile - continua Bernabò Brea - che anche altre divinità avessero sull'acropoli della città greca un tempio o almeno un sacello. "Sembrerebbe strano che non ricevesse localmente un culto Apollo, al cui santuario delfico i Liparesi erano particolarmente legati". Eppure di un tempio ad Apollo Bernabò Brea non ha trovato traccia.

Ha invece traccia di un santuario ad Afrodite , con tutta probabilità sull'acropoli stessa, testimoniata da una iscrizione incisa a grandi lettere .

Nella città bassa si sono trovate nei pressi della necropoli numerose statuette sacrali  e frammenti di grandi statue dedicate a Demetra, Kore, Hermes e probabilmente anche Dionisio ed esistono tracce di un santuario del V secolo dedicato a Demetra.. Ma di Apollo niente.

Un tentativo di risolvere questo problema ci viene da una giovane milanese, Teresa Castagna, che si è laureata all’Università degli Studi di Milano, facoltà di studi umanistici con 110 e lode discutendo la tesi “Callimaco: l’aition di Teodoto di Lipari, Revisione testuale e commento” e che Il Centro Studi Eoliano ha assegnato la borsa di studio "Anna Leone" per il 2013-2014 dedicata ai giovani laureati che hanno presentato una tesi su Lipari.

Callimaco fu un poeta e filologo greco antico d'età ellenistica nato a Cirene, intorno al 310 a.C. e morto ad Alessandria d'Egitto, intorno al 240 a.C.. Scrisse molto e fra l’altro gli Aitia (dal termine greco αἴτιον, "causa")  che sono una raccolta di elegie suddivisa in quattro libri.

La raccolta si componeva di una quarantina di elegie in distici elegiaci che indagano sull'origine (prevalentemente mitica) di nomi, usanze, tradizioni o culti. I testi sono giunti fino a noi in modo molto frammentario e gran parte delle elegie ci è nota grazie a citazioni di altri autori.

Il quarto libro si apre  con una nuova invocazione alle Muse, della quale si è conservato l'incipit, a cui segue la trattazione di sedici αἴτια: le Dafneforie a Delfi, il capro espiatorio di Abdera, il culto di Melicerte a Tenedo, il sacrificio di Teodoto di Lipari, Limonide di Atene, il cacciatore presuntuoso, le mura pelasgiche ateniesi, Eutimo, la statua di Era di Samo, Pasicle di Efeso, Androgeo, Esidrete di Tracia, Gaio il romano, l'ancora di Argo a Cizico. Sempre nell'ultima parte dell'opera si trova l'elegia sulla chioma di Berenice, nota, oltre che per il breve frammento conservato, per la celeberrima traduzione catulliana e per la trattazione che ne fece Ugo Foscolo.

L’ aition sul sacrificio di Teodoto di Lipari è stato ritrovato in maniera fortuita nel 1934 a Tebtynis, in Egitto, nel corso degli scavi archeologici condotti dallo studioso Achille Vogliano. Il papiro era tra altri documenti abbandonati in un deposito di materiali e oggetti di scarto destinati alla combustione ed era l’unica opera letteraria fra documenti ormai senza valore. Il papiro tramanda una specie di sommario degli scritti di Callimaco. Sono riportati, infatti, in forma di riassunto, alcuni componimenti del libro III degli Aitia, quindi quelli del libro IV, 13 componimenti giambici, epodici e uno trocaico,  i sunti degli scritti cosiddetti lirici e infine l’Ecale e gli Inni. Si suppone che sia andata perduta una porzione di papiro ampia almeno quanto quella conservata (per un totale di tre metri circa).

L’aition   di Teodoto di Lipari è importante anche per il suo legame con Apollo, figura che inaugura il quarto libro dell’opera, al centro di una serie di componimenti volti a celebrare la razionalità e la vittoria dei culti greci sulla barbarie dei riti stranieri.

Le statue votive dei liparesi

Il paragrafo dedicato alla religione e ai culti diffusi in antichità nei territori dell’arcipelago eoliano è quello che ci riguarda ed è anche l’ultimo della tesi. Per spiegare perché a Lipari mancherebbero tracce di un tempio di Apollo l’autrice avanza l’ipotesi che gli abitanti delle Eolie si sarebbero “convertiti” al culto di Apollo delfico per contrapporsi agli Etruschi che avevano promesso ad Apollo che in caso di occupazione di Lipari gli avrebbero sacrificato il più valoroso fra i liparesi ed ora si apprestavano ad eseguire il sacrificio umano. In contrapposizione agli etruschi invece i liparesi promisero ad Apollo , se li avesse liberati dagli Etruschi, statue su una base calcarea lunga una trentina di metri. Le iscrizioni poste sul basamento ci sono giunte in stato molto frammentario ma è possibile comprendere che quelle poste sul lato superiore del basamento sono riconducibili alla prima metà del V secolo a. C. e la dedica al dio rimanda ad una vittoria riportata sui Tirreni. Così gli eoliani avrebbero ottenuto la benevolenza del dio, facendo venir meno il suo appoggio ai Tirreni. Si ipotizza, così, che nell’aition “Callimaco voglia rappresentare con l’episodio di Teodoto di Lipari il superamento della religione antica e barbara, fatta di sacrifici umani e empietà, verso una nuova forma di devozione maggiormente gradita agli dei”. Quindi i liparesi avrebbe intrapreso il culto di Apollo solo a seguito di questa cruenta vicenda cioè in un periodo calcolato fra il 485 e il 475 a. C. e non l’avrebbero più abbandonato.

Tempio di Apollo a Delfi

Su questa interpretazione rimangono però alcuni dubbi. Siamo  sicuri che i Liparesi non praticassero il culto ad Apollo anche prima dell’occupazione degli Etruschi? Secondo Diodoro Siculo (5,9,5) lo scontro dei liparesi con gli Etruschi cominciò praticamente poco dopo l’arrivo dei Cnidi. Il tempo di stabilirsi, di organizzarsi e di prendere conoscenza del territorio. E dovettero essere scontri per arginare l’azione Etrusca che andava consolidando il suo controllo sul Mediterraneo allorché intorno al 542-535 a. C. riuscirono a scacciare , con l’aiuto dei Cartaginesi, dalla costa orientale della Corsica gli abitanti di Alalia (Erodoto 1,166). I Tirreni, avevano in precedenza compiuto atti di pirateria sulle isole per dominarle e avvalersi di un importante punto strategico. Dopo l’ arrivo dei Cnidi però le cose si complicarono e ci furono molti scontri ed i Liparesi cominciarono a vincere molte battaglie navali e offrire dediche a Delfi (Diodoro Siculo) . “Seconda una notevole ipotesi di Robert Flaceliére (Fouilles de Delphe, III,4, Paris 1954 pp. 249-254) – scrive Teresa Castagna -, la più antica offerta dei Liparesi, consacrata in occasione della prima vittoria, era vista ancora da Pausania e si trovava alla prima curva della via sacra, tra il tesoro dei Sifni e quello dei Tebani. Oggi di essa non rimane quasi nulla, ma doveva trattarsi di un piccolo tesoro simile a quelli adiacenti. Fu inaugurata in questo modo la lunga serie di vittorie riportate dagli isolani a cui seguivano le donazioni ad Apollo”.

E allora, se fin dall’inizio degli scontri fra Liparesi e Tirreni già i Liparesi praticavano il culto ad Apollo la tesi che questo culto iniziò, almeno una settantina di anni dopo, in occasione del sacrifico di Teodoto, non regge più. Certo è difficile destreggiarsi nella storia antica quando bisogna fidarsi di storici che scrivono a grande distanza dagli eventi ed ognuno ha una sua visione da fare valere.

Un altro dubbio che vorremmo sottolineare è il seguente. Ammesso che il culto ad Apollo matura presso i Liparesi dopo l'occupazione Etrusca e cioè dopo il 485-475, questo spiegherebbe perché prima di quella data non gli furono eretti templi, ma dopo? Perché non ne furono eretti anche dopo? Forse il culto ad Apollo dei Liparesi era un culto speciale gestito dalla "polis" e non affidato alla pietà popolare? E tutte le volte che la Lipari cnida invocava Apollo e veniva esaudita si inviava l'offerta a Delfi? Cioè il culto di Apollo i Liparesi lo vivevano direttamente presso l'oracolo e non sul proprio territorio?

Come si vede forse la tesi di Teresa Castagna apre più interrogativi di quanto ne risolva. Ma proprio per questonon va assolutamente trascurata.

 

Theme by Danetsoft and Danang Probo Sayekti inspired by Maksimer