Lipari non è più diocesi autonoma

Quando un vescovo segna un'epoca

Il Vescovo Re, il Sindaco Vitale, Leonida Bongiorno, Padre Adornato, padre Agostino da Giardini ed altri personaggi della Lipari anni 50.

E’ indubbio che mons. Re avesse della simpatia per il fascismo. Già nel discorso per la riapertura della scalinata per la Cattedrale, con una enfasi indubbiamente cara al regime, affermava “Camice Nere, voi avete ridato alla chiesa la strada maestra con calce impastata col vostro sudore e col vostro sangue; ma avete fatto di più: avete dato la prova che voi sapete trovare il tempo per fare del bene oltre i limiti di ciò che costituisce il vostro stretto dovere[1]”. Ed in questa stessa direzione vanno l’impegno per la raccolta dell’”oro alla Patria”, per la “battaglia del grano”, la partecipazione alla manifestazione per Mussolini a piazza Venezia il 9 gennaio 1938. Mons. Re  era anche un uomo dalle idee molto conservatrici soprattutto a proposito delle donne.

“La donna, madre sposa, figlia,-   scriveva nella  lettera pastorale del 19 marzo 1930 sulla “procacità della moda femminile” - che dovrebbe essere arcangelo difensore del santuario domestico, forza moderatrice degli ardimenti dell'uomo, giglio di purezza nell'aiuola della famiglia, si è fatta schiava di una dea capricciosa e volubile: la moda. Sotto la ferula di questa tiranna, voluttuosa e corruttrice, la donna ha piegato il collo, si è sottoposta a tutte le torture, le ha sacrificato il candore, la dignitosa compostezza, la forza conquistatrice della sua modestia pavida e contegnosa e si è mostrata in pubblico come una provocante ballerina, con veste che dovrebbe cominciare là dove finisce; con scollacciature tagliate fine alle scapole, con gli omeri denudati e con gonnelle e corpetti così aderenti che lasciano intravedere le linee del corpo”.

Ma  sia sul piano politico che anche su quello morale non si trattava di posizioni ideologiche. Amava l’Italia e credeva che il fascismo fosse la risposta giusta ai suoi problemi e sul piano dei costumi era fortemente condizionato da una cultura dominante allora non solo nel mondo ecclesiastico  ma anche in ambienti laici. Una cultura decisamente “maschilista”, si direbbe oggi, ma che allora, in quel clima, sembrava del tutto naturale soprattutto da parte di un vescovo.

Ma siccome Mons. Re era un uomo riflessivo e di cultura, che non disdegnava di incontrare anche persone che avevano problemi col regime e si trovano a Lipari al confino - come il magnate della finanza Riccardo Gualino e l’etiope Ras Immirù, con i quali amava conversare - non è improbabile che molti dubbi sulla bontà del fascismo gli si ponessero alla mente proprio in quegli incontri e che poi i fatti delle leggi razziali ed il conflitto del regime con la chiesa a proposito dell’Azione cattolica, a cui era particolarmente legato, glieli avessero fatti approfondire.

Il fatto è che non ebbe remora alcuna a collaborare, per il bene del suo popolo, come abbiamo già avuto modo di vedere, prima col governatore inglese e dopo con i politici della democrazia.

Mons. Re con Madre Florenzia Profilio nel 50° anniversario dell'Istituto delle Suore.

Dedicò la prima parte degli anni 50 a visitare gli immigrati eoliani prima negli Stati Uniti e poi in Australia. Negli Stati Uniti fu a Brooklyn che allora era la città dove si concentrava la maggior presenza di eoliani e soprattutto di loro associazioni e confraternite. In Australia incontrò gli eoliani di Sidney e di Melbourne.

Per tutti gli anni 50 continuò a svolgere il suo ministero in particolare con le sue lettere pastorali e le omelie declamate col suo timbro di voce penetrante nella Chiesa della Cattedrale. E se ancora nel 1950 lo si poteva incontrare per le strade di Lipari e delle isole, in visita alle parrocchie su un asinello, nel 1956 si convertì anche lui all’automobile e cominciò a girare per Lipari con una 600 blu che gli aveva regalato il papa Pio XII.

L’ultima battaglia per la sua diocesi la combatterà nel giugno del 1961 quando sulla stampa si diffuse la voce che il Vaticano stava pensando ad una  ricomposizione delle diocesi della provincia di Messina e che probabilmente la piccola diocesi di Lipari e la prelatura di S. Lucia del Mela sarebbero state soppresse a favore di una nuova diocesi che avrebbe avuto come sede Barcellona Pozzo di Gotto, una cittadina che era cresciuta negli ultimi anni, oppure la città di Milazzo. Mons. Re legge la notizia sulla Gazzetta del Sud e subito scrive a mons. Carpino, assessore della Congregazione Concistoriale  ricordandogli che Lipari è, per fondazione, la quinta diocesi della Sicilia che senso avrebbe avuto, dopo diciotto secoli gloriosi chiamarla “diocesi di Milazzo”? E la risposta del prelato romano fu allora rassicurante.

Quando morirà all’inizio del 1963 sembrò che un’epoca si fosse chiusa per le Eolie. Un’epoca, con i suoi drammi ed i suoi problemi, vissuta nell’austerità. Ora se ne apriva un’altra completamente diversa e non era certo l’austerità la sua cifra.

L'ultimo viaggio a Lipari di Mons. Re

 

Gli ultimi vescovi di Lipari

 

Il 21 marzo gli successe  mons. Salvatore Nicolosi da Pedara che  il 23 giugno faceva il suo solenne ingresso in diocesi.  Mons. Nicolosi riprense l’antico progetto di mons. Ideo di costruire una Cattedrale nella città bassa vicino al palazzo vescovile. Fece stendere il progetto completo di locali parrocchiali e riuscì ad ottenere anche un finanziamento dal Governo. Ma la Sovrintendenza aveva vincolato tutta l’area come “zona archeologica” perché proprio nell’area dove si voleva costruire vi erano le terme romane, più volte dissepolte e poi sempre risepolte.

Il 18 giugno 1970 mons. Nicolosi  verrà trasferito a Noto anche se resterà Amministratore apostolico di Lipari fino all’1 novembre 1972. Quando va via nessuno sa che sarebbe stato l’ultimo vescovo di Lipari. Infatti l’1 novembre 1972 verrà sostituito da Mons. Salvatore Di Salvo col titolo però di Amministratore apostolico che rimarrà a Lipari fino al 10 dicembre 1976. Il 10 dicembre  1977 mons. Ignazio Cannavò, Arcivescovo di Messina,  viene nominato anche vescovo di Lipari, ed il 16 novembre 1981 sarà  mons. Domenico Amoroso, vescovo ausiliare di Messina, a venire assegnato alla diocesi di Lipari.

Il Vescovo Nicolosi inaugura reparto ospedale

Il fatto che negli ultimi anni si avvicendassero nomine che tendevano ad evitare che la diocesi di Lipari avesse un vescovo proprio, faceva presagire quello che il 30 settembre sarebbe divenuta una realtà, quando l’Arcivescovo di Messina, mons. Cannavò diede esecuzione al Decreto di unificazione della diocesi di Lipari con quella di Messina  e con la Prelatura di S. Lucia del Mela.

Finiva così la storia millenaria dell’autonomia di una diocesi.

 



[1] A.Lo Cascio,  Mons. Bernarsino Sal. Re, op. cit., pag. 161.

 

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