Salina e la Società Eolia di navigazione

Una borghesia vivace e intraprendente

Nel primo dopoguerra a Salina, grazie alle rimesse degli emigrati, fa la comparsa una banca. E’ la Cassa di risparmio Vittorio Emanuele per le provincia siciliane che apre  uno sportello a Santa Marina. Qualche anno dopo, nel 1920, nasce la Società anonima cooperativa di produzione e lavoro “Santa Marina” che diventa la più importante impresa di costruzione dell’arcipelago. La gran parte delle opere pubbliche dell’isola le vengono affidate e non sono poche  fra difese degli abitati, costruzione di banchine, e realizzazione della rotabile S. Marina- Lingua. Ma le opere pubbliche non sono che il volano capace di attirare anche investimenti privati. Così nell’arco di cinque anni l’impresa si consolida e da lavoro stabilmente a cinquanta dipendenti.

Ora i momenti della crisi sembrano veramente lontani e l’isola vive un momento di grande euforia che traspare nei discorsi ufficiali e nelle celebrazioni che accolgono la venuta nell’isola di Umberto di Savoia, principe di Piemonte, il 22 agosto del 1923. A fare gli onori di casa al  principe è il prof. Giuseppe d’Arrigo, clinico napoletano conosciuto a corte ed amico del colonnello Giuseppe Giuffré uno dei personaggi più in vista di Salina.

Il 30 novembre dello stesso anno – con circa tre anni di anticipo su Lipari -  a S. Marina si inaugura la prima centrale elettrica delle Eolie. Si tratta di  un regalo di Antonio Traina emigrato a New York a cui i salinari dedicano una lapide marmorea. Ma è l’occasione per spingere lo sguardo oltre l’orizzonte. E nei discorsi celebrativi si parla di riprendere le vie del mare in cui gli abitanti di Salina si sono distinti.

La cerimonia della targa ad Antonio Traina che ha donato una centralina elettrica: la prima nelle Eolie.

Forse è qualcosa di più di un auspicio e può darsi che chi parla sappia che qualcosa sta maturando in questo settore. Infatti poche settimane prima Gaetano de Luca, Carmelo Biscotto e Giuseppe Arena erano sbarcati a Napoli con una nave acquistata a Marsiglia di 273 tonn. di stazza lorda abilitata a trasportare 150 passeggeri d’estate e 62 d’inverno. Il 20 ottobre immatricolano il vapore in Italia col nome “Vulcano”. E’ il primo nucleo di un progetto che diventa subito  ambizioso: costituire una società che gestisca tutti i servizi di collegamento da e per le Eolie.

Ma per fare questo bisogna avere entrature nel governo a cui spetta decidere sulle convenzioni marittime. E come arrivarci? Il pensiero corre subito a mons. Paino, satamaritano e figlio di santamaritani, che  da poco è divenuto arcivescovo di Messina ed è in buona sintonia con il regime. A mons. Paino gli parlano del progetto il col. Giuffrè ed il cugino del prelato, Salvatore Re, l’estate, quando il vescovo torna a casa in vacanza. Ed al primo incontro ne seguono altri ai quali prenderà parte anche l’ammiraglio Luigi Rizzo, nativo di Milazzo, medaglia d’oro al valore e, nel 1918, con d’Annunzio e Ciano, protagonista della cosiddetta “beffa di Buccari”. E proprio Luigi Rizzo sembra la persona più indicata per caldeggiare il progetto a Galeazzo Ciano che è ministro della marina mercantile.

A sinistra, Mons. Paino con i maggiori azionisti della Eolia. A destra, l'amm. Luigi Rizzo.

 

Verso la nascita di una società di navigazione

Avuto un consenso di massima, mentre si segue a Roma presso il Ministero la trafila per la concessione, si cominciano a raccogliere i fondi per costituire la società. E quando il 3 novembre 1925 vengono firmate le concessioni con il Ministero ed il 9 dicembre viene pubblicato il decreto che ufficializza la concessione, nulla più si frappone alla sua costituzione.

Così, quattro giorni prima di Natale, nella casa di Bartolo Giuffré, uno dei promotori e dirigenti della cooperativa di produzione e lavoro, davanti al notaio, ben sessantadue soci sottoscrivono l’atto costitutivo della Società Eolia Anonima di Navigazione la solennità del momento è sottolineata anche da un espediente scenico. Il col. Giuffrè tira una cordicella e dal soffitto scende un grande telo con lo stendardo della nuova società: una ancora che incrocia la bandiera della Trinacria con sette stelle contornata da un ovale con il nome della impresa. L’ammiraglio Rizzo viene nominato per acclamazione presidente della Società.

La bandiera della Società Eolia di Navigazione

Costituita la società al piroscafo “Vulcano” si aggiungono l’”Adele”, il “Flora” e l’”Etna” che vengono acquistati.

 

A sinistra in alto il piroscafo Adele e a destra il piroscafo Flora. Qui sopra l'Etna.

Ora l’Eolia ha una sua flotta è può iniziare il servizio mentre vicino agli approdi delle isole, a Napoli e Messina si aprono le agenzie di riferimento. Toccherà all’Adele inaugurare i servizi il primo gennaio 1926 portando a Santa Marina l’amm. Luigi Rizzo.

Nella compagnia l’entusiasmo è alle stelle e dopo appena cinque mesi di attività – il 6 giugno 1926 – un’assemblea dei soci convocata nella nuova sede in via Risorgimento a S. Marina Salina, decide di  raddoppiare il capitale sociale e  di potenziare la flotta facendo costruire tre nuovi piroscafi. Il raddoppio del capitale pone un problema che peserà sul futuro della società anche negli anni a seguire. Dove collocare le nuove azioni? Rivolgersi al più ampio mercato col rischio di farsi sottrarre il controllo della società o limitare la sottoscrizione alle sole famiglie di Salina magari coinvolgendo quelle che sono emigrate? Così la campagna promozionale per la collocazione delle nuove azioni procede a rilento mentre incalza l’esigenza di attuare il piano di armamento. E mentre si ottiene dal Consorzio Governativo di credito un prestito di oltre 5 milioni, nel marzo del 1927 i cantieri di Palermo ricevono la commessa del primo piroscafo.

Si crea comunque un deficit di bilancio che si cerca di coprire vendendo nuove azioni. Il 28 aprile 1928 in una lettera circolare ai nuovi azionisti si fa il punto della situazione: occorre arrivare in fretta a completare la sottoscrizione di tre milioni di capitali per cui si invita chi è già socio ad acquistare almeno una azione a testa, ed a farsi propagandista della “bella iniziativa con i vostri congiunti ed amici sia in patria che all’estero perché sottoscrivano con voi”. Nel procurare nuovi soci  si raccomanda però “che essi siano tutti Eoliani, affinché questo potente organismo abbia sempre più a sviluppare la propria benefica attività, particolarmente a vantaggio della laboriosa famiglia eoliana[1]”.

 

Santamarina, primo piroscafo dell'Eolia

Il Santamarina

Il 19 novembre del 1928 viene varato a Palermo il primo piroscafo interamente nuovo della compagnia che viene battezzato “Santamarina”. L’entusiasmo nell’isola è alle stelle. In un elegante opuscolo il col. Giuffrè descrive le caratteristiche di questo modernissimo naviglio che ha una stazza lorda di 762 tonnellate ed una portata di carico nelle stive per 450 ton. I motori sono  dotati della potenza  di 1.080 cavalli capaci di imprimere alla nave una velocità oraria di 14 miglia. “Le cabine di prima classe e il relativo salone, al centro del piroscafo, offrono al passeggero tutto il confort per rendere piacevole il viaggio. Le due cabine di lusso, con annesso salotto sul ponte di passeggiata, sono arredate con signorile eleganza. Complessivamente i posti di classe superiore con letti sono 50. La terza classe è situata a poppa. Ha una comoda saletta, una passeggiata, cabine da 4 e 6 posti, per un totale di 36 letti, con reparto separato per le donne. Anche i meno abbienti possono, così, godere delle comodità necessarie. Una biblioteca di 80 volumi è stata offerta, con geniale, civilissima iniziativa, dal comitato di signore e signorine sorto in Santa Marina, che ha pure donato la bandiera sociale ricamata con volontarie offerte”.

 

 

Alcuni interni delle cabine e dei soggiorni del Santamarina

Sembra che lo sviluppo della società non debba mai arrestarsi. Non si é ancora spento il clamore per il Santamarina che il 7 ottobre del 1929 il quindicinale “Risveglio eoliano” annuncia che ad Ancona è stato varato il “Luigi Rizzo” piroscafo quasi gemello del Santamarina.

Aumenta l’esposizione economica e la passività di Bilancio mentre ancora non tutti i 3 milioni di capitale risultano coperti. I soci di minoranza che, si dice, siano sostenuti da gruppi finanziari del nord, scalpitano per acquistare loro le azioni rimanenti ma i soci di maggioranza resistono. La gestione del primo quinquennio degli anni trenta da risultati positivi e così si decide di completare il piano di armamento ed il 16 febbraio del 1936 da Palermo viene varato il terzo piroscafo chiamato “Eolo” che ha una stazza lorda di 703,84 tonn.

I buoni risultati della gestione e il mantenimento del piano hanno un effetto tonico sull’immagine dell’Eolia e la domanda di acquisto di azioni si intensifica. Il cav. Giovanni Alberto Giuffrè che ora rappresenta la maggioranza della compagnia dopo la morte del colonnello Giuffrè avvenuta il 10 maggio 1936, può eludere molte richieste di acquisto ma non  quelle dell’amm. Luigi Rizzo che non vuole continuare a svolgere solo una funzione onorifica ma desidera divenire anche lui azionista.

Ma quando nell’assemblea dei soci del 27 settembre 1937 la minoranza scopre che sono state cedute quote a Rizzo e altri ma è stata ignorata la sua precedente offerta contesta l’operato. Per tutta risposta la maggioranza fa votare dall’Assemblea una risoluzione che abbassa il capitale sociale a quota 2.300.000 cioè la quota sottoscritta. La minoranza si rivolge allora al Tribunale di Messina che però nel maggio del 1939 respinge il ricorso.

Nel 1938 il Santamarina partecipa alla produzione di un film “Traversata nera” della Sovrana film che ha fra i protagonisti anche Primo Carnera. Il film non ha successo ma la Società è soddisfatta ugualmente per avere mostrato a livello nazionale i lussuosi arredi della sua nave ammiraglia. Comunque a Salina nessuno vedrà il film perché non esistono sale cinematografiche.

    

In alto, una locandina del film e qui sopra Primo Carnera circondato da altri attori e fans.

Comunque l'arrivo di Primo Carnera a Lipari rappresentò un evento. Il vapore lo sbarcò a Pignataro perchè il mare era abbastanza agitato e lì ad accoglierlo c'era una grande folla. Il pugile-attore arrivato sul molo decise di farsi a piedi e di corsa il percorso dal porticciolo fino alla cittadina. Carnera avanti con le sue grandi falcate e la gente che arrancava dietro di lui. La foto che pubblichiamo sotto, per gentile concessione di Salvatore Iacono che la conserva gelosamente nel suo archivio, mostra il campione del mondo dei pesi massimi, fotografato sul corso Vittorio Emanuele all'altezza dell'attuale supermercato Danieri.

Lipari, 1938. Il pugile Primo Carnera sul corso di Lipari accompagnato dalla folla di tifosi e curiosi.

 

La società della Malvasia

 

Ma Salina non vive solo per la Società Eolia. A metà degli anni 30 ha ripreso il commercio della malvasia e se ne spediscono 400 ettolitri. Ben poca cosa rispetto ai 3.700 hl degli anni 80 del precedente secolo, ma comunque un bel risultato se paragonato ai 50 hl degli anni 20.

L’11 gennaio 1930 era uscita una legge, la n.62,  che dava la possibilità di creare consorzi per la difesa dei vini tipici. E un paio di mesi dopo si incontrano  alla sede dell’ Eolia i principali produttori di malvasia di Salina e Stromboli. Dopo una scaramuccia sul nome giacchè diversi salinari non sono convinti di dover mantenere il toponimo Lipari,  si decide di chiamare il prodotto sulle etichette Malvasia delle Lipari.

Il compito di costituire il Consorzio viene dato ad una commissione interisole che però é troppo ampia ed un anno dopo non si è ancora riunita una volta. Lo costatano i produttori di Santa Marina che si sono autoconvocati e decidono di andare avanti senza perdere altro tempo. Ma le pastoie burocratiche sono notevoli e passeranno anni per avere il riconoscimento del nome che verrà sancito nel 1942 con decreto ministeriale del 23 settembre. Nell’immediato nasce una impresa denominata “Società della Malvasia”, ad opera di Nino Lo Schiavo, Giuseppe Re e Giuseppe Giuffré per l’imbottigliamento, l’etichettamento e la commercializzazione del prodotto. E nel 1939 la società riesce  a rilevare dai produttori 9.600 litri pari a circa il 50% della produzione dell’anno.

A sinistra Nino Lo Schiavo e a destra l'indimenticabile prima etichetta della Malvasia delleLipari.

Sull’esempio della “Società della Malvasia” sorgono altre iniziative a Santa Marina e a Malfa con centri di smistamento a Messina o Napoli.

La vitalità dei commerci stimola anche iniziative nei trasporti marittimi e nel 1938 il patron Salvatore Cincotta a Malfa mette in mare un nuovissimo motoveliero, il “San Lorenzo”, che  vuole riproporre l’attività mercantile come avveniva un tempo.

 

Il triste epilogo della società Eolia

 

Intano però a frenare e bloccare i sogni di gloria arriva la seconda guerra mondiale. Ed è l’Eolia a farne le spese. Nel novembre del 1940 la marina militare requisisce l’Eolo e lo spedisce nel mare Egeo: tornerà nell’arcipelago solo a febbraio del 1948. Dopo poche settimane viene requisito anche il Vulcano  che verrà affondato a Tobruck. Il 9 maggio del 1943 – come vedremo più avanti – viene silurato il Santamarina a largo di Vulcano ed affonderà con 43 vittime. Infine il 19 settembre dello stesso anno nello Stretto di Messina, il Luigi Rizzo ha una collisione ed affonda.

Il consiglio di amministrazione presieduto da Salvatore Re cerca di reagire a questa incredibile successione negativa riattivando i servizi attraverso piccoli motovelieri  e noleggiando il piroscafo Nesazio. Ma i traffici si sono molto ridotti. In più si aggiunge nell’estate del 1945 un drammatico incendio nel versante est dell’isola e quando, in autunno giungeranno alluvioni e frane verrà spazzata via i tre quinti delle proprietà coltivate a S. Marina. Si va avanti in qualche modo noleggiando altri piroscafi all’esterno – come il Pola e il Rismondo – o indebitandosi nel recupero del Luigi Rizzo e questo facendo leva su sovvenzioni e contributi governativi. Ma lo scenario rimane cupo. Di questa situazione di incertezza ne approfitta il dott. Francesco Santisi nativo di Scaletta Zanchea che tornato da Boston dopo un certo periodo in cui aveva insegnato inglese nelle scuole di Mesina si era impiegato alla Eolia dove nel 1944 era divenuto procuratore generale del gruppo con l’incarico di curare la liquidazione dei danni di guerra.

Dott. Francesco Santisi

Con lo sbarco degli alleati aveva collaborato col comando ed aveva cercato di recuperare il piroscafo Eolo guadagnando considerazione e prestigio nella società. Quando Gaetano de Luca diventa Amministratore delegato il Santisi stringe una alleanza di ferro con lui mentre prende a coltivare i rapporti politici con l’on. Gaetano Martino, deputato liberale di Messina. Ed è grazie a questo appoggio che tra la fine del 1947 ed i primi del 1948 riesce ad ottenere un primo contributo governativo straordinario per coprire le spese del recupero del Luigi Rizzo. Infine il 30 giugno del 1949 viene eletto Amministratore delegato della Società e poi anche presidente del Consiglio d’Amministrazione e presidente dell’Assemblea. Quando nel 1949 muore il suo socio De Luca riesce a farsi cedere la sua quota azionaria.  Ma è una situazione abbastanza delicata  perché è vivace l’opposizione dei salinari che gli rimproverano soprattutto il fatto di avere spostato la sede del la Società da S. Marina a Messina.

L’11 febbraio del 1952  giunge la legge n. 74 che autorizza la rivalutazione delle azioni fino a quaranta volte il valore nominale. Ed è facendo leva su di essa che Santisi  punta ad acquisire la grande maggioranza delle azioni e contemporaneamente  chiudere l’Eolia le cui convenzioni sono in scadenza. Santisi si allea con l’armatore liparese Giovanni La Cava, costituiscono una nuova società regolarmente iscritta all’Albo delle imprese mercantili e decidono di partecipare alla gara per acquisire le nuove concessioni. Alla gara partecipano anche la Navigazione Generale Italiana (N.G.I.) che ha come principale azionista Bartolino La Cava che è cugino di Giovanni e come presidente l’on. Stagno d’Alcontres, e la Compagnia Siciliana Marittima Navisarma con sede a Palermo e Trapani. La società di Santisi e La Cava viene esclusa dalla competizione perché incredibilmente Giovanni La Cava si  dimentica, malgrado se ne fosse assunto il compito, di versare la cauzione prevista; la NGI viene esclusa perché il suo presidente è un parlamentare e questo è incompatibile col bando e la gara la vincerà la Navisarma. Si chiude così la gloriosa e sofferta pagina dell’Eolia forse la più importante società promossa nell’arcipelago.



[1] M. Saija e A. Cervellera, Mercanti di mare, op. cit., pag. 221. Tutto questo paragrafo è ispirato a questo lavoro facendo riferimento, in particolare, alle pp. 201- 250.

 

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