Riprende la politica eoliana

Casaceli, primo sindaco della Lipari liberata

La vita politica locale riprenderà nel maggio del 1944 quando il colonnello Jeo lascerà Lipari. Durante il periodo del Governatorato le funzioni di Sindaco le aveva svolte il segretario comunale Ugo Sclafani. Partito Jeo il Comitato di Liberazione Nazionale designa come primo sindaco della Lipari liberata l’avv. Francesco Casaceli che svolgerà questo ruolo per più di un anno fino all’ottobre 1945. Casaceli era un moderato ma anche un democratico e fu quello che in pieno fascismo, nel corso di un Consiglio comunale che esprimeva il suo cordoglio per l’on Armando Casalini, deputato fascista, ucciso a Roma con tre colpi di rivoltella, ebbe il coraggio di estendere il cordoglio all’on. Giacomo Matteotti caduto  per mano di sicari fascisti.

A Lipari con la politica si andava risvegliando anche la società, soprattutto i giovani. Nascono così due associazioni studentesche: La “5 esse” a Lipari e la “Giovane Eolia” a Canneto che applicano al loro interno il metodo democratico facendo eleggere i dirigenti dall’assemblea dei soci. Elezioni con liste contrapposte in un clima acceso e vivace. La “5 esse” che era l’acronimo di  “Siamo studenti sempre senza soldi”organizzava manifestazioni culturali, teatrali, ricreative e benefiche che coinvolgevano anche gli adulti. Per qualche tempo uscì anche un giornaletto, “Lipari Nova”, che portava sotto la testata, al posto della periodicità, la dicitura “Esce…quando può”.

1941- Ospedale di Lipari

L’associazione acquistò notorietà in paese per le numerose recite della sua filodrammatica al cinema Eolo. Fu il periodo quello in cui i talenti  teatrali si moltiplicavano – Pino di Giovanni, Armando e Bianca Raffaele, le sorelle Tacchini, Peppuccio Paino, Claudio Natoli, Carmelino Salmieri, Jachino Cullotta -  ed a fianco a quella della “5esse” sorse anche la “Sant’Agatone” promossa da ambienti dell’Azione Cattolica.

Il referendum istituzionale del 1946 che scelse fra monarchia e repubblica assegnò, nelle Eolie, un netto successo alla monarchia confermando che, la gente delle isole e delle campagne, era legata alle tradizioni e non amava i cambiamenti.

 

Riparte il flusso migratorio

Con l’arrivo della democrazia cadde anche il divieto all’espatrio  che in qualche modo aveva bloccato il flusso migratorio nel periodo fascista. E siccome le prospettiva di lavoro erano sempre minori soprattutto nell’agricoltura che non dava prospettive di sviluppo e di progresso mentre la pesca rimaneva una attività limitata e il lavoro nelle cave di pomice era sempre più duro e comunque, anche perché la ripresa delle esportazioni stentava ad arrivare,  non poteva soddisfare un consistente bisogno di lavoro.

Così riprende  il flusso emigratorio verso le Americhe e verso l’Australia. La gente partiva con le poche cose che si potevano portare nella valigia, richiamati dai parenti che si erano stabiliti nei nuovi continenti . Fra il 1946 e il 1970 sono emigrati dalle Eolie più di 13 mila abitanti cioè una popolazione quasi pari a quella che vi è rimasta e di questi oltre sei mila sono andati all’estero e circa sette mila in Italia[1].Nei primi anni del dopoguerra la media dei partenti fu di almeno di cento al mese.

Queste partenze avevano un risvolto sociale che emergerà in tutta la sua evidenza nel corso degli anni cinquanta. La gente che emigrava svendeva la sua casa  al prezzo del biglietto di viaggio o le lasciava con procure a parenti ed amici confidando in un ritorno che difficilmente si verificava. E così vi è stato un passaggio notevole di proprietà per fabbricati che nel corso degli anni 40 sembravano non avere nessun valore ed invece dieci o vent’anni dopo avranno un valore sempre crescente.

Ma mentre  il Lloyd Triestino e la Flotta Lauro staccavano biglietti per le Americhe e l’Australia a Lipari facevano la prima comparsa le Vespe e le Lambrette, le cucine a gas e le lavatrici, i frigoriferi e le macchine da cucire.

 

Si ripropone l'autonomia di Canneto

  

Mentre si cerca di dimenticare la guerra e crescono le aspirazioni degli isolani si ripropone il tema dell’autonomia di Canneto sostenuta da un “Comitato per l’autonomia di Canneto” di cui era presidente il  cav. Angelo Ferlazzo. E’ sindaco di Lipari l’avv. Francesco Palamara che è succeduto dopo Casaceli a due commissari prefettizi il dott. Salvatore Carnevale ed il dott. Girolamo l’Acquaniti. Palamara sarà sindaco dal dicembre 1946 al novembre 1948 ed è proprio la fine del 1946 quando viene ripresentato il problema. Il 2 gennaio 1947  i cittadini di Canneto e delle borgate di S.Vincenzo, Culia, Pirrera, Sciaratore, Pomiciazzo, Lami, Castagna, Truffa, Montepilato, Campobianco, Porticello e Acquacalda chiedono con una istanza indirizzata al Prefetto e per conoscenza al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro dell’interno di divenire Comune autonomo: complessivamente 3.694 abitanti. Il Sindaco convoca il Consiglio comunale il 22 dicembre e come era accaduto già nel 1922 il parere espresso è contrario.  Ma la mobilitazione non si ferma lì. Il 5 settembre del 1950 l’on. Antonio Dante presenta un disegno di legge per il riconoscimento del nuovo Comune. All’Assemblea Regionale Siciliana questa volta perché nel frattempo la competenza è passata alla Regione. L’avv. Giovanni Raffale, nello stendere  una memoria storico-giuridica il 18 novembre 1950, per incarico del Comune, su questa vertenza, afferma “si può, con piena tranquillità di coscienza, affermare che tale movimento non trova giustificazione in condizioni di fatto (territoriali od amministrative) di quella frazione, né in particolari interessi sociali ed economici distinti da quelli del capoluogo e dalle restanti frazioni, ma che, malgrado l'orpello del desiderio popolare, in realtà il movimento stesso è stato artificiosamente determinato, e si cerca con ogni mezzo sostenere, per interessi meramente privati, in stridente contrasto con quelli generali dei frazionisti di Canneto, da pochi individui esercenti l'industria della lavorazione ed esportazione della pietra pomice e conducenti la stessa giovandosi, a propri fini, dello sfruttamento esoso degli operai e, nel contempo, della tenace occupazione di zone del demanio comunale pomicifero di Lipari, di appartenenza all'intera collettività degli abitanti del comune di Lipari, donde la pomice viene estratta[2]. E il Sindaco Domenico Cincotta che era succeduto a Palamara, commentando l’iniziativa del progetto di legge aggiunge che questa autonomia  “sarebbe un grave danno per i contribuenti di tutto l’Arcipelago e principalmente per quelli di Canneto che verrebbero tartassati per dare ossigeno all’invocato Comune – che nascerebbe indubbiamente asfittico – e per servire interessi personali e non nell’interesse della cittadinanza”[3].

Emerse allora l’idea del tunnel fra Lipari e Canneto che avrebbe ridotto la distanza a poco più di un chilometro ed avrebbe reso le due cittadine, di fatto, uno il prosieguo dell’altra.

L’idea dell’autonomia la riprenderanno vent’anni dopo nel luglio del 1968 gli abitanti di Vulcano. Anche qui viene stilata una istanza, sottoscritta da 150 abitanti e inviata al Presidente della Regione. Se ne parla per qualche mese ed il 3 novembre si terrà a Lipari nei locali del circolo ACLI un dibattito pubblico. Ma poi, ancora una volta, tutto si sgonfia.

Ora parlare di nuove strade e di nuove opere era sempre più facile visto che il 15 maggio del 1946 veniva approvato lo Statuto della Sicilia come regione autonoma con valenza costituzionale ed il 10 agosto 1950 veniva creata la Cassa del Mezzogiorno, un organismo che si prefiggeva di eseguire un programma di lavori straordinari per superare il distacco del sud dal nord.

1953 - Abbattimento del diaframma al centro della galleria Lipari - Canneto - Foto della famiglia Adamo postata su Facebook da Sergio Raffaele.

Comunque la modernizzazione bussa ormai alle porte e nel 1950 si dà inizio vallo sviluppo della rete telefonica, idrica ed elettrica in tutte le frazioni dell’isola di Lipari mentre i rifornimento idrico di Lipari e Salina viene posto a carico dello Stato. Nel 1951 prende il via il servizio di autobus della Ditta Urso con qualche corsa al giorno per Canneto e Pianoconte mentre il 9 agosto del 1956 si inaugura il servizio aliscafi sulla linea Messina- Reggio Calabria- Giardini.

Intanto anche Lipari cambia faccia. Nel 1954 si apre piazza Monfalcone, la futura Piazza Arciduca d’Austria, con la demolizione di diversi vecchie strutture che ormai rappresentavano solo un ingombro: Ancora qualche anno e verranno demolite le gibbie  e l’austero cancello che introduceva nel viale Vescovile.



[1] A. Raffa, Le trasformazioni dell’ambiente naturale  e sociale nelle isole Eolie, in “Isole minori. Cultura e ambiente. Quaderni di Italia Nostra, n. 18, 1981.

[2] Avv. G. Raffaele, Per l’integrità territoriale del Comune di Lipari. Memoria storico-giuridica, Lipari 1951.

[3] Comune di Lipari, Contro l’autonomia di Canneto, Lipari 1950, p.2; G. Iacolino, Strade che vai…pp,180-181.

 

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