Retorica nazionalista e il difficile cammino della modernità

La retorica nazionalista

Festa nazionale a Piazza Mazzini

Il 29 settembre del 1911 il governo Giolitti dichiara guerra alla Turchia e anche Lipari partecipa con manifestazioni popolari e fiumi di retorica alla campagna nazionalistica che ormai dilagava da almeno quattro anni.. La solita “Voce della Patria” arriva a scrivere che “Lipari, che ancora ricorda, malgrado i secoli trascorsi, la ferocia musulmana che distrusse portandone via schiavi quasi tutti i suoi abitatori, oggi che si vede vendicata dalle armi gloriose della Patria unita, ha il dovere di associarsi con entusiasmo all’opera patriottica ed umanitaria che da Torino a Palermo l’Italia unanime ha secondata[1].

Quando le truppe italiane occuparono Tripoli il Consiglio comunale, il 20 ottobre del 1911, si riunì per inviare al Ministro della Real Casa un telegramma di plauso, inneggiando alla vittoria che portava “libertà, progresso, fraternità” mentre nelle strade si svolgevano cortei con alla testa il Sindaco Franza,la musica e le bandiere e si recavano al Castello ad acclamare i soldati del presidio al grido di “Viva l’Esercito”, “Viva la Marina”, “Viva il Re”, “Viva Tripoli”pensando – scriveva “La Voce” - “ai valorosi bersaglieri, ai militari tutti, che lontani, in terra straniera, fra gente selvaggia e vile, combattono per l’onore e la dignità della patria”. Al Castello ci sono i discorsi del Sindaco e del Tenente comandante del distaccamento. Poi nuovamente in corteo, con i soldati del distaccamento, per le vie del paese[2].

Qualche giorno dopo “La Voce” si farà promotrice di una sottoscrizione popolare a favore della Croce Rossa.

In quegli anni  Lipari  si  arricchisce di nuovi locali pubblici di spettacolo, di incontro, di consumo, come non si erano mai visti prima. Nel febbraio del 1911 si aprono contemporaneamente il cinema Marconi, che aveva l’entrata su via Vittorio Emanuele da cui si accedeva ad una struttura in legno collocata nel terreno retrostante, e il teatrino Tripoli, “Supra u’ Chianu”, con un generatore proprio, un proiettore a manovella, un pianoforte in sala. Entrambi i locali avranno vita breve: due anni il Marconi ed un anno il Tripoli distrutto da un incendio. Nel 1912, in un giardino du Strittu Luongo  si apre un cinema teatro estivo chiamato “Eolo”. L’anno dopo, il posto del Marconi viene preso da un altro cinema-teatro, l’Elena.

 

Qualche segnale di "modernità"

Grande interesse provocano l’apertura di due o tre negozi di barbiere con poltrone girevoli e posizionabili, specchi che coprono le pareti, vetrine d’esposizione di prodotti da toilette. Portavano a Lipari modelli americani ed infatti il primo barbiere fu don Gaetano Zaia che era tornato giusto allora dagli Stati Uniti e non la finiva di raccontare le meraviglie di laggiù. “Si eseguisce il lavaggio della testa con un nuovo sistema Italo-Americano” prometteva la pubblicità ma oltre a tagliare barbe e capelli, a lavare le teste ed a vendere saponi e profumi don Gaetano praticava i salassi e cavava i denti. Subito dopo un altro barbiere sempre “di stile americano” aprì la sua bottega, “u’ Puzzu” che aveva preso da poco il nome di Piazza Giolitti. In via Garibaldi invece aprì i battenti una sorta di grande magazzino dove si trovava di tutto dagli abiti confezionati, alle camice, alle scarpe, alle valigie , agli specchi, all’oreficeria.

Supra u' timparozzu, la strada centrale di Lipari nell'800 e primi novecento

Erano gli anni in cui a Lipari come a Salina si cercava di lasciarsi dietro le spalle la crisi dell’agricoltura e dei trasporti a vela riconvertendo le produzioni con l’innesto della vite, sperimentando la navigazione a vapore, puntando sull’industria della pomice che nel 1912 supera le 30 mila tonnellate di esportazione, traendo vantaggio dai nuovi collegamenti marittimi con la Sicilia e con Napoli e soprattutto, come abbiamo visto, dalle rimesse degli emigrati. In quegli anni si porta a compimento il nuovo palazzo di città con la ristrutturazione dell’antico convento dei frati minori osservanti che era passato al Comune. La notizia che era stato completato il primo piano e quindi mancavano solo i lavori di rifinitura viene dato nel Consiglio del 22 agosto 1911 ed il Sindaco Franza ottiene il plauso dei consiglieri. L’anno dopo, il 22 luglio 1912, il Consiglio approva la spesa per l’arredamento del nuovo edificio e così il Municipio si trasferisce da via Garibaldi a sopra la Civita. I locali a pianterreno dell’edificio ristrutturato vengono occupati dalla scuola tecnica commerciale pareggiata.

Ed è in questo clima che si promuovono nuove imprese ed attività industriali e commerciali come la fabbrica del ghiaccio di Carmelo Biscotto di cui si è detto, la fabbrica di gazzose di don Ferdinando Maggiore, una sala di “Bigliardo e caffè”, un locale di mescita con annessa cucina casereccia che aprì, supra a’ Civita,  un ex agente di polizia don Cesare Bernardi[3] e dove al sabato ed alla domenica si ballava al suono di una pianola americana. Anni dopo, questo locale diventerà un rinomato ristorante col nome di “Filippino”.

I primi tempi del Ristorante Filippino

Fra tanti fermenti non si può non pensare alla realizzazione di una centrale elettrica che in Italia si erano cominciate a realizzare già da circa trent’anni.  Dal 21 maggio del 1906 al Comune giacevano due progetti uno proposto da don Onofrio Palamara e l’altro da don Giovanni Paternò.Il primo aveva preventivato una spesa annua di L. 20 mila ed il secondo di solo 8 mila.  Ora nella seduta del Consiglio del 3 aprile 1911 si interrogava il Sindaco per sapere che fine avesse fatto il progetto proposto da Palamara. Il Sindaco si riservò di rispondere in altra seduta, ma lascò cadere l’argomento che per un po’ di tempo non fu più ripreso. I progetti erano fermi perché l’Amministrazione non sapeva che fare. I proventi della pomice ammontarono il primo anno che era entrata in vigore la legge a 100 mila annue per via delle numerose contestazioni, nel 1912 essi erano arrivati a circa 225 mila ed il bilancio comunale rispetto a dieci anni prima era praticamente raddoppiato. Ma non tutto si poteva fare con le entrate della pomice soprattutto se si voleva che queste servissero  per contenere le imposte dei cittadini.

 

La lunga odissea delle rotabili

 

E poi, in una realtà che sognava il futuro e voleva vivere gli agi delle grandi città, vi erano ancora troppe emergenze che forse venivano prima della luce elettrica. Vi era innanzitutto il problema delle strade di collegamento fra le frazioni che non esistevano. Anzi non esistevano nemmeno delle buone mulattiere. Vi era il problema dell’acqua potabile e cioè del rifornimento visto che aumentando le esigenze non bastava più quella piovana raccolta dai tetti e nemmeno i serbatoi pubblici esistenti. Vi era infine il problema dei collegamenti marittimi che ora finalmente erano entrati in funzione regolarmente e con una buona frequenza ma lasciavano molto a desiderare per la qualità del servizio.

Vediamo come il Comune affronta queste tre emergenze. Il problema delle rotabili, innanzitutto. Si parla di Lipari perché è l’isola più abitata e quella dove esistono diverse borgate distribuite sul territorio. Un problema quasi identico – in scala però inferiore –  lo ha Salina e la mancanza di strade praticabili è uno dei nodi, forse il maggiore, che  avvelena i rapporti fra le borgate. Ma ormai l’isola ha l’autonomia amministrativa. Le borgate di Lipari sono distribuite su tutti  i 37 chilometri quadrati della sua superficie. C’è Lipari che è il centro più popoloso – nel 1911 contava 6.000 abitanti -  col suo porto e quindi il nodo di convergenza di tutti i traffici commerciali sia quelli relativi all’agricoltura che si sviluppa soprattutto intorno a Quattropani e Pianoconte, sia quelli relativi al termalismo alle terme di  San Calogero che si raggiungono da Pianoconte, sia quelli relativi alla pomice di Canneto e di Lipari anche se gran parte di questo traffico avviene con  navigli che caricano direttamente dalle rade di queste due borgate. L’idea di realizzare almeno due tronchi di strade rotabili una da Lipari a Canneto ed una da Lipari a Quattropani passando per Pianoconte  si pose fin dal 1884 quando fu dato l’incarico all’ing Molino Foti di stendere i relativi progetti per ottenere i finanziamenti in base alla legge del 30 agosto 1968. Questo lavoro fu interrotto una prima volta nel 1894 quando viene revocata la legge la legge per il finanziamento delle strade. L’8 luglio del 1903 esce una nuova legge e subito viene chiesto all’ing. Molino di riprendere i lavori. Ma purtroppo l’ingegnere incaricato muore nel terremoto di Messina e con la sua morte vengono persi anche i suoi elaborati. L’amministrazione incarica un nuovo progettista, l’ing. Rumore e questo il 7 gennaio 1911 presenta al Consiglio comunale  il lavoro fatto. La “rotabile  dell’isola di Lipari” proposta consta di tre tronconi: La Lipari- Quattropani via Pianoconte, la Lipari- Cannetto, la Pianoconte- San Calogero.  Il problema torna in Consiglio il 28 novembre perché il Genio Civile di Messina ha fatto sapere che la legge  riguarda solo i collegamenti del centro abitato con il porto o stazioni ferroviarie e il vero centro abitato dell’isola è Lipari. Tutt’al più,  “in considerazione della disagiata viabilità all’interno dell’isola” il Ministero dei Lavori pubblici potrebbe finanziare un solo tronco ed il Comune deve decidere quale. Ma il Consiglio insiste sulla necessità dei tre tronconi e così si forma una commissione presieduta dal  il Sindaco che è  il cav. Franza. Questa va a Roma e qui, accompagnata dall’on. di Sant’Onofrio cerca di convincere il Ministero della necessità di un progetto così articolato per l’isola. Riescono ad avere tanta comprensione ma la situazione non cambia. Con la legge del 1903 si può finanziare, tutt’al più, un solo tronco. Ma discutendo si trova una qualche soluzione. Oltre alla legge del 1903 vi è il Regio Decreto del giugno 1904 che finanzia però solo un quarto dell’importo dei progetti e la rimanenza è a carico dei Comuni. Si potrebbe chiedere un prestito alla Cassa Depositi e Prestiti e così  l’incidenza sul bilancio comunale sarebbe diluita nel tempo. E  la proposta che la Commissione fa al Consiglio del 9 aprile 1912 è così articolata: chiedere di finanziare con la legge del 1903 la Lipari-Quattropani via Pianoconte che è la strada più lunga, finanziare con il Regio Decreto del 1904 e con il prestito sia la Lipari-Canneto che dovrebbe essere prolungata fino ad Acquacalda visto che questa frazione sta crescendo di importanza, sia la Pianoconte- San Calogero. Nella stessa seduta il Consiglio approva la proposta nella sua globalità ma propone di dare un altro incarico per la Canneto- Acquacalda proprio per non ritardare i progetti già in corso.

Ma siamo solo all’inizio di un percorso travagliato perché il Consiglio di Stato respinge il finanziamento con la legge del 1903 sostenendo che il Comune di Lipari è troppo ricco  per avere diritto ad eccezioni e se proprio è necessario ricorra alla Cassa depositi e prestiti. E così viene fatto anche per non perdere tempo con ricorsi e reclami. Ma  qualche anno dopo, nel pieno della guerra, il Comune deve constatare che il commercio della pomice ristagna e con essa la tassa relativa per cui, per fare fronte ai costi delle opere pubbliche chiede prima, inutilmente, un aiuto della Provincia e poi un nuovo ricorso alla Cassa.

Così il 24 dicembre, a guerra finita, si fa un bilancio in Consiglio, del problema delle opere pubbliche necessarie a cominciare proprio dalle strade per potere accedere al miliardo che il Governo ha stanziato a favore di Ministeri, Province e Comuni con il Decreto Luogotenenziale  del 30 giugno 1918 n. 1019..E’ una sorta di programmazione di lungo respiro che vale la pena richiamare: i lavori della Lipari- Pianoconte- Quattropani e della Lipari-Canneto- Acquacalda , sebbene iniziati, sono stati sospesi a causa della guerra e non si sa come riprendere i lavori perché il conflitto ha lasciato le casse comunali in condizioni miserrime.  Per questi tronchi di rotabili come anche per la Pianoconte- San Calogero, il Consiglio chiede al Governo la priorità. Inoltre si indicano le esigenze di reti stradali delle campagne di Liapri e delle altre isole minori: la strada per Castagna e Lami; per Pirrera; per Piano Greca; per i Bagni di S.Calogero per cui fu richiesto il sussidio ma che non è mai arrivato; per Monte; per S.Salvatore; per Alicudi; per Filicudi al fine di collegare le frazioni Pecorini, Valle di Chiesa, Zucco Grande, Liscio fra di esse e con lo scalo marittimo; per Panarea collegando le frazioni di Iditella, Draut, Punta Milazzese fra di esse e lo scalo marittimo; per Stromboli per collegare Ginostra e Stromboli fra di loro ed allo scalo marittimo; per Vulcano collegando le frazioni di Gelso, Piano e Porto sempre  fra di loro e con il porto. Nel febbraio del 1919 mentre si sollecitano i lavori delle rotabili in corso si parla anche di un possibile collegamento di Quattropani con Acquacalda.

Dovranno passare però ancora degli anni  perché le rotabili siano completate e funzionanti . La Lipari- Canneto nel luglio del 1925 era già transitabile da pedoni, da uomini a dorso d’asino da carrettieri e da ciclisti, ma bisognerà aspettare il 1932 per vederla perfettamente rifinita. Nel 1932 invece quella di Pianoconte consentiva il transito ma si trovava ancora in fase di completamento; anche se il rustico era stato tracciato sette anni prima. Per raggiungere Quattropani ed Acquacalda invece si sarebbe dovuto aspettare la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni 60 anche se questa seconda era già stata tracciata dagli inglesi del colonnello Jeo tra il 1943 e il 1944.



[1] Nel numero dell’Ott. Nov. 1911

[2] La Voce della patria, anno I, n.4 nov-dic. 1911, p.3.

[3] Don Cesare Bernardi era nato a San Genesio di Macerata nel 1877 e morirà a Lipari il 23 agosto 1923. Con gli anni la “cucina” diventa ristorante e si chiamerà prima “Ristorante Belvedere” e poi, nel 1950, “Ristorante Filippino” in memoria del padre di don Cesare.

 

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