Transare o andare in giudizio?

Gli intransigenti si oppongono ad ogni mediazione

 

Ora anche la situazione generale spinge per una mediazione e il Prefetto il 14 dicembre cerca di farlo capire al Sindaco, anzi gli mette per iscritto la richiesta da leggere in Consiglio Comunale.

Ma il partito intransigente è sulla difensiva. E’ riuscito già una volta a bloccare le manovre per un accordo ed è il momento per giocare d’anticipo prima del Consiglio comunale convocato per il 26 dicembre. Viene fatta circolare nel paese una lettera aperta al Sindaco

Così, quando si apre il Consiglio, il Sindaco è obbligato a partire proprio da questo fatto.

E' circolata  - dice -  una lettera aperta al Sindaco, a stampa, sulla vertenza Comune- Mensa vescovile, dove dietro i “si dice”, si avanzano delle insinuazioni. La lettera porta la firma dei Consiglieri comunali Palamara, Giacomo Maggiore, farmacista Salvatore Fenech, notaio Salvatore Scolarici e si chiede al Sindaco di rendere di pubblica ragione i motivi dei ripetuti incontri col Prefetto ed. in particolare, se fosse vero che questi aveva esercitato vere e proprie pressioni per transare la causa con la Mensa vescovile.

Il Sindaco smentisce di avere avuto, nel merito, delle imposizioni da parte del prefetto e che a questa discussione sarebbe intervenuto anche il vescovo. Nessun prefetto può imporre alcunché ad un Sindaco e le transazioni non le fa il Sindaco ma il Consiglio comunale. Comunque una lettera del prefetto Buganza scritta il 19 dicembre, è arrivata al Sindaco e questi ne dà lettura integrala. In essa, fra l'altro, si dice: “La Mensa Vescovile si batte pel conseguimento di un vantaggio, il comune si batte per la propria medesima esistenza. Soccombendo l'avversario la Mensa Vescovile rimane pressapoco quello che è, col solo danno delle spese; soccombendo il comune, il comune è finito. Ora, l'Amministrazione Comunale si è essa resa conto di questa formidabile situazione? Si assume che già da tempo il collegio di difesa opportunamente interpellato dal Municipio sulle probabilità della causa, non sia stato troppo esplicito ed abbia emesso un parere dubitativo. E' così? Se lo è, io penso che l'amministrazione debba ben ponderare quello che fa, come penso che nemmeno l'autorità tutoria debba rimanere indifferente di fronte ad un andamento di cose che può essere periglioso. Se non lo è, ed io auguro e spero che non lo sia, mi pare che dopo trascorso tanto tempo nel quale la causa non ha fatto un passo, l'amministrazione debba  ad ogni modo mettersi in grado di sapere a che punto siamo e quali siano oggi, dopo tante ricerche di documenti  e rinvii della causa, le probabilità che presenta. Inseguire supinamente le vicende forensi per avventura fino ad ora poco attive, mi pare incauto da parte dell'amministrazione comunale, la cui responsabilità non finisce con la nomina di un collegio di difesa. Io troverei pertanto non solamente prudente, ma doveroso che, profittando di questo periodo di sosta, il Comune invitasse il Collegio della difesa a riferire sullo stato della causa, sui presidi approntati per sostenerla, sulla probabilità che i patrocinatori illuminatissimi ai quali è affidata, prevedono.  Questa, ripeto, non è una lite ordinaria; e non è semplicemente una lite grave; essa è per il Comune vitale, investendone la sua stessa esistenza. E quindi necessita che gli amministratori responsabili, sappiano come procede e presumibilmente come potrà finire.”.

 

Foto di Cecilia Mangini

A questo punto si apre la discussione. L’avv. Palamara anche a nome del notar Maggiore, notar Scolarici e  del farmacista Fenech  si dichiara soddisfatto nel sentire che l'amministrazione attiva difenderà ad oltranza i diritti del Comune, non è soddisfatto invece della risposta data a proposito dei “si dice” sugli avvenuti colloqui e pressioni vescovili. La risposta non è chiara.  Che i “si dice” siano veri e che le pressioni vi siano state è dimostrato dalla lettera del Prefetto, nella quale si consiglia la transazione.

Il Sindaco ribadisce che non vi è stata nessuna pressione e nessun intervento di terzi ai colloqui.

 

Il Prefetto vuole la transazione

 

Palamara ribadisce che la lettera del Prefetto  non rispetta la realtà dei fatti quando dice che gli avvocati hanno emesso dei dubbi sul buon diritto del Comune, ma offende il Consiglio e lede gli interessi e la dignità del paese. Propone che la seduta si sciolga in segno di protesta.

L'assessore Onofrio Paino parla della situazione internazionale e della lotta di libertà contro l'imperialismo austro-tedesco. “Tutto questo non commuove il Vescovo di Lipari, il quale va ramingo di porta in porta per chiedere ausilio e protezione per restaurare una delle antiche signorie in queste Isole Eolie, le quali al par di tutti gli altri italiani, altra Signoria non riconoscono, se non che quella che regna per grazia di Dio e volontà della nazione, quella cioè della gloriosa casa Sabauda. Lipari, malgrado i consigli del Prefetto che desidererebbe la transazione col Vescovo, non cederà un palmo delle sue terre a chicchessia”.

Il consigliere dott. De Mauro dice di non spiegarsi la lettera del Prefetto che contiene notizie che non potevano essergli date che dalla parte avversa al Comune. E' il Vescovo che insinua che vi è incertezza fra gli avvocati del Comune, mentre lui che ha partecipato all'ultima loro riunione sa  che sono tutti convinti e compatti. Perchè il Prefetto si è fatto l'opinione solo sulla base delle informazioni del Vescovo e non ha chiesto ad altri come i consiglieri provinciali del comune?Il Vescovo continuerà con l'intrigo e con l'inganno per trarre dalla parte sua la pubblica opinione. La lettera odierna è provocata dall'intrigo del Vescovo che carpisce la buona fede del Prefetto. Anche Paino si unisce a Palamara nel chiedere di togliere la seduta.

Il consigliere Franza protesta sdegnosamente contro l'operato del Vescovo, il quale non ha lasciato mezzo intentato per ottenere una transazione che Consiglio e cittadinanza non vogliono a qualsiasi costo.

Il consigliere Ferlazzo informa che tutti i documenti a sostegno della tesi del Comune sono pronti da tempo e che i rinvii di discussione dipendono dalle convenienze ora dell'una ora dell'altra parte.

Il consiglio approva all'unanimità una mozione del consigliere Palamara che dichiara di togliere la seduta in segno di protesta perchè giudica lesiva della dignità del Consiglio la lettera del Prefetto.

La riunione del Consiglio e le nuove manifestazioni di piazza mettono la parola fine alle possibilità di accordo e mons. Paino ne prende atto: “Il Vescovo di Lipari – si legge in un breve comunicato – che lotta più per l'adempimento di un dovere che per il riconoscimento di un diritto, si era illuso che potesse il ragionamento produrre l'effetto salutare di far comprendere ad un popolo, sobillato da pochi, che le questioni di diritto non si discutono in piazza e che le grida incomposte della folla irresponsabile non possono né creare, né annullare diritti secolari. Egli è cittadino ma è anche Vescovo, e quando ha fatto il possibile per conciliare i suoi doveri contrapposti, la responsabilità di questa causa cade su chi l'ha voluta, chiudendo gli occhi alla luce meridiana che viene dai documenti della Mensa”.

In questo ultimo scorcio di causa circolano documenti e memorie e in tutti il motivo dominante non è più quello dell'autenticità e della veridicità dei documenti concessori, ma si sposta sulla natura dei titoli e su quale fosse la natura della concessione che davano e potevano dare i vescovi.

Theme by Danetsoft and Danang Probo Sayekti inspired by Maksimer