L'ossidiana

 

I primi insediamenti umani stabili nelle isole Eolie hanno avuto luogo negli ultimi secoli del V millennio a.C. in una fase iniziale di quello che può considerarsi il neolitico medio e sono stati determinati dallo sfruttamento dell’ossidiana, il vetro nero vulcanico” TP[1]PT .La cava probabilmente era quella dalla colata del Pomiciazzo- Gabellotto che risale a 10 mila anni fa e quindi all’VIII millennio a.C. Secondo questa ipotesi quindi gli uomini sarebbero giunti alle Eolie oltre 30 mila anni dopo che l’homo sapiens ebbe fatta la sua comparsa,  20 mila dopo  che si era dislocato lungo le coste del Mediterraneo, e dieci mila dopo che era giunto in Sicilia.

“L’ossidiana, rientra nella categoria dei vetri vulcanici, ed è – scrive l'archeologa Luigia SalinoTP[2]PT - tra i materiali più usati durante l’antichità sia per fabbricare lame taglienti sia per realizzare alcuni oggetti d’arte, inoltre per le sue qualità estetiche (lucentezza, durezza), è stata apprezzata oltre che per realizzare, spesso come sostituta della selce, attrezzi (coltelli, punte di freccia, raschiatoi, lame e rasoi), anche elementi decorativi come pendenti, statue, specchi e – come è noto - coltelli da sacrificio. Nelle fonti antiche è anche attestato l’uso dell’ossidiana, per pozioni magiche o ricette mediche e viene affermato il suo effetto benefico per la vista e per il viso. Inoltre sono state rinvenute ad Hacilar molte figurine femminili con gli occhi incrostati d’ossidiana. Essa permetteva di vedere oltre la morte, ed, infatti, si definisce spesso l’ossidiana come la “Pupilla degli Dei”, in quanto era supposta, in particolare nel mondo egizio, fare da tramite tra l’uomo e l’altro mondo. C’è chi vi riconosceva proprietà divinatorie e si costruivano sfere d’ossidiana attraverso le quali i veggenti potevano predire il futuro.

 

L’ossidiana è in genere di colore nero o grigio, ma si trovano anche ossidiane con venature verdi o rosse, come nel caso di quelle provenienti Nemrut Dag (Turchia)a seconda del contenuto di ferro. In Italia i giacimenti d’ossidiana si trovano sulle isole di Lipari, Palmarola, Sardegna e Pantelleria. Grazie alle recenti metodologie d’indagine è possibile ricostruire le vie commerciali dell’ossidiana che iniziano con una traversata via mare e proseguono con una catena di scambi via terra confermando un'ampia distribuzione territoriale, che ne ha fatto materia prima di scambio di notevole importanza nella Preistoria.  I percorsi commerciali coprivano lunghe distanze: infatti, si trovano testimonianze d’ossidiana che dalle Eolie raggiungeva le coste francesi o dalla Sardegna giungeva in Italia settentrionale, mentre il giacimento dell’isola di Pantelleria è l’unico che esportava l’ossidiana verso l’Africa settentrionale, dove i rari ritrovamenti sono localizzati soprattutto in Tunisia e nell’isola di Malta.Da una serie di studi risulta che l’arcipelago eoliano ha avuto un ruolo di primo piano nello sviluppo del commercio dell’ossidiana. Il centro protagonista spetta sicuramente all’isola di Lipari che alimentava il Sud e il Centro dell’Italia (Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzo); mentre la Sardegna (M.te Arci) esportava verso la Corsica, l’isola d’Elba, la Toscana, la Lombardia, la Liguria e probabilmente la Provenza (Dauphinè e Linguadoca).

L’ossidiana delle isole Pontine (Palmarola), invece, è stata ritrovata in Liguria e nelle isole Tremiti nell’Adriatico. Il periodo durante il quale il traffico dell’ossidiana risulta più attivo è testimoniato dal 3000 a.C. fino alla fine del IV-III millennio“.

 

 

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