Mons. Paino fa una proposta di mediazione

Mons. Paino, un vescovo eoliano

Quando il Parlamento approva la leggere n. 10 la sede vescovile di Lipari è vacante da più di due anni ed era stata retta da Amministratori apostolici. Dal 6 dicembre 1906 al 2 luglio  1907 da mons. Francesco Raiti[1] che era stato eletto vescovo di Lipari il 22 luglio 1903 e trasferito a Trapani il 6 dicembre  1906, dal 13 luglio 1907 al 13 luglio 1908 da mons. Audino[2] che era stato già vescovo di Lipari dal  1898 e poi era divenuto vescovo di Mazzara del Vallo e dal 13 luglio 1908 al 20 aprile 1909 dall’arcivescovo di Messina mons. Letterio D’Arrigo[3].

La nomina  a vescovo di Lipari – che è del 12 luglio 1909 - raggiunge mons. Angelo Paino[4] mentre è a Santa Marina Salina, sua cittadina natale.Parleremo nel prossimo capitolo di questo importante personaggio della storia eoliana: qui ci interessa specificamente per la controversia sulla pomice. Il 9 agosto 1909   inizia il suo ministero  e probabilmente già lavora ad una ipotesi di transazione. La soluzione a cui pensa parte dalla posizione classica della Chiesa di Lipari ma contiene alcuni tratti di novità. Le prospettive di crescita della produzione e commercializzazione della pomice, l'esistenza della legge n.10, la creazione di un consorzio che toglierebbe la concorrenza fra produttori locali – di cui si parla  e che un clima di pacificazione favorirebbe - ,permetterebbero un sicuro sostentamento per tutti: per gli scavatori, per il Comune e , pensa, il nostro giovane vescovo, anche  per la mensa. Anche se Paino ritiene che la Chiesa ne abbia diritto non pensa a rivendicare le decime perchè questo provocherebbe  sterili conflittualità dannose per l'azione pastorale. Si concentra quindi sui terreni pomiciferi ed osserva che niente cambierebbe per i cavatori se in luogo di pagare un fitto al Comune lo pagassero alla mensa. Certo qualcosa cambierebbe per il Comune ma non tantissimo giacchè il Comune con la legge n. 10 i maggiori introiti li riceve dalla tassa per l'escavazione della pomice che grava sulle proprietà pubbliche come su quelle private. E tale tassa dovrebbe essere pagata anche alla Chiesta una volta riottenuta le proprietà delle terre pomicifere.

La proposta di mons. Paino per la pomice

Cav. Franza, sindaco di Lipari

Il Comune perderebbe solo gli introiti sulle concessioni, ma non tutti perchè, al fine di ricompensare queste perdite, il vescovo. pur  deciso a rivendicare tutte le terre, sarebbe disposto a trattenerne solo un parte, lasciando l'altra nella disponibilità della municipalità. Una posizione questa, sulla quale il Paino rifletteva da tempo e, probabilmente, sugli aspetti storici e giuridici fin da 1907, quando rettore del seminario di Trapani aveva avuto modo di ascoltare una  conferenza del prof. Carlo Alberto Garufi sulla storia dei monasteri greci e latini in Sicilia e quindi anche del Monastero di San Bartolomeo. Il docente  di Paleografia latina e diplomatica dell'Università di Palermo, doveva aver riferito in quell'occasione di avere trovato, quattro anni prima, nell'Archivio Capitolare di Patti, un documento inedito, di tale importanza, da permettere il completamento del mosaico di conoscenze sul Monastero di Lipari: il  Constitutum originario dell'Abate Ambrogio. E proprio il Constitutum era il nuovo documento che si aggiungeva a quelli di Ruggero, di Urbano II, di Ruggero II …sancendo il buon diritto della Chiesa di Lipari sui terreni delle isole.

Da qui, da queste potenziate premesse storiche e giuridiche, prendeva le mosse la proposta economica che il Paino aveva elaborata..

E nei primi mesi del 1910, è questa  l'ipotesi che Mons. Paino spiega al Sindaco di Lipari, il cav. Franza, popolare e buon cattolico, in un incontro privato. “Raccoglierò documenti e ragioni – così il vescovo riassumerà qualche tempo dopo la sua posizione -  che farò studiare e vagliare dai miei avvocati. Lo studio di questi avvocati  presenterò al Comune, il quale lo sottoporrà agli avvocati suoi; e se questi, sia pure dopo un'amichevole discussione coi miei legali, troveranno infondata la pretesa, io vi chiederò scusa del disturbo e non se ne parlerà più, se invece si conosceranno i diritti della mensa, allora e solamente allora io dirò: questi diritti non li voglio fare valere tutti perché amo anch'io il mio paese, e non voglio che esso abbia per me iattura”[5].Egli ne vuole riconosciuta una parte e dice anche come intende spenderla : una parte andrà a vantaggio del Seminario e quindi del ginnasio aperto a tutti e non solo ai chierici; una parte al capitolo della cattedrale; una parte ai curati poveri; una parte per gli istituti di beneficenza ed “una tenue rendita infine sarà per la Mensa”.

Sebbene la proposta avesse accolto il consenso dell'on. Ugo di Sant'Onofrio, trovò  il Sindaco  molto freddo alle posizioni del vescovo. Probabilmente sapeva che il partito dell'intransigenza a Lipari era fortissimo e non poteva spuntarla. E questo partito era capitanato dall'avv. Emanuele Carnevale, che era  divenuto nel frattempo, docente alla cattedra di diritto e procedura penale dell'Università di Palermo. Carnevale era stato anche candidato come deputato nel collegio nelle elezioni del maggio 1909  ma nulla aveva potuto contro Ugo di Sant'Onofrio che l'aveva sconfitto con 1285 voti contro 322. Questo voleva solo dire che una sua contrapposizione con l’esponente popolare su questo terreno non poteva che favorirlo in prospettiva se avesse di nuovo voluto tentare l’avventura politica.

 

 

Marchese Ugo di Sant'Onofrio in tenuta militare


[1] Mons. Francesco M. Raiti nato a Linguaglossa in provincia di Catania il 7 febbraio del 1868. Divenuto  monaco dell’ordine dei Carmelitani nel monastero di Malta, si laureò a Roma dove rimase ad insegnare filosofia e teologia nel Collegio Carmelitano di S. Alberto Magno. Viene eletto vescovo di Lipari il 22 giugno del 1903 ma giunge in diocesi fra il febbraio e il marzo del 1904. L’1 novembre 1905 approvava la costituzione dell’Istituto delle Suore Francescane dell’Immacolata concezione di Lipari. Entrò in conflitto con le Suore di Carità di Lipari che lo accusavano di favorire il nuovo istituto francescano a loro danno. Inoltre l’Amministrazione comunale lo minacciava  di un’azione penale per non avere portato avanti la scalinata della Cattedrale iniziata dal suo predecessore. Per tutti questi motivi il vescovo chiese il trasferimento dalla diocesi e l’ottenne nella diocesi di Trapani rimanendo Amministratore apostolico di Lipari sino al 2 luglio 1907. Morì a Trapani l’1 maggio del 1932.

[2] Mons. Nicolò M.Audino nato a Vallelunga in provincia di Caltanissetta il 15 ottobre 1861. Laureato in teologia e diritto canonico all’Università Gregoriana di Roma. Venne nominato vescovo di Lipari il 28 novembre 1898. Prese possesso canonico della diocesi l’1 gennaio 1899 e fece solenne ingresso a Lipari il 15 marzo dello stesso anno. Nell’agosto del 1900 organizzò un grande pellegrinaggio a Roma degli eoliani per l’anno santo con oltre 150 persone di cui 50 religiosi.. Nei quattro anni della sua permanenza a Lipari espletò per ben tre volte la visita pastorale in tutte le borgate e frazioni dell’arcipelago. Venne trasferito a Mazzara del Vallo nel giugno del 1903 dove morì  il 20 giugno 1033.

[3] Mons. Letterio D’Arrigo era nato a Messina il 15 novembre del 1849, Fu canonico teologo alla Cattedrale della sua città. Divenne arcivescovo di Messina il 25 marzo 1898. Rimasto illeso nel terremoto di Messina del 1908 si diede  ad organizzare i soccorsi e quindi all’opera di rinascita  civile e religiosa della città malgrado gli ostacoli della massoneria che non voleva che si ricostruissero le chiese preesistenti. Morì a Messina il 18 dicembre 1922.

[4] Mons. Angelo Paino, era nato a S.Marina Salina il 20 giugno del 1870. Si era laureato in teologia a Napoli ed in filosofia e diritto ecclesiastico civile a Roma presso l'Accademia di S. Tommaso. Aveva insegnato nei seminari. Nel novembre del 1898 fu chiamato dal vescovo di Anglona e Tursi in Calabria a ricoprire la responsabilità di rettore in seminario insegnandovi anche teologia . Verso il 1907 fu chiamato da mons. Raiti a Trapani per interessarsi della formazione morale dei chierici. L’anno dopo rifiutò la nomina a vicario generale dell’arcidiocesi di Messina che gli offriva mons. D’Arrigo per non tradire le aspettative del vescovo di Trapani. Eletto vescovo di Lipari il 20 aprile 1909 all’età di soli 39 anni, prese canonico possesso della diocesi il 22 agosto 1909. Nell'ottobre 1916, su richiesta dell'arcivescovo D'Arrigo, fu nominato, sub secreto, ausiliare di Messina, governando la sua diocesi di Lipari dal capoluogo. Il 10 gennaio 1921 fu eletto arcivescovo titolare di Antinoe e coadiutore con diritto di successione di mons. Letterio D'Arrigo Ramondini. Quindi, il 22 dicembre 1922, fu eletto vicario capitolare, il 10 febbraio 1923 la sua nomina ad Arcivescovo Metropolita di Messina e Archimandrita del SS. Salvatore fu confermata dalla Sede Apostolica e  il 3 marzo dello stesso anno prese canonico possesso dell'Arcidiocesi di Messina.Fu assistente al Sacro Soglio e resse l'arcidiocesi sino al 7 marzo 1963, giorno in cui furono accolte le dimissioni presentate per l'età avanzata. Di conseguenza fu trasferito alla sede arcivescovile titolare di Serre di Macedonia. Decano dei vescovi del cattolicesimo, si spense nel Seminario Arcivescovile di Messina il 29 luglio 1967 all'età di 97 anni.

 

[5] Genuardi, Siciliano, Scaduto, Garufi, Il dominio del Vescovo nei terreni pomiciferi dell'isola di Lipari, Acireale 1913.

 

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