Lipari ha un nuovo vescovo: Mons. Salvatore Bernardino Re

Il Sindaco e il Capitolo della Cattedrale chiedono un Vescovo

 

Mons Re a Marina Corta con un gruppo di fedeli. Alla sua sinistra Mons. Anton ino Profilio fratello di Madre Florenzia.

Lipari era senza vescovo da quando mons. Angelo Paino nel 1913 era partito per Messina, per allentare la tensione con i maggior esponenti locali, e non vi aveva fatto più ritorno. Nel frattempo mons. Paino era diventato arcivescovo di Messina e a Lipari era stato mandato un Amministratore Apostolico, mons.  Salvatore Ballo Guercio[1] che era prelato di Santa Lucia del Mela.   Ora diverso si  delineava il rapporto della classe dirigente con il Vescovado. Caduto il conflitto per il demanio pomicifero e sistemate, in qualche modo, le entrate della diocesi, esisterebbero finalmente le condizioni per un rapporto sereno e produttivo[2].

Ed era i Sindaco a proporre al Consiglio un voto perché Lipari riavesse il suo vescovo. “La sede vescovile – esordisce Salvatore Saltalamacchia nel Consiglio del 12 luglio 1925 – attraverso la quale noi costituiamo un popolo, è il nostro più legittimo orgoglio e tutti sentono il bisogno di una supplica e caldo voto perché la Santa Sede non voglia cancellare dalla nostra Storia questa pagina luminosa. Il popolo nostro abituato a vedersi il Vescovo accanto che, insieme con l’autorità cittadina collaborava al benessere pubblico; che in tutte le circostanze sapeva farsi tutto di tutti oggi che nonostante i supremi sforzi dell’Amministratore Apostolico, è costretto a vederselo a sbalzi, ne soffre come di una mutilazione vitale ed ha la penosa impressione del distacco completo dal Continente”[3].

Alla perorazione del Sindaco si aggiungono, in una lettera al Papa del 31 agosto 1925, quelle del  Capitolo della Cattedrale tanto più – sottolineano i canonici - che “oggi il Governo dello Stato è venuto in aiuto di tutte le sedi vescovili, fra queste non ha trascurato di aumentare anche le rendite di questo vescovado”[4].La Congregazione vaticana invece pensava ad unire , almeno “ad personam” cioè nella persona di un unico vescovo, le diocesi di Lipari e S. Lucia del Mela ed affidarle entrambe a Mons.Ballo.  Ma la risposta di questi e le antipatie che contava fra i preti di Lipari dovettero far cambiare idea a Roma tanto che il segretario della Congregazione Concistoriale il 14 dicembre 1925 scriverà a Mons. Ballo: “Al Capitolo e ai buoni secolari di quelle isole che desiderano la nomina di un Vescovo faccia conoscere la necessità di costituire una abitazione od una dote iniziale conveniente perché un vescovo possa ivi dimorare almeno un po' di tempo”.

Comunque bastano due anni e mezzo per fare cambiare opinione agli ambienti Vaticani. E così il 20 aprile del 1928 viene nominato il nuovo responsabile della diocesi nella figura del cappuccino fra Bernardino Salvatore Re di Favara[5] annunziato, come avveniva solitamente per i fatti importanti, dal banditore che girava per le strade della cittadina con al collo un grosso tamburo e introducendo la notizia con “Sintiti, sintiti…”.

 

Il nuovo vescovo è un cappuccino

                                                

Il nuovo Vescovo – oltre a rilanciare la vita religiosa locale - instaurerà dei rapporti di collaborazione con la classe dirigente  che era quella del fascismo, anche se nello spirito di contribuire al benessere dell'arcipelago e della diocesi[6].

Di particolare significato fra i primi impegni di rilievo civile è l’azione che profuse nella riapertura della scalinata che porta alla Cattedrale.

Quando misi piede per la prima volta in quest’isola – dirà nel discorso di inaugurazione avvenuto il 24 agosto del 1931 - , la Cattedrale con la sua ampia strada ostruita mi sembrò una signora decaduta in bassa fortuna: la luce fulgida di una storia di secoli, piovendo a torrenti dalle altezze vertiginose della vetusta mole della prima chiesa di Lipari, veniva come a perdersi fra i rottami e le macerie, di cui era ingombra questa via….Ora è un anno, la mattina del 24 agosto 1930, uscendo dalla Cattedrale , dopo il Pontificale, il Comm. Furìa mi venne incontro e mi disse:’Sono convinto della necessità di aprire la via della Cattedrale’”[7].

Acquisita la disponibilità del Comune, mons. Re non attende che si renda disponibile un finanziamento pubblico ma si rivolge al comandante della milizia fascista per avere le braccia  e la direzione dei lavori. Ed  anche qui trova piena disponibilità “Monsignore – dirà il comm. Frondini – se il Municipio mi dà la materia prima, io con l’aiuto delle mie Camice nere ne porterò a compimento l’opera”. E così il 24 agosto del 1931 fra discorsi, “alalà”, e la fanfara della milizia le autorità e la folla riprendono possesso della scalinata che si chiamerà via del Concordato per ricordare il concordata firmato nel 1929 fra lo Stato e la Chiesa ma anche, in qualche modo, un’epoca nuova di rapporti fra il Vescovato e il Comune. Infatti il 17 febbraio di quell’anno nella sede dell’episcopio vi fu una solenne cerimonia con  la partecipazione di autorità civili e militari, fascio , sindacati fascisti, confraternite, tutti con gagliardetti, vessilli, stendardi conclusasi con la messa ed il canto del Te Deum.

Marciamo avanti signori, - esortò mons. Re a conclusione - stringiamoci ordinati e disciplinati sotto i due vessilli: quello del Papa e quello dell’Italia, e saremo all’avanguardia di tutte le nazioni! Andiamo avanti, e facciamo si che la patria terrena ci spinga verso le vette e sublimi della patria celeste[8]”.

 

Le collette fra gli emigrati

 

 

L’anno prima il 14 settembre 1928  a Monte Rosa  si era eretta una croce in traliccio di ferro, alta 11 metri, quale monumento ai caduti della guerra 1915-18.[9]

Come abbiamo visto, fin dai primi anni del secolo, era invalso l’uso di promuovere collette fra gli eoliani emigrati in America o in Australia a favore di iniziative, soprattutto a carattere religioso, da realizzarsi nelle Eolie. Questa pratica fu sviluppata in modo particolare da mons. Re. Una importante colletta fu quella promossa a New York , a metà del 1929, proprio a ridosso del famoso “giovedì nero” della borsa newyorkese che inaugura il periodo della “grande depressione”.Obiettivo era  quello di finanziare l’orfanotrofio delle suore francescane che si era  inaugurato a Lipari nel giugno dell’anno precedente. Anche se i promotori - fra cui don Antonino Profilio fratello di madre Florenzia, la fondatrice dell’Istituto – incontrano delle difficoltà non solo per la situazione economica che andava precipitando ma soprattutto perché un’altra colletta avvenuta qualche anno prima a favore dell’Ospedale mandamentale di Lipari era rimasta senza riscontro da parte dei liparesi, verranno raccolti oltre 20 mila lire. Poco tempo dopo un'altra colletta sarebbe stata promossa, soprattutto in Australia, fra gli emigranti eoliani per pagare il “Vascelluzzo” in argento ed oro[10].

Mons. Re durante la sua abituale passeggiata nel giardino del palazzo vescovile.

 

[1] Mons. Salvatore Ballo Guercio nacque a Palermo il 27 settembre 1880. L’8 marzo 1920 divenne vescovo titolare di Tripoli e prelato di Santa Lucia del Mela. Ricoprì la responsabilità di Amministratore apostolico di Lipari dal 1921 al 1928. Fu vescovo di Mazzara del Vallo dal 18 settembre 1933 all’8 agosto 1949. Morì a Roma il 12 agosto 1967.

[2] Ancora nel periodo in cui Mons. Ballo era stato amministratore apostolico non erano mancate le tensioni con il Municipio soprattutto a causa dell'antico palazzo vescovile , quello a fianco alla Cattedrale, che era adibito come sede delle forze di polizia ed i confinati e che invece il Vescovo rivendicava. Cfr. P. Agostino Lo Cascio da Giardini, Mons. Bernardino Salvatore Re, Messina, pag.112.

[3]  Dal verbale del Consiglio Comunale.

[4] Sarà poi il Concordato l’11 febbraio del 1929 che verrà a sanare definitivamente la situazione economica delle Diocesi . Cfr P. Agostino Lo Cascio, Mons. Bernardino Salvatore Re, Messina.

[5]  Mons. Bernardino Salvatore Re era nato a Favara in provincia di Agrigento da Calogero Re e da Carmela Lentini. Veste l'abito cappuccino il 17 aprile del 1901 e incomincia il Noviziato nel Convento di Caccamo in provincia di Palermo. Nel 1902 emette la professione semplice e inizia gli studi filosofici a Palermo. Il 2 dicembre del 1905 emette la professione solenne dei tre voti di povertà, ubbidienza e castità. Il 25 maggio è ordinato sacerdote nella Cattedrale di Palermo. Dal 1909 al 1912 è a Roma dove studia presso la Pontifica Università Gregoriana e si laurea in Filosofia. Subito dall'ottobre 1912 insegna filosofia allo Studentato Cappuccino di Palermo e l'anno dopo al Seminario Arcivescovile di Monreale.

Nel 1916 viene chiamato alle armi e presterà il servizio nel “Plotone di cura” della Compagnia di Sanità a Palermo specializzandosi in massaggiatore. Militare rimarrà fino al congedo nel 1919 quando riprenderà ad insegnare allo Studentato Cappuccino.

Nel 1920 era stato eletto Ministro Generale dei Cappuccini p. Giuseppe Antonio da S. Giovanni in Persiceto che il 14 luglio dello stesso anno chiama a Roma p. Bernardino e lo nomina Vice Segretario Generale per l'Italia Meridionale. In questo lavoro il frate di Favara conquista la fiducia del suo superiore che lo vuole come segretario nel viaggio che farà in Uruguay, Stati di San Paolo e del Paranà in Brasile, e nell'Argentina nella visita canonica alle case cappuccine dell'America meridionale. Il viaggio era iniziato il 7 dicembre 1923 e già il 20 dicembre la S. Sede nomina il Ministro Generale dei Cappuccini Visitatore Apostolico di 24 diocesi del Brasile accrescendo di importanza e di impegno la missione che era appena iniziata. Un'altra nomina a Visitatore Apostolico delle Case degli Scalabriniani del Brasile arriverà a metà di Agosto.

La missione durò 17 mesi ed i due visitatori rientrarono a Roma il 24 aprile del 1925 ma prima di essere passati da San Giovanni Rotondo per fare una visita a P. Pio da Pietralcina, cappuccino come loro, di cui cominciava a diffondersi la fama di santità.

Il 15 luglio 1925 p. Bernardino veniva eletto Ministro Provinciale dei Cappuccini di Palermo. E siccome a questa Provincia erano state affidate le Missioni di Candia p. Bernardino dal 9 giugno all'8 agosto del 1927 visiterà le case di Corfù, Santa Maura, Cefalonia, Chio Naxos, Creta e Sira. Durante il triennio di Ministro Provinciale si occupa del Santuario di Santa Rosalia sul Monte Pellegrino, della sistemazione degli studentati della provincia, dell'istituzione di un ambulatorio francescano a favore degli infermi poveri delle contrade dove operano i cappuccini, dell'ottenimento del riconoscimento giuridico del collegio missionario di Palermo.

Ora p. Bernardino salutava i cappuccini di Palermo e già pensava al suo nuovo impegno. Lo stesso Mons. Re raccontava che quando si incontrò per la prima volta col Papa Pio XI, prima dell'ordinazione sacerdotale, questi alludendo al suo cognome giovialmente lo salutò in latino:” Abbiamo trasformato le isole Lipari in un regno” e Mons. Re di rimando alludendo al confino politico: “Avete relegato un Ministro Provinciale in un isola”.

Fra le prime iniziative del nuovo vescovo: la pubblicazione a partire dal gennaio 1929 di un periodico mensile chiamato “Bollettino diocesano”; l'organizzazione di un pellegrinaggio a Roma , la visita pastorale in tutte le parrocchie a cominciare da quella più lontana di Alicudi.

L'1 dicembre del 1929 benedice la posa della prima pietra per la ricostruzione della Chiesa di San Pietro che era in rovina. Ma l'attenzione del nuovo Vescovo era soprattutto rivolta alla formazione religiosa e morale della gente a cominciare dai più giovani e per questo promuove il catechismo, sollecita l'organizzazione dell'Azione cattolica ed organizza pellegrinaggi.

Il 9 marzo 1930 scrive ai parroci perchè in ogni parrocchia in prossimità della Pasqua si dia vita ad una scuola di catechismo e soprattutto si promuova l'Azione Cattolica sia maschile sia femminile che nella diocesi manca completamente Quanto al pellegrinaggio, dal 22 maggio al 7 giugno si svolge quello a Lourdes passando per Roma all'andata e da Marsiglia al ritorno e quello a Valdichiesa dal 20 al 23 giugno con intensi momenti spirituali.

Ma questa forte volontà di rilanciare la presenza e l'attività della Chiesa nelle isole si scontra con le carenze storiche del clero eoliano. Il vescovo lo sa e subito pensa di riaprire il Seminario per il quale c'è il Palazzo ma non ci sono i seminaristi. Ne da notizia il 24 agosto nel Bollettino Diocesano ed infatti nell'anno scolastico 1931-32 si inaugurano le classi del Ginnasio inferiore. Ma il progetto non va in porto: Mancano le vocazioni e costa troppo, così nel 1936 verrà chiuso definitivamente.

A coronare questi primi anni di intenso lavoro pastorale giungono a compimento due opere che erano state avviate da lungo tempo ma non si era mai riusciti a completare: la realizzazione in oro ed argento del Vascelluzzo che ricordava l'arrivo a Lipari di un carico di frumento nella carestia del 1672 e conteneva una reliquia del santo; il completamento della gradinata di accesso alla Cattedrale.

Grazie all'interessamento del Vescovo il 22 agosto del 1934 il Convento dei Cappuccini al Camposanto tornava , con i mobili, gli arredi ed i libri dell'antica Biblioteca, alla Chiesa di Lipari; anche la Chiesa di Sant'Antonio, a piazza Mazzini, ed una parte del convento per l'abitazione del Rettore della Chiesa sarebbe dovuta retrocedere. Ma per quanto riguarda i locali della rettoria la consegna non è mai avvenuta perchè non si è trovato mai un accordo fra Vescovi e Municipio circa i locali da cedere.

Questa attenzione ai luoghi sacri si estese anche alle parrocchie ed alle residenze dei parroci che erano tutte in condizioni precarie e qualche volta addirittura inesistenti. Attraverso la “Commissione Pontificia delle Opere Parrocchiali “ Mons. Re fra il 1933 e il 1940 riuscì a far ottenere ad ogni chiesa parrocchiale una decorosa canonica.

Commossa fu la partecipazione del vescovo ai lutti ed alle difficoltà delle famiglie eoliane durante gli anni della seconda guerra mondiale come pure non mancò, tramite gli organi della S. Sede, di fornire notizie sui prigionieri liparesi e deportati politici.

Gli anni 50 si aprono per Mons. Re all'insegna delle visite agli emigranti eoliani in America ed in Australia con i quali era rimasto sempre in contatto e ai quali, come abbiamo visto, diverse volte aveva chiesto un contributo per opere religiose e caritative nelle Eolie.

L'ultima sua opera fu la benedizione solenne della chiesetta di Vulcano porto che avvenne il 29 luglio del 1962. Il 28 dicembre dello stesso anno egli lasciava Lipari per recarsi all'Ospedale Piemonte di Messina . Partendo da Sottomonastero e salendo sulla scaletta del piroscafo disse a chi lo salutava e gli augurava un pronto rientro “In nome di Dio” . Sarebbe morto il 15 gennaio 1963. Con la sua personalità e la sua cultura rimane una delle figure più significative del 900 eoliano.

[6]  . Nello stesso spirito, rapporti positivi instaurerà nel dopoguerra sia nel periodo del governatorato inglese sia con i dirigenti della nuova Italia democratica e repubblicana  Su mons. Re l'opera più completa è quella già citata di P. Agostino Lo Cascio da Giardini.

[7] Dal “Bollettino diocesano di Lipari”, in  Agostino Lo Cascio, Due saggi di storia liparitana,  Messina 1975, pag.56.

[8] A. Adornato, Due millenni di storia eoliana,  Messina 2000, pag. 168-169.

[9] Idem, pag. 167.

[10] M. Giacomantonio, Florenzia che ha svegliato l’autora, op. cit. , pag.219 e ss.

 

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