L'occupazione araba

 

 

Abbiamo visto come le Eolie a cominciare la sacco dell'838 furono oggetto di occupazioni e di abbandoni nel buio pressoché assoluto delle fonti storiche dove, di tanto in tanto, si intravedono dei puntini di luce che però non riescono mai a rischiarare il quadro ed a fornirci informazioni sugli abitanti e le condizioni di vita. Questo dura fino all'arrivo dei Normanni che secondo Bernabò Brea[1] avviene approssimativamente nel 1083 ma che per Iacolino[2] potrebbe risalire a due decenni prima quando i Normanni cioè attaccano ed occupano Messina. Il 13 febbraio del 1061[3] erano sbarcati nel porto di Milazzo e vi avevano fatto scendere già i cavalli quando precipitosamente riguadagnarono le navi, lasciando i cavalli allo stato brado, perchè non si ritenevano abbastanza numerosi per fronteggiare i saraceni. Qualche mese dopo, quando occuparono Messina, “le truppe normanne sciamarono nei dintorni facendo razzia e carneficina”[4], e quindi è pensabile che non trascurarono le Eolie che potevano rappresentare un importante ponte per preparare l'assedio di Palermo. D'altronde il presidio arabo non doveva essere poi tanto forte se diverse volte era stato sopraffatto da bizantini e pisani.

Ma se i normanni presero Lipari fra il 1061 e il 1063 usandole come base d'appoggio per i navigli militari, la vera colonizzazione dell'isola dovette avvenire proprio intorno al 1083 quando affidarono l'isola all'Abate Ambrogio ed ai suoi monaci benedettini col compito di aprirvi un monastero e di ripristinare, a partire dalla rocca, una normale vita comunitaria.

 

La tesi delle Eolie praticamente deserte

Ma chi trovarono a Lipari Ambrogio ed i suoi monaci? La discussione su questo punto è stata molto vivace e vedremo più avanti il perché. La tesi prevalente vuole che le Eolie all'arrivo dei normanni fossero praticamente disabitate[5]. Iacolino da per “certissimo” che “al momento del loro arrivo, la campagna  i Benedettini la trovarono trascurata ed in abbandono nell'intero ambito dell'Arcipelago. Se poi, qua e là scorgevansi in Lipari segni di lavoro umano, questi erano opera dello sparuto nucleo di nativi, epigoni della tradizione bizantina, stentatamente sopravvissuti nel silenzio e nella più totale segregazione dal resto del mondo”[6].  Più precisamente la tesi è che sull’isola, dopo l'838, rimase solo un gruppetto di liparesi che disertarono il Castello e la cittadina e si rifugiarono all’interno, verosimilmente nella conca di Piano Greca – che si chiamava allora Vulcanello per via delle fumarole e delle manifestazioni vulcaniche - che in qualche modo li riparava dagli occhi indiscreti delle navi di passaggio.

Sulla rocca di Lipari dovette insediarsi una guarnigione araba che presidiava i mari circostanti ma doveva avere una funzione esclusivamente militare. [7]Lo stesso papa Urbano II nella bolla del 3 giugno 1091, indirizzata all'Abate Ambrogio a proposito di Lipari dice “che è stata ridotta quasi a deserto[8] . Le cause di questa desertificazione sarebbero state oltre alla recrudescenza dei fenomeni vulcanici, di  cui abbiamo detto, le varie incursioni  degli arabi a cominciare dalla prima metà del IX secolo e quindi la loro occupazione (anche se probabilmente saltuaria).

 

La tesi di una lipari popolata che conviveva con gli Arabi

Palermo. San Giovanni degli eremiti

Giuseppe la Greca, commentando il testo di Mons Tronci, di cui abbiamo detto, sulla spedizione pisana del 1035 a Lipari, osserva: “possiamo dedurre che gli uomini impegnati nell'attacco e nell'assedio vanno da un minimo di 1.200 ad un massimo di 2.000. Per utilizzare un contingente così numeroso, è da ipotizzare che l'isola dovesse avere una guarnigione consistente ed una cospicua presenza di popolazione dedita all'agricoltura. La popolazione liparese, inoltre, non era certamente confinata soltanto a Piano Greca ma doveva essersi distribuita nelle zone agricole a ponente dell'isola, già occupate in epoca greca, ed in minima parte risiedere nelle immediate adiacenze della Chiesa di San Bartolomeo nell'area conosciuta oggi come 'Sopra la terra'.”[9].

La Greca eccepisce anche alla tesi di una dominazione araba sull'isola particolarmente repressiva. “La Sicilia con la conquista araba – osserva -, rifiorì sia economicamente che culturalmente e godette di un periodo lungo di pace e prosperità. Nulla vieta di pensare che lo stesso modello si sia proposto nel caso dell'isola di Lipari (…). Ai liparoti, inoltre, venne tollerata la libertà di culto consentendo di raggiungere agevolmente[10] la Chiesa dedicata a san Bartolomeo, collocata sulla costa, nel sito oggi occupato dalla Cappella di San Bartolomeo e dalla Chiesa di San Giuseppe. La continuità del culto di San Bartolomeo, dopo la traslazione delle reliquie da parte dei Beneventani, conferma la presenza di una comunità, certamente superiore alle 250 unità in grado di preservare usi e costumi antecedenti all'invasione saracena. Possiamo ipotizzare un discreto incremento demografico nel periodo di pax araba”[11].

D'altronde lo stesso Iacolino[12] considerando alcuni testi arabi[13] e scritti di Kislinger[14] e  Golb[15] riconosce che nell'epoca della dominazione araba il porto di Lipari abbia continuato ad essere frequentato anche se la città, a suo avviso, doveva essere “quasi del tutto spopolata” e conclude “uno studio più specifico su tale argomento, e il rinvenimento di atri eventuali documenti potrebbero riservarci straordinarie sorprese”.

 

Un presidio militare arabo sulla rocca

Comunque allo stadio attuale delle conoscenze e facendo riferimento alla situazione che trovarono i benedettini ci sembra di poter concludere che per gli arabi Lipari era soprattutto  un presidio militare. Infatti rabberciarono al meglio le fortificazioni della rocca, sul ciglio orientale innalzarono tre torrette di avvistamento e un’altra, quadrata e più imponente, la edificarono sulla porta di accesso che chiamarono Torre di Medina. Altri reperti risalenti a questo periodo non ci sono rimasti. Probabilmente convissero con i liparesi di Piano Greca e forse anche di un piccolo insediamento “Sopra la terra” e di qualche altra fattoria sparsa nelle campagne, credibilmente fra le due comunità si stabilirono relazioni di tolleranza, ma, quasi sicuramente, continuarono a vivere separate.



[1]              L. Bernabò Brea, Le isole Eolie dal tardo antico..., op.cit., pag.32.

[2]              G. Iacolino, Le isole Eolie nel risveglio delle memorie sopite. Dalla rifondazione della communitas eoliana alla battaglia di Lipari del 1339, Lipari 2001, pag. 16.

[3]              S.Greco, Messina medioevale e moderna. Dai normanni ai Borboni, Messina 1998, pag.9 nota 3.

[4]              S.Greco, idem, pag.10.

[5]              L. Bernabò Brea, Le isole Eolie dal tardo antico..., op.cit., pag. 31;

[6]              G.Iacolino, Le isole Eolie...Dalla rifondazione..., op cit., pag. 41.

[7]              G.Iacolino, Le isole Eolie...Il primo millennio..., op.cit., pag. 225 e ss; G.Iacolino, La fondazione della Communitas eoliana agli albori della rinascenza (1095-1995), Lipari 1955..

[8]              G. Iacolino, idem, pag. 38.

[9]              G.La Greca, Lipari al tempo degli arabi, op.cit. Pag. 42.

[10]             Vittorio Giustolisi ipotizza in “Lipari bizantina” che con l'avvento degli arabi i cristiani che prima occupavano il Castello e le pendici limitrofe si siano trasferiti proprio “Sopra la terra”.

[11]             G. La Greca, Lipari al tempo degli arabi, op.cit. Pag. 43. Questa tesi di una convivenza pacifica fra arabi e liparesi è sostenuta pure da Pino Paino in “La vera storia di Lipari”( 1996) che aggiunge come  anche sotto i normanni gli arabi non mancarono di svolgere attività culturali tanto che re Ruggero aveva affidato ad Edrisi l’incarico di geografo ufficiale e furono proprio gli architetti arabi, che sempre nell’età normanna realizzarono a Palermo gli splendidi palazzi della Zisa. Luciano Catalioto in “Il Vescovato di Lipari-Patti in età normanna (1088-1194)”( Messina 2007), riconosce , con particolare riferimento al Valdemone, che “ un clima di tolleranza sarebbe subentrato nei rapporti tra i dominatori mussulmani ed i monaci rimasti entro il territorio insulare, contro i quali non pare si verificasse alcuna persecuzione sistematica; i monasteri ubicati nell'area pattese, che i Normanni trovarono attivi al loro arrivo in Sicilia, seppure ridotti sotto il profilo patrimoniale, disponevano infatti di ampi margini di autonomia ed esercitavano probabilmente diritti di signoria sulle terre che possedevano” (pag. 36).

[12]             G. Iacolino, Le isole Eolie...Il primo millennio...., op.cit. Pag. 231-234.

[13]             Ibn-Khurdadhbih, Libro delle vie e dei regni, Biblioteca Geographorum Arabicorum, Leida, 1889,vol,VI.

[14]             E. Kislinger, Le isole Eolie in epoca bizantina e araba, in “Archivio storico messinese”, n. 57, Messina 1991.

[15]             N.Golb, Aspects of Geographicl knowledge among the Jews Earlier Middle Age, in “Popoli e paesi nella cultura altomedioevale”, I-II Spoleto, 1983.

 

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