San Calogero e le isole di monaci e buoni vecchi

Gli eremiti contemplativi
 
Le Eolie diventano uno dei punti di raccolta di monaci itineranti ed ecclesiastici rifugiati. Dal V al X secolo la letteratura patristica ci segnala, qui nelle Eolie, la presenza di eremiti contemplativi.
Della gran parte di questi anacoreti non si conserva il nome ma sono rimasti noti con l’appellativo generico di Calogero[1], voce greca che vuol dire buon vecchio o vecchio benefico. E questo appellativo non tardò a diventare nome comune. La leggenda più accreditata, raccontata nell’antico breviario gallicano, ci dà ad intendere chiaramente che Lipari e Sciacca ne ebbero uno in comune ( tra il 521 e il 561), ben distinto dagli altri, carico di senso e di significato. Questo Calogero si fece taumaturgo e operò molti miracoli, riscoperse le terme di ponente che da lui presero il nome. I Liparesi conservarono di San Calogero, per lungo tempo, un’ammirata memoria e gli attribuirono persino l’estinzione del cratere della Forgia Vecchia a Pirrera, verificatasi verso il IX-X secolo e quindi almeno tre secoli dopo la sua scomparsa.
 
Il monaco di Valdichiesa
 
Sempre ad uno di questi monaci , in quegli anni ( VI secolo)  a Salina e precisamente alle falde del Monte dei Porri, si deve l’avvio di una tradizione e di un culto dedicato alla Vergine Maria. Questo monaco aveva  costruito un piccolo oratorio e dipinto all’interno l’immagine della Madonna.  Questo culto verrà ripreso nel 700 e poi nel 1622 qualificandosi come devozione a Maria SS. Del Terzito.
Sul finire del VI secolo ed all’inizio del VII le tribolazioni e le paure prodotte dalle dominazioni barbariche e dalla guerra goto-bizantina parevano sopite ed a Lipari gli insediamenti umani – seppur radi e di scarsa rilevanza- cominciarono a diffondersi fuori dal Castello, riprese l’economia rurale a monte della Città, nella conca di Vulcanello come si chiamava l’attuale Piano Greca sino alle quote più alte di Castellano. Così nel corso del VII secolo nelle campagne liparesi dovettero essere più d’uno gli insediamenti monastici regolari. Monaci orientali i quali forse non erano basiliani, ma che alle regole del grande maestro S. Basilio Magno (329-379) in qualche modo si ispiravano nella loro vita comunitaria e di cui rimangono diversi toponimi di provenienza levantina.

[1] G.Iacolino, Le isole Eolie…,op.cit. ,pag. 135-145.

 

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