Una costituzione comunitaria e superiorità sui mari del Tirreno

Una speciale organizzazione sociale

L’apporto dei Cnidi non rafforza solo gli insediamenti ma permette anche, finalmente, di sperimentare le idee di libertà e organizzazione sociale che questa nuova gente porta nel cuore fin dall’abbandono delle loro terre in Asia minore. Inoltre una particolare organizzazione sociale si rende necessaria per amalgamare insieme gente che fin’ora si era dedicata solo all’agricoltura e gente invece che aveva vissuto sul mare e col mare. Nasce così una originale costituzione comunitaria che all’epoca, come vedremo, dovette fare scalpore[1].

Questa costituzione non riconosceva la proprietà privata; i cittadini erano divisi in due ordini rispettivamente cooperanti: quello dei marinai e quello dei terrestri. I primi difendevano la patria sul mare e provvedevano al sostentamento del popolo con i prodotti della pesca e, probabilmente, anche della pirateria: pirateria da contrasto e pirateria diretta; i secondi erano contadini, costruttori e pastori e lavoravano a loro volta per tutta la comunità. Le navi, i campi e ogni altra cosa erano di proprietà comune. Non si sentiva il bisogno di ricorrere al denaro perché gli scambi avvenivano sulla base della distribuzione dei prodotti e delle necessità. Per questo si cominciarono a coniare monete, più tardi, negli ultimi anni del V o agli inizi del IV secolo a.C per adoperarle negli scambi con altri popoli[2].

Abitazioni, navi e terra appartenevano alla comunità e tutte le decisioni relative a nuove costruzioni come all’utilizzo ed alla distribuzione delle terre venivano prese in assemblea. La preoccupazione delle incursioni piratesche doveva rimanere alta se per secoli solo Lipari fu popolata mentre nelle altre isole si andava, a turno, per coltivarle e per la raccolta dei prodotti, sempre scortati e protetti dai marinai. Quando poi, finalmente si decise di popolarle questo avvenne mantenendo comune la proprietà e sempre con la sorveglianza della marineria.

I villaggi che lì si costruirono rappresentarono gli osservatori di una rete costantemente attiva che teneva sotto controllo i movimenti di navigli che entravano nelle acque dell’arcipelago. Sulle vette delle varie isole vi erano delle torrette di avvistamento che permettevano di vigilare ampi tratti di mare e di segnalare alla flotta liparese, che veleggiava nelle acque attorno all’arcipelago, l’avvicinarsi di un qualunque bastimento di predoni. Questo permise ai liparesi di acquistare nel Tirreno una indiscussa superiorità navale, dovuta non solo alla continua pratica, ma anche alla posizione delle isole, che consentiva di sorvegliare qualunque traffico che si svolgeva sulla costa calabra e sulla costa sicula, da Milazzo a Cefalù. L'occupazione delle isole e la creazione di una efficace rete di sorveglianza sui mari fu alla base della capacità di contrasto con la pirateria etrusca ma, allo stesso tempo, fu con la sconfitta di questa – avvenuta nella battaglia di Cuma del 473 a.C. ad opera dei siracusani di cui i liparesi erano alleati  - che fu possibile la piena utilizzazione delle nostre isole minori.

Infatti è da questa età che ha inizio uno sfruttamento più organico della salina di Lingua nell'isola di Salina che doveva essere iniziato fin dal VI secolo e nel IV secolo si può parlare di un centro stabilmente abitato se pur di ridottissime dimensioni dove ora vi è Santa Marina. Nel III secolo la popolazione dell'isola probabilmente toccò i trecento abitanti: per lo più lavoratori subordinati, schiavi, gente di fatica ma anche qualche piccolo proprietario, qualche mezzadro mentre i benestanti risiedevano a Lipari. E questo spiegherebbe il fatto che nell'isola scarseggiano sarcofagi funerari di quest'età. Questi abitanti oltre che nell'odierna Santa Marina vivevano nelle campagne nella spianata del Capo, nella valle fra le due montagne che unisce Rinella a Malfa[3].

Oltre a Lipari e Salina anche Stromboli doveva essere abitata come dimostra il ritrovamento negli scavi del 1980 di una necropoli greca a Ficogrande collocabile fra gli inizi del IV secolo e la metà del III a.C.. A Filicudi vi sono “testimonianze di abitazione stabile  forse fin dalla fine del V o almeno dagli inizi del IV secolo a,C.”[4] Naturalmente si trattava di abitazioni collocate nell'attuale località del porto mentre bisognerà aspettare il II secolo a.C. perchè sorgessero abitazioni in zone agricole più lontane. Alla Calcara di Panarea abbiamo evidenti tracce di frequentazione, se non di vera e propria abitazione, dalla fine del IV secolo a.C. alla seconda metà del II secolo  d.C.[5]. Comunque visto la peculiarità del sito è pensabile che si trattasse di un luogo di culto magari dedicato al dio Efesto.

I punti di forza di questa  fase di sviluppo che va sotto il nome della Lipara cnida ( VI -III secolo a.C.) sono soprattutto tre:

1. La forte coesione dovuta  all’originale assetto sociale che la nuova comunità si  da.

2. La grande perizia nella navigazione e nel combattimento in mare che li porta presto a dominare nel Tirreno.

3. La ripresa dei commerci e dei rapporti con le popolazioni limitrofe grazie all’agricoltura, alla produzione dell’allume, all’utilizzo delle acque e del termalismo in genere.

 

Una superiorità sui mari del Tirreno

 

Disegno di un naviglio etrusco del V secolo a.C.

 

Ricostruzione di naviglio etrusco di guerra del V secolo a.C.

Interessante è questo aneddoto raccontato da Pausania[6]  e che riguarda fatti accaduti nelle prime decadi del V secolo a.C. - probabilmente nell'ambito di un attacco per l'occupazione dell'isola - quando ancora la fama dei liparesi come navigatori e combattenti non si era affermata.

I liparesi avendo una volta avvistati numerosi navigli di pirati etruschi nelle loro acque, mandarono contro di essi cinque delle loro navi. I corsari, fiduciosi della loro capacità e forza, pur essendo di gran lunga superiori per numero di navi, non vollero attaccare in massa i navigli liparesi e, sicuri della vittoria, si opposero solo con un numero eguale di navi. La destrezza dei liparesi si rivelò in pieno ed essi, non solo resistettero all’urto di quella gente, la cui lunga pratica marinaresca li aveva circondati di un’aureola d’invincibilità, ma riuscirono ad impadronirsi dei vascelli loro opposti. I Tirreni cedettero che la vittoria dei liparesi fosse dovuta al caso e non al valore, e pertanto inviarono altre cinque navi meglio armate contro le cinque liparesi. Anche questa volta la vittoria arrise ai discendenti di Eolo e la nuova sconfitta  esarcebò non poco i vecchi corsari i quali, armate altre cinque navi di gente particolarmente esperta nell’arte marinara, vollero ancora ritentare la prova della loro supremazia, facendo attaccare i navigli liparesi, vittoriosi già nei due precedenti combattimenti. Per la terza volta i liparesi uscirono vittoriosi dal duro confronto, aggiungendo così altre cinque navi alle dieci già catturate.

I pirati toscani, pure rammaricati per le perdite subite, non vollero attaccare con tutte le loro navi disponibili i vascelli avversari, stimando che poca gloria avrebbero avuta con lo sconfiggere dei navigli e della gente già provate e fiaccate in tre precedenti combattimenti. Ancora una volta essi preferirono dunque affrontarli con ugual forza e pertanto, preparati cinque legni con i migliori combattenti, affidarono ad essi il retaggio della loro vecchia supremazia. L’urto fu violento ma l’ardore dei liparesi ebbe anche questa volta ragione. I Toscani sorpresi dal valore di questi nuovi audaci del mare, che avevano combattuto e vinto in ben quattro prove, ricusarono ogni altro combattimento, preferendo allontanarsi e lasciare nelle mani degli avversari i venti vascelli catturati.

Grande fu la gioia degli abitanti di Lipari, quando videro tornare nel loro porto le loro cinque navi con a rimorchio ben venti navi catturate. Ricchi donativi furono, per quella strepitosa vittoria, offerti  a ringraziamento dei liparesi ad Apollo in Delfi, nel cui tempio vennero pure depositati i venti stendardi delle navi etrusche catturate.

Ma la gioia dei liparesi fu di breve durata perchè durissima fu la reazione  dei tirreni compreso un episodio di sacrificio umano che creò un grande sconcerto. Infatti, non si erano ancora spenti gli echi della grande vittoria, che gli etruschi, guidati da Velthur Spurinna, attaccano e conquistano Lipari e per rispettare un voto fatto a Febo ( Apollo), gli immolano il più forte dei liparesi, Teodoto. Ma anche la dominazione dei tirreni durò poco e dopo qualche anno i liparesi liberarono – forse con l'aiuto di Ierone di Siracusa - la loro isola (480-475 a.C.) dedicando al dio delfico una grande base marmorea con dedica. Ancora qualche tempo e gli Etruschi saranno definitivamente sconfitti a Cuma[7].

Un altro momento di coinvolgimento bellico Lipari lo dovette subire nel 427 a.C. nell'ambito della guerra tra Siracusa ed Atene che si concluse nel 424 con la pace di Gela. I liparesi erano schierati a fianco di Siracusa e per questo subirono  diversi tentativi di occupazione fra i quali il più duro fu quello avvenuto sul finire del 427 da parte della flotta ateniese forte di 3400 uomini. Ma Lipari resistette – come anche in una successiva incursione nell'inverno del 426 - ed agli ateniesi non rimase che depredare le campagne.[8] Un altro scontro, sempre a causa dell'alleanza con Siracusa, Lipari lo subì nel 397 a.C. da parte dei cartaginesi che avevano dato inizio alla loro politica espansionistica. Questa volta la città soccombette ed i liparesi furono condannati a pagare 30 talenti ma ricuperarono la propria indipendenza una volta partita la flotta avversaria[9].

 

Mutamenti istituzionali e successo del “modello”

 

Intorno al IV secolo la costituzione comunitaria eoliana subì un mutamento, probabilmente dovuto alla maggior sicurezza e a un certo consolidamento delle strutture sociali. Si deliberò un affidamento ventennale di appezzamento dei terreni di Lipari alle famiglie di contadini. Ogni venti anni tutta la terra veniva di nuovo unificata e si procedeva ad una ulteriore suddivisione per il successivo ventennio per sorteggio.

Le isole minori restarono invece di dominio comune, prevalentemente adibite a pascolo, finché finirono anch’esse per essere lottizzate.

L’intento di sostenere il valore del distacco dal possesso era manifesto e dichiarato; ogni 20 anni, con feste e cerimonie rituali, tornava al popolo ciò che era del popolo. L’eccezionale fertilità e ricchezza dell’agricoltura eoliana testimonia che l’affidamento della terra veniva considerato come una sacra investitura e che ciascuno si faceva obbligo di ritornare i campi al popolo più fecondi di come li aveva ricevuti.

L’introduzione di queste regole, meno draconiane delle precedenti, dimostrano che si comincia a paventare, da parte dei capi dell’arcipelago, l’attaccamento alla proprietà privata fra la popolazione, sentimento che in precedenza non esisteva. Certo questo era dovuto al maggior benessere raggiunto dagli eoliani, alla sicurezza ormai consolidata dopo la vittoria sui pirati e certamente ai frequenti rapporti con popoli che non solo avevano l’istituto della proprietà privata, ma vantavano colossali fortune personali.

Lipari inoltre era divenuta un fiorente centro di scambio fra i più ricchi commercianti del Mediterraneo e dell’Egeo. Così nella prima metà del III secolo a.C. la rotazione ventennale della terra venne abolita e , in pratica, si istituzionalizzò la proprietà privata. Fu probabilmente in quel periodo ( o forse anche qualche decennio prima) che Lipari cominciò a coniare moneta. A dimostrazione che la moneta, almeno inizialmente, più che per i rapporti interni dovesse servire per i commerci con gli altri popoli ed in particolare con gli Etruschi verso i quali non vi era solo un rapporto di ostilità ma anche di interessi,  sta il fatto che le monete di Lipari non furono coniate in argento come  quelle delle altre colonie greche ma in bronzo e con  un certo peso, simili cioè a quelle del sistema etrusco. Comunque con l'avvento della proprietà privata il “comunismo” di Lipari era finito. Esso era durato almeno trecento anni.

Questa costituzione della Lipara greca dovette colpire la fantasia dei contemporanei e forse influenzare le utopie sulla riforma dello stato che sbocciarono in quei tempi e nei secoli seguenti. Sembra che lo storico greco Evemero da Messina, di cui gran parte delle opere sono andate perdute, abbia scritto proprio su questa costituzione comunitaria delle Eolie. Addirittura si vuole che lo stesso Platone nella stesura della sua “La Repubblica” - scritta fra il 380 e il 360 a.C. - si sia ispirato all'esperienza liparese[10] contrapponendo alle classi dei marinai e dei contadini quella dei guerrieri e dei lavoratori e prevedendo la proprietà collettiva invece di quella privata..

A sinistra, un frammento dell'originale della Repubblica di Platone. A destra, una edizione più recente.

Una raffigurazione di Platone ad opera di Raffaello Sanzio.

[1]              Noi la riprendiamo dalla ricerca fatta da Gin Racheli nel suo libro “Eolie di venti e di fuoco”. Riferimenti sono anche a Strasbone e soprattutto al bel saggio diTheodore Reinach, Le collettivisme des grecs de Lipari, in Revue des etudes Ggrecques”, 1890 , pgg 86-96.

[2]              L. Bernabò Brea, M. Cavalier,  Il Castello di Lipari e il muso archeologico eoliano, Palermo, 1979, pag. 91.Ma potrebbe essere che la moneta di conio liparese faccia la sua comparsa solo nel III secolo.

[3]              G. Iacolino, Raccontare Salina, op.cit.  Pagg. 73 e ss.

[4]              L.Bernabò Brea e M. Cavalier, Meligunis Lipara, vol.VI. Filicudi. Insediamenti dell'età del bronzo.Palermo, 1991.

[5]              L.Berrnabò Brea e M.Cavalier, Meligunis Lipara, vol. III, Stazioni preistoriche delle isole Panarea, Salina e Stromboli, Palermo, 1968, pag. 9 e ss.

[6] Riportato da Zagami nel suo “Lipari  e i suoi cinque millenni di storia”.

[7] A. Pagliara, Fonti per la storia dell'arcipelago eoliano in età greca, in Maligunis Lipara, Vol. VIII, Parte II, note pagg. 74-75.

[8] Tucidite, Vi,17 e III,115.

[9]              Diodoro, XIV, 56.

[10]             A. Raffa ha illustrato questa suggestiva ipotesi in una conferenza tenuta a Lipari nell'estate del 2008.

 

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